VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

MEDITAZIONI

 

SUL VANGELO

 

SECONDO MARCO

Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

 

COMMENTO:

Il Natale di Gesù, il suo assumere la nostra natura umana, il suo condividere la nostra vita, il suo entrare nei nostri giorni chiede da parte nostra altrettanta condivisione della sua natura e della sua vita e della sua volontà. Diamo una continuità nel tempo all'umanizzazione del Figlio di Dio e alla nostra corrispondente divinizzazione, come? Non c'è più tempo da perdere: “ il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. “ Convertiti e credi al Vangelo”. Non pensare di non essere chiamato anche tu a partecipare al Regno. All'inizio sono stati chiamati degli uomini semplici, dei pescatori, delle donne donne semplici. Affrettiamo il passo dietro a Gesù, perché le nostre lentezze, titubanze e pigrizie, i nostri peccati rallentano il nostro passo. Non sprechiamo ogni occasione della vita per collocare Gesù per farlo emergere in noi e noi in Lui.

Buona giornata.

Mc 1,21-28

 

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

COMMENTO

 

Dove vuole arrivare Gesù con la sua azione con la sua Parola ? Vuole arrivare a scoprire il male che si nasconde dentro e fuori di noi. Questa pagina del Vangelo secondo Marco ci parla del primo incontro di Gesù con lo Spirito del Male, uno spirito inpuro. Questo primo incontro avviene dentro una sinagoga. Sarebbe troppo facile trasferire quest fatto nella Chiesa, dicendo: Ecco dove si nasconde Satana”, ma se notiamo possiamamo vedere che Gesù libera quest'uomo da Satana nella sinagoga e in giorno di Sabato. Gesù è venuto non solo per liberare ma per prendere di nuovo possesso dei luoghi dove Dio vuole abitare e stare: l'uomo e la Chiesa. Ecco perchè la guerra che ha iniziato Satana contro Dio va a colpire l'uomo nella sua corporeità e poi nel Corpo della Chiesa per dissacrarli, in modo tale che Dio li rigetti da se. Così se scopriamo questo complotto di Satana in noi e nella Chiesa dobbiamo reagire con la santità della vita, con la purezza dei costumi, vivendo e partecipando in modo santo alle cose sante. Quanto c'è ancora da fare allora partendo dai preti per vivere santamente la Santa Messa e per avere il vero galateo cioè quello della Santità. La vera sciatteria della Chiesa non sta nel vestito o nell'arredo, ma nel comportamento dei consacrati che come tali devono vivere, e celebrare per non rinnegare Cristo proprio mentre lo stanno celebrando. Poi in coda mettiamoci anche noi, che come comportamento non siamo da meno. Domandiamocelo sempre: quando sono in chiesa chi servo Dio o Satana? Eviteremo cosi di dissacrare le cose sante.

Buona Giornata

Mc 1,29-39
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

Commento: Quale è la nostra visione di Dio? Forse vogliamo un Dio che si occupi dei grandi problemi dell'uomo: la fame, la guerra, la povertà. Oppure vogliamo un Dio stile Hollywood con effetti speciali e che sprizza divismo da tutti i pori. Ci potrebbero essere altre immagini di Dio, magari molto accattivanti, ma Dio è quello che è, quello che ha voluto manifestare di se, senza mascherarsi, senza nascondersi. Dall'episodio della suocera di Pietro sappiamo come è Dio. Dopo aver dato una prima incornata a Satana, va nella casa di Pietro e gli parlano della sua suocera. Guardate la delicatezza di Gesù, si avvicina senza dire una parola, la prende dolcemente per mano e l'aiuta a rialzarsi. La febbre la lasciò subito, Andò via la febbre e lasciò il posto al desiderio di servire per amore chi l'aveva aiutata con tanta dolcezza. Che ve ne pare? Abbiamo ancora sperimentato la dolcezza di Dio, la sua tenerezza, il suo aiuto. Permettiamo a Dio di avvicinarci, non lo lasciamo fuori, parliamogli come si parla ad una persona ad un familiare ad un amico. Gesù non a smesso percorrere città e villaggi, cammina con i suoi apostoli, cammina con noi. Se poi incontriamo anche noi sofferenza e dolore sul nostro cammino facciamo come Gesù ha fatto, trattiamo chi soffre come Gesù ha fatto con noi

Buona giornata.

Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

Commento: con questa pagina del Vangelo di Marco siamo passati dalla suocera di Pietro e dai tanti malati e indemoniati che si accalcavano sulla porta di casa ad un solo e semplice lebbroso, che va da Gesù e gli dice “ Se vuoi puoi purificarmi”. Cosa vorrà dirci questo episodio che l'evangelista Marco raccoglie nel suo Vangelo? Chissà quale percorso umano, esistenziale e spirituale ha fatto questo uomo per andare con sicurezza da Gesù. Certamente la malattia è un dato di fatto e non una scoperta. Semmai è una scoperta il fatto che c'è un medico a cui ci si può rivolgere con sicurezza e questo lebbroso ce lo indica. Questo lebbroso così ci evangelizza e aiuta la nostra fede, perché non abbiamo a dubitare di Dio, ma ci possiamo rivolgere con fiducia a Lui, anche riguardo a cose che umanamente sono impossibili.

Guardate cosa risponde Gesù, non pone delle condizioni per esaudirlo ma guarda la sua situazione con compassione e gli dice semplicemente: “Lo voglio", sii purificato. Ora questa parola “ Lo voglio”, non dice solamente la volontà di guarire un lebbroso, quel lebbroso, ma tutti gli uomini, perché quel “lo voglio” è la volontà di Dio. Quella Parola è il Vangelo è la volontà di Dio di salvarci. Ecco il nostro Dio, se dubitiamo di Lui vuol dire che ancora non lo conosciamo ne gli crediamo. Chiediamo oggi che ci aiuti a guarire soprattutto la nostra incredulità, tutto il resto, anche la salute ci verrà dato in aggiunta.

Buona giornata.

Mc 2,13-17


In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

Commento: Gesù non si limita a guarire le malattie, ma anche i cuori dall'attaccamento a se stessi, ai beni e a una posizioni sociale che può dare privilegi e notorietà. Ecco allora le brevi e scarne notizie della chiamata di Levi, pubblicano cioè esattore delle imposte e perciò peccatore. Cosa è successo a Levi nessuno lo sa, ma si può paragonare questa chiamata ad un amore a prima vista, per cui nel cuore di Levi ha fatto irruzione Dio, perché, per singolare elezione ,Levi stava nel cuore di Dio. Levi è solo il primo di tanti chiamati, così ancora oggi Dio chiama. Egli non ha fatto resistenza, non ha mosso scuse o giustificazioni per non seguirlo, egli si è alzato e lo ha seguito. Proviamo ognuno a pensarci al posto di Levi: cosa sarebbe successo? E perché non è ancora successo per noi una cosa simile? Abbiamo talmente fretta che non ci accorgiamo che Cristo ci passa sempre vicino, che Cristo ci sta chiamando, che Cristo ci porta nel suo cuore. Mentre Gesù ancora oggi lascia le folle in riva al mare e ci viene e cercare, lasciamo aperta la porta del cuore perché almeno li Gesù vi possa entrare.

Buona giornata

Mc 2, 18-22

I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore.

E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

 

Commento:

 

Il Signore Gesù stava con gioia con i suoi discepoli, stavano sempre insieme, era gioioso e giocoso il loro vivere insieme, non voleva che a loro mancasse nulla nemmeno il cibo e perciò non faceva digiuni straordinari, A Gesù interessava i loro cuori, per preparali a ciò che poi sarebbe successo, quando lo sposo sarà loro tolto. Avrebbero così capito la differenza tra l'avere con loro lo Sposo e non averlo, Allora digiuneranno, quando lo sposo sarà loro tolto, per sentire la mancanza dello Sposo e il desiderio di riceverlo, di stare con Lui. I farisei e in parte i discepoli di Giovanni erano legati a tradizioni che servivano più alla facciata che al cuore: non aspettavano Dio, non avevano bisogno di Dio. Arroccati nelle loro assurde posizioni non avevano compreso che in Gesù Dio li stava visitando. Quelle pratiche religiose servivano di più a rafforzare la loro autosufficienza davanti a Dio che a chiedere la misericordia e cercare Dio e desiderare di stare con Lui. Vino nuovo in otri nuovi: tutte le pratiche religiose sono sempre in vista del rinnovamento dei cuori e dell'incontro con il Cristo. A questo servono anche le pratiche di fede di oggi. Se non le si intende così ricadiamo nell'errore della auto giustificazione, nel rendere vana la croce di Criosto e allora il cristianesimo di svuota della su anima che è l'amore di Cristo per noi. Che aridi sono i cuori che non si sentono amati da Lui. Che aridi sono i cuori che cercano nella pratica religiosa se stessi e non Dio. 

