VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: Giugno 2017

Martedì 20 giugno 2017

X settimana del tempo ordinario

Mt 5, 43-48

 

43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Amare secondo la misura di Dio

 

Ogni volta che leggiamo, meditiamo o contempliamo il Vangelo, possiamo vedere in esso Dio, l'umanità tutta intera e ciascuno di noi. Il Vangelo è la lettera di Dio agli uomini, scritta con il sangue di suo Figlio Gesù sulla croce. Se si parte da questo pensiero si arriva ad intravedere cosa Dio ci dice, cosa vuole da noi , come si comporta con noi. Prima di ricavarne qualche indicazione morale da mettere in pratica, bisogna far emergere il comportamento di Dio verso di noi.

 

Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.

 

Come non vedere in queste parole il comportamento di Dio verso di noi. Noi che siamo i suoi primi nemici, perché con il peccato ci opponiamo alla sua volontà? Eppure Dio non minaccia castighi su di noi, ci avvisa e ci avverte che il peccato produce morte e porta alla morte. Il Signore è buono con tutti, ma a tutti chiede lo stesso amore con cui si rivolge verso ciascuno di noi. Quando non trova la stessa bontà con la quale ama la sua creatura, Dio fa scendere l'ombra su di essa, perchè senta il freddo e veda il buio in cui si è collocata, ma non ritira il suo amore.

 

Affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e suoi buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

 

Ecco come si comporta Dio. Come scende la pioggia su tutte le cose, come sul sole splende su tutto e su tutti, così è l'amore di Dio. Perchè Dio non fa differenze, non castiga gli ingiusti e non colpisce i cattivi per evitare che continuino a fare il male? Quante vittime innocenti: uomini, donne, bambini anziani giovani sarebbero state evitate. Come è un mistero Dio, così lo è il suo amore, che supera le categorie umane e ha una giustizia che noi non capiamo. Per questo motivo facilmente lo accusiamo di essere ingiusto, assente, indifferente alle tragedie umane. Il problema però va spostato non su Dio ma sull'uomo, che non vuole imparare da Dio. Solo quando la santità di Dio brilla negli uomini, si riconosce la ragione di Dio e il suo modo di comportarsi. Poi Dio interviene sempre nella storia degli uomini, anche quando Non è chiamato, non è amato , non è rispettato. Se si mettesse di più a tema Dio nella rilettura della storia si vedrebbe una continuità di interventi di Dio. Ma tanto Dio è radicale nell'amare tanto è l'uomo nel odiare, Perchè si lascia convincere e ascolta il maestro del male: Satana.

 

Infatti Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

 

Dio ci chiede la perfezione nell'amore, perché è possibile realizzarla. Questa perfezione parte dal considerare l'amore di Dio verso ciascuno di noi, un amore che però educa, conduce la creatura per portarla alla misura di Dio. Inoltre ciò è possibile perché noi siamo figli di Dio, creati con un anima, in cui abita Dio, per partecipare alla pienezza della vita di Dio. Là pienezza dell'amore di Dio, che godremo nella vita eterna, ci viene anticipata proprio nell'esercizio dell'amore fraterno. Questa è la medicina anche per il male che ci circonda.

 

Cosa fare in concreto come reagire se siamo minacciati anche nella vita? Ci si deve difendere e bisogna difendere la vita di chi ci sta vicino. Il non opporsi al malvagio significa due cose: essere disposti a morire per i propri nemici o non contrastarli con la stessa violenza. Vediamo oggi come le guerre in atto sono sempre il frutto di altre guerre. La guerra di nutre di guerra, come la pace si nutre di pace. Quello che Dio ci chiede non è impossibile. Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 18 giugno 2017

Solennità del SS.Corpo e Sangue di Gesù Cristo

Gv 6, 51-58

 

51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52 Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53 Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La fede nella presenza reale di Gesù Cristo

 

Oggi molte persone si domandano dove è Dio, dove è Gesù Cristo e cosa fa per l'uomo. In questo modo si invoca la sua presenza nei mille problemi dell'uomo, da quelli geopolitici a quelli personali. Molti vorrebbero chiamare Dio perchè si giustificasse circa il tanto bene promesso e il tanto male presente. Ma Dio non è qualcuno che si fa "tirare dalla barba", quello che dice fa, a differenza di noi che diciamo e non facciamo.

