Viaggio spirituale di Tommaso Nuovo

VANGELO DEL GIORNO

ANNO 2020: aprile

Antonio Ciseri, Ecce Homo, olio su tela 1871, Palazzo Pitti, Firenze
Antonio Ciseri, Ecce Homo, olio su tela 1871, Palazzo Pitti, Firenze

Sabato 4 aprile 2020

Quinta settimana di quaresima

Gv 11,45-56

 

45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46 Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

47 Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48 Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 49 Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50 Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». 51 Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52 e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53 Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

54 Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.

55 Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. 56 Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?»

 

Commento di Tommaso Nuovo

Accecamento

Davanti alla luce della risurrezione di Lazzaro di Betania molti credono in Gesù, (anche se c'è da domandarsi cosa credono di Gesù), alcuni invece rimangono accecati, si ostinano a pensare e ragionare con una mente piena di dubbi e il cuore pieno malvagità. Questi uomini sono accecati negli occhi, sordi nelle orecchie, duri di cuore. Ecco allora che pensano come risultato del loro accecamento di eliminare Gesù, di ucciderlo. C'è infatti il rischio che il popolo vada con Lui e i potenti di turno intervengano e distruggano tutto, sarebbe la fine per noi. Così ragionano questi uomini del tempo di Gesù.

Ma questi ragionamenti potrebbero essere anche i ragionamenti degli uomini di chiesa di oggi. Così ragiona Caifa:" Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera! ( Gv 11,50)

È' meglio che chiudiamo noi il culto, specialmente a Pasqua, piuttosto che intervengano i "romani". È' meglio che chiudiamo noi l'accesso a Gesù Cristo piuttosto che il popolo sia contagiato. È' più utile che conserviamo il popolo piuttosto che Gesù Cristo, tanto egli non può prendere il Corona Virus, ma la gente venendo in chiesa, c'è il rischio che si contagi. Qui si nota l'accecamento: si teme di più il governo che Gesù Cristo. Siccome è la Conferenza Episcopale Italiana a dettare le regole, anche i pastori devono adeguarsi. Un dialogo più costruttivo e fermo con il Governo italiano non avrebbero causato questa tragedia: una Pasqua senza il popolo di Dio. Cosa si teme? di perdere i soldi del l'otto per mille?. Si è fatto un torto grave a Gesù Cristo. Non è bastata la profanazione di San Pietro con l'idolo di Pachamama? Si è creato un precedente molto pericoloso che lascia aperte le porte a ben più dure limitazioni di culto e anche di parola.

La settimana santa è vicina e Gesù Cristo di nuovo patisce e muore per i nostri peccati. Ma sarà ancora disposto a farci risorgere con Lui, dopo che lo abbiamo abbandonato? "Ecco ho giurato nel mio sdegno non entreranno nel mio riposo". ( Sal 95,11) Il popolo di Dio è stato condotto nel deserto della fede, che caratterizza le società di oggi e la Chiesa. Preghiamo il Buon Pastore e sua Madre Santissima che ci conducano fuori da questo deserto. Nonostante la buona volontà di tanti pastori, siamo come delle pecore senza pastore, in mezzo a lupi che ci assalgono.

Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it

 

ANNO 2020: MARZO

Martedì 17 marzo 2020

Terza settimana di Quaresima

Mt 18,21- 35



21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». 27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». 29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». 30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31 Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». 34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Dio non è spietato con noi.

La parabola del servo spietato è chiara.Verrà il tempo in cui Dio regolerà con noi i conti. Abbiamo un debito immenso con lui, molto più grande dei diecimila talenti della parabola, una somma mostruosa corrispondente a 360 tonnellate di oro. Gesù non usa questa cifra a caso, sa benissimo quanto gli è costata la nostra salvezza, a che livello è il debito che abbiamo accumulato con Dio. Questo debito non è una fantasia è reale ed molto più grande di quello che pensiamo. Dio per creare l'uomo così piccolo ha fatto un universo così grande . A tale grandezza altezza profondità raggiunge l'amore di Dio. Mentre la nostra risposta verso di Lui è così meschina, tanto da negargli ciò che gli è dovuto, il riconoscerlo come Dio. Egli è così magnanimo verso di noi, come dice il salmo 102: " perdona tutte le tue colpe guarisce tutte le tue malattie". Dopo aver negato Dio e la sua bontà con facilità ci lanciamo addosso al nostro simile.

 

Ma se Dio non tiene conto di quello che dobbiamo a Lui è molto attento a come ci comportiamo con i nostri simili. Se noi non faremo con il nostro prossimo come lui fa con noi, ci chiederà conto di tutto, senza fare sconti: "fino all'ultimo spicciolo".

 

Il tempo che Dio ci da per vivere serve anche per imparare dal nostro Padre celeste come si deve vivere su questa terra. Perchè non vogliamo imparare da Dio, come ci si ama gli uni gli altri? Questo è il grande mistero della nostra vertiginosa libertà.

Buona giornata Tommaso Nuovo