VIAGGIO SPIRITUALE: di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: maggio 2017

Venerdì 26 maggio 2017

VI settimana di pasqua

Gv 16,20-23

 

20 In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
21 La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. 22 Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. 23 Quel giorno non mi domanderete più nulla.
In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La presenza universale di Cristo nella storia

 

La dipartita di Cristo dalla terra, la sua ascensione al cielo, la sua assenza fisica, è per il mondo motivo di gioia. Il diavolo, il principe di questo mondo (cfr. Gv 12,31), non poteva sopportare sul suo territorio la presenza del Re dell'universo. Questa assenza di Gesù è solo provvisoria. Sarà invece un motivo di gioia per i discepoli, perchè la presenza di Gesù sarà ancora più universale, dopo che è stata locale, con il dono dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo metterà in moto la fede in Gesù Cristo come Figlio di Dio e lo manifesterà attraverso i suoi discepoli.

 

Gesù usa un esempio particolare per indicare il modo con cui questo passaggio alla fede in Gesù Cristo Figlio di Dio avverrà: attraverso la sofferenza, come in un parto di una donna. Come in un parto viene alla luce una nuova creatura, così attraverso la rinascita dall'alto, dallo Spirito, l'uomo diventa una creatura nuova. La rivelazione di Gesù come Figlio di Dio porta anche gli uomini a riconoscersi in Lui come Figli di Dio.

 

Il nostro nascere come figli di Dio, opera prima di Dio Padre che agisce nel Figlio attraverso lo Spirito Santo è dolorosa. Il peccato ha rivestito la nostra natura umana di morte. Solo morendo al peccato si diventa creatura nuova.

 

Ecco perchè per un cristiano il morire di Gesù ha dato a noi la vita. Portando con Lui la nostra croce , moriamo al peccato e rinasciamo nello Spirito Santo.

Il morire al peccato è la condizione per la quale anche quello che il credente opera per la fede diventa rivelazione dell'amore di Dio e non semplicemente il mettere in mostra quanto si è bravi e buoni.

 

E' buona cosa raccomandare ai credenti il loro essere misericordiosi ad immagine del Padre, ma senza una continua e puntuale morte al peccato, il nostro agire , pur buono, fa ombra a Dio e non da nessuna grazia alle nostre opere.

 

Nel mondo si sprecano occasioni su occasioni per lodare quella o quella altra persona per ciò che ha fatto per il prossimo. A Dio invece, che è la causa di ogni bene, gli riserviamo le briciole delle nostre lodi e piccoli angoli del nostro cuore. Ecco perchè la Vita eterna sarà occupata da una continua lode di amore a Dio. Ancora non ci rendiamo conto di quello che Lui ha fatto e fa per noi.

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Mercoledì 25 maggio 2017

Vi settimana di pasqua

Gv 16,12-15

 

12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Il dono dello Spirito di Verità

 

Con queste parole Gesù annuncia che continuerà ad istruire i suoi discepoli e ad essere per loro " il Maestro " oltre che Il Signore. Sarà la venuta dello Spirito Santo a rendere presente per sempre Gesù come Maestro. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Verità. Così la verità sarà conosciuta non per logiche o ragionamenti umani ma per ispirazione dello Spirito.

 

La Verità per un fedele è tutto quanto Gesù ha detto e fatto, presente nei Vangeli e nelle Testimonianze Apostoliche ( atti degli apostoli, lettere, apocalisse), in quanto composti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. Ecco perchè l'approccio che deve avere la Chiesa nei confronti degli scritti del Nuovo Testamento deve essere prima di tutto di fede e poi storico critico, ma solo come servizio alla fede e non un servizio alla scienza. Ogni parola del Vangelo è portatrice di Spirito Santo e di Verità.