 

Lo vuoi o non lo vuoi, credi o non credi, la risposta è nella Santa Eucaristia: presenza reale di Gesù Cristo nel suo vero Corpo e nel suo Sangue. Gesù in questo modo starà con noi fino alla fine del mondo. Egli è il pane vivo disceso dal cielo. Mi viene subito di pensare alle duecentoventitré ostie consacrate del miracolo eucaristico di Siena. Ma senza andare a Siena ogni tabernacolo di qualsiasi Chiesa è un miracolo eucaristico, che non ha bisogno della scienza per essere riconosciuto, ma ha bisogno della nostra fede. Ogni volta che andiamo in chiesa dobbiamo portare anche la nostra fede e se è misera dobbiamo chiedere di aumentarla, perchè il mistero a cui comunichiamo è grande, immenso, pur essendo piccolo il pane consacrato sull’altare.

 

Il problema da affrontare prima di ogni altro è la nostra fede, grazie alla quale possiamo credere alla presenza reale di Gesù Cristo e presentare poi a Lui le nostre preghiere, suppliche, i nostri lamenti, le nostre domande. Per chiedere la fede basta stare davanti al tabernacolo e chiederla in modo sincero. La si ottiene sempre, solo che dopo dobbiamo vivere nella fede, in un rapporto di obbedienza a Gesù Cristo e di continuo rinnovamento della nostra vita. Il demonio si prodigherà in tutti i modi per abbattere la nostra fede e il nostro stare alla presenza di Gesù, facendoci vergognare dei nostri peccati, in modo tale che non li confessiamo.

 

Dobbiamo fare anche noi la nostra lotta e metterci continuamente alla presenza di Gesù, in un dialogo sempre più sincero e pieno di amore. La nostra parte è quella di fare resistenza al male e lasciarci prendere da Gesù. Invece facciamo tutto l’incontrario, perciò non veniamo a capo di niente.

 

E i nostri tanti problemi, iniziamo ad affrontarli con la sapienza del Vangelo e la preghiera, aiutati dall'intercessione della Madre di Dio e dei santi. La presenza di Dio è garantita. Sarà Lui poi a concludere l'opera, perchè giovi alla nostra fede il vedere gli interventi di Dio, lasciando a Lui tutti i meriti. Un solo merito ci aspetta di diritto, quello di aver creduto nella sua presenza e nel suo amore. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Domenica 11 giugno 2017

Solennità della Santissima Trinità

Gv 3, 16-18

16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 

 

COMMENTO di Tommaso nuovo

Rompere il silenzio su Dio.

 

La solennità della SS.Trinità è il punto di arrivo del percorso liturgico spirituale della Quaresima e della Pasqua, cioè la fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Un solo Dio in tre Persone.

 

Non è indifferente credere in questo Dio o in altro, perchè dalla fede si passa alla relazione con Dio. Se credi in un Dio che non può salvare non c'è relazione con esso. Se si crede e si aderisce al Dio che salva con esso c'è una relazione, un rapporto, una comunione reale e vera, portatrice di bene e di salvezza.

 

Il Dio che salva è anche Colui che ama la creatura, appunto perchè la vuole salva. Il Dio che salva è Colui che è amato dalla creatura, perchè la salva dal male. La salvezza consiste perciò in una relazione tra Dio e la creatura, una relazione di amore e di vita in un orizzonte di eternità.

 

Il Dio che salva è Colui che Gesù Cristo ci ha rivelato come il Padre suo e nostro e per poterlo incontrare e fare esperienza di Lui ci ha donato il suo Spirito Santo.

 

Le religioni sono il luogo dell'incontro con Dio, ma solo nella religione di Dio, cioè quella che Lui ha rivelato avviene questo incontro. Nelle religioni degli uomini si manifestano le domande su Dio, sugli uomini e sul loro destino. Ma l'uomo che pone la domanda non può darsi da solo la risposta su cose che lo superano e riguardano il suo destino.

 

E' stato necessario che Dio uscisse allo scoperto e si manifestasse agli uomini così come è. Gli uomini hanno cercato Dio sulle montagne e costruendo piramidi, oppure nelle forze della natura e negli essere viventi. Gli uomini hanno provato a raffigurare Dio con le più strane immagini e dandogli i nomi e titoli, arrivando anche a sacrificare delle vittime umane, ma solo in Gesù Cristo Dio si è rivelato come Padre e solo Gesù Cristo ha donato il suo Spirito Santo. Prova ne è la santificazione degli uomini, il progresso dei popoli, che hanno accolto Gesù Cristo, la cattolicità della fede aperta ad ogni uomo di ogni lingua popolo e nazione. Prova ne è la bontà di Dio e il suo riversare sugli uomini grazie su grazie senza misure. Eppure l'uomo si è allontanato da Dio, perchè continua a interpretare il copione del peccato di Adamo.

