Vista della Cupola di San Pietro
Vista della Cupola di San Pietro

VISITA VIRTUALE ALLA NECROPOLI VATICANA 

 

Il Mons Vaticanus, posizionato sul lato etrusco del Tevere (Transtiberim), era in epoca imperiale una zona ben lontana dalla città di Roma. Qui si trovavano i vasti Giardini di Caligola, all’interno dei quali l’Imperatore  realizzò un circo per le corse dei cavalli.

 Oltrepassando il Tevere su Ponte Elio si era già al di fuori del pomerium – l’area cittadina nella quale per legge erano vietate le sepolture di ogni tipo – e lungo le strade principali, la via Cornelia-Aurelia che correva verso ovest e la Via Triumphalis che puntava verso nord, si allineavano file ininterrotte di sepolcri.

 

Il Circo vaticano fu utilizzato come luogo di esecuzione dei primi cristiani, durante le persecuzioni ad opera di Nerone. In questo luogo la tradizione vuole che sia stato crocifisso l’apostolo Pietro, all’indomani del devastante incendio del 64 d.C. del quale furono ritenuti a torto responsabili proprio i primi seguaci di Cristo.

 

Si ritiene plausibile pertanto che anche il corpo Pietro abbia trovato sepoltura lungo la Via Cornelia: un piccolo e semplice sacello, vicino ad altre tombe altrettanto umili o a importanti sepolture a camera decorate con mosaici, stucchi e affreschi. Intorno alla tomba dell’apostolo si ammassarono centinaia di altre sepolture, fino a quando, nel 319, Costantino, il primo imperatore cristiano, iniziò la costruzione di una basilica. Le necropoli, ancora utilizzate, non furono distrutte, ma solamente ricoperte dai terrazzamenti – alti fino a 7 metri - della basilica vaticana: enormi quantità di terra e materiali di riporto furono riversati su colombari, piccoli mausolei, sepolcri affrescati, fosse per inumazione coperte da tegole, tombe a camera o a cappuccina, sarcofagi, umili deposizioni in anfore, in ceste di vimini o in cassette di legno. In altre zone furono le frane che obliterarono il tutto.

Col tempo il ricordo di questa estesa città dei morti svanì.

Scavi dl 1941
Scavi dl 1941

I lavori di scavo per mettere in luce questo vasto complesso si protraggono ormai da 70 anni, vale a dire dalla prima campagna voluta d Papa Pio XII e svoltasi tra il 1940 e il 1949 sotto la direzione di monsignor Ludwig Kaas, segretario della Reverenda Fabbrica di San Pietro. Iniziò così lo scavo al di sotto della Basilica alla ricerca di prove che potessero confutare la presenza dei resti di S. Pietro.

 

Il lavoro non fu troppo complesso e permise di mettere in luce una serie di sepolcri conservatisi in maniera quasi perfetta. Costantino infatti, forse proprio per preservare quell’area di necropoli nella quale era stato sepolto San Pietro, non demolì le strutture né le utilizzò come fondamenta per la sua basilica, bensì costruì un basamento sorretto da grandi piloni collegati da archi che passò sopra le tombe senza danneggiarle – anche se in alcuni casi i soffitti e le volte furono abbattute - riempiendo poi il tutto con terra.

Sezione della Basilica di San Pietro
Sezione della Basilica di San Pietro

Importante sottolineare che la necropoli fu utilizzata continuativamente per più di 350 anni, dal Augusto a Costantino, e il periodo di transizione dal paganesimo al cristianesimo è ben riscontrabile in molte rappresentazioni iconografiche; molti mausolei, inoltre, furono costruiti e utilizzati inizialmente dai pagani, per diventare poi luoghi di sepoltura di seguaci della fede cristiana.

Pianta della necropoli vaticana
Pianta della necropoli vaticana

Al di sotto della Basilica si scende ad un primo piano sotterraneo, le cosiddette Grotte Vaticane, nelle quali vi sono numerose cappelle e tombe di re, regine e papi dal X secolo in poi. Il luogo più sacro è ovviamente  il sepolcro di Pietro, con l’edicola nella quale in età costantiniana furono traslati i resti dell’apostolo.