 

Della Parola di Dio niente va lasciato cadere, come parola secondaria, accessoria o di poca importanza. Bisogna pregare la Parola di Dio e non solo leggerla o commentarla. La stessa ispirazione di chi l'ha messa per iscritto (Scrittori Sacri) deve essere presente anche in chi l'accoglie (uditori). Tutto deve avvenire nello e con lo Spirito Santo. Il compito dello Spirito Santo è quello di far conoscere al mondo il Padre e il Figlio, attraverso la fede dei credenti, perchè tutti possono arrivare alla Verità, su Dio, sul mondo, sulla Chiesa e su se stessi.

 

In questo senso la Vergine Maria è la prima collaboratrice di Gesù perchè piena di Spirito Santo, Spirito di Verità, fa conoscere all'uomo le cose future, ricorda all'uomo la Volontà di Dio e come compierla attraverso la preghiera, la penitenza l'offerta di se stessi . Tutte le apparizioni o visitazioni della Beata Vergine Maria sono un servizio alla Verità.

 

Come credenti dobbiamo sempre verificare quanta fede mettiamo nell'accogliere la Parola di Dio, quanto Spirito abbiamo per metterla in pratica. Dal tipo di accoglienza che abbiamo della Parola di Dio dipende poi la sua realizzazione e la nostra santificazione e quella del mondo. San Francesco con il suo famoso motto: " Vangelo, sine glossa" ci è di grande esempio. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Lunedì 15 maggio 2017

V settimana di Pasqua

 

Gv 14, 21-26

 

21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
22 Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». 23 Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26 Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo.

La fede in Dio: una questione di amore:

 

La fede in Gesù è una questione di amore. Noi quando pensiamo all'amore subito ci rivolgiamo al sentimento che una persona sente per un altra persona. Questa è solo una parte dell'amore. L'amore dell'uomo parte dal cuore passa, per la mente per arrivare alla volontà. Gesù non ha bisogno del nostro amore, ma noi abbiamo bisogno del suo amore. Quando accogliamo il suo amore questo lo rende felice , perchè abbiamo accolto ciò che ci rende felici qui, ora e poi in eterno.

 

L'amore di Cristo ci rende felici, passa attraverso la sua parola, che accolta dal cuore e dalla ragione diventa poi azione. Questo amore ci unisce sempre più a Dio e ci colloca nel vortice d'amore che è la Santissima Trinità: " Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui." Il manifestarsi a noi di Dio è, come dice Gesù, un prendere dimora di Dio in noi. Questo avviene in modo reale, anche fisico: Dio occupa il cuore, la mente la vita, tutti i santi ce lo dimostrano.

 

Ma c'è una condizione che facciamo fatica ad accettare:Dio inizia a vivere in noi quando noi iniziamo a morire in Lui. La nostra volontà, la mente, il cuore cercano sempre di adattare a noi stessi, alla nostra misura ciò che vogliamo possedere, amare. Ciò non riesce con Dio. Egli quando ama ama con tutto se stesso, nella misura del suo cuore e non nella misura del nostro cuore. Ecco perchè occorre morire a noi stessi, per accogliere un amore che non ha misura. Invece la nostra vita cristiana al posto di esaltare l'amore di Dio lo mortifica, siamo sempre alla ricerca di appagare il nostro cuore e rimaniamo sempre delusi e vuoti.

 

Nella parola che Cristo ci rivolge c'è la presenza dello Spirito Santo. Esso è l'educatore del nostro cuore, del nostro desiderare , del nostro volere. Ascoltando con attenzione e con amore le Parole del Signore, dette a noi personalmente, esse scavano la dura pietra che molte volte è messa sul nostro cuore e ci apre all'amore di Dio e del prossimo. Impariamo sia a vedere la durezza del nostro cuore e sia a vedere il cuore di Cristo. Stando vicino al suo cuore , cioè amandolo veramente sentiremo che il nostro cuore di ghiaccio si scioglie in acqua, fino a diventare un fonte d'amore, che irriga la nostra terra, arsa, deserta senza acqua.

