VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: ottobre 2017

Sabato 28 ottobre 2017

Festa degli apostoli Simone e Giuda Taddeo

Lc 6,12-15

 

12 In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. 13 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli:14 Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15 Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16 Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

 

 

Commento di Tommaso Nuovo

Anche noi siamo apostoli

 

Gesù ha scelto i dodici apostoli dopo una notte di preghiera. Non sorvoliamo questo particolare, perchè la preghiera di Gesù è stata ed è l'anima della sua missione e della missione della Chiesa. Cosa è successo in quella notte? Lo possiamo solo immaginare? Il Padre ha presentato il suo progetto, la sua volontà di costituire un nuovo Israele di Dio e gli ha fatto vedere la Santa Chiesa nel suo sorgere e nel suo sviluppo nella storia. Poi gli ha mostrato con quali uomini iniziare, compreso Giuda, per dimostrare che a Giuda da tutte le possibilità per abbandonare il suo tragico progettoInfine nel mezzo della notte il dialogo è diventato più intimo e d'amore: il Padre verso il Figlio e il Figlio verso il Padre.

 

Ma in quei dodici nuovi patriarchi ci siamo anche noi, se consideriamo non solo di essere dei credenti in Cristo, ma membri del suo corpo che è la Chiesa, investiti anche noi del dono dell'apostolicità, cioè di essere mandati a nome di Gesù Cristo nel mondo a far conoscere Gesù Cristo e a vivere il Vangelo.

 

Come Pietro e gli altri anche io sono apostolo investito dello Spirito e con gli stessi doni di grazia. Solo che facilmente rifiutiamo questa identità che ci viene dal battesimo e poi dalla Santa Cresima, per assumere un cristianesimo di comodo, che lascia spazio alla dottrina del mondo, centrata sul consumo e sul godere dei sensi e non sulla santificazione del corpo e dell'anima.

 

Come la tragica persona di Giuda il traditore è sempre citata nel gruppo dei dodici, così è presente oggi nella Chiesa a tutti livelli: in Vaticano come nelle Chiese più periferiche del mondo (periferiche in relazione al Vaticano) . Siamo tutti sempre pronti a tradire Gesù. Chi invece si tira fuori e dice che non lo rinnegherà mai, è il primo a farlo.

 

Oggi Gesù Cristo ha più nemici nella Chiesa che fuori. Se qualcuno pensa di riformare la Chiesa senza convertire se stesso si comporta da nemico di Cristo, come dice il salmo: Anche l'amico in cui confidavo, che con me divideva il pane, contro di me alza il suo piede (Sal 41,10).

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Giovedì 26 ottobre 2017

XIX settimana del tempo ordinario

Lc 12,49-53

 

 

 

49 Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. 52 D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Il tempo della decisione:con Dio o contro Dio.

 

Gesù, di quale fuoco parla? Quale fuoco vuole gettare sulla terra e tanto desidera che venga acceso? Perchè Gesù stesso dichiara che non è venuto a portare la pace sulla terra, ma la divisione?

Senza ombra di dubbio il fuoco è lo Spirito Santo, l'unico che può fondere, unire l'umanità nell'amore , facendo superare le divisioni provocate dall'odio e dall'egoismo.

 

Ma la divisione che è venuto a portare Gesù non è simile a quella umana, ma è il frutto della decisione: con Lui o contro di Lui. Perciò in un stessa famiglia ci sarà chi crederà e chi non crederà, chi deciderà di seguire Gesù e chi invece gli sarà contrario. Anche i legami intimi e familiari saranno stravolti. Ma è cosa buona questa? Non è politicamente scorretto quello che Gesù dice? Non sarebbe meglio lasciare da parte le dispute sulla fede e anche la fede stessa e vivere tutti in santa pace, ognuno credendo e vivendo come vuole? No! E' meglio essere contro gli uomini, che essere contro Dio. E' meglio subire la condanna e la derisione degli uomini, piuttosto di ricevere la condanna di Dio. Ecco perchè Gesù allude, dicendo del battesimo che deve ricevere, alla croce. Chi si vergogna di essere cristiano e cerca una falsa pace va a toccare e a togliere questo segno, testimonianza dell'amore supremo di Dio per l'uomo.

