Viaggio spirituale di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: novembre 2017

Lunedì 27 novembre 2017

XXXIV settimana del tempo ordinario

Lc 21, 1-4

 

1  Alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 2 Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, 3 e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. 4 Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Il tesoro della vedova

Il tesoro del tempio di Gerusalemme era costituito da offerte volontarie, che gli ebrei facevano ogni volta che si recavano al tempio per il culto. Queste offerte servivano per la manutenzione del tempio, per il vitto dei sacerdoti e per assistere i poveri.

 

Gesù è davanti a questo tesoro e si ferma ad osservare non solo quanto uno offre, ma cosa ha nel cuore quando fa l'offerta. Gesù non loda i ricchi, che danno abbondanti offerte provenienti dal loro superfluo, ma loda una vedova, povera, che da tutto quanto aveva per vivere. Cosa c'è dietro il gesto così generoso di questa donna, che mette in ombra la presunta generosità dei ricchi?

 

Ci sono delle persone, magari che conosciamo anche personalmente, che sono generose di natura e anche fuori misura. Questa generosità molte volte scaturisce da una fede altrettanto generosa nei confronti di Dio, che riconosce di ricevere tutto da Dio e perciò da tutto a Dio, confidando sempre in Lui. In questo "tutto" che si offre a Dio non ci sono soltanto i nostri beni, a cui spesso siamo morbosamente attaccati, ma c'è la persona stessa che da tutta se stessa a Dio. Così nella piccola offerta della vedova povera c'è lei stessa, come se mettesse se stessa nel tesoro del tempio. Mentre i ricchi non hanno offerto nulla di se stessi la vedovasi è offerta tutta a Dio.

 

Perchè siamo così ingrati nei confronti di Dio e ritiriamo la mano con cui possiamo offrire a Dio? Oltre per la mancanza di fede, non conosciamo l'onnipotenza di Dio e la sua volontà di soccorrerci in ogni situazione, anche in quelle economiche. Ci fidiamo poco di Dio, pensiamo che Lui ci chiede tutto e poi non da nulla. Quando invece è Lui che ci da tutto, mentre per Lui noi diamo solo delle spilorcerie. Mettiamoci alla prova per capire e sperimentare quanto Dio è potente e quanto ci può soccorrere.

 

Dobbiamo pensare e credere certamente che questa vedova, tornata a casa sua ha trovato da parte di Dio cento volte tanto, per aver dato tutto quanto aveva per vivere. Dio sa essere riconoscente anche per un piccolo gesto, fatto con sincerità di cuore.

 

Iniziamo a ringraziare Dio per quanto ci ha dato e offriamo con gioia noi stessi a Lui. Nulla va perso di quello che collocheremo nel tesoro di Dio. Così l'obolo della vedova è diventato il tesoro di Dio e il tesoro di Dio è diventato il tesoro delle vedova. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Venerdì 24 novembre 2017

XXXIII settimana del tempo ordinario

Lc 19,45-48

 

45 Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, 46 dicendo loro: «Sta scritto:

La mia casa sarà casa di preghiera.
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

47 Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; 48 ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo.

 

Commento di Tommaso Nuovo

La mia casa sarà casa di preghiera.

 

Non dobbiamo nasconderci dietro un dito, come se il Vangelo di oggi non ci riguarda. Se il Vangelo non parla a noi e di noi , a chi parla?

 

Gesù scacciando i venditori del tempio di Gerusalemme, ha ridato al tempio il suo significato e il suo ruolo: è la casa di Dio e luogo di preghiera. Questa azione di Cristo e le sue parole ci permettono di verificare e giudicare se le nostre chiese sono case di Dio e case di preghiera.

 

Oggi in chiesa non si vendono certamente buoi, pecore e colombe e non ci sono i cambiavalute. Oggi si usa della Casa di Dio per vendere se stessi, le proprie idee, la propria immagine e qualche volta per mettere in mostra il proprio corpo. Questo vale soprattutto per le donne, certamente non tutte, ma quando una donna si veste per andare in Chiesa non rinuncia a quel poco di seduzione che riesce sempre a collocare nel vestito o nella capigliature e ciò non solo in vista di piacere a se stesse, ma anche in vista di piacere agli altri, qualche volta anche al prete. Nessuno dice questo cosa, perchè sembra una cosa normale che una si veste bene per andare in Chiesa,non tenendo conto però che oggi la moda e l'eleganza vanno a braccetto con la sensualità e la lussuria e così si rischia di peccare proprio dove non si dovrebbe farlo.