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Sabato 13 maggio 2017

IV settimana di Pasqua

Gv 14,7-14

 

7 Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11 Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13 E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Gesù ci rivela chi è Dio.

 

Gesù Cristo è Lui che rivela chi è Dio. Tutte le religioni all'infuori del cristianesimo lasciano Dio nel mistero, o lo ricoprono di miti. Infatti sono tutte religioni dell'uomo: partono dall'uomo per arrivare a Dio, ma di fatti rimangono ferme sulle immagini che si fa l'uomo di Dio, non vanno oltre l'uomo.

 

Solo il cristianesimo è la religione di Dio, perchè in Gesù Cristo è Dio stesso che si fa conoscere e parla all'uomo entrando in un dialogo con lui. La prova sta prima di tutto nella sua gloriosa risurrezione dai morti e poi proprio nel modo con cui Gesù parla di se e della sua relazione con Dio Padre. Questa modalità non è invenzione dei suoi discepoli, gli apostoli, ma è quello che loro hanno visto e hanno ascoltato di Gesù: una modalità di relazione tra Padre e Figlio annunciata dalle Sante Scritture ma attuata in una modalità totalmente nuova da Gesù. Gli apostoli non potevano inventarsi questo modo di relazione tra Gesù e Dio Padre perchè semplicemente prima di Gesù nessuno aveva mai osato fare una cosa simile: nessuno prima e dopo Gesù si è dichiarato il Figlio di Dio.

 

C'è voluto del tempo perchè gli apostoli mettessero insieme tutto quello che avevano raccolto da Gesù, ma aiutati dallo Spirito Santo hanno trasmesso nei Vangeli quello che Gesù aveva rivelato di se e del Padre e dello Spirito

 

Gesù non solo ci ha rivelato il Padre, ma ha indicato se stesso come la Via che conduce al Padre. Ecco perchè tutta la nostra preghiera deve esser fatta in Gesù Cristo, attraverso di Lui andiamo al Padre di tutte le grazie. Questo vale anche per la Madre di Dio la Beata Vergine Maria, pregando Lei noi arriviamo al Figlio e dal Figlio al Padre.

 

Non è un gioco di parole, ma il modo con cui ogni uomo può giungere con sicurezze e speditamente a Dio. Chi non affronta il problema di Dio e la sua conoscenza ha solo due possibilità o lo rimuove da stesso e dalla sua vita o le nega dichiarando semplicemente che non esiste. Ma il problema di Dio rimane ugualmente. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Venerdì 12 maggio 2017

IV settimana di Pasqua

Gv 14,1-6

 

 

1  Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»?3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4 E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Io sono la Verità

 

Gesù Cristo ha fatto tutto in vista di noi e del nostro destino eterno. Egli ci ha fatto conoscere Dio Padre e la sua volontà. Egli è morto ed è risorto per dare a noi la vita. Gesù non solo ci ha rivelato il nostro destino eterno, ma ci accompagna verso di esso, diventando Lui stesso la Via che conduce alla vita, perciò Lui stesso è la Vita.

 

Ma tra la Via e la Vita, Gesù, rispondendo a Tommaso, che dice di non sapere dove va il Signore ne quale è la vita, mette anche la parola verità: Io sono la Via, Io sono la Verità, Io sono la Vita. Gesù non dichiara di avere la Verità, ma di essere la Verità.

 

Egli è il luogo in cui l'uomo conosce Dio e conosce se stesso, dove si deve sostare per imparare e conoscere soprattutto l'amore che Dio ha per ognuno di noi. Così la conoscenza della verità procede dall'amore di Dio. Egli non offre a noi fredde idee, dimostrazioni razionali, calcoli esatti o prove scientifiche, ma rivela attraverso Gesù il suo disegno di salvezza e ci avvisa continuamente perchè non perdiamo la vita. Noi sappiamo dalla Divina Rivelazione molte cose sull'uomo, che la scienza può solo immaginarle.