 

Anche nel dialogo interreligioso con l'Islam il credente in Gesù Cristo non può far a meno del crocifisso. Gesù è una cosa sola con il Padre ed è chiamato crocifisso perchè è una cosa sola anche con la croce.

E' veramente una cosa da stupidi togliere il crocifisso per compiacere i mussulmani, che non credono che Gesù è Figlio di Dio. Senza Gesù, senza la croce nessuno è salvo , nemmeno chi pensa di credere, ma lo rinnega. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Mercoledì 25 ottobre 2017

XIX settimana del tempo ordinario

Lc 12, 39-48

 

39 Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40 Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
41 Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42 Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43 Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44 Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45 Ma se quel servo dicesse in cuor suo: «Il mio padrone tarda a venire» e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46 il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. 
47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Vegliare e attendere Dio

 

L'atteggiamento di fondo che precede e accompagna sempre la vita cristiana e l'attesa di Dio e della sua grazia. Questo è il vegliare del cristiano, perchè Dio è sempre alla porta e bussa , come alla porta dell'anima è il Demonio,che non bussa , non si fa sentire, manda invece richiami di morte, invitandoci al peccato. Gesù viene verso di noi ma noi siamo tanto distratti e occupati da non accorgerci della sua presenza e dei suoi aiuti. Il ladro di anime che è il demonio è sempre alla lavoro per rubare anime a Dio e portarle all'inferno, chissà perchè siamo sempre pronti ad ascoltarlo.

 

Ecco perchè Gesù risponde a Pietro, che gli chiede per chi è questa parabola, con un altra parabola. L'amministratore fidato che il padrone ha messo a capo della servitù non per fare violenza su di essa , ma per accudirla, è Colui che è si occupa della servitù per dare la razione di cibo spirituale, che serve per servire il Divino padrone. Questo è il compito di chi messo a presiedere i servi. I servi non mangiano ne paglia ne segatura, ne aria fritta. I servi per servire degnamente il padrone assente hanno bisogno di vero cibo cibo: la Santa Eucaristia e la Parola di Dio offerti in abbondanza e con mani sante.

 

Chi non avrà fatto la volontà del Padrone, che vuole che i suoi servi siano nutriti, subirà le percosse di chi una volta applaudiva e poi si è rivoltato contro. La storia va così , quando si esce dalla volontà di Dio non c'è da spettarsi nulla di buono. Attendiamo Dio nella nostra vita con desiderio, con fede, con timore e tremore. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Lunedì 23 ottobre 2017

XIX settimana del tempo ordinario

Lc 12, 13-21

 

13 Un uomo della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». 14 Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15 E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

16 Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. 17 Egli ragionava tra sé: «Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? 18 Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19 Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!». 20 Ma Dio gli disse: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?». 21 Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Accumulare per se

La questione del accumulo delle ricchezze, trattata in questa parabola, non interessa solo i ricchi ma riguarda tutti, perché facilmente il nostro cuore si attacca a cose o a persone, anche a noi stessi, tanto da far percepire che la vita dipende dai beni o dalle persone che " possediamo". Metto anche le persone tra ciò che possediamo anche, perché le relazioni affettive portano il cuore quasi percepire l'altro come un possesso esclusivo, da disporre a piacimento. Questo è uno dei motivi di tante tragedie nel rapporto uomo e donna: il possesso esclusivo dell'altro.