Mc 2,23-28

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

 

Commento: a tutti da fastidio una religione fatta di obblighi , prescrizioni e di divieti. Molte persone pensano così il cristianesimo e il cattolicesimo, cioè che sia una serie di obblighi, di prescrizioni e divieti, imposto soprattutto dalla Chiesa o dai preti. C'è un grosso equivoco di fondo: nel cristianesimo si proibisce solo di fare il male (non uccidere, non rubare, non abusare delle facoltà sessuali, non mentire, non calunniare) e di non abusare di alcune facoltà dell'uomo, che sono dannose per se stessi e per gli altri. Il cristianesimo incentiva il fare il bene (dare la vita, essere generosi, rispettare e difendere l'integrità fisica e morale di se e degli altri) e di usare saggiamente dei beni e delle capacità dell'uomo. Il cristianesimo insegna a governare se stessi in vista di un bene maggiore, la vita eterna, il paradiso. Il cristianesimo insegna ad amare Dio e il prossimo. Il Cristianesimo è la religione per l'uomo e come tale deve essere insegnata e vissuta. Perché allora tanti malumori e la volontà di andare contro i comandamenti, contro Dio? Il motivo sottile è questo: la religione cristiana è la religione di Cristo e perciò di Dio, non è la religione dell'uomo. Il contrasto nasce proprio tra la religione di Dio, che mette come principio Dio e la sua volontà e la religione dell'uomo e degli uomini, che ammette invece solo come principio e fine l'uomo, la sua ragione,per soddisfare i suoi appetiti, i suoi desideri e le sue passioni. La religione dell'uomo porta a proclamare l'uomo come Dio, mentre nella religione di Dio, Dio si è fatto uomo e ha reso veramente l'uomo Dio. Il cristianesimo è proprio la religione che fa per l'uomo. Certo molti dicono che la vera difficoltà viene dalla Chiesa, perciò dicono Cristo si , la Chiesa no. Ma anche la Chiesa è per l'uomo e chi la guida e chi in essa svolge un ministero o un servizio deve sapere che lo fa su mandato di Cristo, a nome di Cristo, per la salvezza dell'uomo, di tutti gli uomini. Nella storia della Chiesa sono avvenuti  ci sono e ci saranntanti abusi. Perciò chi in essa è un ministro deve rendersi conto che ogni parola, ogni fatto che contraddice la volontà di Cristo e il suo modo di agire di Gesù fa un grave danno alla credibilità della Chiesa, allontanando e scandalizzando chi ha una fede semplice e ha fiducia in Cristo. Cosa fareallora? Bisogna non dubitare di Dio e attendere con pazienza, chiedendo a Lui che ci apra una strada e ci faccia incontrare chi ci può aiutare,senza chiudere in faccia la porta a Cristo, anche se siamo stati cacciati (il mondo è pieno di stupidi e anche nella chiesa di Cristo si nascondono stupidi lupi travestiti da agnelli). Può essere di aiuto per molti Pastori riandare a meditare il famoso discorso 46 di San Agostino, detto "dei pastori".Ricordiamoci che la salvezza e gli aiuti per al nostra anima ci vengono sempre da Dio.Perciò vale per tutti e per tutto, quello che Gesù ha detto: "è il sabato per l'uomo e non l'uomo per il sabatoe ciòè si può dire per ogni cosa: i comandamenti, i sacramenti, la Chiesa, la Madonna, il Cristo, Dio, tutto è per l'uomo, tutto è per gli uomini, tutto è per me.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Mc 3,1-6

 

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. 
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. 
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

Commento:

Con tutte le buone intenzioni che ha Dio verso gli uomini, molte volte deve scontrarsi non solo con la durezza di cuore, ma anche con l'ottusità delle mente. Pensate cosa dice il Vangelo: “ stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo”. Accusare Dio di che cosa? Di fare il bene? O forse accusarlo perchè non ha chiesto il permesso prima di fare qualcosa di bene all'uomo? Gesù in quel sabato dice a quegli uomini, ma non solo a loro, quasi interrogandoli: “ Cosa è giusto, è lecito fare nel giorno del Signore, nel sabato? Fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla? Gesù interroga tutti dicendo: Dio ha in mente di fare il male o di fare il bene? In quello che dice Dio, in quello che fa appare solo il bene dell'uomo e il fatto che Dio non chiede in cambio nulla l'uomo, vuole solamente che l'uomo creda in Lui e nel suo amore. Gesù dice a quell'uomo, dice a ciascuno di noi: “tendi la mano” , tendila verso di me, perché tu uomo possa prendere la mano sicura di Dio ed essere condotto per mano verso la vita. Bisogna fare molta attenzione anche e soprattutto all'interno della Chiesa oggi di manifestare pienamente la religione di Dio, la sua misericordia e la sua benevolenza. Molte volte uomini e donne tendono le mani a Cristo attraverso i pastori della Chiesa e ricevono su di essa bacchettate. Bisogna imparare a non essere indulgenti con il peccato e chiamarlo per nome. Non bisogna essere indulgenti solo con se stessi o con chi ci è simpatico , ma con chi tende la mano e chiede aiuto. Quanto fa male a Cristo vedere sul volto di un pastore l'orgoglio e la superbia e l'ipocrisia. Quanto fa bene invece a Cristo vedere sul volto di un consacrato l'umiltà e la mitezza che sempre sono lo specchio in cui si riflette Cristo. C'è ancora molto da imparare per essere dei veri pastori secondo Cristo.

