VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

 

 

MEDITAZIONI

 

SUL VANGELO

 

DI MATTEO

VANGELO DEL GIORNO:Mt 1,16.18-21.24a 

 

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.

 

COMMENTO:

San Giuseppe entra sulla scena del vangelo al termine della genealogia che inaugura il Vangelo secondo Matteo. Entra e passa il testimone e Maria e allo Spirito Santo, i due protagonisti della nascita di Gesù. Egli invece riceve l'investitura di Sposo di Maria e di Padre putativo di Gesù, padre non genitore. La sua è una presenza dolce e nello stesso tempo forte, discreta e nello stesso tempo attiva nella vita di Gesù e Maria. La sua presenza è in vista dell'aiuto materiale, della protezione della Santa Famiglia, per cui riceverà il titolo di “custode” e diventerà poi spirituale in relazione alla famiglia allargata di Gesù che è la Chiesa, e per questo motivo riceve il titolo di Patrono della Chiesa Universale. I grandi Santi lo hanno sempre invocato: san Francesco, Santa Teresa d'Avila. Quello che mi preme sottolineare è senza dubbio la sua fede e la sua benevolenza ad entrare in un disegno di Dio che lo supera e travolge la sua vita, ma che accetta perché sa chi è Dio, sa che viene da Dio. Dio è Padre e San Giuseppe si comporta come figlio, un figlio che sa ascoltare, sa obbedire, sa amare la sua volontà. Solo in questo modo egli riesce a vivere accanto a Maria e a Gesù, senza complessi di inferiorità, ma guardando con stupore il loro esempio e facendone tesoro per la sua vita di fede. Per Giuseppe infatti questo conta: la sua relazione con Dio e portare fino in fondo la missione che gli ha affidato. Egli è perciò di esempio per noi e di aiuto, perché anche a noi, per la nostra fede, Dio ha affidato Gesù e Maria, e siamo chiamati a proteggerli, perché possano vivere con noi e diventare nostri famigliari: Maria nostra Madre e Gesù nostro fratello. Questo è anche a livello spirituale il ruolo che Dio Padre affida a ogni padre genitore qui sulla terra, che ha perciò un modello concreto di fede e di operosità in San Giuseppe, sposo di Maria, custode della Santa Famiglia, patrono della Chiesa universale e dei lavoratori.

 

                               Tommaso Nuovo

Mercoledì 19 marzo 2014 Solennità di san Giuseppe, sposo della B.V.Maria

Mt 1, 16.18-21.24


Dal Vangelo secondo Matteo

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. 

Parola del Signore. 

 

Commento di Tommaso Nuovo

Se c'è un santo che ha fuggito la notorietà è proprio San Giuseppe. Addirittura i Vangeli non registrano una sua parola o mettono in luce qualche riconoscimento post mortem. Tutto quello che si sà è in relazione all'accoglienza di Maria come sua sposa e del bambino di cui doveva dare il nome Gesù. Eglio ha vissuto per loro Ma chiaramente il suo ruolo di Custode della Santa Famiglia non si è esaurito nel tempo del suo pellegrinaggio, ma è continuato in vista della Famiglia allargata di Dio la Chiesa, di cui è il Patrono universale. Voglio sottolineare alcune cose che mi colpiscono della figura di San Giuseppe. Oltre la fuga dalla notorietà, noto in Lui la rinuncia ad un suo progetto e alle sue realizzazioni. Quando il Signore gli parla subito, senza dire ne un ma ne un se, lascia quello che aveva in mente e compie quello che il Signore gli ordina. E' consapevole e si adegua a coloro che compongono la sua famiglia: Gesù e Maria: il Figlio di Dio e la Madre di Dio. Vive e muore nel nascondimento più assoluto. Non si sa nemmeno dove è stato sepolto. Sottolineo anche che è un mistico, Dio occupa tutto lo spazio del suo cuore e della sua mente e nello stesso tempo è un uomo in tutta la sua concretezza di sposo, padre anche se non genitore, lavoratore. Ecco perchè è esempio e modello per i nostri papà ed è patrono universale della Chiesa.

E noi cosa ne facciamo della nostra relazione con i santi, della

"Comunione dei santi"?

Il trattare con certi santi, come San Giuseppe, non vuol dire solo avere una semplice devozione, ma significa coinvolgerli nella nostra vita, avendo con loro un dialogo quotidiano. Mi ricordo quello che si diceva di don Divo Barsotti, grande conoscitore ed estimatore dei santi, della sua relazione con i santi: " parlava con loro in ogni momento della giornata e li sentiva presenti, anche quando saliva le scala della Casa ( Casa San Sergio ) o si recava in biblioteca e semplicemente passeggiava. Don Divo viveva costantemente nella comunione dei santi. Questo è solo un esempio, ma dobbiamo partire da noi stessi e non trascurare la presenza dei santi e anche degli angeli, nella quotidianità dell nostre giornate.

Allora ripartiamo da San Giuseppe e oggi facciamogli festa, regaliamogli un sorriso spirituale , una preghiera, un grazie e presentiamogli senza dubitare tutte le nostre richieste. Tra le tante possibili vi suggerisco quello che oggi chiedo a San Giuseppe: " Voglio essere santo come te".

Grazie San Giuseppe, sento che mi hai già ascoltato.

Buona Festa.

 

tommasonuovo@yahoo.it

(Mt 1,18-24)

 

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 

COMMENTO:

Termina l'avvento dell'anno 2013 e ancora una siamo stati richiamati a scrivere nella nostra vita una storia meravigliosa: la storia della salvezza. Possiamo vedere nei personaggi biblici e sopratutto in San Giuseppe e nella Beata Vergine Maria come si compie la storia della salvezza. Veniamo così anche noi coinvolti e salvati. Oggi il Vangelo ci narra di come è stato coinvolto Giuseppe di Nazaret in questa storia di salvezza. Dio ha i suoi piani e la sua logica per agire. Dio ha voluto che si compissero le profezie dei profeti che annunciavano la nascita del figlio di Dio da un discendente di Davide, perciò prima ha messo insieme Giuseppe e Maria, poi ha agito in Maria, attraverso lo Spirito Santo, per concepire il Figlio di Dio.

Giuseppe è entrato in crisi, ma non in crisi di fede. E così arriva l'aiuto celeste e l'arcangelo Gabriele gli rivela il segreto di Maria. Se Giuseppe non fosse rimasto nella fede e non avrebbe atteso l'aiuto di Dio avrebbe certamente fatto dei gravi danni a Maria. Anche noi nel tempo di avvento abbiamo preparato l'attesa perché Dio ci faccia conoscere il mistero che circonda l'uomo, chiamato ad essere Dio,ma proiettato anche verso il male più profondo. Da dove ci può venire questa rivelazione? Certamente non da un angelo , a meno che Dio abbia su di noi progetti speciali. L'annuncio ci verrà dato dai predicatori del Vangelo. Ecco perché dobbiamo pregare che essi nella loro vita, nei i loro modi di agire e nella castità del loro corpo siano come angeli e portino a noi la rivelazione del mistero di Dio e dell'uomo. I problemi che vivono i preti sono molti ma anche per loro il primo problema deve essere quello della propria fede,

unito a quello della castità della vita, senza la quale anche tutte le attività le iniziative che intraprendono risultano senza fede e e perciò senza la vera fecondità pastorale . Si potrebbe dire che oggi la vera urgenza della Chiesa sia la fede dei preti, senza la quale Dio non si rivela ne consegna i tesori della sua grazia. Infatti Dio prima di venire si fa sempre annunciare.

Se san Giuseppe è modello per i papà tanto lo è anche per i preti. Affidiamo a lui tutti i sacerdoti in questo scorcio di avvento che si volge al termine.

 

 tommasonuovo@yahoo.it

 

Mt 1,18-24

 18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo;21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:

a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi.24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa;

 

 COMMENTO: questo vangelo riporta il fatto dell'annunciazione dell' annunciazione dell'angelo a San Giuseppe. Egli aveva già sciolto il dubbio di coscienza che lo attanagliava: denunciare Maria o licenziarla mi segreto, optando per rimandarla a casa, fuggendo dalla situazione in cui si era trovato. Il Signore attraverso l'angelo gli rivela cosa è successo a Maria e come deve comportarsi. Giuseppe riceve la sua missione: essere custode di Gesù e di Maria agli inizi delle vicenda terrena del Figlio di Dio. Forse questo compito è esclusivo di San Giuseppe?

Noi a confronto di San Giuseppe abbiamo ricevuto Cristo in pienezza, in modo particolare nella Santa Eucaristia e perciò spetta anche a noi compiere la medesima missione di San Giuseppe. La missione di San Giuseppe si è concentrata negli inizia della vita di Gesù. Non sappiamo quanto San Giuseppe è vissuto, ma certamente la sua missione la portata a compimento.

E per noi è forse troppo difficile questa missione che si distende lungo tutta la nostra vita? No! Non è troppo difficile, ma impegna senza dubbio il nostro cuore e la nostra mente a non perdere di vista quel bambino che nasce a Betlemme, diviene adulto a Nazaret, e muore e risorge a Gerusalemme. Questa è la missione di un credente prima e sopra a tutto ciò che Dio e la vita gli riservano.

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

DOMENICA 9 MARZO 2914

Mt 4,1-11

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

Parola del Signore

 

COMMENTO" in quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal Diavolo."

 

Nel tempo di quaresima, ma non solo, abbiamo a che fare con la realtà che più minaccia la nostra persona e il nostro spirito: il Diavolo. Come è apparso vicino all'uomo agli albori della creazione, così si è avvicinato al Dio fatto uomo agli inizi della sua storia pubblica di redenzione. Se fosse stato facile eliminarlo da parte di Dio lo avrebbe fatto, ma è una sua creatura che ha deviato se stesso, non riconoscendo Dio come il suo creatore, ma come suo rivale.  Cerchiamo di prendere luce e coscienza di noi stessi,  attraverso  questo episodio, per non essere ingenui nell'affrontare in questo tempo il nemico infernale.

