VIAGGIO SPIRITUALE: di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: marzo 2018

28 marzo 2018

Mercoledì della settimana santa

Mt 26,14-25

14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti 15 e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. 16 Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.

17 Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: «Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli»». 19 I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

20 Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21 Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23 Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24 Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La sostituzione di Gesù oggi.

 

Oggi, nel Vangelo,viene messo in primo piano Giuda Iscariota e il suo tradimento. Tutti gli evangelisti ne parlano fin quasi dagli inizi dei loro vangeli ( Mt 10,4; Mc 3,19;Lc 6,16: Gv 12,4), ma solo quando è venuta "l'ora di Gesù" si manifesta tutto il suo piano, che però agli altri discepoli è rimasto oscuro finche non si è compiuto.

 

Senza dubbio Giuda ha una responsabilità personale, ma non porta tutto il peso della decisione di eliminare Gesù, che nemmeno può ricadere su tutto il popolo ebraico , ma solo su una stretta cerchia di personaggi a capo del potere politico e religioso di quel tempo, che poi hanno armato la mano dei Romani per colpire Gesù.

 

Giuda sapeva quel che faceva? Anche se Gesù dice dall'alto della croce: Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno, Giuda era consapevole di vendere Gesù per denaro a delle persone che più volte avevano manifestato la volontà di uccidere Gesù, specialmente dopo la risurrezione di Lazzaro ( cfr. Gv 11, 45-53).

 

Gesù ha chiaramente perdonato anche a Giuda, ma a causa di Satana Giuda è precipitato nella disperazione e poi nel suicidio, forse nella dannazione eterna.

 

Il tradimento fatto a Gesù rimane una possibilità aperta anche per ciascuno di noi, a vari livelli di coinvolgimento e responsabilità, specialmente sono coinvolti i consacrati ddi ogni ordine e grado. Tradire oggi Gesù significa non solo peccare o andare contro la sua volontà, i suoi comandamenti e il suo Vangelo, o rinnegarlo come Dio e salvatore ma sopratutto sostituirlo con la moneta del mondo: denaro, potere, successo, notorietà, gloria e molto altro. Anzi il problema della sostituzione di Gesù e di tutto ciò che riguarda la sua persona è il rischio maggiore che la Chiesa corre oggi. Si arriva addirittura a manipolare le sue parole e il suo pensiero , per far dire quello che non ha mai detto o quello che non voleva dire.

 

Il risultato è che il regno di Dio si allontana dalla Chiesa e invece l'inferno si avvicina.Ecco perchè molte persone della Chiesa rischiano di precipitare molto in basso, si sono messe al posto di Gesù. Giuda e molti altri spalmano anche su di noi il rischio del tradimento. Nessuno è esente, tutti siamo a rischio di tradire Gesù. Giuda rimarrà per sempre fino a quando durerà il mondo come un monito e un avvertimento. Buon giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

26 marzo 2018

Lunedì della Settimana Santa

Gv 12,1-11

 

 

1  Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. 4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse:5 «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». 6 Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
9 Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 10 I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, 11 perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

 

Commento di Tommaso Nuovo

La cena di Betania

 

Nella cena di Betania si respira un clima di addio e di congedo. E' stridente il contrasto tra l'atteggiamento delle sorelle di Lazzaro e di Lazzaro stesso, con quello che hanno nel cuore gli altri che stanno anche vicino a Gesù.

 

Cha amore, che delicatezza , che venerazione, specialmente in Maria, che unge i piedi di Gesù con un unguento molto prezioso di vero nardo e li asciuga con i suoi capelli. Che gretetzza e durezza di cuore in Giuda e in coloro che lo hanno convinto na tradire il Maestro.

 

Se non ho l'unguento di vero nardo, ne i capelli di Maria, nemmeno ho avuto la grazia di Lazzaro , posso almeno servire il Signore con la mia fede. Con essa posso ungere i suoi piedi e riempire di profumo di santità la casa , che è la Chiesa.

