VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: settembre 2017

Lunedì 25 settembre 2017

XXV settima del tempo ordinario

Lc 8,16-18

16 Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. 17 Non c'è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. 18 Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La Luce, la lampada e il candelabro

 

Anche se oggi in quasi tutte le case del mondo c'è la corrente elettrica e la luce artificiale, il principio è sempre quello: una lampada arde perchè riceve l'energia per produrre la luce.

Riguardo la Parola di Dio questa luce consiste nello Spirito Santo, che attraverso la Parola di Dio fa ardere di amore e verità chi la possiede. Possedere la Parola significa avere un contatto continuo con essa e con lo Spirito Santo e con chi la trasmette cioè la Chiesa e la sua Tradizione portatrice nei secoli delle Verità che sono via al cielo.

 

Possedere la luce, la Parola non è solo un requisito dei chierici predicatori, è anche un requisito di ogni cristiano, di ogni cattolico. La Parola che illumina la si riceve attraverso la liturgia, la catechesi, ma anche nelle lettura personale come indica il CCC al n°133:La Chiesa "esorta con forza e insistenza tutti i fedeli... ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" ( Fil 3,8 ) con la frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo" (San Girolamo)" [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21].

 

Avere possesso della Parola significa conoscere bene la Sacra Scrittura e " navigare in essa ", per saper cogliere quel filo rosso che lega una parola con una altra, una versetto, una pagina con un altra, perchè la Parola si commenta con la Parola.

 

A commento di questa pagina di vangelo uso la Parola del salmo 118, versetto 105: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. La lampada e la luce insieme fanno una cosa sola, pur essendo cose diverse una serve l'altra: la luce da un senso alla lampada e la lampada si mette a servizio della luce, perchè splenda.

 

Gesù parla della lampada e dice che va posta su un candelabro perchè chi entra veda la luce. Il candelabro sta di solito in alto e corrisponde ad una vita elevata, santa. In questo modo la luce splende , e illumina. Chi possiede la Parola per illuminare ha più bisogna della santità che della scienza della Parola. Senza la prima anche se c'è la seconda è come mettere la lampada sotto un letto. Questa è la vita cristiana mediocre, che non permettere alla luce di splendere dalla lampada.

 

Bisogna pregare molto perchè nella Chiesa chi ha la Scienza della Parola abbia anche la santità della vita, sia un candelabro elevato in alto. Se il mondo è nelle tenebre è perchè il cristiano non illumina questo mondo con la santità e con la Parola. Sia questo l'impegno di ogni giorno. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 24 settembre 2017

XXV del tempo ordinario

Mt 20,1-16

1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4 e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5 Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7 Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».

8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11 Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12 dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

Commento di Tommaso Nuovo

I primi saranno ultimi

Non c'è pericolo Gesù non si occupa di salariati o di paghe ingiuste. Gesù non appartiene e nessun partito, non ha mai avuto nemmeno la tessera onoraria della Democrazia Cristina , ne è stato iscritto ai sindacati o ad associazioni di imprenditori. Gesù è sommamente libero. I suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie. Egli chiama tutti a lavorare nella sua vigna che è sia il mondo intero, la Chiesa, ciascuna anima in cui abita per il battesimo che ha ricevuto.

 

Una volta Gesù usciva tutte le ore a cercare operai per la sua vigna e trovava sempre qualcuno sulla piazza che attendeva di essere preso a giornata. Oggi Gesù esce e trova la piazza deserta. Non c'è nessuno che è disposto a lavorare nella sua vigna. Si è sparsa la voce che Gesù non paga come paga il mondo, egli da tutto alla fine. In più molti hanno lasciato la loro vita nella vigna, anche con una morte violenta. Intanto la vigna diventa selvatica, vi si aggirano serpenti e bestie feroci. Non si coltiva, non si vendemmia. La vigna sembra abbandonata sia da Dio come dagli uomini. Che ne sarà di questa vigna? Questo non è finale di questa parabola, ma la situazione attuale. Se Gesù non trova qui operai in mezzo a coloro che per primi hanno ricevuto il Vangelo si rivolgerà ad altri. Si collocherà su altre piazze a chiamare e chi andrà a lavorare nella vigna potrà gustarne fin da ora i frutti, anche di chi ha lavorato prima , ma non ha saputo far crescere i frutti che Dio si aspetta dalla sua vigna.