Gesù viene condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal Diavolo. Gesù lo attende per quaranta giorni e quaranta notti in digiuno. Alla fine dei quaranta giorni, nel momento che si affaccia la debolezza, il Diavolo appare.  Questa è una strategia del Diavolo che attende il momento più opportuno per tentarci, attende il momento della nostra debolezza. Gesù si è presentato disarmato a questo incontro? No!   Dobbiamo sapere che Gesù è accompagnato dallo Spirito Santo e non è che lo Spirito lo ha lasciato li solo nel deserto e se ne è andato a casa, lo Spirito e li con Lui, è sempre con Lui. E noi dove lo abbiamo lasciato lo Spirito Santo. Forse lo abbiamo lasciato in Chiesa il giorno della nostra cresima? La mia è una battuta, ma vuole sottolineare che non possiamo affrontare il Tentatore e la tentazione senza lo Spirito Santo; non possiamo affrontare nessun cammino di fede senza lo Spirito Santo. Eppure facilmente lo trascuriamo e lo abbandoniamo, preferiamo stare soli con noi stessi che in sua compagnia. Facciamo si tante cose ma quasi nessuna ha il tratto dell'ispirazione dello Spirito; ci armiamo di buone intenzioni di buoni propositi ma non li compiamo mai. Allora quando ci accorgiamo di questo, che cioè ci siamo dimenticati dello Spirito, allora possiamo, rientrare in noi stessi e accorgerci che siamo stati noi ad abbandonarlo e che lui era li, inattesa. Lo Spirito era li alla porta del nostro cuore  e della nostra mente pronto ad entrarvi, pronto ad aiutarci. Molte volte interpretiamo le sue ispirazioni come nostre intuizioni. Non dobbiamo  ingannarci. E' Lui  che ci ispira il bene e l'operare e quando lasciamo a Lui il volante della nostra vita, Lui la fa andare diritta sulle strade di Dio. Quando pretendiamo di prendere in mano solo noi il volante ci comportiamo come uno che non Sto arrivando! guidare o non sa stare in sella ad una bicicletta e gli sbandamenti e le cadute sono continue. Occorre invece imparare all'inizio a tener il volante della nostra vita a quattro mani, poi a lasciarlo tutto nelle sue mani. Questo sarebbe il modo giusto per vivere da credenti. Ma se proprio non ce facciamo, per poca fede, almeno lasciamo che anche Lui metta le mani sul nostro volante e non opponiamo resistenza,  se tenta di sterzare dove noi non pensiamo sia giusto andare. 

 

Proviamo a fare questo esercizio in questo tempo di quaresima, proviamo a metà della nostra giornata e alla sera a vedere dove abbiamo agito senza lo Spirito e dove abbiamo agito con lo Spirito. Confrontiamo i risultati e vediamo di imparare dai nostri errori e se abbiamo dato ascolto alla voce del Tentatore, che non in maniera straordinaria, ma in modo ordinario ci dice di non obbedire alla voce dello Spirito.  

Buona domenica

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 26 gennaio 2014 III del tempo ordinario

Mt 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

 

Commento:Non è inutile dirlo, è invece necessario ribadirlo che viviamo in una società di tenebre (parlo di quella italiana, ma l'immagine è estendibile al mondo intero, Vaticano compreso) , per i fatti, avvenimenti, parole e persone che solcano i media, i palcoscenici e le vetrine di questo mondo. Infatti sono essi a trasmettere tenebre. Oppure accendono qualche piccola luce e poi la nascondono sostituendola con le tenebre. Così appare di tutto, tranne una cosa, e cioè che Dio esiste, ed è “ venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14b). Non possiamo chiedere ai Media che ci parlino di Dio, quando chi li gestisce e li produce non crede in Dio. Ma noi, noi che diciamo di credere e di essere cristiani, se abbiamo visto la luce di Cristo e ci siamo lasciati illuminare, la trasmettiamo questa luce? La parola vedere nel testo di Matteo che cita il profeta Isaia, non ha il significato di guardare, ma di accogliere. La luce naturale si accoglie dentro di noi attraverso gli occhi, i sensi. il diavolo sa che i nostri occhi sono in stretto contatto con la nostra mente , la nostra immaginazione e il nostro pensiero e perciò attraverso di essi fa passare anche le tenebre del peccato e della morte: violenze, oscenità, trivialità, esempi cattivi e trasgressivi dei comandamenti di Dio.

La luce di Cristo non passa solo attraverso i sensi del corpo ma soprattutto attraverso i sensi interni quelli dell'anima.In modo particolare attraverso la predicazione del Vangelo , mostrandoci la Verità, mostrandoci Dio, la luce di Cristo entra in noi, vincendo le tenebre del peccato e della morte . Il Vangelo splende in noi se poi con esso accendiamo la santità della nostra vita, con comportamenti virtuosi ispirati ai comandamenti di Dio e all'esempio di Gesù Cristo. Noi siamo luce. Non trascuriamo di accendere in noi questa luce, perché di essa ha bisogno il mondo. Gesù ce l'ha detto: “ voi siete la luce del mondo” (Mt,5,14). Allontaniamo allora le tenebre da noi evitiamo che le tenebre passino in noi. Impariamo a chiudere gli occhi al male rigettandolo e ad aprirli a Dio. Lo si vedrà senza più dubitare che non ci sia o no sia vicino a noi.

Buona domenica

 

tommasonuovo@yahoo.it

Mt 5,17-19

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

La gente pensa che quando viene un nuovo capo, un nuovo papa si cambia tutto, specialmente quelle cose che sono un retaggio del passato. Non illudiamoci " non c'è nulla di nuovo sotto il sole " e se nella Chiesa si respira un aria "nuova" e semmai grazie allo Spirito Santo, che da forti ispirazioni anche e soprattutto al Papa. Gesù risponde a quelli che lo pensavano come un rivoluzionario dicendo che non nè venuto ad abolire ma a compiere, a portare a compimento la storia della salvezza che è contenuta nella legge ( Torah) e nei profeti. Se Gesù avesse dichiarato superati o addirittura avesse negato quello che dice la Torah e i profeti avrebbe portato a negare se stesso. Ma la legge, come i profeti parlano di Lui e conducono a Lui e senza Gesù perdono tutta la loro consistenza. Diceva san Paolo che la legge è come un pedagogo che ci conduce a Cristo...(Gal 3,24). Senza Gesù la legge non perfeziona nessuno, non salva nessuno. La legge senza Gesù mieterebbe un numero infinito di fallimenti. I comandamenti senza la persona di Gesù sono impossibili da osservare. Li osserverebbero solo alcuni o alcune bravi, obbedienti e capaci, mentre tutti gli altri zoppicherebbero chi in uno chi in un altro comandamento, oppure in tutti. Cosa ha portato Gesù per compiere la legge e i profeti? Egli ha portato la sua persona, che ama e insegna ad amare e a fare le cose di Dio con amore e per amore. Così un conto è obbedire per amore, un conto è obbedire per timore. Chi obbedisce per timore cerca sempre scorciatoie e giustificazioni e finisce per accusare di tirannia colui a cui deve obbedire. Chi obbedisce per amore non cerca il suo interesse o il torna conto, cerca solo l'amore dell'altro e per amore sopporta anche cose gravose. Dopo molti secoli di storia della salvezza Dio ha dovuto dire che avrebbe dato a loro un cuore nuovo

(Ez 36,26-27), tanto non erano capaci di amore. Non diamo per scontato che la storia non si ripeta anche per noi.

Buona giornata

 

tommasonuovo@yahoo.it

Mt 5,17-37

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 

Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

 

Parola del Signore. 

 

Commento:

”Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». ( Mt 5,16). In questo modo  termina il Vangelo proclamato domenica scorsa. Il produrre le opere buone non dipende dalla bravura dei credenti a fare le opere , ma dalla bravura a obbedire alla legge di Dio, a viverla intensamente come un programma di vita. Oggi la parola obbedire non viene digerita da molti. Eppure è questo il problema  principale del credente e dei credenti di tutti i tempi: la fedeltà alla legge. Non so quale concetto di legge di Dio ha l'uomo di oggi, ma vivendo in una società che è tutta regolata da leggi e leggine, la visione  che l'uomo   ha è quella di una norma  imposta dall'alto a  cui appena si può è meglio scappare, perché limita la nostra libertà e ha lo scopo di controllarci. Niente di più falso. 

Occorre collocare la legge che Dio ha dato all'uomo, alla stregua delle leggi che regolano l'universo e le stelle, solo che questa legge regola in modo armonioso l'universo dell'uomo, costituito dal suo rapporto con Dio, con se stesso, con il suo simile di entrambi i sessi e con la realtà che lo circonda, da cui l'uomo trae sostentamento e vita.

Gesù nel suo ministero di messia ha ribadito la validità delle legge di Dio e la sua azione   non è mai stata  in vista di  abolire, ma per dare pieno compimento, piena attuazione alla legge  di Dio, mostrando come si deve vivere in essa e quanto serve al bene  dell'uomo.  La legge di Dio infatti è tanto importante che se non ci fosse l'uomo sarebbe in  balia dei proprio istinti distruttivi e di dominio. 

La situazione in cui si trova a vivere oggi il mondo, dove imperversa l'odio e la violenza, il sopruso e il crimine organizzato, dice il bisogno profondo che ha l'uomo della legge di Dio e di viverla a tutti i livelli. 

Tutti dobbiamo farci carico di viverla personalmente, perché il bene degli altri e anche il nostro bene personale dipende dall'osservanza di questa legge. 

Inoltre occorre considerare che la legge che Dio ci ha dato serve anche per portare a compimento l'opera della creazione in noi. Dice il salmo 118 al versetto 73: “le tue mani mi hanno fatto e plasmato, fammi capire e imparerò i tuoi comandi”. Dio porta a compimento l'opera iniziata in noi attraverso l'osservanza delle legge, vissuta come un programma di vita.

Sono una meraviglia i comandamenti di Dio che si riassumono nel comandamento dell'amore. Dio, in fin dei conti, ci chiede solo di amare: di amare Lui come fonte dell'amore, di amare il prossimo come fine dell'amore.

Perché allora disobbediamo alla legge dell'amore? Il problema è insito nel cuore dell'uomo, da educare perché si orienti a Dio con amore e non con timore, perché si orienti al prossimo come se stesso e non come un nemico.