 

Prima però devo liberarmi, da quei peccati che mi impediscono di amare Gesù e di servirlo con la mia fede. Non si merita forse di più di un elemosina il Signore? Non devo sottoporlo alla mia spilorceria, ma mettere davanti a Lui tutto me stesso. Buona settimana santa.

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 18 marzo 2018

Quinta settimana di Quaresima

Gv 12, 20-33

 

20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. 21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 

23 Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. 

24 In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

 25 Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

26 Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 

 

27 Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

29 La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 

30 Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 

31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 

32 E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». 33 Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. 

 

Commento di Tommaso Nuovo

Scrivile sul cuore

 

Questa pagina, della visita dei greci, che vogliono vedere Gesù, ci introduce nella comprensione dei fatti che in modo drammatico hanno coinvolto Gesù e di conseguenza ciascuno di noi.

 

I greci vogliono vedere Gesù:hanno visto il suo ingresso trionfale e vogliono conoscerlo personalmente. Ma più che vedere Gesù lo ascoltano. Questo deve essere il nostro atteggiamento di fondo. La fede non dipende dalla visione, ma dall'ascolto.

 

Gesù fa un discorso, un monologo, anticipa ai suoi discepoli e a noi che veniamo dai pagani (quei greci) il senso di quello che sta per accadere.

 

È' giunta l'ora della piena rivelazione di Dio Padre nel Figlio suo Gesù Cristo. Quello che avviene lo può comprendere solo chi ha fede e riconosce la divinità di Gesù Cristo .

 

Al termine della quaresima dobbiamo stringerci alla persona di Gesù per entrare nel suo mistero di morte e risurrezione. Le parole di questo Vangelo siamo chiamati scriverle sul cuore, perché solo li possono rimanere e portare frutto. Anzi tutta la Parola di Dio, pur ascoltata con le orecchio, compresa con la mente, va poi scritta sul cuore, perché ha a che fare con la persona di Gesù Cristo, che per amore è andato in croce per me, al posto mio.

 

Scriviamo sul cuore queste parole straordinarie:"In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. ( Gv 12,24) Quel chicco di grano è Gesù e unito a Lui lo sono anch’io. Perché temo allora di perder la vita?

 

Ecco cosa devo scrivere sul mio cuore:”Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Guardo a Gesù e al risultato della sua vita. Poi guardo a me e ai mie scarsissimi risultati . A quale vittoria voglio partecipare a quella dell’egoismo o a quella di Gesù Cristo.

 

Ora un’altra parola da scrivere sul cuore:Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Non è un padre qualunque ma il Padre di Gesù Cristo . Queste sono alcune delle parole da scrivere sul cuore con l’amore che Gesù ci porta e con l’amore che noi voglio e dobbiamo mostrare a Gesù. Non possiamo entrare con il cuore vuoto nei santi giorni della passione che sono ormai vicini. Buona domenica. tommasonuovo@yahoo.it

 

Domenica. 11 marzo 2018

Quarta di Quaresima

Gv 3,16-21

 

16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21 Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Le due stanze della quaresima

La quaresima ha un orizzonte verso cui camminano. Da un lato è la celebrazione della Pasqua del Signore, dall'altro la celebrazione della nostra Pasqua di morte e risurrezione. La Pasqua di Cristo e la nostra non le prepariamo come la Festa del Natale, adottata dal mondo del consumo, ( nei mercati al massimo si trovano dolci a forma di colombe, uova di cioccolato o si macella qualche agnello per il pranzo pasquale), ma richiede una preparazione più interiore e spirituale, a contatto con il mistero di Cristo, con la sua passione, morte e risurrezione. Occorre entrare dentro di noi, per preparare l'incontro con il Cristo pasquale, morto e risorto. Bisogna entrare in due stanze interiori passando attraverso due porte, che solo noi possiamo scegliere o di aprire o di lasciarle chiuse.