 

 

tommasonuovo@yahoo.it

VANGELO DEL GIORNO: Mc 3, 7-12

 

7 Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall'Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: "Tu sei il Figlio di Dio!". 12 Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

 

Commento al vangelo del giorno 24 gennaio 2013:

 

Questa finestra che il vangelo di oggi mi apre mostra come la folla si era mossa per andare da Gesù, proveniente da tutte le parti. Eppure ancora non lo conoscevano, ne avevano appena sentito parlare e da tutte le parti “ una gran folla, sentendo quanto faceva, andò da Lui. ( Mc 3,8).Oggi è venuto meno quel Cristo? E' forse minore la capacità di agire, il suo potere? Dove è quella folla che corre da Lui e gli si getta “ su di Lui per toccarlo “ (Mc 3,10). Quando andiamo alla S.Messa o preghiamo in casa noi incontriamo lo stesso Gesù Cristo di allora, solo che non andiamo ad incontrarlo con la stessa fede e lo stesso bisogno di quella gente. Ecco perché è necessario che riscopriamo la nostra fede e il bisogno di essere salvati da Lui, soprattutto dalla nostra a autosufficienza. Se no rimaniamo soli come pecore perdute, che hanno perduto non solo la strada, ma anche il pastore.

Mc 3,13-19

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

 

Commento:

Questo fatto narrato con poche, ma eloquenti parole, dice che ad un certo punto del suo viaggio sulla terra Gesù sceglie alcuni tra i suoi discepoli che potevano stare con Lui e per mandarli a predicare e scacciare i demoni. E l'evangelista Marco dice: non che ne costituì dodici, ma “i dodici”, cioè un gruppo ben preciso e identificabile anche dopo la morte e risurrezione di Gesù.

Questo gruppo e all'origine della Chiesa, della sua testimonianza e della sua missione nella storia di annunciare il vangelo e di liberare l'uomo dal potere di Satana. Questo gruppo però è costituito in primo luogo per stare con Gesù, per far si che possa sempre ricever dal Maestro il suo insegnamento e il suo potere di liberare dal male. Gesù non delega mai, Gesù partecipa di se i suoi discepoli grazie al fatto che vivono con Lui. Gesù lo riaffermerà anche da risorto. Gesù è presente nella sua Chiesa di tutti i tempi non come un fantasma, non solo in modo sacramentale dietro i segni, ma come il Risorto, con una presenza viva e reale. Molte volte invece si ha l'impressione che nella Chiesa a tutti i livelli dal sacrista, al catechista al prete al vescovo si agisca come se Dio avesse delegato la sua azione fosse andato in vacanza, come se Gesù non ci fosse. Quale è il risultato che l'azione della Chiesa è inefficace e piena di peccati. Provate a vedere cosa succede ad agire senza Gesù, a parlare senza Gesù a pensare, vivere senza Gesù. Succede che l'obiettivo diventa l'uomo e non Dio. Si fa per l'uomo e non per Dio. Anche se si fa per l'uomo si deve fare in vista di Dio. Così la Chiesa che ha avuto inizio con i dodici è fatta per l'uomo in vista di Dio, ma è anche fatta per Dio in vista dell'uomo. In tutti gli incontri, in tutte le riunioni in tutte le celebrazioni deve esserci anche un posto vuoto riservato a Gesù Cristo dove nessuno si sostituisce a Lui. Anche il papa non è il sostituto di Gesù, ma il suo vicario e deve preoccuparsi di lasciare spazio a Dio, in kdo che quando parla, agisce e pensa è Cristo che parla agisce e pensa e il mondo non applauda a Francesco , ma a Cristo. Mi piacere veder scritto anche solo sull'Osservato Romano questo: “ Oggi Gesù ha detto attraverso il papa... . Forse è solo un sogno e la realtà è ben altra.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Mc 3,22-30
In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. 
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». 
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

 