 

Gesù prima di raccontare la parabola del ricco stolto, mette in guardia dalla cupidigia: " tenetevi lontani da ogni cupidigia e spiega il perchè: " anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede. La cupidigia è il desiderio disordinato delle cose e può prendere tutti se non aiutiamo il nostro cuore a desiderare ciò che è il nostro vero bene in modo particolare a desiderare Dio. Questa parabola ci parla del sogno segreto di tutti noi: avere tutto, specialmente i soldi in abbondanza, per tutta la vita. Questo sogno diventa il titolo di lotterie come questa:" Turista per sempre." Questo sogno molti lo perseguono in modo lecito e illecito, sia lavorando in instancabilmente o trattando affari per avere vantaggi economici, ma anche in modo illecito attraverso la delinquenza e con guadagni iniqui. Gesù rivela che è da stolti vivere accumulando per consumare a piacimento beni e risorse, tanto da vivere da per essi. Certamente con la nostra mentalità di consumo fa comodo avere ciò che serve in ogni momento, specialmente nelle emergenze. Ma una cosa è il risparmio, frutto di sacrifici, altro è invece accumulare collocando in esso il cuore.

 

Gesù ci da due indicazioni molto importanti: la vita non ci appartiene e va restituita a Dio. Arricchire davanti a Dio è vera sapienza, è vivere secondo il Vangelo. In questo modo anche la povertà può far parte della nostra vita, come scelta e non solo come accadimento. Fare una generosa elemosina, far parte dei nostri beni a chi non possiede nulla, vivere una vita virtuosa e santa , che prepara il premio celeste è arricchirsi davanti a Dio.

Molti santi hanno vissuto la loro vita nella piena spogliazione e nel dono di se, facendo posto alla provvidenza, aspirando con tutte le forze al premio celeste.

 

Spesso una persona ricca e famosa è inseguita dal demone della infelicità, che si cronicizza fino ad atti estremi, perché la vita diventa insopportabile: a che serve guadagnare il mondo se poi si perde la propria anima? Per chi lo vuole capire il vangelo del ricco stolto è una vera pagina di vita.

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Venerdì 20 ottobre 2017

XXVIII settimana del tempo ordinario

Lc 12, 1-3

 

 


1  Intanto si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia.2 Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. 3 Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
4 Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. 5 Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. 6 Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. 7 Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!

 

Commento di Tommaso Nuovo

il grande male dell'ipocrisia

 

Dobbiamo fare di tutto per non impastare la nostra vita di fede con l'ipocrisia, cioè apparire quello che non siamo e nasconderci davanti a Dio, come se non ci vedesse. Questo vale anche nella vita spirituale. Nessuno può ingannare Dio, perciò è buona cosa presentarci sempre davanti a Dio riconoscendo il nostro peccato e la nostra miseria, confessandoli dentro di noi e in confessionale, per ricevere la grazia di far apparire nelle nostre azioni, pensieri, parole e la persona di Gesù.

 

Il peccato che facciamo non rimane nascosto, lo stesso demonio si preoccupa di farlo apparire in noi di scoprirlo, anche dopo anni, quando meno ce lo aspettiamo. Dobbiamo anticipare il Demonio, riconoscendo il nostro peccato. In cambio del nostro peccato riceviamo da Dio la sua grazia, se lo confessiamo e lo abbandoniamo.

 

Se pratichiamo l'ipocrisia ci viene tolto anche il coraggio della testimonianza e non riusciamo ad affrontare le prove e le persecuzioni,condizione normale di ogni cristiano. Il coraggio con cui i martiri affrontano la prova del martirio viene dalla loro fede sincera, che li carica di grazia, di santità e di fortezza davanti a Dio e davanti agli uomini. I carnefici spesso si sono stupiti del coraggio del martire, come ad esempio il coraggio dei Gesuiti martiri canadesi. Molte volte però si teme di più l'uomo che Dio, perciò la grazia non ci è di aiuto, perché cerchiamo nell'uomo la salvezza, il soccorso e non attendiamo da Dio. Dobbiamo lavorare molto sulla sincerità della nostra fede, l'ipocrisia è dopo il diavolo il secondo suo nemico. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Mercoledì 18 ottobre 2017

Festa di San Luca evangelista

Lc 10, 1-9

 

1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2 Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3 Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4 non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5 In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». 6 Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. 8 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9 guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Portare il Vangelo dalla lettera alla vita.