 

La prima porta che dobbiamo aprire è quella che ci porta nella stanza interiore del peccato, a contatto con il nostro peccato, sopratutto di infedeltà a Dio e di idolatria, che sono state la causa della fine di Gerusalemme dei re e dei profeti e sono la causa di tante macerie morali e materiali del nostro tempo. Il peccato di infedeltà a Dio e di idolatria sono sia personali come collettivi. Se attraversiamo la porta ed entriamo nella nostra coscienza li vediamo lì tutti appesi , bene esposti, chi non li vede è perchè li ha rimossi, non li considera peccati, ma scelte libere. Questo è normale per chi ha rimosso Dio dalla sua vita e si è messo al posto di Dio. Ma chi accetta di guardarli inizia a caricarsi di dolore e di pentimento. Devi solo guardarli, non devi giustificarti e caricarti di dolore e di pentimento. Infatti senza dolore come ci può essere pentimento. Forse da fastidio vedere o rivedere il proprio peccato, ma è necessario in vista della conversione.

 

La seconda porta che dobbiamo aprire è quella dell'Amore, dell'Amore crocifisso.L'apriamo ed entriamo, dopo aver chiusa la porta alle spalle. In questa stanza troviamo un grande crocifisso. Non è solo una raffigurazione è il Cristo, l'Amore, è l'Amore crocifisso. Carico di dolore e di pentimento puoi sostare ai suoi piedi, lasciandoti lavare dal sangue che esce dal costato di Cristo e che continua a inondare il mondo attraverso la Chiesa e con i sacramenti.

 

Non si può arrivare alla Pasqua, quella che cambia il cuore dell'uomo senza entrare in queste due stanza. Nella mia ventennale esperienza ho visto persone arrivare a celebrare la veglia pasquale piangendo di gioia. Erano entrate nelle due stanze e ne erano uscite con il cuore e la vita nuovi. Questo auguro a me e a tutti voi in vista di una nuova Pasqua, chiamata ad essere per noi una Pasqua nuova. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Sabato 10

marzo 2018

Terza settimana

di Quaresima

Lc 18.9-14

 

9 Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12 Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». 13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». 14 Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La preghiera che cambia l'uomo.

La parabola del fariseo e del pubblicano al tempio è più che una parabola. Bisogna considerare che Gesù ha svolto molta della sua attività a Gerusalemme e nel tempio, perciò spesso ha osservato chi saliva per pregare. Gesù ha visto l'esterno e l'interno di quelle persone in preghiera, come vede ciascuno di noi. Bisogna sapere che siamo sempre davanti agli occhi di Dio, specialmente quando preghiamo.

Gesù con questa parabola ci aiuta a vedere la nostra preghiera da dove parte, se è auto celebrativa, se chiede a Dio misericordia, se arriva al cuore di Dio.

 

Non stiamo li a mostrare la diversità sia di richieste e di preghiere tra il pubblicano e il fariseo. Entrambe le preghiere arrivano davanti a Dio, solo da Lui ascoltate , ma solo una è esaudita, quella del pubblicano: " ... tornò a casa sua giustificato", cioè salvato. Egli si riconosce peccatore, chiede pietà da parte di Dio, si dimostra pentito per la vergogna che manifesta mettendosi all'ultimo posto e stando a distanza. La sua preghiera è esaudita perchè chiede bene, parte dal suo cuore e arriva al cuore di Dio. Dio opera per la potenza della preghiera e per la fede, capace di arrivare al cuore di Dio.

 

Cosa è successo dopo? Il pubblicano avrà cambiato vita? Il fariseo certamente no. Il pubblicano invece si. Mi piace pensare che quel pubblicano si chiamava Levi. Mi piace pensare che Levi è tornato a casa e al suo lavoro,in modo "nuovo".Mi piace pensare che Gesù è passato e lo a chiamato, ha chiamato quel pubblicano che aveva visto al tempio. Levi non ha esitato e subito lo ha seguito.

 

Ecco cosa fa una preghiera fatta come Dio comanda: cambia il cuore, salva l'uomo e lo rende capace di rispondere a Dio che lo chiama. E se fosse andata proprio così? Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 9 marzo 2018

Terza settimana di Quaresima

Mc 12,28

 

28 Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29 Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; 30 amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31 Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 32 Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; 33 amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34 Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Dio al primo posto?