Amare è un arte e solo stando a stretto  contatto con l'Artista dell'amore impareremo ad esercitarla e a metterla in pratica attraverso i comandamenti dell'amore.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 14 marzo 2014

 

Mt 5,20-26

Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.

 

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

 

Parola del Signore

 

Commento

Gesù ha riportato sulla terra il Regno di Dio dove regna la sua giustizia, che consiste nell'amore verso ogni creatura, nel rispetto e considerazione dell'altro, nella concordia. Questo regno da parte di Dio è già operante, ma non lo è da parte nostra. Uno potrebbe dire: " forse non ho il diritto e la libertà di vivere come voglio io, secondo le mie regole? No! Perché la visione dell'uomo è sempre egoistica e considera mai il tutto, ma  solo la parte, quello che gli interessa o gli fa comodo. Tra gli uomini che hanno manifestato pienamente di vivere su questa terra secondo la giustizia del regno di Dio c'è senza dubbio San Francesco d'Assisi, il quale prima ha fatto violenza su se stesso per vincere  quella condizione umana che è la schiavitù del peccato e poi ha lasciato che facesse irruzione in lui il Regno di Dio è la sua giustizia. Anche il sultano fu conquistato da Francesco, il lupo di Gubbio divenne un agnello; anche gli uccelli del cielo e i pesci del mare pendevano dalla sua bocca e ascoltavano i suoi insegnamenti; centinaia di migliaia di uomini e donne hanno desiderato di vivere come lui: regine, re, uomini d'armi, giovani, vecchi, gente semplice del popolo, senza contare quella innumerevole schiera di martiri in tutte le nazioni della terra che hanno testimoniato Gesù con la stessa mansuetudine di Francesco d'Assisi, perdonando i loro carnefici. Questa è solo una delle tante testimonianze di santità, che ci dicono che è possibile vivere secondo il Vangelo, con una giustizia che supera quella degli uomini,  quella che  è solo sulle labbra dei credenti e non nei cuori. Chiediamo la grazia, supplichiamo il nostro Padre celeste che ci aiuti a liberarci dalla schiavitù del peccato, perchè faccia irruzione in noi il Regno di Dio e la sua giustizia. Non dimentichiamolo che tutto questo è possibile. Bisogna che crediamo. Buona giornata.

 tommasonuovo@yahoo.it

 

Sabato 15 marzo 2014

 

Mt 5,43-48

Siate perfetti come il Padre vostro celeste.

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

:Dio forse ci chiede cose impossibili dicendo di " amare i nemici e pregare per quelli che ci peseguitano? Dio non chiede all'uomo l'impossibile, ma quando lo chiede mette l'uomo nelle condizioni di fare ciò che chiede donando il suo Spirito. La parte di Dio in questo azione di amare i nemici consiste nella forza di amore che dona e che l'uomo sulla taerra non può procurarsi da solo. La parte del l'uomo consiste nel credere che ciò è possibile e nell'obbedire, non solo al comando di Dio , ma a quella Forza di Amore che Dio mette nel suo cuore. In questo consiste il combattimento spirituale quotidiano: nel far prevalere quella forza di amore e di dono sugli egoismi e le passioni che giorno e notte assediano l'uomo e lo rendono schiavo impedendogli di amare.. Cosa bisogna fare allora? Occorre sottomettere gli egoismi e le passioni, occorre moderare se non eliminare le rivendicazioni e le rivalse e mostrare che siamo Figli del Padre celeste che si preoccupa più di portare il bene sulla terra e di guarire il male con il bene. Noi cerchiamo sempre altre strade, ma tutte quelle strade sono sempre genatrici di violenza e sofferenza. L'uomo che vine colpito tende sempre a vendicarsi l'uomo che è amato tende sempre a riconcili.

Buona Giornata

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

VANGELO DEL GIORNO:Mt 6,1-6.16-18;

 

1State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

COMMENTO:

 

Elemosina, digiuno e preghiera. Sono le tre opere che il Signore ci c ede di compiere per ottenere la “ ricompensa”:” il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà “ ( Mt 6,4). Però vanno compiute anche nel modo giusto , “ non suonare la tromba davanti a te “( Mt 6,2) Si, perché, c'è la possibilità che queste opere al posto di compierle davanti a Dio si compiano davanti agli uomini, anche solamente davanti a se stessi. Forse Dio ci chiede di praticare l'elemosina, la preghiera e il digiuno solo in quaresima ? No! Queste tre colonne indicate da Gesù sono tre esercizi della fede per poter rafforzare il nostro spirito e vivere nella giustizia, vivere come Dio vuole che viviamo.

In quaresima queste tre opere le intensifichiamo, perché è proprio in questo tempo che il Padre elargisce la ricompensa. Perciò tutta la vita deve essere vissuta in modo di essere distaccati dai beni ( elemosina ) e non dipendenti da essi ( digiuno ) ma da Dio ( preghiera ). Ecco perché la quaresima è anche un tempo per poter rinnovare la nostra vita cristiana o rafforzarla. Tutto però deve avvenire sotto lo sguardo di Dio. Questo sguardo è sia esteriore come interiore. Ma per poterlo incontrare occorre entrare nella nostra camera ( Mt 6,6 ), nel luogo dove stiamosoli con noistessi, nella nostra coscienza e li verificare, rivedere e correggere la traiettoria della nostra vita. E' una traiettoria che va verso l'alto, verso Dio oppure è discendente? Possiamo ancora correggerla. Puoi ancora correggerla con l'aiuto di Dio che ti dice: fai elemosina, prega e digiuna e il Padre tuo verrà a darti la ricompensa, che consiste nel donarti suo Figlio. Infatti la ricompensa di Dio non consiste in qualcosa, ma in qualcuno in Dio. Perché non c'è niente di più prezioso della sua persona, della sua amicizia e della sua presenza.

 

                                Tommaso Nuovo 

 

Martedì 11 marzo 2014 I settimana di quaresima

Mt 6,7-15

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome, 
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti 
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione, 
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore

 

Commento

La preghiera è una delle armi per il nostro combattimento spirituale in quaresima e in ogni tempo. Ma lo sappiamo che è anche fatica pregare. Infatti è faticoso lasciare le proprie attività i propri ritmi, i propri progetti e pensieri, per dedicarci alla preghiera. Ecco perchè è buona cosa metterla all'inizio della giornata ( in dosi abbondanti di tempo ), e al termine del giorno, molto prima di coricarsi, altrimenti funge da efficace sonnifero. Non bisogna trascurare anche la pausa pranzo. Pochi mesi fa ero a Milano e sono andato a confessarmi e pregare nel Duomo di Milano. Con grande sorpresa ho visto che c'era la S.Messa anche alle ore 13,00, allora ho partecipato con gioia. C'erano almeno 50 persone ad assistervi: uomini, donne , giovani anziani e si sentiva un profondo clima di preghiera e di raccoglimento. Queste persone hanno cercato il tempo da dedicare alla preghiera e lo hanno trovato, certamente hanno rinunciato a qualcosa. Certo la maggior parte di noi, nelle nostre parrocchie se hanno la S.Messa quotidiana e in orari accessibili, si possono dire fortunati. Ma dobbiamo sapere se ci possono essere ostacoli di tempo e di luogo per partecipare alla S.Messa non ci sono ostacoli, tranne uno, la nostra incredulità, per accedere al Padre celeste. Addirittura Gesù ci ha insegnato anche con quale parole rivolgerci e con quale spirito farlo. Lo spirito è quello del figlio e le parole sono quelle del Figlio di Dio.C'é un altra cosa da sottolineare che determina la nostra fatica a pregare e consiste nel fatto che noi non accettiamo di far dipendere la nostra vita in tutto da Dio. Il punto di arrivo della preghiera è proprio questo: scoprire che tutto dipende da Dio,e che la nostra responsabilità consiste nel fatto che non ci fidiamo di Dio e vogliamo fare noi secondo i nostri gusti e i nostri pensieri. Non pensiamo di essere di essere già arrivati a pregare secondo Dio, sentiamoci ancora in cammino e potremo non solo migliorarci ma scoprire sempre meglio chi è il nostro Dio

 

tommasonuovo@yahoo.it

(Mt 6,19-23)

 19Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; 20accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. 21Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

22La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; 23ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

 

 COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 21 giugno 2013

(Mt 6,19-23)

Oggi si fa memoria di san Luigi Gonzaga, giovane e religioso nell'ordine della Compagnia di Gesù. Luigi è una di quelle persone che appena sentono una Parola di Dio o il Vangelo lo accolgono come proveniente dalla stessa mano di Dio e dalla stessa bocca di Cristo e lo mettono in pratica. Luigi è vissuto nel XVI secolo era il primogenito di Ferrante Gonzaga, signore di Mantova e perciò suo erede (per chi volesse approfondire clicchi al link in azzurro sul nome di San Luigi). Dopo molte peripezie, richieste e no duri di suo padre, riusci ad ottenere il permesso di entrare nei Gesuiti e di lasciare la primogenitura a suo fratello. Era molto severo con se stesso, era già santo e viveva come un penitente con digiuni, flagellazioni e veglie, come se che doveva purgare una lunga scia di peccati, mentre noi che siamo grandi peccatori abbiamo la sfrontatezza di vivere come se non avessimo peccato. Osserviamo in questa giornata ciò che ci trascina verso il basso in pensieri , parole e azioni e ciò invece ci porta in alto verso Dio, ben sapendo che è più faticoso salire che scendere.

Aggiungo a questo commento la lettera che San Luigi ha scritto a sua madre prima di morire.

                        Tommaso Nuovo 

 

Mt 6,24-34

24 Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?26Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?31Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. 