Commento: mi domando: perché gli uomini della generazione di Gesù hanno fato così fatica a riconoscere in Lui la presenza di Dio, tanto da attribuire a satana quello che faceva? Senza dubbio avevano nella loro mente e nel loro cuore dei filtri, con i quali giudicavano la realtà. Cioè Dio doveva essere e comportarsi come l'esperienza fatta dai patriarchi: Abramo, Mosè e i profeti aveva mostrato. Ma della esperienza di quei santi uomini avevano preso solo il volto legalista di Dio, per usarlo a proprio favore. Così avevano trasformato i precetti di Dio in luoghi di potere per sfruttare e colpire i più deboli. Così ecco l'accusa rivolta a Gesù di agire in nome di Belzebull. Secondo loro Gesù per agire in nome di Dio doveva colpire i peccatori, minacciarli, agire con durezza ed essere alleato della classe politica e religiosa del tempo: cioè essere un ipocrita come loro: parlare a nome di Dio delle sue leggi e dei suoi precetti, ma non mettere in pratica nulla di quanto Dio chiedeva. Gesù invece ha mostrato il vero volto di Dio che ha dato all'uomo la legge come via di salvezza dal male; ha mostrato che l'amore e della misericordia sono i primi comandamenti di Dio; ha liberato l'uomo dalle potenze di male che lo asservivano; ha inaugurato il regno di Dio sulla terra. Ha mostrato perciò Dio è il forte. Come potevano negare che Lui agiva in nome di Dio? Invece hanno negato ciò che era evidente e che tante persone semplici e bisognose di salvezza e di amore avevano riconosciuto in Gesù. Ecco si perché parla della bestemmia contro lo Spirito Spirito Santo. Cioè negare l'evidenzia: Dio c'è , Dio agisce, Dio salva nella persona di Gesù. Il dramma di molti uomini e donne di oggi che hanno in mano il potere politico, economico e militare, è negare l'evidenzia di Dio, facendosi padroni del mondo e del destino degli uomini. Bisogna pregare molto per queste persone, perché hanno anche una grande influenza sui i popoli. E crediamo senza dubitare che Dio c'è e che non ha bisogno che lo proviamo ma che manifestiamo il nostro amore per Lui.

 

 

tommasonuovo@yhoo.it

VANGELO DEL GIORNO: (Mc 3,31-35)

 

31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: "Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano". 33Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! 35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre".

 

COMMENTO  AL VANGELO DEL GIORNO 29 gennaio 2013

( Mc 3,31-35)

Ogni giorno siamo chiamati a decidere a chi vogliamo appartenere. A noi stessi o a Dio. Alla famiglia umana o a quella di Dio? In base a chi decidiamo di appartenere orientiamo di conseguenza il nostro  destino. Finirà con la morte l'appartenenza alla famiglia umana, sarà destinata alla Vita senza fine al''appartenenza alla famiglia di Dio, E' la dichiarazione della nostra appartenenza che ci dice perciò anche la nostra identità. Così l'episodio narrato oggi dal vangelo di Marco (Mc 3,31-35). I famigliari di Gesù erano andati da Lui perché avevano sentito che era andato “ fuori di se” e per affermare che apparteneva alla loro famiglia e perciò doveva comportarsi come uno di loro.  Questa iniziativa non era stata presa da sua madre Maria, ma da qualcuno che, come avviene sempre tra gli uomini, vuole esercitare il controllo sull'altro. Gesù risponde con una frase di rottura con la famiglia d'origine: “Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". ( Mc 3,33). Non è una mancanza di rispetto verso sua madre, ma da a loro l'occasione di conoscere a chi  egli di fatto appartiene: “Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre". (Mc 3,34-35)

 In questo modo Gesù afferma di appartenere a Dio e a coloro che fanno la volontà di Dio.  Era necessario infatti che  manifestasse per chi era venuto e e per che cosa: era venuto per Dio e per ricostituire la famiglia di Dio.  Così anche noi ci è dato di appartenere così alla famiglia di Dio. Noi se facciamo la volontà di Dio sentiamo non solo di appartenere a Dio ma che Gesù Cristo stesso appartiene a noi, è per noi fratello, sorella e madre.  Cosa succede dopo questo fatto? Succede che Maria congeda i parenti di Gesù e si mette a sedere con i suoi discepoli. D'ora in poi non sarà più  Gesù ad appartenere a Lei, ma sarà Lei ad appartenere a Gesù, come Madre, sorella e discepola fedele. Maria ci invita a fare questa scelta oggi, superare le strette appartenenze umane, per entrare a far parte della famiglia dei figli di Dio aperta davvero a tutti gli uomini, senza vincoli di sangue o di nazionalità, ma con l'unico vincolo della   fede in Dio Padre, che unisce come fratelli, sorelle e madri di Cristo.

