TESTIMONIANZE SULLA BEATA MARIA BOLOGNESI

Zoe testimone oculare del matrimonio mistico di Gesù con la Beata Maria Bolognesi
articolo intervista a Zoe Mantovani, che visse accanto alla Beata Maria Bolognesi per 25 anni e fu testimone oculare del matrimonio mistico di Gesù con la Beata
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Una vita dedicata al prossimo senza curarsi di se stessa, la vita di Maria Bolognesi dalla parole di chi, Carlo Folchini, l’ha anche conosciuta da bambino ed ha potuto constatare l’umiltà di una donna che ha donato la propria vita nel mettere in pratica le parole dei vangeli

di CARLO FOLCHINI 7 settembre 2013

 

 Rovigo - Sabato 7 settembre 2013 in piazza della Rotonda, è stata proclamata beata una polesana Maria Bolognesi. La prima polesana a raggiungere un tale traguardo nella Chiesa. Non che la Chiesa nel Polesine sia povera di persone sante, anzi migliaia sono i santi sconosciuti, quelli che come il discepolo prediletto non hanno un nome, ma sono semplicemente “Quelli che Gesù ama”. Potrei fare un elenco meraviglioso di santi polesani – tra poco anche altri nomi si aggiungeranno a questa nostra prima concittadina elevata agli onori degli altari -. Ma oggi parliamo di Maria Bolognesi. Immediatamente ci vengono in mente tutte le nostre donne di casa, quelle che tra i lavori dei campi e i lavori domestici hanno speso la vita nella più insignificante quotidianità, riscattata però da un amore grande e generoso e da una fedeltà adamantina ai grandi valori cristiani. Una di queste è stata Maria Bolognesi da Bosaro dove è nata nel 1924, a S. Cassiano e Crespino dove ha trascorso gli anni della giovinezza, Rovigo dove ha manifestato nella maturità della sua donazione i doni di cui Dio le faceva grazia. Qui è morta il 30 gennaio 1980.

La famiglia di provenienza era una famiglia poverissima, qui si pativa veramente la fame, il freddo, l’ignoranza, la fatica del lavoro dei campi senza poesia e senza remissioni. Frequentò in quattro anni le prime due classi elementari, senza mai portare a termine l’anno scolastico. I suoi compagni notavano questa bambina senza libri, senza quaderni, senza penne. “ A febbraio - scrive Maria nei suoi Diari - dovevo andare a raccogliere la legna, a marzo a preparare la terra per la semina del nuovo raccolto, e così il mio anno scolastico era finito”. Rimase pressochè analfabeta. Alle gravi difficoltà economiche si aggiunse anche la prova dell’intelligenza e dello spirito. Giovinetta di circa 17, 18 anni fu vittima, a quanto si dice, di una possessione diabolica. Sembrava una pazza a zonzo per la campagna in preda alla follia, davanti alla porta di una chiesa si sentiva respingere da una forza misteriosa e sovrumana. Una pagina oscura della sua vita, che minò la sua credibilità procurandole l’ostracismo delle famiglie buone. Per i suoi padri spirituali fu la notte dello spirito cui i mistici spesso sono immersi. Fu allora che cominciò ad indossare una veste scura e lunga fino alle caviglie che le procurava in più il dileggio del benpensanti e dei giovinastri, che ridevano di lei e se la mostravano a dito. Fu una di quelle sere del marzo 1948 che Maria subì un’aggressione da parte di alcuni balordi che la legarono, la imbavagliarono, la percossero e la lasciarono così, per dileggio, mezzo morta sulla strada delle campagne di San Cassiano. A fatica riuscì a portarsi a casa dei signori Piva presso cui era ospite e che denunciarono subito il fatto e prestarono le cure del caso.