 

Non parliamo poi degli usi impropri delle chiese ,anche se approvati dalle Curie diocesane: concerti di ogni tipo, esposizioni artistiche, dibattiti. Di solito si pensa di spostare il Santissimo dal suo trono, che è il tabernacolo alla sagrestia, dimenticando che se una Chiesa è dedicata e consacrata, tutto lo spazio della chiesa è sacro, perchè abitata dallo Spirito santo e così la chiesa viene profanata e dissacrata. In questo modo i fedeli vengono educati a non considerare più un luogo sacro la chiesa, ma semplicemente un luogo destinato solo alla comunità e non consacrato a Dio.

 

Oggi alla Casa di Dio va ridato quel clima di sacro, di spirituale, che permette la preghiera, il raccoglimento, l'ascolto e il dialogo con Dio. La chiesa custodisce la Santa Eucaristia, forse l'unico spazio, quello del tabernacolo , che ancora appartiene a Dio. Il resto è occupato tutto dall'uomo e dalle sue opere. Deve ritornare apposta Cristo a insegnarci quale zelo dobbiamo avere per la casa di Dio? Tanto più trattiamo male la nostra anima tanto più brutalizziamo la chiesa. Pensiamo che Cristo non pianga per quello che vede oggi in chiesa? Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Lunedì 20 novembre 2017

XXXIII settimana del tempo ordinario

Lc 18, 35-43

 

35 Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. 36 Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37 Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». 38 Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». 39 Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 40 Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: 41 «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». 42 E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 43 Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Il cieco di Gerico: maestro nel chiedere a Dio

 

Chi oggi difronte ad una situazione personale di grave indigenza, come quella del cieco di Gerico, costretto a mendicare, si rivolge a Dio con grida e suppliche? Si pensa che una persona disagiata e disperata si rivolga spontaneamente a Dio. Purtroppo questo non succede o succede poco.

 

La più grave malattia di cui oggi l'uomo soffre è al cecità di Dio, che porta a non vedere più Dio nella propria vita e a non credere nel suo aiuto. Questo cieco invece ci da coraggio, Gesù passa, il cieco si informa chi è che passa, inizia a gridare con parole appropriate, non teme ne il rimprovero ne la vergogna. Non sbaglia a rivolgersi alla persona giusta, a chiedere l'impossibile per gli uomini. Gesù lo esaudisce subito esaltando la sua fede:" la tua fede ti ha salvato.

 

Oggi il problema della fede è talmente grave anche per i disperati tanto anche chi è povero o malato invoca la morte su di se, al posto di chiamare Dio. Solo quando si sente parlare di miracoli o fatti prodigiosi si volge lo sguardo un pò perso nel vuoto verso Dio, poi si ritorna la grigiore del vivere. Oggi si deve parlare di coraggio delle fede: avere una fede che osa e che crede al di là di ogni speranza. Dio è sempre pronto a dirci: " cosa vuoi che io faccia per te". Ma noi dobbiamo essere sempre pronti, senza stancarci a chiedere a Dio. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 19 novembre 2017

XXXIII del tempo ordinario

Mt 25,14-30

 

14 Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito 16 colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 20 Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: «Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque». 21 «Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 22 Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: «Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due». 23 «Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». 24 Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: «Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso.25 Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo». 26 Il padrone gli rispose: «Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29 Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. 30 E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».

 

 

Commento di Tommaso Nuovo

La parabola dei talenti

 

La parabola di talenti è presente nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo, racchiusa tra la parabola delle dieci vergini, sulla necessità di vigilare e il racconto del giudizio universale. Questa parabola è un invito ad operare, in attesa del ritorno del padrone, che chiederà conto dei talenti ricevuti, da restituire moltiplicati.

 

Il talento corrispondeva a seimila denari, cioè alla paga di seimila giornate di lavoro. Il padrone li distribuisce secondo le capacità di ciascuno. Cosa fanno quei servi? I primi due li impiegano subito e li raddoppiano, mentre il terzo mette il talento sottoterra. Perchè questo servo lo mette sottoterra? Egli forse ha paura che glielo rubino, oppure dice tra se quando avrò voglia lo andrò a impiegare oppure è proprio un fannullone , che non ha voglia di lavorare. Il risultato è che gli è stato consegnato inutilmente, rimane senza frutto.