                                           Tommaso Nuovo

Martedì 28 gennaio 2014

Mc 3,31-35


In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Commento:  la parentela secondo lo Spirito

Penso a Maria, la Madre di Gesù, al suo segreto e cioè di essere la Madre del Figlio di Do. I suoi parenti non potevano capire il suo comportamento: i suoi silenzi, il suo difendere il comportamento di Gesù, che accreditare a se la Parola di Dio. Dai suoi parenti veniva giudicato “fuori di se” e lo cercavano per rimproveralo e puntargli il dico: “ ci hai fatto fare una brutta figura,ora a Nazareth tutti parlano di noi” Perché Gesù risponde non riconoscendo la parentela, addirittura anche la Madre? Egli dice che in ordine alla relazione con Lui c'è una appartenenza o una provenienza che precede la parentela di sangue: è la parentela secondo lo Spirito, per cui si agisce e ci si trova in comunione tra noi perché mossi da Dio, in vista di Dio, per fare la volontà di Dio. In questo senso allora l'affermazione di Gesù non va a colpire la Madre, in quanto essa stessa compiendo la volontà di Dio è stata resa da Dio stessa sua familiare, anzi ancora di più: sua Madre. Il Cristo con questa sua affermazioneestende la famiglia di Dio a tutti gli uomini e supera la parentela di sangue che spesso è di impedimento alla diffusione del regno di Dio. Essere familiari di Dio è al condizione per imparare a fare la volontà del Padre, per sentirci all'unisono con Dio. Poi è la condizione per sentirci familiari con gli angeli, con l'angelo custode, con tutti i santi del cielo. Quanti danno hanno fatto a Cristo e alla Chiesa gli uomini che per il buon nome della propria famiglia hanno gestito le cose di Dio come dei padroni e non come dei servi: nepotismo, simonia. Oggi perché uno ha lo zio vescovo o cardinale prete, deve pensare che quel l'uomo chiamato a essere al servizio di Dio è più parente di Dio che suo. E se vuole ancora sentirsi suo parente abbracci con più decisione la famiglia di Dio.

Buona giornata

 

tommasonuovo@yahoo.it  

VANGELO DEL GIORNO 30 GENNAIO 2013: ( Mc 4,1-20)

 

1 Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. 2Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 3"Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un'altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 8Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno". 9E diceva: "Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!".

10Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. 11Ed egli diceva loro: "A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, 12affinché

 

 guardino, sì, ma non vedano,

 ascoltino, sì, ma non comprendano,

 perché non si convertano e venga loro perdonato".

 

13 E disse loro: "Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? 14Il seminatore semina la Parola. 15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l'ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. 16Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l'accolgono con gioia, 17ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. 18Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, 19ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. 20Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l'accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno".

 

 

COMMENTO AL  VANGELO DEL GIORNO 30 gennaio 2013

( Mc 4, 1-20)

 

Il seminatore usci a seminare... così inizia questa parabola, che viene narrata da Gesù su una barca, mentre la folla  si colloca tutta sulla riva. Perciò Gesù è in barca, sul mare e la folla è sulla riva e lui annuncia la parabola del seminatore? Si perché in verità quel seminatore non è semplicemente  un seminatore e quel seme non è semplicemente un seme qualsiasi. Quel Seminatore è Dio stesso è quel seme è la sua Parola vivente, che egli vuol diffondere sulla terra. Perché posso dire con certezza questo? Perché Gesù non si è presentato come un agricoltore che vuole parlare della sua attività, ma come il Figlio di Dio che viene nel mondo per far conoscere chi è  Dio, perché gli uomini lo possano incontrare ed essere salvati.  Egli parla di un seme che viene gettato a piene mani e di una terra che lo riceve. Anche la terra non  è semplicemente una terra qualsiasi ma è l'uomo  a cui è destinato il seme della Parola. E qui avviene una cosa strana. Di  solito un agricoltore è attento che il seme sian collocato sulla terra buona, qui invece il Seminatore lascia cadere il seme su terreni  che certamente non daranno frutto. Perché, forse  il Divin Agricoltore spera qualcosa dalla, strada  e questi terreni poco profondi e  pieni di rovi? La descrizione di questi terreni è servita a Gesù per identificare gli uomini e la loro condizione in relazione alla Parola di Dio. Apparentemente la strada su cui cade il seme rimane sempre una strada, così il terreno poco profondo, oppure quello pieno di sassi e quello pieno di rovi. Un seme qualsiasi se non trova terreno buono non germina, non così la Parola di Dio che è capace di convertire i cuori degli uomini, cambiare un cuore duro e pieno di spine in un giardino pieno di buoni frutti. Se non fosse così ci sarebbe già chi è destinato alla dannazione  e chi al paradiso. Dio  ha mandato suo  Figlio per annunciare a tutti la conversione e il perdono dei peccati. Ma anche per far conoscere all'uomo la sua reale situazione  Lo ha annunciato perciò questo piano è possibile   e Dio stesso lo  sta realizzando. Allora  posso così anch'io pensare che c'è una speranza anche per me, di cambiare il duro terreno del mio cuore perché ospiti anche un solo seme della Parola: basta un solo seme per dare alla luce una spiga.