Se una volta la questa misteriosa profezia di Gesù era rivolta ad Israele ora è rivolta a noi: gli ultimi saranno i primi, i primi gli ultimi. E Gesù aggiunge: Chi ha orecchi intenda. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Sabato 23 settembre 2017

XXIV settimana del tempo ordinario

Lc 8, 4-15

 

4 Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5 «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6 Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7 Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8 Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
9 I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10 Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

11 Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12 I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13 Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14 Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15 Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

 

Commento di Tommaso Nuovo

La Parola di Gesù attende il nostro cuore.

 

Quale mistero racchiude la Parola di Gesù, tanto che Lui stesso la paragona ad un seme destinato a portare frutto ? Il mistero lo si comprende se non separiamo la Parola di Cristo da Cristo stesso. La parola di Cristo , come la parola di Dio in generale sono Cristo stesso, è Dio che si rivela e si manifesta per poter partecipare la sua vita divina. Dice così il Signore nel vangelo di Giovanni: le mie parole sono Spirito e vita ( cfr. Gv 6,63).

 

Le parole di Gesù C risto comunica Dio in chi le accoglie e danno la vita eterna in chi le mette in pratica. Gesù paragona la diffusione della parola ad un seminatore che compie una semina abbondante sugli uomini e suoi loro cuori. Gesù ce li descrive in modo che possiamo esaminare quale sia il terreno del nostro cuore e iniziare, se non lo abbiamo ancora fatto, a lavorare per renderlo produttivo.

 

La Parola di Dio attende solo questo, che togliamo sassi, rovi spine, togliamo quella durezza di cuore che è paragonabile ad una strada asfaltata o di terra battuta. Occorre chiedere la grazia a Dio di saper esaminare il nostro cuore e chiedere poi aiuto a Dio stesso, per lavorarlo. Come si ara il terreno del cuore? Lo si ara con la croce: prove sofferenze difficoltà e disagi.

A colpi di martello e scalpello come diceva Padre Pio. Se non permettiamo a Dio di lavorare il nostro cuore la sua Parola non può scendere in profondità e portare quel frutto a cui è destinata. Non è solo una metafora questa parabola del seminatore, ma è un aiuto un avviso perchè ci mettiamo all'opera e assecondiamo il lavoro di Dio. I frutti di questa semina sono certi. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 22 settembre 2017

XXIV settimana del tempo ordinario

Lc 8,1-3


1  In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici 2 e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni;3 Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Gesù serve la sua Chiesa santificandola

 

Chi era che serviva di più nel gruppo che Gesù aveva con sè? Pietro così spontaneo ed energico o qualche altro apostolo? Le donne qui citate? No! nessuno più di Gesù era al servizio di tutti giorno e notte, nella manifestazione della sua santità e nell'azione continua di santificazione di tutto il gruppo.

 

Siamo sempre dietro ad esaltare la disponibilità delle donne del seguito di Gesù e proiettarla ai nostri giorni per esaltare in modo demagogico il ruolo della donna nella Chiesa, indicando come meta una chiesa al femminile. Al di la di questo non c'è nessuno, ma proprio nessuno che oggi serve la Santa Chiesa di più di Gesù Cristo e sua Madre Santissima.

 

Tutte le vocazioni sono un servizio nella Chiesa e alla Chiesa, ma per essere tali devono essere la continuazione del servizio di amore di Gesù e di Maria.L'unica realtà che deve avere più spazio nella Chiesa non è ne la donna ne l'uomo, ma la santità della vita. Solo così la Chiesa saprà rispondere a tanti giudizi malevoli che ogni giorno si fanno sulla Chiesa a causa dei suoi figli e delle sue figlie. Bisogna domandarsi perchè a Gesù e al suo gruppo non è mai stata posta l'accusa di fare una vita indecente e indecorosa per promiscuità che la caratterizzava. Si vedeva invece che tutti cercavano di imitare il Maestro e si preoccupavano anche di non dare mai del scandalo che gli poteva nuocere. Oggi si pensa pochissimo al danno che uno scandalo può recare a Gesù e alla sua Santa Chiesa. Ognuno uomo donna, religioso religiosa laico e laica che sia ha la missione urgente di far splendere davanti al mondo la fede e l'amore in Gesù con la santità della sua vita. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Sabato 16 settembre 2017

XXIII settimana del tempo ordinario

Lc 6,43-49


43 Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. 44Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. 45 L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

46 Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico? 47 Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: 48 è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. 49 Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Gli alberi buoni e gli alberi cattivi del cuore

 

Anche il Vangelo applica il principio di non contraddizione, detto in termini semplici: una cosa non può essere e non essere la stessa cosa nello stesso istante: un asino non può essere un cavallo, come la gallina non può essere un leone. Così nel Vangelo l'uomo o è buono o è cattivo. L'uomo buono lo si riconosce dai buoni frutti che escono dal suo cuore, l'uomo cattivo lo si riconosce dai suoi cattivi frutti.