 

Ma facciamo attenzione al significato del talento. Forse Gesù intendeva parlare di denaro? Non credo che Gesù si occupasse di investimenti finanziari. Se non è denaro allora i talenti sono i doni con cui Dio arricchisce una anima a partire dal battesimo, per servirlo nella moltiplicazione del bene.

Questi talenti sono le virtù che un anima possiede e che deve far sviluppare con il loro esercizio|: queste virtù sono la fede, la speranze e la carità e tutte quelle operazioni che da esse discendono. Esse vanno impiegate attraverso il dono di se a Dio e al prossimo. Si moltiplicano subito perchè hanno dentro la potenza dello Spirito Santo. Tutti gli uomini che vengono alla battesimo e alla fede ne sono dotati, se non vengono esercitate queste virtù ed energie muoiono in noi e si rischia che diventino vizi.

 

La vita dei santi è stato un continuo dono di se stessi a Dio e al prossimo, manifestato attraverso l'esercizio dei doni di Dio e attraverso le virtù vissute in modo eroico , cioè al massimo del dono di se. Pensate cosa è stata la vita di san Francesco, di san Domenico, di molti santi e sante. Essi hanno certamente faticato e sofferto, ma il risultato è stato grande: a misura del dono di Dio.

 

Penso che si potrebbe fare anche la storia di tanti santi e sante mancati, non realizzati, perchè il dono che avevano ricevuto , anche un solo talento non lo hanno impiegato per portare frutto secondo Dio. Magari tra questi santi falliti ci possiamo essere anche noi. Allora se abbiamo ancora un pò di tempo e di coscienza diamoci da fare e vinciamo quella pigrizia che già ci condanna. Pensiamo almeno al fatto che ci verrà chiesto dell'uso che abbiamo fatto di ogni cosa che ci è stata data in questa vita. Il giudizio di Dio è certo, come è certo il premio e anche la condanna.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Venerdì 17 novembre 2017

XXXII settimana del tempo ordinario

Lc 17,26-37

 

 

26 Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: 27 mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28 Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29 ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30 Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà. 31 In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. 32 Ricordatevi della moglie di Lot. 33 Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. 34 Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato;35 due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata». [ 3637 Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La storia si ripete, poi si chiude.

 

La storia si ripete:" Come avvenne nei giorni di Noe". Soltanto che nella vicenda di Noe Dio dava all'umanità una "chance", per ritornare nella volontà di Dio. Invece il giorno della venuta del Figlio dell'uomo metterà il sigillo alla storia e a tutta la malvagità prodotta in essa.

Il giorno del Figlio dell'uomo non è diverso dai giorni di Noe e di Lot e nemmeno sarà diverso dai nostri giorni: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, compravano, vendevano e piantavano, poi Dio ha mandato il suo castigo, mentre nel giorno del Figlio dell'uomo Dio manda il suo giudizio. In quel giorno Gesù Cristo si manifesterà nella sua divinità e signoria, ora oggetto di fede e quasi nascosta nei santi segni, i sacramenti.

 

Il giorno del Signore separerà anche le persone unite, a meno che siano unite in Cristo, e la storia si chiuderà drammaticamente. Questo è il dramma cosmico della fine del universo, di cui resteranno spettatori chi verrà lasciato sulla terra. Mentre coloro che saranno rapiti in cielo entreranno nella gloria di Dio.

Terminata la storia inizierà il giudizio universale e dopo il giudizio la vita eterna o l'eterna morte negli inferi.

 

Queste sono parole di Cristo. Così sapere come andrà a finire la storia è per noi un dono di grazia, perchè la nostra vita abbia un esito felice ed eterno. Questo lo auguriamo per tutti gli uomini. Ma preoccupiamoci noi per primi di essere tra i rapiti con Cristo nella gloria. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Giovedì 16 novembre 2017

XXXII settimana del tempo ordinario

Lc 17,20-25


20 I farisei gli domandarono: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, 21 e nessuno dirà: «Eccolo qui», oppure: «Eccolo là». Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
22 Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete. 23 Vi diranno: «Eccolo là», oppure: «Eccolo qui»; non andateci, non seguiteli. 24 Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno. 25 Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Il regno di Dio è in mezzo a noi.