Oggi è la festa di San Luca evangelista, autore del omonimo Vangelo e degli Atti degli apostoli. Al di là di ogni studio esegetico sull'autore e di ogni considerazione accademica,è stato senza dubbio mosso o ispirato da Dio a compiere un tale opera, per il semplice fatto che riguardava espressamente il Figlio di Dio e la sua missione in mezzo a noi. La necessità dell'ispirazione è evidente, perché in qualsiasi opera dell'uomo rimane l'impronta dell'autore, nel Vangelo secondo Luca emerge l'impronta di Dio, perché tutto è orientato alla manifestazione e conoscenza della persona, dell'opera e della parola del Figlio di Dio.

 

Chi cerca Dio, la sua volontà e la sua voce, la trova nei Vangeli. Chi cerca qualcosa di altro nei Vangeli vede sparire la persona di Dio. Il Vangelo ci serve per scoprire e incontrare Dio in Gesù Cristo e il nostro destino eterno.

 

Il Vangelo non è un semplice scritto, non è lettera morta che attende di essere proclamata, è invece vivo e si incarna in tutti coloro che lo accolgono con fede. Non siamo noi a voler vivere secondo il Vangelo come se fosse una nostra libera scelta, ma è il Vangelo che una volta accolto da forma alla vita di chi crede. Se questo non avviene è perché o non lo si è accolto o si è fatta una lettura superficiale di esso.

 

È' necessario perciò l'ascolto, la lettura quotidiana, la meditazione e la contemplazione. Uno dice ma quando trovo il tempo? Certamente ogni strato di vita ha il suo modo di accostare e accogliere il Vangelo, quello che tutti possono fare e avere è la "memoria del Vangelo", mentale, visiva e uditiva, che permette di avere sempre presente la parola di Gesù, per essere guidati da essa nelle vicende della vita.

 

Il Vangelo poi va letto e meditato attraverso il testo scritto della Sacra Scrittura, ogni altro ausilio, specialmente informatico è utile, ma non passa lo Spirito quanto il testo Scritto. Poi occorre anche provare a scrivere là proprie osservazioni e le meditazioni, che diventano altrettanto materiale di riflessione e di studio. Insomma il Vangelo è come un forziere pieno di oro e di pietre preziose, chi sa custodirlo e accrescerlo ha un tesoro immenso, che arricchisce la propria vita senza temere ladri. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it 

Lunedì 16 ottobre 2017

XXVIII settimana del tempo ordinario

Lc 11,29-32

 

29 Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. 30 Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. 31 Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. 32 Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Ecco, qui vi è uno più grande di Giona

 

Sono parole pesanti, queste parole che Gesù rivolge a quella generazione, che lo aveva nelle sue piazze a predicare. Queste parole però devono arrivare anche a noi, con la stessa forza. La nostra generazione è più che malvagia, forse pessima. Questo non è un giudizio di condanna, ma una avviso salutare per prendere coscienza dei doni di grazia che scendono dal cielo come un torrente in piena e vengono spesso ignorati. Duemila anni di cristianesimo sono una ricchezza immensa per il mondo.

 

Questi due millenni cristiani hanno visto la continuazione della missione di Gesù sulla terra, attraverso la Chiesa, la quale nonostante gli uomini e le loro divisioni, cammina nella storia senza aver esaurito la spinta iniziale, anzi con più coraggio e consapevolezza della sua missione.

 

Quello che fa impressione è che il mondo in genere non riesce ad andare al di là di quello che la Chiesa e i cristiani mostrano di se, non riesce a vedere e riconoscere nella Chiesa la voce e la presenza di Dio. Certo la credibilità della Chiesa è stata macchiata da tanti suoi figli, ma questo non basta a togliere da essa la sua veste divina.