Detto questo noi siamo o buoni o cattivi non possiamo essere allo stesso tempo buoni e cattivi, eppure facciamo in noi questa esperienza, che anche San Paolo descrive: "Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c'è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio". (cfr.Rm 7, 18-25).

 

Noi siamo buoni, per la nostra origine in Dio, ma possiamo diventare cattivi. Il problema è cosa cresce nel terreno del nostro cuore, della nostra anima: l'albero buono o l'albero cattivo? Entrambi gli alberi sono presenti, bisogna vedere cosa coltiviamo con assiduità e imparare a coltivare e cogliere i frutti buoni presenti nell'anima. I frutti del peccato li coltiviamo anche senza volerlo con l'ispirazione del principe del male. I frutti della grazia di Dio li coltiviamo e li cogliamo solo in un continuo e diuturno rapporto con Dio.

 

Sembra così semplice il discorso, e in parte lo è. Il problema è che siamo attirati anche dei frutti del peccato e dopo averli gustati ne rimaniamo avvelenati, in maniera tale che continiamo a cercarli e a desiderali. Essi fanno riferimento ai sensi dell'uomo. Ecco perchè nella vita spirituale è molto importante la mortificazione dei sensi, per non alimentare gli appetiti del peccato.

 

Però ad ogni azione di mortificazione occorre mettere la controparte positiva: l'accesso ai beni spirituali, che fanno vivere l'anima e la fanno crescere nelle virtù, soprattutto nell'amore a Dio e al prossimo. Questi frutti sono spirituali e fanno capo allo Spirito Santo e ai doni di grazia con i quali riveste l'anima di vita divina. La vita del cristiano è sempre sotto il segno della grazia, che va richiesta in qualsiasi azione che si fa, anche materiale.

 

Quanto poco ci occupiamo della vita dell'anima e facilmente ci scusiamo dicendo che non abbiamo tempo. Preferiamo occuparci delle cose che passano, cercando in esse la vita, ma troviamo solo morte, unita alla consumazione del tempo, che più non ritorna.

 

Bisogna che apriamo gli occhi e ci occupiamo dell'anima, perchè sarà essa a presentarsi per prima a ricevere il premio o la condanna eterna e non ci sarà alcun appello. Favorire oggi la vita dello Spirito significa prepararci l'eternità di domani. Buona giornata tommasonuovo@yahoo.it

 

Domenica 10 settembre 2017

XXIII del tempo ordinario

Mt 18,15-20


15 Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

19 In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La correzione fraterna per la salvezza dell'anima

 

L'invito sotteso nel Vangelo di oggi è quello di avere cura gli uni degli altri, una cura, una attenzione, che mette in pratica il comandamento dell'amore. La cura riguardo alle cose materiali e certamente buona, ma occorre prestare molta attenzione anche alla cura spirituale, che dobbiamo avere gli uni gli altri. Perché cura spirituale? Perché è nell'anima di ognuno che si gioca il nostro destino eterno. Infatti deve essere questa la preoccupazione principale la salvezza dell'anima.

 

In passato si parlava molto di più della salvezza dell'anima o delle salvezza delle anime dei peccatori.

Siccome è in gioco il nostro destino eterno, ciò che partecipa è prima di tutto la nostra anima, che va incontro al giudizio particolare (CCC 1020-1021) e alla fine dei tempi si ricongiungerà al nostro corpo nel giudizio universale (CCC 1038-1041). Non possiamo trascorrere la nostra vita come l'attesa di un tram, ma dobbiamo riempirla di opere buone, di amore, occuparsi della propria anima e di quella di un altro è cosa molto gradita a Dio.

 

La correzione fraterna a voce è solo l'inizio. Essa però va applicata sempre con carità, non come occasione di rivalsa nei confronti dell’altro. Dobbiamo però essere più disposti a riceverla che a darla. Anzi dobbiamo essere sempre nella condizione di riceverla, anche quando non ci sono dei motivi validi, perché attraverso di essa può passare la correzione di Dio, la sua cura.

 

Bisogna fare in modo che sia in chi la dà, come in chi la riceve non parli l’orgoglio o la superbia. Molte volte il desiderio di correggere l’altro nasce dal fatto di aver subito un torto. Questa non è correzione fraterna, ma desiderio di rivalsa.