 

Si intende che non c'è mai stata un epoca d'oro, dove tutti credevano in modo risoluto nel Dio di Gesù Cristo, dove la fede e la ragione andavano a braccetto. Ma oggi viviamo il tempo del silenzio su Dio e di Dio. Il silenzio su Dio perchè non è mai messo a tema nella società, sempre alla ricerca all'affermazione dei diritti dell'uomo, come se Dio negasse questi diritti. Si è operata una specie di rimozione di Dio dalla mente e dalla coscienza degli uomini ad opera soprattutto dei media. Ciò ha prodotto il silenzio di Dio, non nel senso che Dio non parla più all'uomo, ma nel senso che l'uomo non è più in grado di sentirlo, di ascoltarlo. L'uomo grida a Dio, ma sente solo l'eco della propria voce, che si spegne nel vuoto.

 

Il silenzio di Dio è il vero dramma dell'occidente e se ne può uscire solo se si ritorna a mettere a tema il Dio di Gesù Cristo e la sua storia con gli uomini, per recuperare quelle Parole, quel dialogo che ha sempre caratterizzato il rapporto tra Dio e l'uomo. Non è solo una questione culturale, occorre ridare linfa allo spirito dell'uomo occidentale, diventato arido per la mancanza di vita spirituale, di vita nello Spirito.

Questo compito è affidato alla Chiesa cattolica e a ciascuno di noi personalmente , vincendo quel rispetto umano e quella vergogna di parlare pubblicamente di Dio. Non dimentichiamoci che a rompere questo silenzio si preoccupa soprattutto la Madre di Dio la Vergine Maria, che ci da l'esempio e ci sprona a parlare con Dio e di Dio in ogni occasione chi ci si presenta. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Sabato 10 giugno 2017

IX settimana del tempo ordinario

Mc 12,38-44

 

38 Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,39 avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.40 Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

41 Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42 Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43 Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44 Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

L'obolo della vedova

 

Siamo al temine della prima settimana dopo la Pentecoste. Anche se non è facile, non dobbiamo perdere di vista i Vangeli, che ci hanno accompagnati in questa settimana tratti dal capitolo 12 del Vangelo di Marco.

Siamo anche noi, come i dei discepoli di Gesù della prima ora, destinatari della sua Parola. La settimana è stata inaugurata dalla parabola dei "Vignaioli omicidi" e termina con il confronto tra ostentata ricchezza e superbia dei farisei mentre gettano monete nel tesoro del tempio e l'umile obolo di una povera vedova.

 

Gesù ammira la povera vedova e critica invece chi ha dato del superfluo, ostentandolo come una grande elargizione. La povera vedova pur avendo dato poco ha però dato tutto. In quel tutto c'è tutta la sua fede nella provvidenza di Dio.

 

Questa donna anche se aveva di più avrebbe dato tutto, perchè la differenza la fa ciò che sta nel cuore. Il Signore ci mette davanti queste esempio perchè noi impariamo a fidarci di Lui. Dare tutto a Dio o darlo indirettamente a Lui ci mette nelle mani di Dio, che sono grandi e sicure e ci permette di guardare con serenità al futuro, che se lo lasciamo nelle nostre mani ci riempie di inquietudine, mentre collocato in Dio ci da pace. Questa è la direzione giusta, iniziamo anche con poco, ma andiamo verso Dio. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 9 giugno 2017

IX settimana del tempo ordinario

Mc 12, 35-37

 

 

35 Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36 Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:

Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi.

37 Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Gesù spiega se stesso nella Parola di Dio

 

Perché Gesù, insegnando alla gente pone questa domanda, così teologica, circa l'origine davidica del messia? Certamente Gesù si è accorto dell'ignoranza in cui giaceva la folla e con la Parola di Dio ( cita infatti il salmo 109) li istruisce sul perché il messia è figlio di Davide. Gesù si sostituisce nel insegnamento agli scribi e ai dottori della legge, preoccupati più di far crescere la loro gloria che la gloria di Dio, approfittando della religione che sono chiamati a servire.