 

La questione è legata alla santità dei suoi figli, che ha lo scopo di rendere presente quel di più di Giona e di Salomone che è presente nella Chiesa: Gesù Cristo. La continuità tra la Chiesa e Gesù Cristo deve essere la preoccupazione dei pastori come dei fedeli, altrimenti giochiamo al cristianesimo, ci prendiamo gioco di Dio, scherziamo con le cose sacre e buttiamo perle ai porci.

 

 

Provate a vedere quando su i social si commenta una notizia sulla Chiesa, specie se negativa, si usano parole durissime come dei macigni, con un disprezzo che non ha misura. Gesù non vuole la condanna di nessuno, ma che tutti possono salvarsi e la Chiesa, ciascuno di noi, è lo strumento per far giungere gli uomini la conoscenza dell'amore di Dio e la salvezza. Preoccuparsi per la nostra santità significa preoccuparsi per la santità della Chiesa e della sua missione nel mondo. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 15 ottobre 2017

XXVIII del tempo ordinario

Mt 22, 1-15

 

1 Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2 «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4 Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». 5 Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6 altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7 Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8 Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». 10 Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11 Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. 12 Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?». Quello ammutolì. 13 Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». 14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Il terzo e ultimo invito alle nozze

 

Dicono che Gesù non ha mai parlato esplicitamente del paradiso, eppure cerca in tutti i modi di attiraci verso di esso, perché sa benissimo che noi siamo capaci di dire di no, anche al paradiso.

 

Questa parabola detta degli invitati al banchetto di nozze, sarebbe meglio chiamarla dei tre inviti alla festa di nozze. Si perché il re, figura di Dio, solo al terzo tentativo ha la sala piena. Qui non si dice il motivo del primo e del secondo rifiuto, ma i primi due tentativi, se collocati nella storia di Israele dicono quello che è avvenuto con Mose e con i profeti. Gli Ebrei fin dei conti non hanno creduto a Dio e alla sua offerta di salvezza. Ma la sala del banchetto è destinata comunque a riempirsi di commensali " buoni e cattivi" .

 

Non dobbiamo pensare che questa parabola sia rivolta solo agli ebrei e parli solo del rifiuto di Israele, proclamata per noi oggi parla del nostro rifiuto di credere alla vita eterna, al paradiso, per vivere solo di questa vita e per questa vita. Non ci basta una vita per godere a pieno di quello che ci offre l'esistenza e per questo motivo siamo destinati alla vita eterna, ma per potervi accedere occorre la fede e credere in Gesù Cristo morto e risorto. L'abito nuziale in fin dei conti non è un abito da portare ma è la nostra adesione a Gesù Cristo, senza la quale non è possibile accedere alla vita eterna. Quel l'uomo legato mani e piedi e gettato fuori dalla sala del banchetto significa che se non saremo trovati nelle condizioni richieste dopo la terza chiamata, non ci sarà più possibile fare nulla.

 

Poi l'ultimo è drammatico avvertimento: molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti, non significa sono pochi quelli che si salveranno, ma che tutti siamo nella condizione di rifiutare la vita eterna e perciò di essere gettati fuori dal regno. Certamente sembra inspiegabile questo rifiuto, ma è solo una questione di fede, di credere agli inviti di Dio e hai suoi servi che sono mandati per chiamare alla nozze del Figlio del Re, del Figlio di Dio.