 

 Scendendo ancora si arriva al livello della necropoli precostantiniana, posta fra i 4 e gli 11 metri dal pavimento della basilica. Ci troviamo lungo l’antica Via Cornelia e qui gli archeologi hanno riportato alla luce una doppia fila di edifici sepolcrali, ordinatamente disposti ai margini di una stretta strada in terra battuta che risaliva il colle vaticano con orientamento est-ovest, parallelamente al circo di Caligola e quasi in asse con la basilica sovrastante.

 

I ventidue mausolei, che si sviluppano su di un’area di circa 70 x 18 metri, sono sepolture di ricchi plebei: hanno infatti eleganti prospetti in laterizio e internamente sono pregevolmente decorati. Ognuno di essi apparteneva ad una famiglia, il cui nome è in molti casi ricordato dalla lapide dedicatoria posta al di sopra della porta d’ingresso. Numerosi i sarcofagi databili fra il II e il IV secolo, con scene varie nelle quali predomina la figura di Dioniso-Bacco.

 

Ottimamente conservati,  sono stati identificati per motivi di studio con delle lettere.

All’estremità orientale il Mausoleo A, di cui è stata scavata solamente la facciata, apparteneva a G. Pompilius Heracla il quale, in un’iscrizione ricorda di aver lasciato ai suoi eredi seimila sesterzi per costruire la sua tomba «in Vaticano accanto al Circo». Esso, insieme a quelli adiacenti sulla stessa fila, appartiene alla fase più antica della necropoli ed è databile all’epoca adrianea (117-138).

 

Il Mausoleo B comprende due stanze ed è riccamente dipinta. Un’iscrizione ricorda che qui è sepolta Fabia Redempta.

 

Il Mausoleo C decorato di stucchi riporta sulla facciata un’iscrizione con il nome del proprietario, L. Tullius Zethus. Il pavimento è a mosaico bianco e nero. Al suo interno furono ritrovati molti sarcofagi qui gettati al momento della costruzione della basilica costantiniana.

 

Nel Mausoleo E, costruito da tali Tyrannus e Urbana liberti di Adriano, vi è un affresco con due pavoni posti ai lati di un cesto di fiori e frutta.

 

Il Mausoleo F appartiene ai Caetemnii e ai Tulli, anch’esse famiglie di liberti, ed è decorato con stucchi e pitture parietali tra cui è raffigurata la nascita di Venere che esce dal mare.

 

Nel Mausoleo G vi è una rappresentazione di uno schiavo  che consegna del denaro al suo padrone, seduto accanto ad un tavolo. 

 

Il Mausoleo H è uno dei più grandi di tutto il complesso. Appartenuto alla famiglia dei Valerii colpiscono le maschere funerarie e una ricca decorazione a stucchi e rilievi che rappresentano i componenti della famiglia: scene di vita quotidiana, con il capostipite Gayus Valerius Herma con sua moglie Flavia Olympia. Sono poi rappresentate alcune divinità riferibili alla tradizione classica. In questa tomba è stata ritrovata una scritta interpretata dall’epigrafista Margherita Guarducci con: "Petrus, roga Iesus Christus pro sanctis hominibus chrestianis ad corpus suum sepultis" ("Pietro, prega Gesù Cristo per i santi uomini cristiani sepolti presso il suo corpo").

 

Nel Mausoleo I le absidi centrali delle pareti sono inquadrate da colonnine in terracotta stuccata Sulle pareti due pitture rappresentano il mito di Alcesti. Sul pavimento un mosaico a tessere bianche e nere con Mercurio che assiste al ratto di Proserpina.

 

Anche il Mausoleo L, della famiglia dei Caetenni, possiede una ricca decorazione interna.

 

Il Mausoleo M appartenuto agli Iulii e realizzato attorno al III secolo, possiede molte decorazioni riferibili a temi cristiani: un pescatore con un pesce all’amo mentre un altro scappa, Giona nelle fauci della balena e la raffigurazione del buon pastore, mentre sulla volta colpisce la rappresentazione a mosaico di un Cristo-Apollo raffigurato come Sol Invictus – la ci festa pagana cadeva il 25 dicembre - con un globo nella mano sinistra, alla guida di una quadriga trainata da cavalli bianchi su uno sfondo dorato con tralci di vite.