 

Il motivo principale della correzione fraterna sta di aver cura della sorte eterna degli altri, sia che siano vicini, sia che siano lontani. Come c’è infatti nell’umanità una solidarietà nel male,c’è anche una solidarietà nel bene. Se sappiamo che l’altro è a rischio di dannarsi l’anima non dobbiamo indulgere, o personalmente o con l’aiuto di altre persone e della Chiesa dobbiamo agire. L’ultimo appello, dopo un ennesimo rifiuto, lo dobbiamo fare a Dio Padre, che in Gesù Cristo si occupa personalmente dei pagani e dei pubblicani, come il Vangelo ha dimostrato.

 

Non dobbiamo sottovalutare la forza della preghiera di intercessione, specialmente fatta insieme, l’offerta di sacrifici, digiuni e penitenze per i peccatori. Santa Teresa di Gesù bambino da adolescente ha ottenuto la salvezza eterna di un condannato a morte. Quando abbiamo a che fare con l’anima nostra o degli altri Dio non dice mai di no. Chiediamo la grazia di avere come desiderio di salvare le anime e Dio sarà subito con noi. Buona Domenica.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Sabato 9 settembre 2017

XXII settimana del tempo ordinario

Lc 6,1-5

 

1  Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.2 Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». 3 Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? 4 Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell'offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».5 E diceva loro: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Gesù Cristo signore del sabato per un mondo buono.

 

I precetti che Dio aveva dato a Mose sul Sinai erano in vista del rapporto del popolo e quindi di ogni singolo Israelita con Dio. Ma attraverso la legge e le sue innumerevoli applicazioni in tutti campi della vita dell'uomo, veniva stabilito ciò che era o non era giusto fare. La casistica era elaborata dalle varie sentenze dei dottori della legge e dagli scribi e spesso diventava autorevole quanto al legge stessa. Perciò i farisei si mettono a criticare i discepoli di Gesù perchè nel giorno di sabato facevano un lavoro che non era prescritto. La risposta di Gesù passa attraverso un episodio della vita di Davide, quando inseguito da Saul per rifocillarsi lui e i suoi compagni mangia del pane dell'offerta che era riservato ai sacerdoti.

Il paragone di Davide usato da Gesù serve per indicare nella persona di Davide una autorità indiscussa e nella propria persona un'autorità maggiore. Gesù si presenta come il Signore del Sabato , come l'autore del Sabato. Questa affermazione basta per sconvolgere la mente di quei farisei che criticavano di discepoli e indirettamente Gesù che li lasciava fare.

 

Ma il discorso dell'autorità religiosa di Gesù e dei suoi rappresentanti da molti secoli è messo in discussione, se non scavalcato e disatteso e combattuto. Il mondo non solo legifera per le sue cose ma entra con violenza anche nelle cose di Dio, soprattutto nei campi della vita, dell'educazionedella famiglia non prendendo in minima considerazione il pensiero di Dio. Le conseguenze sono drammatiche perché non c'è una regola condivisa e accettata da tutti: quello che è bene per te è male per me.

 

Siamo nella dittatura del relativismo. Con la scusa della libertà e dei diritti della persona si giustifica ogni tipo di depravazione.
Come ridare autorevolezza alla legge di Dio, così violata e disattesa
? Prima ancora della strada della denuncia nei confronti del mondo occorre percorrere la strada della  fedeltà personale a Dio e alla sua volontà, che arricchisce di sapienza, di saggezza e di bontà la persona. Non è indifferente seguire o non seguire la legge di Dio. Obbedendo a Lui si fa del bene a se stessi e agli altri.

 

Ad ogni comandamento delle legge di Dio corrisponde una grazia, una crescita nelle virtù, nella bontà e nella capacità di comprendere e aiutare il prossimo. La legge di Dio è perciò una forza morale straordinaria a beneficio di tutti gli uomini e capace di formare i santi. La legge è un deterrente contro il male che sempre possiamo fare. La legge di Dio educa l'uomo ad essere buono. Tutte queste cose devono emerge nella vita personale di ciascuno e diventare per le opere e i fatti che producono cronaca bianca di vita e di santità che contrasta la cronaca nera che descrive un uomo cattivo e un mondo brutto. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 8 settembre 2017

Festa della Natività delle Beata Vergine Maria

Mt 1, 1-23

 

1  Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.2 Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3 Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4 Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5 Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6 Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria,
7 Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8 Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9 Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia,10 Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11 Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
12 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13 Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14 Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15 Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16 Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20 Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele
,

che significa Dio con noi.


Commento di Tommaso Nuovo

Siamo dentro una grande storia di salvezza

La genealogia presente in Matteo, ci mostra attraverso i nomi di persone, che comunque a noi rimangono anonime, che Dio scrive con gli uomini la sua storia di salvezza, che arriva fino a Gesù e da esso continua. Buoni o cattivi che siano il suo progetto è inarrestabile. Semmai viene ritardato, oppure prende un giro più largo, ma procede fino al suo compimento.