 

 

Qui non viene considerato il problema della credibilità dei servi mandati a chiamare tutti alla festa di nozze. Messaggio e messaggero sono chiamati ad essere una cosa sola, come può essere credibile chi annuncia la vita eterna e poi vive al modo del mondo, più occupato delle cose, delle persone che di Dio? Questo è il tempo del terzo invito alle nozze, non disprezziamo il suo invito e troviamoci vestiti in modo da poter entrare e stare nella sala del banchetto di nozze. Buona domenica. tommasonuovo@yahoo.it

Sabato 14 ottobre 2017

XXVII settimana del tempo ordinario

Lc 11,27-28

 

27 Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». 28 Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Bisogna rinascere dall'alto

 

C'è una maternità carnale di Gesù ed è quella di sua Madre Maria, ma c'è anche da scoprire un altra maternità di Gesù, nella quale Gesù viene generato nello spirito dell'uomo, perché anche l'uomo rinasca nello spirito di Dio: " in verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio. ( cfr. Gv 3,3). Nascere dall'alto significa far seguire alla nascita dal basso, quella naturale, quella soprannaturale, che non avviene in modo automatico, ma con la partecipazione è attiva dell'uomo. Nascere in questo mondo necessità del consenso e della volontà di un uomo e di una donna, nascere nel regno di Dio avviene per la volontà di Dio e dell'uomo.

Dio mette lo Spirito Santo, ma cosa ci mette l'uomo? La grazia di Dio ha bisogno che l'anima sia piena di Dio e si riempie con i Sacramenti e l'ascolto della sua Parola, unita ad una vita, quella dei comandamenti, che è la prova del l'inizio della nostra rinascita in Dio.

 

Ma ci sono ulteriori condizioni. Occorre sempre rafforzare la nostra volontà di perseguire questo fine per la vita. Occorre che le nostre azioni, i nostri pensieri, i nostri desideri si volgano a questo fine. Occorre che pur vivendo in mezzo agli uomini, nella carità più sincera evitiamo amicizie orientate verso il basso. Tutti subiamo la legge della gravità in relazione al peccato. Oggi giorno è però difficile trovare sante amicizie. Dietro ad un amico o ad un amica si può sempre nascondere un diavolo.

 

Oggi poco possiamo fidarci degli uomini. Allora per non correre nel pericolo di stare da soli, occorre stringere legami forti con gli angeli e i santi, che sono più vivi e generosi di molti amiche e amici. Non significa allora che non sia possibile una amicizia umana, ma occorre molta prudenza specialmente tra uomo e donna.

 

Oggi però per il dilagare del vizio contro natura e buona cosa anche praticare la prudenza tra persone dello stesso sesso. Massima prudenza per chi poi ha fatto voto di castità , perché il diavolo ha sempre pronto per lui occasioni e tentazioni. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Mercoledì 11 ottobre 2017
XVII settimana del tempo ordinario
Lc 11,1-4

1 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4 e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Commento di Tommaso Nuovo
Quando pregate dite...

La preghiera per Gesù è con l’aria per noi. Dico questo perchè la vita che Gesù viveva nella carne era la stessa che viveva nel seno del Padre, cioè una continua comunicazione tra il Padre e il Figlio che diventa amore personale e quindi una persona concreta: lo Spirito Santo.

 

Gesù come Figlio di Dio vive la sua vita di Figlio dell’uomo attraverso la preghiera: di giorno e di notte. Questa è la prima testimonianza della sua vita di uomo, che precede , accompagna e segue il suo ministero. Egli è sempre in continuo dialogo con il Padre, perché vive nel Padre: “ io è il padre siamo una cosa sola ( Gv ).

 

Sembra che Gesù al posto di insegnare a pregare abbia detto ai suoi discepoli solo una preghiera da recitare, ma non è così. In Lui l’atto di pregare e la preghiera diventano una cosa sola e così indicando ai suoi discepoli la preghiera del Padre nostro mostra nella sua persona come pregare.

 

Gesù poteva dire loro solo quale preghiera recitare, ma ha fatto di più, ha mostrato a loro come pregare, chi pregare, e quale contenuto mettere nel pregare. Noi pensiamo  che abbiamo solo una vita materiale che si sostiene perché respiriamo,  mangiamo e beviamo,  poco consideriamo che abbiamo una vita nell’anima, che vive della propria unione con Dio.