 

Gesù insegna che la conoscenza del messia si attinge dalla Parola di Dio e dall'insegnamento di coloro che da essa attingono la sapienza divina. Proprio questa sapienza ha come fine far conoscere all'uomo tutto ciò che riguarda Dio e la salvezza, perché l'uomo non si perda nei vaneggiamenti della mente e non sostituisca la gloria di Dio con la miseria degli uomini.

 

In modo particolare Gesù offre una base biblica per comprendere la natura umana del messia, figlio di Dio e figlio dell'uomo, resa visibile, accessibile e conoscibile nella persona sua persona.

 

La conoscenza delle cose di Dio deve essere accessibile a tutti e non prerogativa di qualcuno o di qualche classe religiosa. Dio non è un Dio ignoto e sconosciuto, ma si è fatto conoscer in Gesù Cristo suo Figlio. Mi sembra che oggi poco si parli di Gesù e della sua persona, si dà per scontato che la gente sappia chi è e conosca le sue prerogativa divine. Ma oggi è proprio Gesù il grande sconosciuto davanti agli uomini. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Mercoledì

7 giugno 2017

IX settimana

del tempo ordinario

 

Mc 12,18-27

 

18 Vennero da lui alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e lo interrogavano dicendo: 19 «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcunoe lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 20 C'erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. 21 Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, 22 e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. 23 Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 24 Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? 25 Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.26 Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe27 Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

I frutti della vigna, il tributo a Dio e la risurrezione dei morti

 

Per capire cosa vuole il Signore Gesù in questo tempo dopo la Pentecoste occorre guardare con attenzione ai Vangeli di questa settimana, tratti dal Vangelo secondo San Marco.

Il primo brano è Marco 12,1-12: la parabola dei vignaioli omicidi. Il padrone della vigna manda a riscuotere i frutti della vigna, ma i contadini che aveva messo a lavorare nella vigna non vogliono farlo

Il secondo brano è Marco 12,13-17: sulla domanda fatta dai farisei se è lecito o no dare il tributo a Cesare, Gesù risponde: " Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare e quello che è di Dio, a Dio.

Il terzo brano , quello di oggi è la domanda fatta dai sadducei sulla risurrezione dei morti. Gesù risponde che Dio è il Dio dei vivi e non dei morti.

Quale richiesta di Dio può emergere oggi da questi Vangeli? Questo tempo dopo la Pentecoste un invito da parte di Dio, ci domanda quali frutti abbiamo ricavato dopo tanti doni di grazia avvenuti nella Quaresima e nella Pasqua.

 

I contadini della vigna sono diventati omicidi perchè avevano venduto i frutti della vigna e il guadagno non lo volevano consegnare al legittimo proprietario: a Dio ma tenerselo per se. La loro cupidigia è così grande da uccidere anche il Figlio del proprietario. Se deve essere dato un tributo a Cesare tanto più a Dio a cui tutto appartiene stabilmente e per sempre. Bisogna dare a Dio i frutti della fede, specialmente quelli che derivano dal credere nella risurrezione dei morti e quelli che ci aprono al dono di noi stessi a Dio e ai fratelli.

 

Non dimentichiamo che i torrenti di grazia che sono scesi dal cielo sulla terra nei tempi di Quaresima e di Pasqua, sono infinitamente più grandi delle nostre misere risposte di fede che dobbiamo tributare a Dio.Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

 

Il volto di Pietro, Beato Angelico, particolare della  Deposizione,Pala di Santa Trinita, Museo di San Marco, Firenze
Il volto di Pietro, Beato Angelico, particolare della Deposizione,Pala di Santa Trinita, Museo di San Marco, Firenze

Venerdì 2 giugno 2017

VII settimana di Pasqua

Gv 21, 15-19

 

 

15 Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17 Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18 In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19 Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Mi ami tu?

 

Il Vangelo di oggi ci colloca nel contesto dell'apparizione di Gesù risorto sul lago di Galilea ( Gv 21,1-23). In un clima un po dimesso e un pò di attesa, dove Pietro prende l'iniziativa di andare a pescare e gli altri lo seguono, appare Gesù. Gesù chiede se hanno qualcosa da mangiare e poi indica dove gettare la rete, dato che le reti erano rimaste vuote. Attraverso la pesca miracolosa di centocinquantatré grossi pesci, prima Giovanni, poi gli altri, riconoscono Gesù.