Dio creandoci ha impresso in noi la sua immagine e perciò la Verità stessa scritta nella nostra natura e ci rivela il dramma del peccato, che ha deturpato l'immagine di Dio in noi.

 

Il continuo guardare a Dio e riferirci a Lui ci aiuta a passare dal disordine all'ordine originale, ad una vita buona, a immagine di quella di Gesù, aperta a Dio e aperta ai fratelli. Ecco perchè è così importante non perdere mai di vista Gesù e coloro che ce lo fanno conoscere e amare, prima di tutto la sua Madre, la Vergine Maria e poi i santi.

 

La Verità che Gesù ci offre prima di essere presente nei ragionamenti dell'uomo, è presente nell'uomo stesso, che si pone però in relazione costante con Dio con la preghiera, con una vita che piace a Dio. E' proprio lo stare con Gesù che ci aiuta a conoscere la Verità. Chi non sta con Gesù e con lo Spirito Santo rimane chiuso nei suoi pensieri e ragionamenti che tendono sempre al male e al disordine. Facilmente l'uomo cambia il male per bene e il bene per male. Naturalmente l'ispiratore dei suoi pensieri e il Diavolo, il quale ha buon gioco perchè nessuno crede che esiste. Non ci sono due verità sull'uomo ce ne una sola ed è quella di Dio che lo ha creato. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Lunedì 8 Maggio 2017

IV settimana di Pasqua

Gv 10,11-18

 

11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12 Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 
14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La visibilità del Buon Pastore oggi.

 

Gesù è la vera guida dell'umanità. Il suo esempio, la sua bontà , il suo amore fanno piazza pulita di tanti mercenari che ancora oggi si presentano come guide dei popoli, ma in un modo o in in altro approfittano della loro posizione.

 

Gesù non ha mai ricevuto ne titoli ne onorificenze, il solo titolo avuto dagli uomini e quello appeso sulla croce. Non ha mai avuto ne soldi ne privilegi, ne vestiti ne case, ne carri ne cavalli. Come viveva Lui così hanno vissuto i suoi discepoli e apostoli.

 

Per quanto riguarda i chierici (vescovi, sacerdoti e diaconi) nel tempo le cose sono cambiate in modo negativo, spesso si sono rivestiti della mondanità e hanno imitato i potenti del mondo. Ci sono però sempre stati esempi di grande umiltà, semplicità, povertà e santità di vita,nei sacerdoti come anche nei papi. Certamente sono più conosciuti gli esempi negativi di quelli positivi. Non voglio mettermi li ad elencarli.

 

Quello che mi preme sottolineare è la necessità, l'urgenza, che i pastori della Chiesa siano trasparenza del Buon Pastore, che si veda che è Gesù che parla e agisce in loro.

 

Molte volte i chierici fanno coincidere il loro ministero, cioè il loro servizio, con le loro persone, che pur essendo buone, pur facendo cose buone, non mortificano quella parte di loro che fa ombra a Gesù Cristo. Un chierico deve conoscere ciò che in lui fa ombra a Cristo. Da li inizia il suo lavoro di conversione.

 

Un chierico deve essere rivestito di umiltà, avere una profonda vita spirituale di unione con Gesù, per poterlo imitare, amare una vita casta, semplice, povera di beni e di cose. Il cuore di un chierico deve essere come quello di Gesù: tutto rivolto a Dio e tutto rivolto all'uomo. Un chierico deve percepire la sua vita come un dono da donare: offrirla prima di tutto a Cristo e poi ai fratelli, consumandosi per la salvezza delle anime. La vita di un chierico deve essere perciò santa.