 

La preghiera è la strada per  conoscere la nostra vita interiore e per stare in unione e comunione con Dio. Se facciamo attenzione alla preghiera del Padre nostro ci rivela l’identità di Dio, cosa vuole da noi e cosa possiamo chiedere con certezza. Ma nella preghiera con il Padre c’è spazio per tutto l’uomo è per tutta la sua vita. Saper come stare  davanti al Padre significa anche per noi vivere nel Padre e attendere da Lui quello che è bene e ci serve nella vita, in vista di un nostro pieno e duraturo stare con Lui. 

 

L’orizzonte della preghiera non è questa vita, ma la vita eterna. Chi prega come Gesù e con  Gesù non può che sperare che venga presto l’incontro con il Padre. Dobbiamo però trovare i modi e tempi più adatti per la nostra preghiere, sia quella personale come quella liturgica e comunitaria. Non là si improvvisa, ma la si coltiva assiduamente, perché porti frutti di conversione e di carità. Come la preghiera ci apre a Dio così ci apre al prossimo, ci rende figli e fratelli non estranei e indifferenti gli uni gli altri. L’orizzonte celeste e l'orizzonte mondano sono i fini inseparabile della preghiera e anche ciò che la rende vera.  La vita mistica deve portare all’uomo, come la vita di carità a Dio. Quando preghiamo perciò non dobbiamo staccare gli occhi della mente da Gesù e dalla sua preghiera. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica ottobre 2017

XXVII del tempo ordinario

Mt 21,33-43

 

33 Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.34 Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto.35 Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono.36 Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». 38 Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!».39 Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.40 Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41 Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 
42 E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d'angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43 Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.

 

Commento di Tommaso Nuovo

La parabola dei vignaioli omicidi: un monito per la Chiesa di oggi.

 

La parabola dei vignaioli omicidi è la terza parabola ambientata nella vigna che si legge nel Vangelo di Matteo. Questa parabola è il giudizio finale sulla storia di Israele: " Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti(v.43). Questa parabola nel suo finale annuncia la nascita di un nuovo popolo, chiamato a produrre quei frutti che il padrone della vigna, cioè Dio, si aspetta.

 

Bisogna domandarsi se questa parabola è rivolta anche ai principi dei sacerdoti e agli anziani di oggi e a tutto il popolo ai cui è stato affidato nuovamente il regno di Dio, dopo il fallimento di Israele.

 

Certamente è rivolta anche a noi per aiutarci a capire che siamo sempre nella possibilità che Dio ci tolga il regno e lo affidi ad altri.

 

Il regno di Dio, cioè il Vangelo, la fede in passato è stato consegnato alle genti, in modo particolare ai popoli europei, per portarlo in tutti continenti. Oggi il Vangelo è diffuso e presente in tutti i continenti della terra, ma il popolo che lo ha avuto per primo , dopo Israele, ora lo ha rifiutato e inselvatichito. Dice il profeta Isaia:Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?( Is 5,2c).

 

Il rischio che ci venga tolto il regno di Dio è concreto, oggi più di ieri. La violenza, l'ingiustizia, la negazione di Dio sono presenti nella nostra vita. A tutti livelli Dio si aspetta la santità e non si trova: a livelli di popoli, come dice il salmo: beato il popolo di cui Dio è il Signore.

 

A livello di Chiesa:la santità non corrisponde al esiguo numero di santi e beati proclamati in un anno, ma deve essere il biglietto di visita della Chiesa. Invece anche la Chiesa soffre a causa di molti suoi figli e figlie, che scambiano la santità con il protagonismo personale e hanno una morale che non è certamente quella dei comandamenti, schiacciati e sostituiti con i comandamenti del mondo. Dio ha diritto di riscuotere da tutti e da ciascuno frutti di santità, e noi abbiamo il dovere di produrli. La Chiesa si presenta oggi al cospetto di Dio e del mondo ferita , umiliata e disprezzata. La credibilità che offre oggi è molto bassa, eppure dovrebbe presentare al mondo i frutti della vigna di Dio, ma questi frutti di santità non ci sono.