COMMENTO AL VANGELO

Mt 6,24-34

24Sembra che noi tutti abbiamo preso la direzione opposta di quella che ci indica il Vangelo: quante corse, quante ansie, quanti affanni e ogni giorno che passa mette un peso in più sulla nostra vita.Da dove vine tutto questo? Non ho risposte facili o preconfezionate, prendo invece dal Vangelo e cerco di meditare quello che dice Gesù: “Nessuno può servire due padroni“ ( Mt 6,24 a). Certo che in questa società il denaro è necessario per vivere, ma da esso non dipende la vita. Anche se molti la pensano il contrario,  quando hai il denaro non hai tutto, ma quando hai Dio hai veramente tutto. Nella mia vita è sempre trovato più saggezza nei poveri che nei ricchi. Ho trovato più ricchezze in chi cerca di Dio piuttosto in chi corre dietro agli uomini e ai loro inganni. Scegliere allora chi oggi voglio servire significa anche attendere da chi servo  la paga . Arrivati “a sera” : fate un confronto e vedete come paga Dio e come pagano gli uomini.“25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita”  (Mt 6,25). Come , mio Signore, non devo preoccuparmi di cosa mangerò, di cosa berrò  e di cosa vestirò. San Paolo ha anche detto: “E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.”  (2Ts 3,10). Quello che Gesù ci ha detto è che noi mettiamo troppa preoccupazione e affanno per queste cose e poco e niente per cercare il Regno di Dio. Quando invece si ribalta il piano del pensiero e dell'azione tutto viene messo secondo il suo ordine di importanza. “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” ( Mt 6,33). Così oggi, caro Tommaso Nuovo, riprendi da capo la tua ricerca del regno di Dio e se dopo averlo trovato ti manca qualcosa,chiedila a chi   fai dipendere la tua vita. Magari non ti darà il superfluo, ma non ti farà mancare il necessario.

 

                      Tommaso Nuovo


Mt 7,6.12-14

6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

2Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!

 

COMMENTO AL VANGELO

Mt 7,6.12-14

Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci ( Mt, 7,6 ) Molte volte non ci rendiamo conto della preziosità della fede e di una condotta di vita ad essa ispirata, che ha come norma di riferimento i comandamenti e la Parola di Dio. Ma chi sono cani o i porci nella bibbia. I cani sono considerati i non ebrei e i porci coloro che una volta ricevuta la rivelazione la disprezzano con il loro comportamento. Di solito applichiamo agli altri questa Parola , ma perché non la applico invece a me stesso, dato che parla a me. Non sono forse “ cane “ quando mi dico di essere cristiano e vivo come se Dio non ci fosse. Non sono forse io “ il porco “; non solo perché mi diletto di cose oscene e non chiudo gli occhi o la televisione, ma di più perché dopo aver avuto dei comandamenti, che nemmeno gli angeli hanno, o dei doni di grazia, con il mio comportamento mi espongo al giudizio della gente che in questo modo disprezza poi Dio e la Chiesa? Se quanto dice il Vangelo lo vedo nella mia vita allora vuol dire che non falsifico questa parola, ma che la mia vita è come uno specchio davanti ad essa. Chi invece non si considera minimamente ne un cane, ne un porco allora falsifica questa parola e la definisce bugiarda. Vivere secondo il Vangelo significa avere il coraggio di dire la verità, partendo da stessi .

Ecco che risulta così vero quello che dice oggi il Vangelo: impariamo prima a giudicare noi stessi, ad osservarci, ad entrare per la porta stretta quella di applicare il vangelo a se stessi.

 

Tommaso Nuovo   

 Mt 7,7-12

 

7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

 

COMMENTO:

Ancora un insegnamento di Gesù sulla preghiera. Potremo chiamare questo insegnamento come: come insistere e perseverare nel chiedere. Certamente noi vorremmo chiedere a Dio tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ma qui il Signore non ci dice chiedete questa cosa o quell'altra, egli dice semplicemente: cercate, chiedete, bussate. Poi usa come esempio la piccola parabola del confronto tra il modo con cui gli uomini trattano i loro figli e il modo con cui Dio Padre tratta i suoi figli, cioè coloro che domandano a Lui. Questo infatti è il cuore dell'insegnamento di Gesù contenuto in questa pagina di Vangelo: non soltanto occorre perseverare nel chiedere, ma chiedere al Padre da figli. La differenza tra coloro che chiedono solamente a Dio e coloro che chiedono da figli, consiste appunto nel modo con cui ci si rivolge a Dio: da figli che guardano e chiedono con insistenza al loro Padre. Se infatti ci presentiamo così davanti a Dio, noi lo riconosciamo come Padre, Padre nostro e Lui ci riconoscerà come figli, suoi figli e riconosceremo Gesù come fratello e tra di noi circolerà l'Amore, lo Spirito Santo. Senza contare il fatto che rivolgendoci da figli cresce in noi quell'aspetto della fede che è la fiducia, con la quale possiamo credere e sperare nel Padre. Gesù ha sempre coltivato con assiduità la qualità del suo rapporto con il Padre dandogli il primato su ogni cosa e ogni persona e differenziandolo anche dal suo rapporto con l'uomo. Dal rapporto con il Padre ha fatto dipendere l'esito del suo ministero apparentemente fallimentare.

 

                                     Tommaso Nuovo

Giovedi 13 marzo 2014

 

Mt 7,7-12

Chiunque chiede, riceve.

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

 

Parola del Signore

 

Commento:

Non c'è un Vangelo più incoraggiante di questo, in cui il Signore ci dice " chiedete e vi sarà dato". Non so cosa vogliamo di più dal nostro Padre celeste. Eppure se guardiamo alla realtà in conti non tornano. Tante nostre richieste rimangono o sospese, cioè in attesa di essere accolte ed esaudite, oppure non vengono accolte. Ma allora c'è qualcosa che non va in noi o in Dio? Non c'è bisogno di rispondere a questa domanda perché sappiamo quale è la risposta. Allora cosa non va in noi?

Tutto non va e non voglio fare il pessimista. Non riusciamo nemmeno a pregare con la giusta attenzione e con la giusta considerazione di Dio. Non sappiamo cosa effettivamente abbiamo bisogno; non sappiamo chiedere; non sappiamo attendere i tempi di Dio.Non sappiamo amare e intercedere a favore degli altri, perchè vogliamo chiedere solo per noi. Da dove riprendere un cammino di fede, di amore e di preghiera verso Dio? Riprendiamo il nostro cammino dalla fiducia che Dio è più un padre terreno, è il Padre buono, che sa di che cosa abbiamo bisogno. Trattare con Dio significa trattare con fede con fiducia e cercando di scorgere la via di Dio anche attraverso quelle strade anguste e strette di verità su noi stessi, di mortificazione e di umiltà ma anche e soprattutto di grazia che Dio vuole percorre con noi. . Non smettiamo allora di avere fiducia nel Padre, non smettiamo di chiedere e di credere.

Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

Mt 7,15-20

15 Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi?17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.20Dai loro frutti dunque li riconoscerete.

 

COMMENTO AL VANGELO 

 

Ecco un altro testo che è facile da applicare agli altri e difficile da applicare a se stessi. Vogliamo capire una volta per tutte che il Vangelo non è fatto solo per annunciarlo ai lontani, alle pecore smarrite, ai popoli che non hanno ancora conosciuto Gesù Cristo. Non sono forse io il lontano ? Non sono forse io la pecora smarrita? Non faccio parte anch'io di un popolo che ha parole dice di essere cristiano e poi lo nega con i fatti? Dice il Signore Gesù: “ Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.( Mt 16,24), Prendere la propria croce significa vivere il vangelo e applicarlo a se stessi, prima di tutto. Quante persone seminano zizzania nella Chiesa mettendo il dubbio uno verso l'altro. Gesù dice : Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. Inizio a guardarmi quando mi comporto da falso profeta e mi comporto da lupo rapace. A me capita che basta che una sola volta non mi mortifico con gli occhi, che divento un lupo rapace, anche in chiesa. Ecco perché questo Vangelo io lo applico a me. Non voglio usare questa frase per giudicare gli altri. Se mai mi tocca di giudicare, nel senso di avere un giudizio, un 'idea, su un fatto o su una persona, userò la seconda frase che è mi aiuta molto di più a giudicare: “Dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7,16) E seguirò poi la logica del Vangelo: “Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.19 ( Mt 7,18-19). Così prima di guardare nel giardino del vicino e notare solo ciò che non va bene, osservo attentamente il mio giardino, per vedere ciò che in me non va bene. Lascio poi agli altri vedere ciò che invece va bene ed è gradito agli occhi e al cuore, e così possono lodare Dio per quello che fa in un suo povero servo.



                                                           Tommaso Nuovo

 

Mt 7,21-29

 21Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 2In quel giorno molti mi diranno: «Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demoni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?». 23Ma allora io dichiarerò loro: «Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!».

24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento:29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

 

COMMENTO 

 

Non si entra in cielo per conoscenze particolari o per aver corrotto i santi con qualche offerta generosa o per aver acceso delle candele alla Madonna. Dice così il Vangelo di oggi: “21Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Si perché facendo la volontà del Padre celeste siamo sicuri di non perdere la strada per il paradiso. Infatti noi siamo molto capaci a cercare delle scorciatoie, dei passaggi per il cielo,senza fare fatica. La fatica più grande è quella di “fare la volontà del Padre. Nemmeno presume di essere collaboratori di Cristo ci può garantire il passaggio alla Vita Eterna. E siamo proprio noi Pastori che dobbiamo domandarci ” sto facendo o meno la volontà del Padre celeste ?

Ma Signore non vedi quello che facciamo per te? Come è sottile il confine che separa il fare le cose per noi e farle invece per Dio. Molte volte mi vergogno di me stesso perché rubo la gloria a Dio. Io sono capace solo di peccare e non sono in grado di salvare nessuno. Cosa posso fare allora?

Devo solo ascoltare e mettere in pratica il Vangelo. Solo in questo modo, la mia vita, pur limitata che sia, sarà riconosciuta sia davanti a Dio, come la vita di un figlio di Dio e sarà appoggiata su fondamenta solide, quelle della Casa di Dio. Comunque quando si costruisce la propria casa della santità non possiamo improvvisare, ne applicare il fai da te. Ci occorre l'esperienza di chi ha già vissuto la costruzione della sua casa sulla roccia. Perciò approfittiamo dell'esperienza dei santi, assumiamo nella nostra impresa il santo che possa essere nostro amico e collaboratore, avremo solo da guadagnarci

 

                                            Tommaso Nuovo

Mt 9,1-8

Salito su una barca, passò all'altra riva e giunse nella sua città.2Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».3Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia».4Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? 5Che cosa infatti è più facile: dire «Ti sono perdonati i peccati», oppure dire «Àlzati e cammina»?6Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va' a casa tua». 7Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

 

COMMENTO

Salito su una barca, passò all'altra riva e giunse nella sua città.2Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. ( Mt 9,1-2) La guarigione di un paralitico è l'occasione che gli si offre a Gesù per rivelare cosa paralizza l'uomo nel cammino della vita verso Dio:il peccato. Gesù non sottovaluta questa causa di gran male per l'uomo e subito per la sua misericordia e la fede che nota in coloro che gli portano il paralitico realizza la liberazione di quest'uomo. Prima libera lo spirito e poi il fisico. Per la fede del paralitico e di coloro che glielo portano libera lo spirito e poi il fisico. Questi hanno fede che Gesù possa liberare dal male.