Lo scriba interroga Gesù e interroga anche ciascuno di noi. In sintesi è questa la domanda che ci fa: "Come credenti e fedeli cosa mettiamo al primo posto? Non è una domanda qualsiasi, e non richiede una risposta affrettata o superficiale. Mettere al primo posto significa dare la massima importanza. E non diciamo che non c'è nulla al primo posto, perché certamente non mettiamo sullo stesso piano Dio, le cose e noi stessi. Per capire cosa mettiamo al primo posto basta vedere cosa curiamo di più della nostra vita e vediamo subito in che ordine mettiamo le cose.

 

Onestamente parlando noi conosciamo il comandamento di Dio, ma non lo mettiamo al primo posto. Lo diciamo sì a parole, ma poi al primo posto mettiamo noi stessi, i nostri bisogni, le nostre cose, le nostre preoccupazioni. Poi viene Dio al secondo posto? No! Vengono gli altri, ma ancora in vista di noi stessi, perché è difficile vivere da soli e abbiamo sempre bisogno di tutto e di tutti. Allora al terzo posto viene Dio? Nemmeno per sogno, vengono i nostri progetti, i nostri pensieri, le nostre ambizioni. Per dire in modo semplice la dura realtà è che mettiamo Dio all'ultimo posto o almeno dopo di noi. Questa è la realtà. Ecco perché ci viene dato un comandamento, dove ci è chiesto di amare Dio con tutta il cuore con tutta l'anima e con tutta la mente, non solo perché da Lui dipende tutta la vita, l'esistenza delle cose, ma perché facilmente rimuoviamo Dio dal suo primo posto.

 

Come facciamo a mettere Dio al primo posto? È' una questione di amore, da far prevalere su noi stessi e sul amor proprio e di mente per accogliere la verità e abbracciarla senza dubitare, è una questione di cuore e di riconoscenza a Dio, che ci mette sempre al primo posto e addirittura ha sacrificato il Figlio per mostrarci quanto ci ama. Questo non lo dobbiamo dimenticare. Mettere Dio al primo posto è un grande motivo di conversione, mettere ciò che vuole Dio al primo posto è la strada per rinnovare il nostro cuore e la nostra vita. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Giovedì 8 marzo 2018

Terza settimana di Quaresima

Lc 11,14-23

 

14 Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. 15 Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».16 Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17 Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. 18 Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. 19 Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 20 Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
21 Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro.22 Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.23 Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Un demonio muto che parla solo per negare la Verità

 

Gesù scaccia un demonio muto, cioè che non ha una sua voce, una sua parola, ma la prende da chi possiede, rendendo muto il malcapitato. Gesù scaccia questo demonio e il muto ritorna a parlare. Ma succede un altro fatto: da un lato le folle sono prese da stupore e dall'altro alcuni iniziano a calunniare Gesù: " E' in nome di Belzebul, capo dei DemoniÈ per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni". A parte la sciocchezza di ciò che dicono, si vuole negare a tutti i costi l'evidenza, cioè l'irruzione nella storia di Dio, la sua presenza e la sua azione di salvezza.

 

Oggi ci troviamo a fare i conti non solo con demoni muti, ma con persone concrete, che in tutti i modi cercano di negare la verità e infangano la Chiesa. Anche nella Chiesa, singoli scandali, che interessano soprattutto i preti, sono dei autogol a favore del male contro la Chiesa che soffre tutta, anche per un solo figlio che sbaglia.

 

Occorre tenere alta la santità della Chiesa. Gli scandali è inevitabile che ci siano. Occorre però mostrare di più la santità di un esercito di consacrati a Dio, che sa rispondere alle accuse del mondo con fatti concreti. Ci saranno sempre i detrattori della Verità. Stiano pure nel loro brodo. Si sazieranno di quello che continuano a cucinare. Ma ogni chierico deve guardarsi da scandalizzare, che viene colpita è tutta la Chiesa. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

Mercoledì 7 marzo 2018

Terza settimana di quaresima

Mt 5, 17-19

17 Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.18 In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 

 

Commento di Tommaso Nuovo

Obiettivo vita eterna

Gesù Cristo è il compimento della legge e dei profeti con la sua morte e risurrezione, rende la legge di Dio capace di dare vita., quella vera senza di limitare l'uomo nelle sue aspirazioni

 

Torniamo però a riflettere e meditare sui comandamenti di Dio, la legge e i profeti, a cui Dio lega la promessa di dare una terra a chi la osserva: "Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. ( Dt 4,1).