Pietro si getta in acqua per raggiungere prima degli altri la riva , mentre gli altri trascinano la rete piena dei pesci pescati con l'indicazione di Gesù. A terra trovano Gesù e un fuoco acceso con sopra del pane e del pesce. Gesù li invita a sedere. Dopo che ebbero mangiato inizia il dialogo tra Gesù e Pietro, centrato sulla domanda mi ami tu?. Gesù ripete per tre la domanda come se volesse guarire i tre rinnegamenti di Pietro, prima di affidargli la cura del gregge di Dio.

 

Ho voluto fare questa introduzione per sottolineare come Gesù recupera alla fede e alla memoria quegli uomini che aveva scelto come apostoli, ma che non erano stati in grado di superare la scandalo della croce. Ma il nodo da sciogliere era il recupero totale di Pietro all'amore a Cristo. Il cuore e l'orgoglio di Pietro sono incisi dalle parole di Gesù.

 

Non è possibile conoscere con quale tono Gesù si è rivolto a Pietro e quanto silenzio ha circondato il dialogo. Fa molta impressione il fatto che quando questo Vangelo è proclamato in Chiesa i presbiteri o i diaconi con il modo che hanno di proclamare il Vangelo lo banalizzano terribilmente.

 

Anche se Gesù si è rivolto solo a Pietro ora si rivolge a ciascuno di noi. O facciamo della fede una questione di amore e di fedeltà a Gesù Cristo o la riduciamo ad una fede ipocrita, mascherata da belle parole, da belle intenzioni, ma vuota di amore.

 

La domanda " mio ami tu, più di costoro ", ci può aiutare a fare il nostro esame di coscienza quotidiano e tradurre in amore verso Dio i pensieri, le parole le azioni che caratterizzano il nostro vivere di ogni giorno . Ci troveremo sempre mancanti di questo amore e ciò ci aiuterà a trasformare anche l'amore per il prossimo in una risposta all'amore di Dio. Anche l'amore al prossimo ha bisogno di essere purificato dalla nostra ipocrisia e dal nostro egoismo. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

Giovedì 1 giugno 2017

VII settimana di Pasqua

Gv 17,20-26

 

20 Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21 perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22 E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
24 Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

LA PREGHIERA DI GESU'

 

Deve farci riflettere il fatto che Gesù prega. Gesù ha sempre pregato. Fin da bambino è stato educato da Maria e da Giuseppe a rivolgersi a Dio con inni e salmi. Gesù ha assunto la preghiera del suo popolo in modo totale, collocandola non solo sulle labbra o nella mente, ma nel suo cuore, nella sua anima. Ma la sua preghiera è diversa dalla nostra perchè prega suo Padre, su rivolge direttamente a Lui. Anche noi preghiamo Dio come Padre, ma noi non siamo nel Padre, come Lui è nel Padre. E' per noi che Gesù prega il Padre, non solo per se stesso, perchè il dialogo tra il Padre e il Figlio è un dialogo ininterrotto di amore e così ci insegna a fare anche noi. Rivolgendosi al Padre spiega anche a noi come dobbiamo pregare, cosa dobbiamo chiedere, perchè venga la risposta sicura ed esaustiva del Padre.

 

Gesù prega il Padre perchè noi impariamo a essere uniti tra noi e con Dio, imitando l'unità che c'è tra il Figlio e il Padre, perchè tutti siano una cosa sola. Questa unità è prima di tutto della fede e dell'amore. Essa non cancella la diversità, ma mette insieme gli opposti. Questa unità non è solo uno stare tutti insieme, ma un camminare insieme verso la casa del Padre, condividendo la stessa fede, la stessa speranza e la stessa carità. In questo cammino si fa a gara a chi ama di più Dio e il prossimo. Questa è la vita cristiana, che anche noi dobbiamo chiedere al Padre: unità con Dio e con i fratelli

 

Ecco la preghiera del Figlio e anche la nostra preghiera. Il mondo che non crede può arrivare alla fede per grazia di Dio oppure attraverso la fede dei credenti. Dio predilige questa seconda strada per riempirci di grazie, di doni spirituali e di operazioni divine. Ciò richiede che la dottrina e il magistero della Chiesa siano definiti con chiarezza e senza tentennamenti. Essi non sono un opinione: " il vostro parlare sia si, si, no, no! Il di più viene dal maligno ( Mt 5,37). Dottrina e magistero sono l'essenza della pastorale. Senza di esse tutto si trasforma in un inganno e si illude la gente. Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it