Ora vi indico una strada per far nostro questo Vangelo. Provo a mettermi nei panni del paralitico. Vedo che non è difficile identificarmi con Lui,anch'io ho le mie paralisi causate dal peccato e a meno che già lo sono, anche io sono un potenziale malato nel fisico. Ora da chi mi faccio portare a Gesù? Devo farmi portare da qualcuno che non è paralizzato, ma anzi è sano. Ecco allora scelgo i santi. Loro si che mi possono portare da Gesù. Io da solo non riesco a camminare. Fatto questo supplico questi “santi amici” di portarmi da Gesù. Ma essi lo faranno solo se davvero mi considero malato e se davvero credo che solo Gesù mi può guarire. Ci saranno quelli che mi diranno che sono un po' infantile a pensare così. Ma in realtà ciò è molto reale. E' reale il peccato, è reale l'uomo che soffre nel fisico e nello spirito. Il peccato dell'uomo è una con causa del male e anche questo fatto è reale. E' reale il bisogno di essere sanati e salvati, sono reali i santi, è reale la volontà di Dio di guarire l'uomo. Tutto è reale. Così deve essere anche la nostra fede. Se essa non è reale cioè vera, e non porta a Cristo, ci inganniamo in tutto e rischiamo di ingannare. Comunque la cosa più reale che c'è è che l'uomo è malato, ma altrettanto reale è la volontà di Cristo di salvarlo. Una fede matura è tale quando arriva a far maturare in ciascuno di noi la necessità di essere salvati. Voglio anch'io sentire su di me le parole di Gesù: “Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati”. ( Mt 9,2b) e Àlzati - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va' a casa tua”. ( Mt 9,6). Solo se saprò accostarmi con fede alla realtà di grazia della confessione, sentirò realmente di essere guarito.

 

Tommaso Nuovo

Mt 9,9-13

9Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.10Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli11.Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».12Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.13Andate a imparare che cosa vuol dire:Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

COMMENTO:

Andando per la via Gesù vide un uomo, chiamato Matteo... . Gesù cosa vide di Matteo per andare a colpo sicuro? Gesù vide il cuore di Matteo, quello di un pubblicano di quel tempo, pieno di peccati e di delusioni. Voi direte di no. Gesù ha visto in Matteo un brav'uomo onesto e laborioso e simpatico. Invece un antipatico, un disonesto e un ladro, certamente non li avrebbe collocati nel suo gruppo. Allora perché, rispondendo a quelle malelingue di farisei, Gesù ha detto: “ Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori? ( Mt 9,13) Gesù ha visto Matteo e ha avuto misericordia di lui. Matteo ha visto a sua volta Gesù e ha sperimentato non il giudizio o la condanna , ma la sua misericordia, che glie penetrata fino nel più profondo punto del suo essere. Niente spiega una così subitanea conversionese non l'irruzione di Dio nella propria vita e un'accoglienza incondizionata del Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Auguro che succeda così a me e ciascuno di voi.

tommasonuovo@yahoo.it

 

VANGELO DEL GIORNO: Mt 9,14-15 

 

14Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: "Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?". 15E Gesù disse loro: "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.

 

COMMENTO:

Mercoledì scorso, “delle ceneri” abbiamo ricevuto il segno delle ceneri sul nostro capo. Non so quanto sono rimaste sopra di esso, basta un po' di vento o un leggero movimento, che subito si disperdono. E' evidente che tale segno va interiorizzato e collocato sul nostro cuore, perché diamo effettivamente inizio ad un tempo penitenziale. Il demonio si preoccuperà di darci le distrazioni più appropriate per far si che noi non diamo seguito a nulla ( vedi ad esempio San Remo ). Noi dobbiamo preoccuparci della nostra anima. Dice un salmo “ chi semina nelle lacrime, mieterà nella gioia “, la versione della Bibbia C.E.I. 1974 diceva “ con giubilo “, cioè “cantando di gioia”. Ecco il nostro festival: è la nostra quaresima, sempre se semineremo nelle lacrime.

Tra le cose più difficili oggi, da collocare nel esperienza penitenziale, è senza dubbio il digiuno. Oggi, nel vangelo presentato dalla liturgia, Gesù ci invita a digiunare quando lo sposo verrà tolto. Certamente questo passo è profezia della passione di Cristo, ma può anche indicare questi giorni quaresimali in cui lo spirito del male si preoccuperà di darci così tante, negligenze, indifferenze e cadute nei confronti della fede, unite a preoccupazioni e ansie per farci perdere di vista la persona di Gesù. Ecco allora un arma spirituale con cui reagire: il digiuno. In senso stretto si parla di digiuno dal cibo: il C.D.C indicando i giorni di penitenza universali parla di digiuno e astinenza dalle carni oda altro cibo. La tradizione parla della rinuncia da almeno di un pasto ( questo per chi è impegnato in lavori pesanti) oppure digiuno a pane e acqua. Tutto ciò unito alla preghiera e alle opere di carità. Anche un digiuno totale del cibo è possibile, sempre come offerta a Dio e in base a quanto impegno nella virtù della sobrietà e della moderazione abbiamo bisogno per recuperarci da situazioni gravi in cui possiamo essere caduti. Teniamoci lontano però dalla superbia spirituale, non pensiamoci bravi Importante e che digiuniamo anche fuori del tempo di quaresima e che il digiuno sia un pratica costante della vita cristiana, bene inteso sempre unito alla preghiera e all'elemosina. Anzi uno potrebbe fallire nel digiunare ma non è mai come fallire nell'amare.

Dice così San Leone Magno: “ impara ad esercitare la virtù della moderazione contro tutto ciò che accarezza il suo senso. Questa virtù limita certo il benessere della carne, ma accresce la sapienza dello spiri, le cui possibilità sono completamente diverse quando ci dominiamo col digiuno che quando siamo aggravati di cibo ” ( Leone Magno, sermoni, 81). Perciò diamo al digiuno sempre un orizzonte spirituale, come mortificazione e per fortificare le virtù.

 

                                                       Tommaso Nuovo

Mt 11,20-24

Il rimprovero di Gesù alle città del lago.  

Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! 4Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!

 

COMMENTO:

C'è la possibilità concreta che dopo numerosi interventi di Dio, alla fine non ci si converta? La storia e la Bibbia ce lo insegnano: “ perciò ho giurato nella mia ira: “ Non entreranno nel mio riposo.” (sal 94,11). Il Vangelo di oggi, in cui si narra dei rimproveri di Gesù fatti alle città del lago: Corazim, Betsaida e Cafarnao, ce lo dice con chiarezza. Ora di quelle città rimangono solo delle pietre, a testimoniare della loro mancata conversione. Per convertirsi e credere al Vangelo occorrono due cose: la Grazia di Dio e quella c'è, anzi sovrabbonda. Dio fa sempre la sua parte in ogni vicenda di conversione. Invece non è scontata la parte dell'uomo, che consiste nell'accogliere l'aiuto di Dio e tradurlo in fede. L'uomo che si converte deve dare a Dio una risposta con una vita nuova, vissuta nell'amore a Dio e ai fratelli. Perchè c'è la possibilità che non ci si converta a Dio? Perchè la conversione a Dio rimane un atto libero dell'uomo, non obbligato nemmeno dai miracoli. Dio non obbliga nessuno a seguirlo, ma non accogliere l'offerta di salvezza, significa rimanerne esclusi “ Non entreranno nel luogo del mio riposo.” ( Sal 94,11). Quando Matteo, il pubblicano è stato chiamato (cfr. Mt 9,9-13), egli poteva rimanere la seduto al banco delle imposte, portando davanti a Gesù tanti motivi per non seguirlo o rimandano più tardi il seguirlo. Ma a Dio non si deve ne si può dire di no o dire aspetta che devo... Chi dice di no a Dio non è detto che abbia un' altra occasione per seguirlo. Allora oggi siamo riconoscenti al Signore Gesù per quanto fa per noi, per la nostra conversione e rispondiamogli con una nuova vita, vissuta nella grazia di Dio, nell'amore a Dio e al prossimo. Cosa volete sentire nelle vostre orecchie, gli apprezzamenti di Gesù o i rimproveri tremendi del Cristo? Scegliete voi.

 

          Tommaso Nuovo

Mt 11,2-11

 

2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto:Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero,

davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

 

 

COMMENTO: Poniamoci una domanda, che ci viene molto utile in vista della celebrazione di questo Natale. Con quale fede mi presenterò davanti al mio Creatore, che viene a me nelle vesti di un bambino, umile, senza prestigio, senza scorta angelica, affidato a un uomo e a una donna, senza far suonare la tromba davanti a se, senza stampa, senza i Media, senza titoli e senza mezzi? Con questo stile Gesù si è presentato al mondo e con questo stile ha voluto vivere e farsi incontrare dalle folle .

Anche Giovanni il Battista, che lo aveva annunciato e indicato al mondo, è chiamato alla fede, a percorrere, anche se in prigione l'ultimo chilometro della fede. Chi non lo percorre rimane distante da Dio e Dio, a sua v9olta, appare a Lui come un miraggio, come qualcosa di fumoso. Giovanni il Battista è in carcere quando sta percorrendo questo ultimo chilometro e chiede un aiuto a Gesù stesso. Nessuno, anche il più grande dei profeti, può appoggiarsi unicamente alla propria esperienza o alla propria fede, pensando che può bastare. Nell'ultimo chilometro vieni accompagnato dai fatti, dall'opera e dalla Parola di Cristo, che si manifestano nella storia: “Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!” ( Mt 11,4-6).

