VIAGGIO SPIRITUALE: di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: novembre 2018

Domenica 25 novembre 2018

Solennità di Cristo Re dell'universo

XXXIV del tempo ordinario

Gv 18,33-37

 

33 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34 Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35 Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36 Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Viva Cristo Re e poi faccio quello voglio io.

 

In questa scena della passione, Pilato, rappresentante del potere romano, è chiamato a giudicare Gesù, il suo essere Re dei Giudei. Questa è la passione , è la violenza che anche oggi Gesù subisce: allontanato nelle società nelle nazioni, dagli uomini che Lui stesso ha creato e per i quali ha dato la sua vita, e viene ancora perseguitato e ucciso nei suoi fedeli.

 

L'essere Re di Gesù non è un titolo, ma una condizione effettiva della sua persona, perchè per la sua morte e risurrezione, egli è l'alfa e l'omega della storia, il primo e l'ultimo dei viventi il Figlio di Dio unigenito, che ha il primato su tutto e su tutti. Anche se è ancor poco dire che Gesù Cristo è il Re dell'universo, occorre imparare a rapportarsi con Lui con la dignità e la santità che gli spetta di diritto da parte nostra.

 

Non servono a nulla feste, proclami o dichiarazioni che Gesù Cristo è il Re dell'universo se ognuno in prima persona non si sottomette a Lui, non si lascia guidare, non lo accetta come Capo e non obbedisce alla sua volontà. Diciamo a parole che Gesù Cristo è il Re dell'universo e poi facciamo quello che vogliamo.

 

Vogliamo dichiarare che Gesù Cristo è il nostro Re? Allora lo sia davvero: sottomissione, obbedienza, servizio, ascolto della Sua parola, imitazione, dono di se stessi fino alla morte come Lui ha fatto per noi. Non siamo noi i re della nostra vita , abbiamo un solo Re, un solo Signore e questo è Gesù Cristo. Egli sarà un giorno anche il nostro giudice, perciò stiamo bene attenti a riconoscerlo qui sulla terra, per essere riconosciuti come suoi figli nel cielo. Verrà presto il giorno che verremo perseguitati per la nostra fede in Gesù Cristo. Siamo pronti a morire per il nostro Re, come i martiri cattolici della guerra civile spagnola, che morivano gridando viva Cristo Re? Proviamo a rispondere a questa domanda e facciamo un bel esame di coscienza sul nostro modo di essere cristiani, perchè il tempo ormai si è fatto breve.

 

Tommaso Nuovo

Lunedì 5 novembre 2018

XXXI settimana del tempo ordinario

Lc 14,12-14

12 Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. 13 Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14 e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La tentazione del contraccambio

 

Come facilmente cediamo alla tentazione del contraccambio: io faccio una cosa a te e tu fai una cosa a me; io do una cosa a te e tu dai una cosa a me. E se non mi fai, oppure non mi dai, subito parlo male di te. Oppure quante persone dicono:" nella mia vita ho sempre fatto del bene e cosa ho ottenuto solo calci nel di dietro. Allora cosa dovrebbe dire Dio riguardo a noi per tutto quello che ha fatto e ha dato a ciascuno di noi?

 

Vogliamo essere veri discepoli di Gesù Cristo?allora dobbiamo imitare il suo stile: nel donare senza misura e senza attendere nessuna ricompensa, nessun ritorno. L'unica ricompensa e l'unico ritorno in cui sperare è quella che viene da Cristo e lui già in questa vita non si lascia vincere in generosità da nessuno.

 

L'esempio dei santi è straordinario. Sono diventati campioni in generosità perchè avevano imparato a gareggiare con Cristo, ben sapendo che Lui aveva già vinto avendo dato tutto se stesso per noi.

Impariamo a pensare che qualsiasi cosa diamo o facciamo agli altri specialmente ai poveri, anche a chi vuole approfittare della nostra buona fede la facciamo a Cristo. Così quando saremo noi nel bisogno potremo rivolgerci a Lui senza vergognarci.

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it