 

 

A quale popolo Dio potrebbe dare oggi io suo regno?Dio non lo darebbe a nessuno popolo etnico, anche se qualche popolo se lo meriterebbe. A Dio bastano due persone per fare un popolo. Il popolo di Dio, a cui continuamente Dio passa il regno, è fatto di santi ed è in crescita, anche se oggi patisce per gli scandali dei suoi figli e vive nascosto, lontano da palcoscenici, anche ecclesiali. Questa parabola dei vignaioli omicidi rimane comunque un monito attuale soprattutto per la santa Chiesa di oggi, per i suoi principi e i suoi anziani. Buona domenica. tommasonuovo@yahoo.it

 

 Parable of the two sons. 2012. Canvas, oil. 70 x 100. Artist A.N. Mironov
Parable of the two sons. 2012. Canvas, oil. 70 x 100. Artist A.N. Mironov

Domenica 1 ottobre 2017

XXVI del tempo ordinario

Mt 21, 28-32


28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». 29 Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò. 30 Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: «Sì, signore». Ma non vi andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Un Padre e i suoi due figli.

 

Questa parabola che Gesù ha raccontato per i principi dei

sacerdoti e per gli anziani del popolo, ora è detta a noi personalmente, perchè possiamo vedere quale è la nostra situazione di cristiani e cattolici difronte all'invito di Dio Padre di occuparci della nostra salvezza, cioè coltivare, custodire e far fruttificare la vigna di Dio, simbolo dell'anima, della Chiesa e del mondo. Oggi ci troviamo difronte alla situazione che tutti fanno i propri interessi , nessuno fa gli interessi di Cristo: ecco i due figli, che ci mostrano come siamo.

 

Siamo cristiani che dicono subito di si a Dio, ma è un no mascherato da si.A Dio gli riserviamo il tempo un pò risicato di una Santa Messa alla domenica, sempre se non ho altro di meglio da fare. Prima vengono i nostri interessi, passioni, comodità, vizi o anche le nostre preoccupazioni, idee e pensieri e tutto ciò che è politicamente corretto secondo l'ideologia del mondo In più vogliamo che sia Dio a fare quello che gli chiediamo, fino ad arrivare agli eccessi (ma anche ai cessi) di San Petronio a Bologna.

 

Siamo anche quei figli che dicono no a Dio, perchè non ci va bene quello che ci chiede di fare, vogliamo la nostra libertà di decisione, di pensiero e di azione. Così il mondo si è riempito di tanti no a Dio che hanno preso forma di leggi, usi e costumi , che prendono tutti il nome di diritti dell'individuo e sono chiamati anche conquiste di civiltà. Ma stranamente sono proprio quelli che dicono no a Dio in modo pubblico e noto che si pentono e vanno a lavorare nella vigna di Dio. Non sono certamente migliori degli altri ma è più facile che su di loro la grazia di Dio prenda il sopravvento e li travolga nel fiume del suo amore misericordioso.

 

Quanto tempo ha impiegato il primo figlio, quello del no a pentirsi? Qualche istante, come una vita intera: un anno due, anni, cinque, dieci venti, trent'anni. Anche se la pedagogia di Dio è quella di attendere, il nostro tempo è misurato e soprattutto breve. Cosa aspettiamo a cambiare il nostro no a Dio in un si chiaro e definitivo? Aspettiamo l'ultimo minuto?. Perchè andiamo avanti a dire tanti si a Dio e poi lo inganniamo facendo la nostra, non la sua volontà. Cosa aspettiamo ad andare a lavorare nella sua vigna che ci riserva dopo una breve fatica una vendemmia eterna? Chiediamo la grazia di Dio per pentirci ed impariamo a ragionare e ad avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Buona domenica. tommasonuovo@yahoo.it