Giovanni Battista era all'ultimo chilometro, e tu a che punto sei? Quanto dista la tua fede, la tua visione del mondo e di Dio dalla realtà dei fatti? Il problema del Natale è un problema di fede. Quanta fede ci metti, per viverlo e avvicinarti per iniziare a fare l'ultimo chilometro ? Tutti i testimoni di Cristo, a partire da Giovanni il Battista hanno percorso questo ultimo tratto, liberi da condizionamenti e dalle proprie visoni di Dio e del mondo. A te e a me cosa manca per iniziare l'ultimo chilometro? Questa è una domanda difficile da farsi personalmente e anche da rispondere. La società e lo stile di vita del mondo ci porta a sempre a semplificare i problemi Questo problema della nostra fede dobbiamo porcelo, perché una risposta valida per tutti c'è. A noi tutti oggi manca un sincero desiderio di Dio. A noi tutti manca la presenza di Gesù che ci accompagni nell'ultimo chilometro, per incontrarlo nell'umiltà della condizione umana che ha scelto di assumere. Oppure forse credi di non aver bisogno di Dio? Chiediamo aiuto al Signore Gesù che per questo Natale ci aiuti ad accendere il desiderio di Dio e a cercarlo dove e come lui ha voluto manifestarsi

 

Mt 12,28-34

 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli oloc
austi e i sacrifici». 
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

 

Non dobbiamo dimenticare che la fede è ancora oggi legata ai

comandamenti. Certamente molti li conoscono; non molti li mettono in pratica. La questione è sempre una sola: Dio non ci costringe ma ci chiama comunque all'obbedienza. Ma che ne è oggi dell'obbedienza, quando di fa della disobbedienza una virtù? Riguardo ai comandamenti noi dobbiamo pensare che non obbediamo a dei precetti, ma a Dio che li ha indicati. In modo particolare siamo chiamati ad obbedire al precetto dell'amore pensando che obbediamo all'Amore in persona, a Colui che ci ha amati per primo. Allora non è forse dolce e delizioso obbedire all'amore?Perciò il primo comandamento ci dice di amare l'amore e amare il prossimo per amore. Questo è un comandamento universale e dovrebbe essere sempre messo al primo posto nelle costituzioni di ogni stato. Come sarebbe stata ben diversa l'Italia se i padri della Costituzione avessero messo come primo articolo:"L'Italia è una Repubblica fondata sull'amore, e messo invece al secondo posto il primo articolo: " L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Se allora nessuno ci ha ancora pensato mettiamolo noi in modo concreto come primo articolo, o comandamento della nostra vita. Nel caso poi ci riusciamo modifichiamo in tal senso anche la nostra costituzione.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

Mt 13,44-46 

il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

 

COMMENTO: Questo vangelo, delle due parabole del tesoro nascosto in un campo e del mercante che va in cerca della perla preziosa, cade nella memoria della nascita al cielo di San Ignazio di Loyola (http://www.santiebeati.it/dettaglio/23800 ),il 31 luglio 1556 a Roma. Tutti i santi indossano bene il vangelo in tutte le sue parti, dal natale alla pasqua. Ma il vangelo di oggi ci mostra con chiarezza cosa è avvenuto in San Ignazio. Quando ha scoperto il tesoro nascosto e la perla preziosa. Ignazio dove ha scoperto il tesoro nascosto? Dove ha cercato e poi trovato la perla preziosa?Ignazio li ha trovati in se stesso. Li ha trovati perché qualcuno li ha collocati. Li ha trovati perché li ha cercati in se stesso. Certamente l’invito per cercarli è venuto dall’esterno , cioè non da se stesso. E’ per questo che la grazia di Dio si serve di persone, fatti e avvenimenti. Questi fatti hanno portato San Ignazio a fermarsi, a meditare e a riflettere, cosa che facciamo poco oggi. Anche se desideriamo fermarci siamo sempre in movimento, anche se vogliamo meditare siamo sempre occupati... Il Signore Gesù ha dato a San Ignazio un tempo per fermarsi e cercare il tesoro nascosto e la perla preziosa attraverso la ferità alla gamba e la lunga convalescenza. Anche a noi da le stesse opportunità anche se in modalità diverse. Può essere banche per noi un tempo forzato di stop, oppure attraverso il dialogo con qualcuno , oppure attraverso un libro, una lettura , un film o un sito spirituale. Dio da a tutti il modo e il tempo per cercarlo e per trovarlo, ma non fuori di noi, dentro di noi. Sta a noi il reimparare l’arte di rientrare in noi stessi e gli Esercizi Spirituali di San Ignazio ci potrebbero essere utili. Sta a noi riflettere del valore del tempo e delle occasioni che Dio ci da per trasformare il tempo in oro, l’oro di Dio. 

 

                  TOMMASO NUOVO

Mt 13, 54-58

 In quel tempo Gesù, enuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

COMMENTO 

Oggi, primo maggio si fa memoria di San Giuseppe lavoratore ed è anche la festa dei lavoratori. Il vangelo ci parla non di san Giuseppe, di cui tutti i vangeli sinottici non citano una sola sua parola, ma di Gesù, che lasciata la sua casa paterna e sua madre, ritorna a Nazaret per farsi riconoscere non più come il figlio del carpentiere, ma come Figlio di Dio. Ecco come se Gesù avesse detto loro: “quello che voi avete conosciuto come il figlio del carpentiere, di cui conoscete tutto, è il Messia. Di qui lo scandalizzarsi delle gente di Nazaret. Chissà quali commenti e quale sarcasmo hanno fatto su Gesù. Eppure Gesù non era preceduto solo dalla sua fama, ma dalla sua Parola, dalla sua dottrina, dal suo comportamento e da segni e miracoli, che lo certificavano come Figlio di Dio. San Giuseppe ha vissuto molti anni con Gesù, sapeva chi era e sapeva anche come stare con Lui. San Giuseppe ha compiuto pienamente il suo ruolo di padre, educando il bambino Gesù e insegnandogli una professione e ha fatto del lavoro un mezzo per sostenere la Santa Famiglia. Giuseppe non ha perso di vista il disegno che Dio aveva su di se, su Maria e su Gesù. Ha dato così il primato al disegno di Dio, orientando verso di esso tutte le sue attività ed energie. L'uomo che lavora e che cerca attraverso il lavoro di realizzare la sua vita e sostenere così la famiglia e la società, non sempre riesce a collocare il suo lavoro dentro il progetto di Dio. La ricerca del profitto e molte volte a tutti i costi, anche al costo della vita umana, allontanano l'uomo e la società dal progetto di Dio sulla creazione. Solo se accompagnati dal Figlio di Dio, che insegnava con la sua presenza a san Giuseppe la via di Dio, sapremo ricondurre a Dio anche ciò che facciamo per noi. E' sempre valido il detto che non è l'uomo per il lavoro, ma il lavoro per l'uomo.

 

                                                      Tommaso Nuovo

 

VANGELO DEL GIORNO: Mt 16, 13-19 venerdì 22 febbraio 2013

FESTA DELLA CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO

 

13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: "La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". 14Risposero: "Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". 15Disse loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". 16Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". 17E Gesù gli disse: "Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". 20

 

COMMENTO:

E io a te dico: tu sei Pietro... Gesù per compiere una missione così grande, quella di salvare tutti gli uomini, ha scelto come punto di partenza un pescatore di Galilea e i suoi compagni: Simone figlio di Giona. Egli non conosceva che una logica: fatica, sudore della fronte, obbedienza a Dio. Simone sentendosi scelto ha scelto a sua volta il Maestro. Chi ha fatto la scelta più grande? Pietro o Gesù ? Certamente è stato Gesù, che non ha guardato le apparenze, ma il cuore.

Pietro e la sua fede sono quella pietra su cui appoggia anche la nostra fede, il nostro essere Chiesa. Ma attenzione quello che è Pietro cioè pietra, pur essendo unico il ruolo e unica la missione che egli compie è partecipata a tutta la Chiesa fatta di pietre vive, destinate ad un edificio spirituale. Per essere anch'io pietra che edifica l'edificio spirituale della Chiesa devo sia appoggiarmi a Cristo Pietra angolare e sia guardare a Pietro pietra. Sentiamo scelti anche noi e e non lasciamoci ingannare dalle seduzioni del mondo, pensiamo che le pietre più importanti in un edificio sono quelle nascoste, appoggiamo la nostra scelta al fatto che Gesù in Pietro ha scelto ciascuno di noi.

 

                                                          Tommaso Nuovo

Mt 18, 1-5.10

 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». 

COMMENTO: la festa degli Angeli Custodi ( che non sono i nonni, ma sono puri spiriti celesti) ci richiama la presenza nella nostra vita degli spiriti celesti, ai quali però diamo poca udienza, se non nulla. Infatti, i peccatori come noi vivono nella superbia di bastare a se stessi e di non aver bisogno dell'aiuto di nessuno, specie di essere "custoditi". In questa giornata, dedicata agli angeli custodi, dobbiamo chiedere perdono a Dio e ai nostri angeli perché non riconosciamo i loro interventi e perciò tutti gli interventi di Dio a nostro favore. Dobbiamo ricordarci che quando ci facciamo del male è solo per colpa nostra e quando ci viene del bene e solo grazie a Dio e ai suoi aiutanti gli angeli. Oggi nonostante la mia distrazione cronica cercherò di riconoscere ogni intervento degli angeli mandati da Dio. 

Mt 18, 12-14

 

12Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

 

COMMENTO: cosa è venuto a fare il Figlio di Dio sulla terra? E' venuto a cercare la pecorella smarrita E chi è la pecorella smarrita? E' facile rispondere: la pecorella smarrita è il delinquente, il tossico, chi non viene mai in chiesa, chi pensa sempre a se stesso. Ma se dovessi seguire questo ragionamento molti che non sono ne delinquenti, ne tossici, e che sono a Messa tutte le domeniche e le feste comandate sarebbero esclusi, non sarebbero ne cercati da Dio ne salvati. Non dobbiamo lasciarci ingannare dal confronto 99/1 perché è solo per dire che anche se ci fosse un solo uomo da salvare Gesù sarebbe venuto per lui, sarebbe morto e risuscitato per lui. Allora chi è la pecorella smarrita? Siamo tutti noi uno per uno, dal papa fino all'ultimo uomo e donna che è apparsa o apparirà sulla faccia della terra. Come faccio fatica a dare peso a queste parole di San Paolo per applicarle a me " Mi ha amato e ha dato se stesso per me". (Gal 2,20) E' proprio questo " per me” che fa la differenza. Sapere che ciascuno di noi è smarrito, o ha smarrito la strada per cielo è il primo passo per muoverci verso la salvezza. Il secondo passo è sapere che Gesù cerca me, proprio me e non si stancherà di cercarmi finché non mi avrà trovato. Ma io pecora smarrita, mi lascerò trovare

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Mt 19,16-22

Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

 

Commento:

E noi che cosa dobbiamo fare per avere la vita eterna? Gesù rispondendo a questo giovane risponde a tutti: “ Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. Forse non sai quali? Ci sono i dieci comandamenti. Ma se senti che manca ancora qualcosa. Oppure senti che tu i comandamenti già li osservi, sappi che non è mai sufficiente quello che facciamo per avere la vita eterna e che i comandamenti vengono anche disubbiditi.

