VIAGGIO SPIRITUALE  di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: giugno 2018

Mercoledì 20 giugno 2018

Undicesima settimana del tempo ordinario

Mt 6, 1-6.16-18

 

1State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto,18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Il Padre, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

Dio Padre quale atteggiamento gradisce di più da parte di chi lo prega? Dio, in base alle parole e agli atteggiamenti di Gesù gradisce il nascondimento, la preghiera interiore fatta prima con il cuore , nell'anima e poi con i sensi. L'uomo sempre ostenta di mettere se stesso davanti a tutto e a tutti, l'uomo ama la notorietà , l'essere considerato qualcuno, anche nel campo spirituale. Ma tutto questo non vale nulla davanti a Dio, perchè egli ascolta la preghiera di tutti, ma esaudisce solo quella che arriva al cuore di Dio. Per arrivare al cuore di Dio dobbiamo essere piccoli, insignificanti, disprezzati, non contare nulla agli occhi degli uomini. A noi compete riconoscere la nostra miseria e nello steso tempo la grandezza di Dio.

 

Coltivare la preghiera in modo interiore non significa allora fuggire dalla liturgie pubbliche della Santa Messa, ma parteciparvi con raccoglimento, senza chiasso, senza mettersi in mostra, mettendo al centro l'incontro con il Cristo. Oggi questo è un problema enorme dato che molte volte le nostre chiese, prima dell'inizio della Santa Messa sembrano di più la piazza del mercato che un luogo di raccoglimento e preparazione dell'anima a incontrare Dio: non si prega , non ci si mette in ginocchio, si chiacchere e si buttano gli occhi a destra e a sinistra, non ci si confessa,e così si va a ricevere la Santa Eucaristia con il peccato, in modo sacrilego

 

Ma perchè si è scivolati così in basso. Se arriviamo a comprendere le cause forse si troverà il rimedio. Il problema in parte sta nella riforma liturgica del Vaticano secondo, che ha permesso la trasformazione della Santa Messa nella celebrazione del popolo di Dio, con l'inserimento di canti, parole, azioni e modalità di celebrazione più rivolte a favorire la partecipazione del popolo, piuttosto dell'esaltazione dell'azione di Cristo. Nel tempo è perciò venuta meno anche centralità di Gesù Cristo soprattutto la percezione della presenza reale di Gesù nella santissima Eucaristia.

 

Il protagonismo dei sacerdoti celebranti ha sostituito il clima di raccoglimento che preparava all'incontro con Cristo. Gli stessi sacerdoti hanno accantonato la cura della loro vita spirituale per darsi con tutte le loro energie alla vita pastorale, con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. IL problema sta però soprattutto nell'esempio che da il sacerdote al popolo.

 

Molti sacerdoti non si curano di avere una preparazione remota alla Santa Messa (essere in chiesa almeno trenta minuti prima dell'inizio) un raccoglimento costante sulla loro anima dove abita il Cristo, non si curano di mortificare i sensi, gli occhi, la bocca prima durante e dopo la Santa Messa e il demonio l'inganna offrendo a loro su un piatto d'argento donne e uomini mandati in chiesa dal demonio per sedurre e distrarre il prete. Molti sacerdoti non fanno scaturire dall'anima la preghiera liturgica, è solo un movimento dell'aria e senza lo Spirito si spegne subito negli orecchi nelle mente e nei cuori dei fedeli. Molti preti non si inginocchiano, non stanno in chiesa più del tempo strettamente necessario e molto altro ancora.

 

Se la causa è perciò molte volte il prete, il rimedio sta ancora in lui. Il sacerdote deve sapere che con la sua persona educa di più che con la sua parola. Se recupera una dimensione più sacra e meno mondana della sua persona e del suo comportamento aiuta il fedele a fare altrettanto. Soprattutto deve imparare in chiesa a mortificare i sensi e lavorare sulla vita interiore, per collocare il meglio di se dentro di se e metterlo a disposizione dei fedeli attraverso l'azione dello Spirito Santo. Il Padre vede nel segreto e scruta per prima cosa le anime dei consacrati. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Sabato 16 giugno 2018

Decima settimana del tempo ordinario

Mt 5, 33-35


33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». 34 Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Il vostro parlare sia si,si, no, no. Il di più viene dal

maligno

Chi può garantire della parola che una da, riguardo la verità di un fatto di una persona di un detto eo una promessa. Non bisogna chiamare Dio come garanzia. Dio non può esser garante delle nostre parole e delle nostre azioni, mentre noi dobbiamo essere garanti e testimoni della verità di Dio e della sua parola , soprattutto con la nostra condotta di vita. C'è infatti il rischio molto reale che riguardo Dio con la bocca diciamo una cosa e poi con la vita la smentiamo , anzi lo condanniamo.

 

Questo vale soprattutto per i consacrati, in modo particolare i preti. Molti di loro hanno una favella e una eloquenza elevati, ma non hanno un altrettanto tenore di vita elevato e santo. Diceva infatti Sant' Antonio di Padova: "così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, cessino le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie.

 

Con la parola possiamo facilmente ingannare. Ecco perchè il Signore è molto chiaro: "... sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.

Il di più viene dal maligno. Questo deve far riflettere molto anche la Chiesa che si serve della parola per comunicare agli uomini di oggi le verità che sono vie al cielo. A cosa corrisponde il di più che vine dal maligno? Corrisponde alla pretesa di essere superiori alla autorità della Sacra Sacra Scrittura, che è stata data da Dio per essere ascoltata e vissuta e non per essere manipolata a nostro piacimento. Chi ha orecchi intenda.

Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it