 

La cosa singolare è che la genealogia è tutta maschile tranne per la citazione di alcune donne: Tamar, Racab, Rut, viene citata indirettamente Betsabea la moglie di Uria l'Hittita, con un certo senso di pudore, dato che Davide peccò con l' adulterio e l'omicidio. Ora questa genealogia arriva a Giuseppe, ma termina con Maria: "Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo ( Mt 1,16). Questi uomini e queste donne sono parte di un disegno di Dio, in modo particolare Maria di Nazareth, di cui oggi la Chiesa celebra la sua natività.

 

Questi uomini e queste donne sono inconsapevolmente legati tra loro e conducono a Maria e a Gesù.

Ma la storia che Dio sta scrivendo non si ferma a loro, nemmeno a Gesù e Maria, ma riparte da essi, attraverso la trasmissione della vita e della fede nella generazione dei figli di Dio con l'acqua e lo Spirito Santo.

 

Il demonio attraverso l'attacco alla famiglia, al matrimonio e alla Chiesa vuole che la storia della salvezza iniziata da Dio venga interrotta a causa dell'uomo stesso. Il Demonio ha i suoi " piani pastorali", introduce figure ambigue nella storia della Chiesa, confonde le acque, mette scandali e divisioni, ma Dio non arretra un solo istante. Oggi o siamo con Dio o siamo contro Dio. Rendiamoci conto da che parte stiamo, perchè la conclusione della storia, ormai prossima, avrà risultati diversi: di gloria eterna o di dannazione eterna. Rendiamoci conto che in bene o in male facciamo parte di questa storia. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it 

Mercoledì 6 settembre 2017

XXII settimana del tempo ordinario

Lc 4, 38-44

 

 

38 Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. 39 Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
40 Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. 41 Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
42 Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. 43 Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». 44 E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Gesù medico dell'anima e del corpo

 

La pietà di Gesù per i malati è parte della sua missione e della sua vita. Gesù non si è mai negato a coloro che gli chiedevano aiuto, fossero anche lebbrosi (cfr. Lc 17,12 e seg.). Guarire i malati è un mandato esplicito consegnato ai discepoli nella prima missione (cfr.Mt 10,8).

 

Però è troppo poco dire che Gesù ci ha insegnato a fare altrettanto. Gesù non solo ci ha insegnato di occuparci dei malati, ma Lui stesso continua ad agire per la salute e la salvezza dell'anima e del corpo dell'uomo. Non dobbiamo pensare che la missione di Gesù Cristo sia terminata il giorno della sua ascensione al cielo. Lo ha detto Lui stesso " io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo ( cfr. Mt 28,20).

 

Permettiamo a Gesù di stare vicino ai malati e aiutarli, portandolo presso di loro con la nostra fede e la nostra preghiera. E' davvero bello e consolante vedere che in ospedali, case di riposo, hospice ci sono chiese e anche sacerdoti, aiutati da suore e laici, che visitano i malati e amministrano i sacramenti e benedicono, garantendo che Gesù continui la sua missione nell'anima e nel corpo del malato.

 

Qualche volta la preghiera e la benedizione dei sacramenti porta dei benefici anche fisici, se non vere e proprie guarigioni. Il più delle volte si permette a Gesù di lavorare nel segreto dell'anima dell'ammalato, preparandolo alla vita eterna. E' molto importante che anche gli operatori sanitari valorizzino al massimo la dimensione religiosa dell'ammalato e li accostino con amore e con fede, riconoscendo gli ammalati non solo come persone bisognose di cure, ma riconoscendo in esse Cristo stesso.

 

Dove non si permette a Cristo e alla Chiesa di esser vicino agli ammalati e lo si allontana dalla sanità di un paese o nazione ecco apparire le forme più contraddittorie di sanità, che hanno come medicina la morte: aborto praticato fino alle ultime settimane di gestazione, fecondazione in vitro con eliminazione di ovuli, analisi prenatale per eliminare chi ha la sindrome di Down ( vedi l'Islanda); eutanasia come aiuto al suicidio e poi maltrattamenti verso gli anziani, mala sanità di ogni tipo. Non basta l'efficenza, l'organizzazione e la professionalità. Senza un etica cristiana della vita e un amore reale verso chi soffre, si scambiano le medicine con terapie di morte. Gesù non ha mai dato la morte a nessuno, ha dato Lui stesso la sua persona alla morte, perchè noi avessimo la vita, questa è la medicina di Gesù, anche per il nostro tempo.

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it