Allora se vuoi essere perfetto e non sbagliarti Gesù offre una via migliore e più sicura di tutte: “Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi” ( Mt 19,21).

I beni che noi possediamo possono essere di grave impedimento per conseguire il Regno dei cieli. Ma come seguire questa indicazione di Gesù oggi? Nel nostro tempo noi siamo più legati ai beni che possediamo più che a noi stessi e alle persone. Allora oggi è impossibile mettere in pratica questa Parola di Gesù? Gesù in questa sua affermazione indica tutte le vie possibili per avere la vita eterna. La via della radicalità evangelica. Una volta era la via maestra anche per chi entrava in monastero. Oggi la radicalità e la mortificazione si trova in pochi monasteri e in qualche eremita. Comunque ella è sopravvissuta alla modernità, anche se non abita comunemente nella Chiesa, specie nel clero. Questa via è però percorribile da pochi, motivati, forti nella volontà e nello spirito, provati al fuoco e fortificati. C'è però un'altra strada, quella del vivere al minimodelle esigenze e dei desideri, accontentandosi di poco, senza venir sedotti dall'offerta del mondo e privandoci di ogni bene. C'è chi vive così ed è felice. Ma quanti sono disposti oggi a privarsi delle opportunità delle tecnologia ad esempio, sempre più accessibili a tutti e donando più che si può agli altri? Conosco q qualcuno che vive in questo modo e con numerosi figli a carico, facendo anche a tempo pieno la missione. Ma questa è una via non accessibile a tutti e non accettabile da tutti. Allora c'è una strada accessibile a tutti? Si questa strada passa attraverso il nostro cuore: è la strada del cuore. Gesù offre a tutti la possibilità della rinuncia totale del possesso e dell'uso dei beni, oppure offe a tutti la possibilità di usare dei beni e di averne o non averne il possesso. Ma questa strada è attenta a far si che il nostro cuore non riposi nel desiderio dei beni, ma sia capace sia di rinuncia, sia capace di distacco, di carità, di solidarietà con chi non ha nulla, e porta capace di vivere con semplicità e distacco la vita , perché nel nostro cuore abiti invece il desiderio di Dio. Questo desiderio va coltivato, arricchito e perfezionato e la misura delle perfezione è Cristo stesso. Ecco perché Lui ci dice: “Poi vieni e seguimi”. Dopo che Gesù ci ha detto questo cosa facciamo? C'è ne andiamo via tristi anche noi o cerchiamo di mettere in pratica la sua Parola, misurando quanto il nostro cuore riposi sulle cose e quanto il nostro cuore desideri Dio ?

 

tommasonuovo@yahoo.it

Mt 20,1-16

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

COMMENTO:

Se le ricchezze possono essere di impedimento per entrare nel regno dei cieli (cfr. Mt 19, 1ss), non per questo l'offerta ad entrare nel regno è destinata solo a pochi privilegiati dalla grazia, ma a tutti.

Primi chiamati o ultimi chiamati non ha rilevanza l'ordine davanti a Dio, Lui vuole dare a tutti la possibilità di entrare nel suo Regno eterno. Si egli e buono e chi gli può contestare una così grande bontà senza averne partecipato anche solo in parte? Non c' è un ora determinata in cui Egli esce e chiama e arruola per lavorare in vista della paga, del Regno. L'ora in cui Egli passa e in cui ci deve trovare è il tempo che Dio ci da perché veniamo da Lui chiamati. E' una cosa certa Lui passa, chiama, e alla sera da la paga. La paga è sempre alla sera, alla sera della vita. Anche tu sei stato chiamato al Regno, non te ne sei accorto? O forse è passato ha chiamato chi ha trovato e tu dove eri? E ora dove sei. Lui esce e continua ad uscire a tutte le ore del giorno. In questa ora, oggi potrebbe uscire sulla piazza della vita e chiamare anche te. Non temere di accettare e di lasciarti coinvolgere c'è una paga eterna anche per te, operaio dell'ultima ora.

 

Mt 21, 23-27

23Entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». 24Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. 25Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. 26Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». 27Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

 

COMMENTO: poniamoci questa domanda: come è possibile che Gesù sia stato oggetto di incredulità e non gli hanno riconosciuto ne autorità ne autorevolezza? Eppure era li davanti a loro occhi, come erano li le sue parole e le sue opere. Perché è avvenuto questo? Al di la di ragioni storiche dovute al contesto dell'occupazione romana e del degrado morale e spirituale delle autorità civili e religiose del tempo, cosa da tener conto, c'è il fatto che non accettiamo facilmente di venire istruiti dall'Alto, soprattutto non accettiamo di essere corretti da un Altro nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. Certo non tutti sono così, ma spesso avviene che una volta che abbiamo una ragione o ci sentiamo aver raggiunto una certa conoscenza o sapienza ci sentiamo maestri di noi stessi e degli altri. Il rifiuto che è stato portato a Gesù è anche motivato dal fatto che il suo insegnamento era una vero insegnamento e la sua dottrina la vera dottrina e non un imparaticcio umano. Gesù è venuto nel mondo come Salvatore e come Maestro di sapienza e di vita. Chi si accosta a lui come un discepolo devoto e di più come un figlio, potrà accedere ai suoi insegnamenti e raggiungere le altezze del Maestro, che egli stesso vuole condividere con tutt noii.

Poi l'autorità sugli altri la si acquista non solo con l'autorevolezza dell'insegnamento , ma anche e soprattutto con l'altezza morale della vita. Ciò serva a noi come ammonimento.

 

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Mt 19,23-30

È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.

Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».

Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.

COMMENTO:

Dopo un incontro con una persona Gesù da vero maestro ne trae un insegnamento per i suoi discepoli. Ecco allora  Gesù che dopo il dialogo con il giovane ricco presenta ai suoi discepoli la questione delle ricchezze, che sono di impedimento per conseguire il Regno dei cieli. E per far capire a loro e a noi quanto e grave la questione, porta l'immagine che ben conosciamo:”è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”(Mt 19,24). L'intervento di Pietro che chiede cosa otterranno loro, che lo hanno seguito dopo aver lasciato tutto, da la possibilità a Gesù di specificare che loro hanno lasciato tutto non in vista di qualcosa ma in vista di qualcuno: “voi che mi avete seguito, parteciperete alla mia stessa regalità, dice il Signore. Chi mi seguirà e avrà lasciato tutto per il  mio none non gli mancherà nulla (il cento volte tanto) e avrà in eredità la vita eterna. Noi non ci rendiamo conto sia chi è Colui che promette (non abbiamo fede) e sia cosa promette (non crediamo alla vita eterna). Troppo poco fissiamo lo sguardo sulle realtà del cielo, pochissimo frequentiamo i celesti: gli angeli e i santi, ecco perché non sentiamo di essere attratti dalle cose del cielo e cerchiamo di più quelle della terra.

Mt 22,1-14: Il regno dei cieli è simile...

Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?». Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

COMMENTO:

Gesù inizia la sua predicazione invitando alla conversione e dicendo i: “ il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17 ) e il racconto di molte parabole dicendo ” il regno dei cieli è simile...” (Mt 13,24.31.33.44.45.47; Mt 18,23.20,1.22,2.25,1). L'invito alla conversione, a seguire Gesù e l'annuncio dell'avvento del Regno dei cieli sono il contenuto essenziale di tutta la predicazione di Gesù in cui dice convertitevi dal male e dal peccato ( e ognuno di noi sa e non deve ignorare da che cosa deve convertirsi). Chi non si converte e non fa caso a ciò che Gesù dice nel Vangelo, ma vive dei fatti del giorno, del vangelo del Tg e della cronaca più o meno nera del quotidiano, non sa ne da che cosa deve convertirsi, ne cosa deve attendere da Dio. Gesù spiega cosa è simile il Regno dei cieli, ce lo spiega perché noi non rimaniamo nell'ignoranza, e non ci sbagliamo nell'attendere qualcosa che verrà mai. L'uomo che non attende Dio o da Dio attende qualcuno o qualcosa che non verrà mai, attende Godot (il famoso personaggio dell'omonimo dramma di Samuel Beckett). Certamente l'attesa è anche una progressione di fatti e di avvenimenti, ma quando questi vengono dagli uomini non hanno compimento pieno, cioè rimangono incompiuti e sempre da perfezionare. Quando invece parole e fatti vengono da Dio questi si realizzano in un progresso inarrestabile, in un processo di compimento che persegue costantemente il suo fine. La nostra attenzione a questi annunci per comprendere sempre più e sempre meglio in che cosa consiste il regno di Dio ( del buon seme, un granello di senape, un tesoro nascosto, una perla preziosa, una rete gettata nel mare un invito ad un banchetto) porta ad attendere qualcosa che è in un inarrestabile progresso. Noi siamo a conoscenza del punto di arrivo, sappiamo che in parte questo compimento passa attraverso di noi. Dobbiamo essere consapevoli a che punto è questo processo, quali segni ci dicono a che punto è l'avvento del Regno. Di sicuro siamo negli ultimi tempi, perché questo annuncio è già stato fatto e attende di essere compiuto. Solo non sappiamo la durata di questi ultimi tempi. Splende oggi nell'alto il sole che non conosce tramonto. 