 

Dio chiede l'osservanza della sua Parola, per poter vivere ed entrare nella terra promessa. Questa promessa però è valida anche per noi, che non siamo chiamati a prendere possesso della terra di Canaan, ma del paradiso celeste. La presa di possesso del paradiso non è un diritto, ma la logica conseguenza di una vita vissuta in vista di esso, preparandoci a vivere con Dio nell'eternità. Ma come facciamo a prepararci all'eternità?

 

Prima di tutto la vita eterna deve essere l'obiettivo finale del l'uomo. Noi, in questa vita, abbiamo tanti obiettivi, ma ci deve essere uno che fa da traino e da guida a tutti gli obiettivi intermedi, che devono essere orientati, come l'ago della bussola, nella medesima direzione. Per questo motivo occorre lavorare per la nostra santificazione, mossi dallo Spirito Santo. Dio ci ha dato i comandamenti perchè ci permettono di vivere bene qui sulla terra, di far vivere bene gli altri e ci preparano a vivere nell'eternità.

Essi ci danno una modalità di vita come quella del cielo, senza peccati, senza passioni, senza sofferenza, senza la ricerca di soddisfazione dei sensi, che qui invece ci rende schiavi delle nostre pulsioni. La vita nei comandamenti e nelle virtù non è che una preparazione, perchè quello che ci verrà consegnato nella vita eterna supera in modo infinito ogni aspettativa della terra.

 

Perchè devo rinunciare su questa terra a quei piaceri che ho la possibilità di avere? Perchè i piaceri di cui oggi godo alla mia morte mi verranno tolti e poi essi stessi sono una preparazione alla vita infernale in quanto portano l'anima a spegnere il desiderio di Dio , accendendo le passioni dei sensi. Mentre quello di cui mi sarò privato mi verrà dato in abbondanza nell'eternità nella misura di Dio.

 

Ora il problema molto serio sta nella mescolanza di obiettivi a cui aspiriamo qui sulla terra: ambizioni umane, aspirazioni spirituali, vita mondana e ricerca di santità si combattono tra loro senza dare ad ognuno lo spazio che si merita, in base al valore che esprimono e l'uomo rimane fermo, deluso di tutto, mai sazio, sempre vuoto nel cuore. Le aspirazioni mondane prendono il sopravvento su quello dello spirito, il cielo eterno si oscura, si cancella dall'orizzonte. Gli obiettivi umani diventano l'assoluto dell'uomo e il vero Assoluto dell'uomo cioè Dio diventa relativo, in base allo spazio che gli lascio: poco o nulla.

 

La via dei comandamenti di Dio e delle virtù non toglie la possibilità di avere obiettivi umani, ma li orienta verso l'unico obiettivo finale e totale dell'uomo. Chi trascura questo obiettivo, pur credendo in esso, finisce nella corsa disperata dell'uomo verso la ricerca di ciò che sembra appagarlo per un momento, ma poi lo delude eternamente. Se vogliamo dare ai comandamenti di Dio un senso usiamoli per fare del bene e per acquisire l'unico bene necessario per dare compimento alla nostra vita: la vita eterna. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

H. Rembrandt (1606-1669) museo di San Pietroburgo
H. Rembrandt (1606-1669) museo di San Pietroburgo

Sabato 3 marzo 2018

Seconda settimana di Quaresima

Lc 15,1-3. 11-32

 

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3 Ed egli disse loro questa parabola.

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13 Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17 Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20 Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22 Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23 Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27 Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28 Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29 Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31 Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La Parabola del Padre eterno.