 

La terra, dopo il peccato d'origine è preda dell'uomo, su di essa ha instaurato il suo regno. La domanda che i farisei fanno a Gesù : " Signore, quando verrà il regno di Dio"?, riguarda anche il nostro tempo. Molte uomini si domandano quando verrà il regno di Dio, perchè sono stanchi del modo con cui l'uomo regna sulla terra: con la violenza, superbia, e l'arroganza di essere lui il padrone della terra, nell'ingiustizia, nello sfruttamento. La terra è impregnata dal sangue fratricida dell'uomo.

 

Pur essendo la terra e tutto l'universo di Dio, c'è qualcosa che rivela la presenza di Dio e l'inizio del suo regno sulla terra: il cuore dell'uomo. Questo è il centro del regno di Dio e dal cuore inizia l'espansione e la riconquista della terra, che l'uomo tanto gli contende a Dio.

 

Proprio nel cuore abita Dio e qui incontra l'uomo e la sua vita. Attraverso il cuore dell'uomo il regno di Dio passa alla terra.

Il regno di Dio non assume niente di esteriore, di visibile o di straordinario, è un piccolo seme, un pò di lievito, ma ha la potenza di rinnovare la creazione, partendo dall'uomo stesso.

Nel giorno in cui il disegno di Dio si compirà, in un istante tutto il mondo ricapitolerà nel regno di Dio. Il regno di Dio inizia interiormente, ma poi si rivelerà in tutta la creazione, con la potenza e la gloria di cui è portatore.

L'inizio della venuta del regno di Dio avverrà con il ripudio del Figlio di Dio Gesù Cristo e con la sua sofferenza, che rivelerà la malvagità di ogni potere umano e nello stesso tempo la grandezza dell'amore di Dio nel suo regno infinito, preparato per tutti gli uomini ma offerto a chi avrà scelto di entrarvi. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Mercoledì 15 novembre 2017

XXXII settimana

del tempo ordinario

Lc 17,11-19

 

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». 14Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». 19E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!».

 

Commento di Tommaso Nuovo.

I dieci lebbrosi e gli scienziati di oggi.

 

Il miracolo di dieci lebbrosi guariti da Gesù e del mancato ringraziamento di nove di loro, ma di uno solo, e per di più samaritano, mi fa pensare a quanto Dio opera nel mondo e in tutto l’universo, e del fatto che non solo non si è riconoscenti a Lui per tanto amore, ma neppure si riconosce l’opera di Dio.

 

Uno dei colpevoli in questo senso è la scienza, la quale pur cercando l’origine delle cose, non sa ricondurre a Dio il creato. Dio non è un fenomeno, è una persona e per conoscerlo occorre entrare in dialogo con Lui, avere fede in Lui. Se la maggioranza degli scienziati sono atei, le loro ricerche e i loro studi sono miopi nei confronti di Dio. Mentre i loro antichi colleghi erano dei credenti e all’osservazione e allo studio univano la fede cristiana cattolica. Ogni scoperta che essi facevano era anche un progresso nella fede. Se questi uomini avessero avuto gli strumenti a disposizione degli scienziati di oggi avrebbero scoperto e studiato molte cose. Questi uomini aiutati però dalla fede hanno avuto una luce in più, per saper interpretare e svelare i misteri della vita.

 

Più di due secoli di deriva ateistica e di razionalismo positivista, hanno lasciato un segno negativo sugli uomini di scienza, orientando la scienza verso un utilizzo spesso violento delle conoscenze.

 

Solo se il Signore Gesù Cristo apre gli occhi e il cuore agli scienziati si può sperare di far entrare Dio nel mondo chiuso della Scienza.Solo se il Signore guarisce la lebbra dell’ateismo e dell’indifferenza religiosa degli scienziati, si può sperare di più dalla scienza.

 

La condizione è che personalmente si riconoscano malati come di lebbra e con fiducia gridino a Gesù , chiamandolo Maestro.

La conversione di uno solo di questi scienziati, può aprire la strada al ritorno di molti altri.

 

Ma pensiamoci anche noi in quel gruppo di dieci lebbrosi ringraziamo di cuore Gesù Cristo, che non smette mai, notte e giorno di farci del bene e di salvarci dalla lebbra del peccato.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it