 

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Mt 22,34-40 Il grande comandamento Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». COMMENTO Mi sono sempre chiesto del perché il dottore della legge fa questa domanda a Gesù. Certo la fa per metterlo alla prova. Forse che Gesù non sapeva quale fosse il più grande e il primo dei comandamenti? Gesù certamente li sapeva i comandamenti, ma al dottore della legge forse interessava vedere se nella risposta di Gesù traspariva quel qualcosa che rivela se uno vive ciò che pretende di insegnare agli altri. Non so se vi siete mai osservati. io cerco di farlo in ogni occasione in cui entro in contatto con una persona che mi interroga sulle cose della fede. Mi accorgo come dico con poco spirito e convinzione ciò che in verità non metto in pratica. Tutti sono capaci a dire, siamo anche dei bravi attori, specialmente noi preti, ma come suona un proverbio: tra il dire e il fare c'é di mezzo il mare.. Mi faccio questa autocritica, perché molti seguono lo sport di puntare il dito sugli altri e mai su se stessi. Nella risposta di Gesù certamente traspariva la sua vita intima con il Padre. E in noi, nelle nostre prediche, nei nostri discorsi, appare la nostra fede? Se quello che diciamo non nasce da quello che crediamo, se non predichiamo con la fede, la gente, il popolo di Dio se ne accorge e ci da il premio degli ipocriti: il vivere di illusioni e in mezzo all'ipocrisia che seminiamo. Oggi non Gesù deve essere messo alla prova, ma ciascuno di noi, perché ci rendiamo conto che non possiamo prenderci gioco di Dio, del prossimo e di noi stessi. Non possiamo giocare al cristianesimo. In questa scena del Vangelo Gesù, da vero maestro, aggiunge qualcosa che completa e rimanda poi il discorso verso chi lo voleva mettere alla prova. Ecco l'aggiunta nuova di Gesù: "... e il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso" Se c'è un primo comandamento ci sarà anche un secondo. Da questi due comandamenti e da come si vivono dipende la legge e i profeti, cioè ne va della loro credibilità. Quante volte diciamo di sapere con le parole e facciamo grandi discorsi, anche su Dio che poi smentiamo con i fatti. Questa è la solita musica, che magari ci riempie di amaro la bocca. Non possiamo far finta di niente, come dice Socrate " conosci te stesso ". Chiediamo oggi al Signore Gesù che non si stanchi mai di dirci le cose di Dio e di sentirci sempre discepoli e mai maestri. tommasonuovo@yahoo.it

VANGELO DEL GIORNO: Mt 23,1-12 martedì 26 febbraio 2013

 

1 Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente.

8Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

 

COMMENTO:

Questo vangelo attraversa i secoli e giunge fino a noi oggi. Gesù non colpisce, ma avverte che in vari modi da religioso e da uomo di chiesa e da laico cerca di mettersi al posto di Dio o occupa un ruolo, un posto che non gli compete. Ecco perché la vita di coloro che hanno responsabilità di governo o sono messi a capo di qualcuno a livello religioso o civile deve essere umile e solo preoccupata del bene altrui. Qui però Gesù parla espressamente di coloro che hanno il potere religioso, specialmente dei sacerdoti e vescovi. Noi non ci rendiamo conto a sufficienza che esercitiamo questo servizio in nome di Dio e perciò come se fossimo Lui. Perciò non dobbiamo mai e poi mai metterci al posto di Dio e ne rubargli la sua gloria. Noi rischiamo solo di abusare di questo potere e di approfittare del gregge. Se non ci esercitiamo nell'umiltà non andiamo lontano e ci impantaneremo nel fango del mondo. Bisogna che pregare molto per chi governa la Chiesa e la società.

 

                                         Tommaso Nuovo

Martedì 18 marzo 2014

Mt 23, 1-12

 

 Dal Vangelo secondo Matteo

 

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. 

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

 

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

 

E oggi chi si è seduto sulla cattedra di Gesù Cristo, dato che uno solo è il Maestro e una sola è la guida? Oggi è difficile riconoscere il volto di Cristo su chi lo rappresenta. Lo dico con tristezza e a ragion veduta. Ciò non significa che non ci sia, ma la visibilità di Gesù è messa in ombra dal peso schiacciante delle nostre persone. Per cui  si dice che il papa ha detto questo, quel altro personaggio ha detto quest'altro, padre Livio di radio Maria ha detto quest'altro. Quando invece tutti i pastori parlano e agiscono in nome di Cristo non in nome proprio. Tutti i Media , compresi quelli cattolici e anche quelli cattolicissimi, sono delle vetrine e molti ne approfittano per mettersi in mostra e per sedersi sulla cattedra non di Mosè ma di Gesù Cristo. Quando sentiremo ancora dire " Ho visto Dio in un uomo" come si diceva del Santo Curato d'Ars. Gesù Cristo al posto di tanti applausi ha ricevuto schiaffi e bastonate in testa; al posto di premi e onorificenze ha ricevuto una corona di spine e al posto di un seggio elevato nella società o nella Chiesa è stato innalzato sulla croce. Ecco chi è il mio Maestro, ecco  chi è la mia Guida.

 Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it

 

Lunedì 10 marzo 2014  I settimana di quaresima

Mt 25,31-46

Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

Parola del Signore 

 

VANGELO DEL GIORNO: Mt 26, 14-25 

Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti 15e disse: "Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. 16Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
17Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?". 18Ed egli rispose: "Andate in città da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli"". 19I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.14
20Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21Mentre mangiavano, disse: "In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà". 22Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: "Sono forse io, Signore?". 23Ed egli rispose: "Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!". 25Giuda, il traditore, disse: "Rabbì, sono forse io?". Gli rispose: "Tu l'hai detto".

 

COMMENTO:

Mi domando perché Gesù ha fatto conoscere il tradimento di Giuda a lui stesso e velatamente agli altri discepoli. Certamente ha voluto aiutare Giuda perché prendesse coscienza del male che faceva a Gesù  a se stesso e rimasse nel vangelo l'atteggiamento con cui Gesù ha vissuto il dolore per il tradimento. Quelle parole dure dette da Gesù presenti in Matteo, Marco  e Luca sootoforma di " guai.." servono per scuotere la coscienza di Giuda e anche la nostra, per i nostri troppo facili tradimenti. Ma perché Giuda ha voluto tradire Gesù è scritto non tanto nella storia, per cui ci sono varie teorie, ma nella sua coscienza, incapace di conoscere Gesù, la sua persona, le sue parole e il suo operato. Perché forse Gesù non era stato chiaro o convincente? No! Ma l'uomo e la sua ragione si credono capaci di giudicare anche le cose di Dio, e  non pensa che la ragione può ingannarsi e rimanere impigliata nei propri giudizi. In verità la questione del tradimento di Giuda ruota tutto attorno alla fede o non fede di Giuda e al suo mancato rapporto personale e vicinanza a Gesù. In tutti i testi che fanno riferimento a Giuda Iscariota egli mai chiama Gesù “Signore”, ma semplicemente  “rabbi”. Già questo è un segno che Giuda non credeva che Gesù fosse il Messia, il Figlio di Dio. Poi pur essendo uno dei dodici, quando il suo nome viene citato nell'elenco la sua posizione è all'ultimo posto, indice del tipo di rapporto che aveva con Gesù. Perciò l'incredulità di Giuda ha giocato un ruolo importante in tutta la vicenda del suo tradimento, che comunque rimane un mistero. Questo fatto può dire molto anche a ciascuno di noi. Credere o non credere in Gesù Cristo non è poila stessa cosa. Vivere con Gesù un rapportodi amicizia e una comunicazione profonda, non è lo stesso di un rapporto freddo distaccato solo domenicale o riservato per le grandi occasioni: prime comunioni, cresime, matrimoni e per i funerali. Quante volte penso che anche come prete posso tradire Gesù proprio esercitando il ministero per me stesso e non per la maggior gloria di Dio. Non dimentichiamo che Giuda è uno dei Dodici. Lasciando perdere ogni moralismo se io almeno una volta non mi sono sentito Giuda vuol dire che non ancora iniziato a vivere il vangelo. Chi volesse approfondire a livello biblico il tema del tradimento di Giuda può aprire il seguente link :PERCHE' GIUDA HA TRADITO GESU'?

Tommaso Nuovo

 

Lunedì dell'Angelo, Pasqua di Risurrezione,

21 aprile 2014

 

Vangelo del giorno: Mt 28,8-15

« La prima ora della risurrezione di Gesù» 

 

8 Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Le guardie corrotte

11 Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. 12 Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13 dicendo: «Dite così: «I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo». 14 E se mai la cosa venisse all'orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15 Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

 

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

Sono colpito da alcuni particolari della prima ora della Risurrezione di Gesù. Le donne che vanno al sepolcro.Certamente non potevano andarci di prima ora i suoi discepoli.li avrebbero accusati di andare a rubare il corpo o di averlo rubato.

Poi le donne che corrono: è inusuale questo fatto, doveva essere successo qualcosa di particolare, se essere correvano Gesù viene loro incontro. Gesù si fa vedere  a coloro che  per primi si preoccupano di Lui. Poi  invita le donne ad andare dai «suoi fratelli», non li chiama discepoli o figli, o amici, ma fratelli, cioè coloro che hanno vissuto con Lui in modo familiare e con i quai vuole continuare a vivere in modo familiare, e li invita ad andare in Galilea per vederlo.

Poi ci sono le guardie:  sono i primi che hanno visto la risurrezione di Gesù, eppure non hanno capito niente, magari sono state tra le guardie che hanno arrestato Gesù. Questi uomini sono preoccupati del loro posto, del loro guadagno e si lasciano prezzolare, per ingannare circa la verità e diffondere la menzogna. Così come gli anziani che prima vevano  giudicato e condannato Gesù, non si fanno scrupoli e continuano nel loro gioco perverso .

Ma su tutto ciò, Sovrano assoluto sulla storia e sul mondo, rimane Gesù, che muove i primi passi da Risorto. Verso dove si dirige? Visita certamente la Madre e poi va da coloro in cui ha collocato il germe della fede con la sua predicazione, gli apostoli. Va da loro per risvegliare la loro fede e la loro fiducia. Inizia così la corsa del Risorto nella storia. Buona Pasqua a tutti.

Cristo è risorto! E'veramente risorto! Alleluja

tommasonuovo@yahoo.it