“Maria entrò in casa nostra come una figlia perché aveva bisogno di aiuto, di assistenza fisica e morale, dato che in paese non era ben vista neppure dal parroco”. I parroci di allora erano: a Crespino monsignor Armando Tenani e a San Cassiano don Sante Magro. Però in mezzo a questo disagio anche spirituale chi le si avvicinò con trepidazione di padre spirituale fu don Bassiano Paiato. Don Bassiano era un prete alla buona, amante della conversazione, della compagnia e della tavola e del buon vino. Alloggiava in quel di Crespino e sopravviveva andando in giro per le famiglie che lo ospitavano volentieri, i preti del circondario non lo vedevano di buon occhio perché sparlava di loro. E fu proprio lui a scoprire quest’anima bella a indirizzarla, a darle fiducia e le fece scrivere giorno dopo giorno una specie di diario per raccontare le cose straordinarie che le succedevano. L’ultimo suo padre spirituale, già ormai a Rovigo, sarà don Aldo Balduin, che alla morte di lei ne scrisse l’elogio e ne propose la santità. Dopo le traversie che ho raccontato, questa vità scorrerà fino alla fine senza nessuna apparenza straordinaria, salvo le malattie che la perseguiteranno fino alla morte. Maria sarà ospite di varie famiglie dai Piva ai Guerrato, ai Mantovani, presso cui esercitava servizio e carità. Alla fine tentò un progetto di ospitalità per i più poveri di lei, ma il cuore non glielo permise. Però se l’apparenza è la normalità, la sua vita fu ricca dei Doni dello Spirito. Era analfabeta, ma riuscì a scrivere e a fare la maestra d’asilo per i più poveri dei poveri e questo su ispirazione di visioni che lei chiamava sogni. A tale proposito la visione le aveva detto “Col tempo farai la maestra ai bambini di campagna, ti costerà molto, ma farai molto bene”. “Gesù – rispondeva Maria – non è possibile che io faccia scuola, non so nulla”. Eppure insegnerà ai bambini, scriverà i suoi diari e dipingerà, e i suoi quadri sono di una bellezza delicata e colorata, una bellezza sognante. Non era una musona, come potrebbe indurre a pensare la sua vita così tormentata. Era invece allegra e si divertiva a imitare i personaggi che facevano ridere i bambini. Quando era bambina, i bambini, suoi coetanei, la escludevano dai loro giochi perché era figlia di Nn e lei racconta. “Da sola andavo nell’orto della nonna per vedere se potevo prendere qualche farfallina. Oh se Gesù avesse messo anche a me le alette, quando i bambini non mi vogliono, io volerei…”. Ebbe doni mistici che solo i padri spirituali conoscevano. Il Signore le offrì una volta un anello di fidanzamento con cinque rubini, che poi furono le stigmate che il Signore aveva impresso nel suo corpo e che la univano alla passione di Cristo anche con sudore di sangue. E’ vero santi non ci si fa – è proprio inutile sforzarsi! – santi si è fatti da Chi è Santo. Questo avviene nello stupore del gratuito. Anche un bicchier d’acqua dato per amore non “perderà la sua ricompensa”. E la gratuità la può dare chi può vantarsi di non avere nulla di proprio da dare, come Maria che col Signore si definiva una “Pitoca” che certamente deriva dal greco delle beatitudini “Makarioi oi ptokoi”, Beati i poveri. Morì il 30 gennaio 1980. I santi veri sono in pace, non sembrano neanche santi, tanto sono comuni. E’ un tesoro nascosto, non si vede. Le cose importanti non si vedono che col cuore, dice il piccolo principe. E un giorno tra le pagine di questa storia che abbiamo narrato è caduta inattesa la narrazione di un miracolo. Ma questa è un’altra storia anche se ha accelerato la proclamazione della santità di Maria Bolognesi.

IL MIRACOLO

 

Il 23 settembre 2004 il vescovo di Padova avviava il processo di verifica sul fatto prodigioso accaduto nel 1994 per intercesione di una signorina vestita di nero, nata a Bosaro nel 1924. Il fatto prodigioso è laguarigione di un bambino di due anni e mezzo avvenuta nel 1994 nel padovano. I medici avevano diagnosticato al bambino la sindrome di Lyell, una malattia che provoca gli effetti delle gravi ustioni sul corpo. Il bambino aveva il corpo coperto per il 90% da piaghe. Un pomeriggio ebbe un arresto cardiaco. La nonna trovò, sfogliando un libretto di preghiere, mentre si recava in ospedale, un’immagine di Maria Bolognesi, la signorina vestita di nero, proprio quella figura che aveva sognato nella notte e pensò che poteva essere lei il messaggio del cielo alle sue preghiere. Il bambino quel giorno aveva subito tre arresti cardiaci. Si riprese. La sindrome cominciò a regredire e le conseguenze dei prolungati massaggi cardiaci si risolsero. Il bambino non ebbe danni cerebrali, lasciando stupito il primario di cardiologia. Ventisei giorni d’ospedale e il bambino tornò a casa guarito.