 

Il Mausoleo N è in gran parte ancora sepolto.

 

Nel Mausoleo T, vi è l’ultima deposizione della necropoli: quella di Trebellena Flaccilla, l’urna con le ceneri della defunta è stata infatti datata tra il 317 e il 318 grazie ad una moneta costantiniana posta all’interno della deposizione. Anche questo mausoleo è riccamente decorato con stucchi e pitture.

 

All’estremità orientale si trova un’area di 4 x 8 metri, il cosiddetto campo “P”, posto esattamente al di sotto dell’altare papale dell’attuale basilica rinascimentale. Questa piazzola - pavimentata a mosaico - è delimitata posteriormente (lato Ovest) da un muro, noto come “muro rosso” per il colore del suo intonaco. Al centro del muro rosso si trova un monumento a edicola formato da due nicchie sovrapposte divise da una lastra in travertino sostenuta da due colonnine: è  il cosidetto “Trofeo di Gaio”, che segna quella che recenti studi indicano come l’originaria tomba di Pietro. Al di sotto dell’edicola una nicchia, rinvenuta vuota, probabilmente ospitò in un primo tempo le ossa dell’apostolo.

A delimitare sulla destra la piazzola è un muro, al cui interno fu ricavato un loculo nel quale furono rinvenute ossa umane e i resti di  un panno di porpora intessuto di fili d’oro.

Frammento con la scritta in greco: PETROS ENI
Frammento con la scritta in greco: PETROS ENI

 Si ritiene che i resti del Santo furono qui deposti in epoca costantiniana. Sul muro rosso ad esso adiacente un graffito risalente al 160, fu interpretato dalla già citata Guarducci, che studiò per molti anni il sito, come un’iscrizione in greco: “PETROS ENI”, vale a dire “Pietro è qui”.

Le Necropoli vaticane sono estese e complesse: sono stati infatti scavati almeno sette nuclei diversi di sepolture, senza contare i rinvenimenti minori. Almeno cinque aree sono visitabili: quella sotto la basilica di S. Pietro, di cui si è già scritto, quella dell’Autoparco (scavi tra il 1956 e il 1958), dell'Annona, vale a dire al di sotto del supermercato del Vaticano (scavi degli anni ’40), della Fontana della Galera (scavi degli anni ‘40 e del 1994), e l'ultima (scavi del 2003) del piazzale di S. Rosa.

 

Le aree archeologiche scavate sotto all’Annona, all’Autoparco, alla Fontana della Galera e al parcheggio di S. Rosa  fanno tutte parte dell’unica grande necropoli che si estendeva al di sotto della Via Triumphalis (odierna Via Leone IV) e furono utilizzate fino al V secolo. Le sepolture, sia ad incinerazione che ad inumazione,  sono prevalentemente umili e restituiscono l’aspetto di un enorme cimitero pagano.

 

La necropoli di S. Rosa è fra queste quella sicuramente più affascinante. Aperta al pubblico dal 2006, si sviluppa su di un’area di 500 metri quadri circa, nella quale si trovano, fino quasi a sovrapporsi,  quaranta edifici sepolcrali più o meno ricchi - alcuni con sarcofagi e are - e più di duecento sepolture singole, decorate da cippi, lastre e steli. Un contesto di grande impatto: lucerne, mosaici, vasetti, urne e corredi sono stati lasciati quasi tutti al loro posto, restituendoci la necropoli così come doveva apparire nel momento in cui una frana, destinata ad obliterarlo per 1700 anni, lo ricoprì.

 

Il percorso, che si svolge in parte su passerelle sopraelevate, permette di ammirare questo affascinante sito con una prospettiva a volo d’uccello. 

 

Adriano Morabito  di ROMA SOTTERANEA  

 

Fonti: La Necropoli sotto la Basilica di San Pietro in Vaticano, Pietro Zander;  Fabbrica di San Pietro, EdR, Vaticano 2009

Roma di Filippo Coarelli, Editori Laterza 2005