 

La parabola che oggi ci viene offerta per la nostra meditazione ci parla dell'atteggiamento di Gesù nei confronti dei pubblicani e dei peccatori e fotografa il cuore di Dio, espresso nel comportamento del Padre, insieme alla nostra reale situazione espressa da i due figli: il minore e il maggiore.

 

Perchè Gesù racconta questa parabola? Un motivo è legato all'ambiente religioso di quel tempo che escludeva dalla vita religiosa facilmente peccatori,i pubblicani ( esattori delle tasse e amministratori dei romani) e chi veniva in contatto con loro.

 

Gesù rivolge a loro come anche ai farisei e agli scribi, che lo giudicano per il suo comportamento verso i pubblicani e i peccatori.

 

L'altro motivo più generale è che Gesù parla a tutti di Dio e di come si manifesta la sua paternità verso i suoi figli, minori o maggiori che siano. Il vero prodigo è proprio Lui, il Padre, non come dissipatore di sostanze , ma prodigo di amore per tutti. Questo vuol far conoscere Gesù. Il comportamento del Padre che da al figlio minore quello che gli spetta, prima ancora di ereditare, significa come Dio rimette la nostra vita nelle nostre mani, quando vogliamo affermare la nostra libertà, senza nulla obiettare. Ciò è un rischio da parte di Dio, perchè la libertà dell'uomo ci può portare lontani da Lui, ma questo non fa diminuire l'amore di Dio verso di noi.

 

Perché il padre e di conseguenza Dio agiscono così? Senza dubbio per dire che da parte del Padre verso il figlio che se ne va c'è un legame forte , quasi indissolubile, che nessun bene, nessuna lontananza può scindere. Il figlio minore vuole invece perdere la sua identità, rompere ogni legame e rapporto con il padre, vivendo in un paese straniero da dissoluto.

 

Nel comportamento del figlio minore dobbiamo riconoscerci tutti, anche quelli che si ritengono attenti alla trappola dell'uso smodato dei beni. Il vero problema consiste nel distacco dal padre, da Dio. Se dal lato umano il distacco dal padre naturale è positivo, in vista di una maturazione della persona, il distacco dal Padre celeste porta alla perdita di se stessi e di ogni legame con Dio, che non può essere sostituito da persone o cose che siano.

 

Solo se si rientra in se stessi guardando la reale situazione in cui siamo caduti, lontani dal Padre, ci riporta al problema vero, al vero peccato, che ci fa morire di fame, non di cibo, ma di amore. Lontani dal Padre celeste, ci allontaniamo anche dalla fonte del amore, che ci fa conoscere che noi siamo figli in eterno. Il figlio minore riconosce di avere peccato contro il cielo, cioè contro Dio,che gli ha dato il dono della condizione di figlio, che riscopre nel peccato e nella miseria. Il cammino di ritorno al Padre è il cammino di conversione e di ritorno a Dio di noi tutti, che ha come esito l'esperienza ritrovata dell'amore tenero e premuroso del Padre. Nessun rimprovero, nessun giudizio, solo gioia e festa

 

Anche il figlio maggiore rappresenta ciascuno di noi. Egli pur vivendo con il Padre è però lontano da lui, vive in casa come un estraneo, preoccupato più degli amici che di suo Padre. Egli giudica tutti: il Padre, perchè fa festa, il figlio perché ha avuto la faccia tosta di ritornate a casa. Il Padre gli offre delle ragioni e lo invita a riprendere la sua identità di figlio e di fratello, e lo supplica di venire alla festa. Un figlio ritrovato vale più di ogni bene perso. Non ci rendiamo conto di quanto Dio ci ama personalmente e quanto possiamo diventare estranei verso di Lui, pur vivendo sempre sotto lo stesso tetto. Dio non è un Padre lontano dai figli, sono in figli, gli uomini tutti, che non conoscono bene né il Padre, nei il suo amore. Trasferiamo questa parabola nella nostra vita e scopriremo come è fatto Dio e come siamo anche noi. Buona giornata.

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