 

 

 

 

 

BEATIFICAZIONE MARIA BOLOGNESI La cerimonia davanti al tempio della Rotonda con il cardinale Angelo Amato, oltre 200 concelebranti, più di 3mila fedeli e 200 volontari
Festa indimenticabile per la donna silenziosa della carità
Un evento storico per la diocesi di Adria e Rovigo è stata la beatificazione di Maria Bolognesi, tremila fedeli si sono riuniti nel prato di piazza XX settembre per rendere omaggio ad una concittadina che ha vissuto tutta la sua vita nell’ombra. Presente anche Marco Ferrari, le preghiere della sua mamma a Maria Bolognesi hanno permesso di salvargli la vita quando aveva due anni. Per il Polesine questa giornata rimarrà memorabile perché quella che ha sancito la prima Beata polesana

Rovigo - Achille è uno dei sette fratelli di Maria Bolognesi. Non ha voluto mancare alla cerimonia di beatificazione della sorella. Era seduto accanto alla sua famiglia, tra le prime file sotto il palco. Con lo sguardo attento, non ha perso un momento della cerimonia. “Non ricordo molto della nostra giovinezza – racconta – siamo rimasti poco insieme.Ognuno di noi è stato da subito troppo impegnato a cercare di uscire dalla miseria, e presto ci siamo allontanati. Ricordo però il piacere di ritrovarsi tutti, la gioia e i sorrisi di mia sorella Maria”. Maria Bolognesi, “donna silenziosa della carità”: così la definisce il vescovo di Adria e Rovigo, monsignor Lucio Soravito nell’aprire la cerimonia della beatificazione dal palco di piazza Venti Settembre, all’ombra della Chiesa dedicata alla Vergine del Soccorso, davanti ad oltre 3mila fedeli venuti dalla provincia di Rovigo, ma anche da Padova, Verona, Vicenza, Treviso e Ferrara. Tante sono, infatti, le diocesi che hanno potuto conoscere la dedizione al prossimo, lo spirito di servizio, il coraggio, la saggezza del cuore e la serenità della beata originaria di Bosaro.E in tanti questa mattina hanno voluto omaggiarla. C’è chi se la ricorda perché ha potuto conoscerla personalmente, chi ha solo sentito parlare di lei, del suo servizio agli ammalati in ospedale, anche di notte; della sua disponibilità verso gli orfani cui cercava sempre una sistemazione, delle sue corse per portare cibo e generi di prima necessità a quelle famiglie che non avevano niente. “Come la foresta che cresce, i buoni non fanno mai notizia, e Maria è per lo più sconosciuta al mondo, ma con la sua discrezione ed il suo silenzio, come tutti i beati, è anima del mondo, portatrice di quell’energia spirituale senza la quale il mondo sarebbe un involucro grigio”. Lo afferma durante l’omelia ilcardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, che ricorda anche come la vita della beata non sia stata mai una passeggiata in carrozza, ma una lunga e dolorosa via crucis, segnata dalla povertà, dalla malattia, dall’emarginazione, dalla solitudine e pur tuttavia abbracciata e accolta con gratitudine e serena compostezza.“Il mio corpo – scriveva Maria Bolognesi nel suo taccuino - è lo straccio di cui il Signore si serve per detergere il mondo dal peccato”. Il Celebrante racconta anche come per 55 anni Maria abbia vissuto nella più totale discrezione, cercando il volto di Cristo in ogni cosa ed in ogni persona. Un esempio – aggiunge – per tutti quei battezzati che non servono idoli, ma che cercano la verità e che nella discrezione e nel silenzio senza mai essere indifferenti al mondo, trovano un saggio distacco da un mondo oggi diventato effimero e vuoto”.Nel chiudere la cerimonia, monsignor Soravito, ringrazia Papa Francesco per aver accolto con celerità la richiesta di beatificazione della Bolognesi, i numerosi partecipanti e gli organizzatori. L’augurio ai presenti è che la vita di Maria Bolognesi aiuti a crescere nella carità e ad affidare a Dio la vita, soprattutto quando la sofferenza si presenta con insistenza. La musica e le voci del coro, i sacerdoti di tutto il Polesine, quasi 200 volontari dell’Unitalsi, dell’Agesci, degli Scout d’Europa e dei Cavalieri del Santo Sepolcro in uniforme, i balconi spalancati delle case che si affacciano sulla piazza, il sole caldo di inizio settembre hanno contribuito a fare di questo sabato mattina una festa indimenticabile.
C’è anche Marco Ferrari, il 23enne vicentino studente del terzo anno della Facoltà di Teologia a Vicenza che è stato miracolato da Maria Bolognesi all’eta di due anni e mezzo quando stava lottando tra la vita e la morte. “Oggi è una festa della chiesa non mia - afferma emozionato Marco Ferrari a cui è spettato il delicato incarico di consegnare nella mani del cardinale Amato le reliquie della Beata - il mio avvicinamento alla chiesa non combacia con le preghiere fatte a Maria Bolognesi, però questa mia vicinanza alla Beata mi ha permesso di approfondire i miei studi”. 

Micol Andreasi