 

La Chiesa splende della santità dei suoi figli, ma basta così poco per rendere opaca la sua luce. Costa fatica lavorare per la santificazione di se stessi e del popolo, ma è una fatica che paga bene ora e nell'eternità. Dobbiamo fare di tutto per far si che dalle nostre persone emerga la persona di Gesù, solo così aiuteremo il mondo a tornare a Dio. Gesù, il Buon pastore, è sempre solo Lui guida l'umanità e offre la vita per le pecore. Il compito principale dei pastori oggi e quello di santificare la vita, permettere a Gesù di agire, senza ostacolare la sua presenza. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it 

Lunedì 1 maggio 2017

Memoria di san Giuseppe lavoratore

Mt 13, 54-58

 

54 Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?55 Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». 57 Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58 E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Ed era per loro motivo di scandalo.

 

La vita umana del figlio di Dio non è stata diversa dalla nostra. Gesù teneva ben celata la sua natura divina, soprattutto a Nazareth, per permettere alla sua persona di arrivare ad una maturazione umana completa. La natura divina del Figlio di Dio infatti esigeva una natura umana completa, per poter esercitare la missione che Dio Padre gli aveva affidato.

 

La sua natura divina però non è separabile da quella umana perchè il Figlio di Dio l'ha assunta non in modo fittizio ma reale, attraverso la nascita dalla Vergine Maria. La natura divina, nella sua pienezza e completezza, è presente in modo totale fin dai primi instanti del suo concepimento, per opera dello Spirito Santo. Questa natura non aveva bisogno di maturare, mentre la natura umana seguiva il percorso dell'uomo. In questo percorso Dio Padre ha collocato San Giuseppe, Gesù è chiamato così il Figlio del carpentiere. Giuseppe con la sua personalità di uomo di Dio, giusto, casto, dedito al lavoro, alla famiglia e a Dio ha aiutato la maturazione della natura umana di Gesù. Non si è sostituito al lavoro che il Padre stava facendo in Lui, ma ha dato il suo umile contributo. Così il Figlio di Dio ha assunto e trasfigurato in Lui quelle virtù che in modo normale un padre deve avere. Voglio sottolineare due di queste virtù che ha preso da san Giuseppe: la castità e la religiosità. La castità l'ha appresa guardando il rapporto che c'era tra Giuseppe e Maria, fatto di rispetto, di amore vero, dedizione reciproca, di affetto non affettato. Giuseppe sapeva benissimo che Gesù e Maria li aveva affidati Dio stesso.

 

Gesù sapeva perfettamente quale sarebbe stata la sua missione e quali comportamenti avrebbe implicato verso le donne. Perciò la virtù della castità che apprese in casa, era in vista della sua missione pubblica di messia. Gesù doveva radunare uomini e donne per renderli suoi discepoli e certamente un suo esempio casto avrebbe aiutato il gruppo ad evitare ammiccamenti, innamoramenti, cadute in pratiche sessuali sempre possibili tra uomini e donne.

 

Gesù inoltre è stato educato alla religione giudaica da Giuseppe. Egli portava il bambino Gesù alla sinagoga, ad ascoltare la parola di Dio, a proclamarla, a vivere come vero Giudeo. Infatti la sua missione non implicava la nascita di una nuova religione, ma compiere le promesse che Dio aveva fatto ai padri, come poi annuncia nel discorso nella sinagoga di Nazareth.

 

In tutto e per tutto Gesù si comportava da vero giudeo, ma la sua missione non era quella di rinnovare il giudaismo, ma di portarlo a compimento nella sua persona, come afferma alla Samaritana incontrata al pozzo 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. ( Gv 4,21-23). di Sichar:

 

Si potrebbe dire che l'opera educativa di san Giuseppe ha inciso fortemente su Gesù e sulla sua natura umana, in vista della sua manifestazione come Figlio di Dio. Lo scandalo a Nazareth è avvenuto per questo motivo. Gesù, il figlio del carpentiere ha manifestato con le parole e le opere di essere il Figlio di Dio e questo non andava bene ai suoi concittadini, come ha molti di oggi che n riconoscono Gesù come il Figlio di Dio. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it