 

                                                 Tommaso Nuovo

 

 

 

VANGELO DEL GIORNO 31 gennaio 2013: Mc 4, 21-25

 

21Diceva loro: "Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? 22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!".

24Diceva loro: "Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. 25Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha".

 

 

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO 31 gennaio 2013: Mc 4,21-25

 

In questi cinque versetti c'è tutto il vangelo: la persona di Gesù, la sua Parola , la conoscenza di Dio che non è qualcosa che è destinata a rimanere segreta, ma deve essere messa in luce. E qui c'è un' altro di quei paragoni che secondo la maniera razionale di giudicare la cose stridono. Fino a qui sì è parlato di lampada, candelabro, luce. Ma la lampada non è semplicemente una lampada ne il candelabro un candelabro, la la luce non è la luce del giorno: Gesù Cristo sta parlando di se stesso e della sua funzione in relazione all'uomo, alla sua salvezza. Egli è venuto per illuminare l'uomo, farlo venire alla luce, perché esca dal buio del peccato e delle tenebre. Come? Attraverso la sua Parola che illumina la mente e la coscienza dell'uomo. Il Cristo pone una condizione per accogliere la salvezza: “23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!". 24Diceva loro: "Fate attenzione a quello che ascoltate.” Ecco che il cerchio si chiude. La fede di dipende dall'ascolto della Parola di Dio, che verrà data a chi ha più ascolto. Dio parla all'uomo, a ciascuno di noi, l'ascolto della Parola ci aiuta ad ascoltare Dio che si serve sempre di parole e di fatti intimamente connessi. Il fatto compie la Parola e la Parola annuncia il fatto. Quale? Che Dio è venuto per salvare l'uomo dalla sua ignoranza e dalla presunzione di sapere ciò che può essere solo rivelato.

 

                                           Tommaso Nuovo

VANGELO DEL GIORNO: Mc 5,1-20 Lunedi 4 febbraio 2013

 

1 Giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. 2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, 4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: "Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!". 8Gli diceva infatti: "Esci, spirito impuro, da quest'uomo!". 9E gli domandò: "Qual è il tuo nome?". "Il mio nome è Legione - gli rispose - perché siamo in molti". 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C'era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: "Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi". 13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.

14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. 15Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. 17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: "Va' nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te". 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

 

COMMENTO AL VANGELO (Mc 5.1-20)

 

Senza dubbio questo episodio è stato scelto da Marco per dichiarare il potere di Gesù anche su ciò che è sopranaturale e spirituale. Nel capitolo precedente mostra nella tempesta sedata ( Mc 4,36-40) il potere di Gesù sulla natura. Ora questo fatto dell'indemoniato gadareno è uno dei tanti incontri diretti tra Gesù e il maligno, che finiscono sempre con la sconfitta del demonio e con la vittoria di Cristo. Gli spiriti maligni riconoscono l'autorità di Cristo su di loro e chiedono il permesso di andare in un branco di porci che poi si gettano nel mare. Qui si vedono i discepoli che in precedenza erano presenti alla scena della tempesta tempesta sedata, sono testimoni della liberazione dell'uomo dal maligno. Verrà il tempo che anche loro agiranno in tal senso ma non in nome loro ma nel nome di Gesù (Cfr At 3,6). Ora mi viene questa riflessione: è venuto Gesù Cristo, il Figlio di Dio in persona a occuparsi del male e noi vogliamo agire senza di Lui.? Vogliamo cercare ricette contro il male nella sola promozione dell'uomo, stimolando le sue capacità , qualità positive infondendogli fiducia. Tutte cose buone, necessarie ma non sufficienti e da collocare dopo che Gesù Cristo ha preso possesso dello spirito dell'uomo. Quando il male abita nell'anima, nello spirito dell'uomo, solo chi ha veramente in mano il potere di salvare l'uomo ha anche la possibilità di agire in tal senso. Ecco al sua azione liberatrice dal male e dal peccato che opera l'allontanamento dello spirito del male e il rinnovamento dell'uomo. Operiamo perciò con il Cristo e mai senza di Lui e saremo anche noi vincitori sul nostro male, sul nostro peccato e sulla morte. Ricordiamo sempre quello che ha detto: senza di me non potete far nulla (Gv 15,5).

 

                                     Tommaso Nuovo

VANGELO DEL GIORNO: Mc 5,21-43 – Martedì 5 febbraio 2013,

festa di San Agata

 

21Essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23e lo supplicò con insistenza: "La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva". 24Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

25Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28Diceva infatti: "Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata". 29E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.

30E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: "Chi ha toccato le mie vesti?". 31I suoi discepoli gli dissero: "Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"". 32Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Ed egli le disse: "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male".

35Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: "Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?". 36Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: "Non temere, soltanto abbi fede!". 37E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39Entrato, disse loro: "Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme". 40E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41Prese la mano della bambina e le disse: " Talità kum", che significa: "Fanciulla, io ti dico: àlzati!". 42E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

COMMENTO:

i fatti oggi narrati da Marco sono come un puzzle che l'evangelista ha composto, su ispirazione divina, per mostrarci la forza della fede, che osa l'inosabile. Apparentemente le cose sembra che succedano per caso. Gesù approda sulla riva, c'è un affollamento di persone che vogliono ascoltarlo. Arriva Giairo, capo della sinagoga, per chiedere a Gesù di andare con lui, perché la sua figlioletta sta morendo. Gesù accetta e si incammina accompagnato da tanta gente che lo stringe. Lungo il tragitto una donna, malata, di cui l'evangelista dice di che cosa soffre, pensa che se riuscirà a toccare le sue vesti sarà salvata. Ciò avviene, ma il Signore dopo aver sentito la forza uscita da lui si accorge della donna che ha compiuto il gesto  e gli svela perché è avvenuta la sua guarigione:“ figlia la tua fede ti ha salvato ” (Mc 5, 34). La scena prosegue con Gesù che va verso la casa di Giairo e gli dice:  " non temere soltanto abbi fede " (Mc 5,36). Gesù porta con se alcuni testimoni e i genitori della bambina e la rianima poi ordina di non dir nulla a nessuno. Forse il fatto che prima di entrare da lei abbia detto che la bambina dormiva serviva per depistare l'interesse da Lui. Sta di fatto che la fede di Giairo ha fatto centro: anche la bambina è salva. Dopo questa presentazione arrivo al dunque. Niente avviene per caso. E' Cristo stesso che organizza tutto ma lascia a noi l 'esercizio della fede, perché la indirizziamo a Lui. Il primo passo è il collocare nella nostra fede la persona Gesù. Lui non si impone, non si propone, passa e io devo cogliere l'occasione propizia: così ha fatto la donna malata mettendo in atto il suo piano. Cristo non si è sottratto e ha premiato l'ardire delle fede della donna.

Anche Giairo ha avuto l'ardimento delle fede che fa superare gli steccati sociali, infatti da capo della sinagoga non poteva esporsi così. Egli si è messo davanti a Cristo e il Signore lo invita solo a continuare ad avere fede. Non sarebbe successo niente se entrambi non avessero osato. Il secondo passo è questo: osare l'inosabile: la donna ha osato superare le prescrizioni  della legge che riguardavano l'impurità e la sua fede l'ha salvata. Giairo ha osato sperare oltre la morte e la sua fede ha salvato sua figlia. Molte volte non succede niente perché la nostra fede non osa l'inosabile e perché non siamo capaci da andare direttamente da Gesù. Gesù non ha mai ingannato, illuso o tradito nessuno, ma ha premiato chi anche in situazioni drammatiche ha mantenuto ferma la fede in Lui. Lo ripeto: con Dio occorre osare l'inosabile.

 

                                       Tommaso Nuovo

 

Mc 6,1-6

 

Dal Vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. 

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. 

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

Parola del Signore

 

COMMENTO

Possiamo pensare come qualcosa di normale lo stupore dei concittadini di Gesù, che lo hanno sempre visto in mezzo a loro  al modo del carpentiere e ora se lo trovano come un profeta, accreditato da una sapienza  straordinaria e da segni portentosi. Chi non si sarebbe stupito, chi no si sarebbe interrogato circa Gesù? I cittadini di Nazareth si sono fatti anche la domanda giusta: Da dove gli vengono queste cose? Solo che non sono stati capaci di dare una risposta, anche se era evidente. Nessuno voleva sbilanciarsi: tutti hanno detto uno all'altro: “ E tu cosa ne pensi?” Poi hanno tirato fuori le opinioni e le chiacchiere più disparate, ma dopo,  per paura di venire accusati di essere sui discepoli, hanno negato l'evidenzia: Gesù veniva da Dio. Quanta delusione  Gesù ha sperimentato, vedendo la durezza della mente e del cuore di quegli uomini. Infatti si meravigliava della loro incredulità.

E oggi sembra quasi che con ognuno di noi Gesù ogni giorno debba ricominciare sempre da capo, perché la fede fa fatica a radicarsi nella nostra vita, mentre  le ideologie pagane, i vizi e i peccati vi abitano tranquillamente.

Cosa deve fare Gesù per dimostrare all'uomo di oggi che è Lui il Salvatore, è Lui il Signore? Niente! Gesù ha già fatto tutto e ha già detto tutto. Ora  qualcosa lo possiamo fare noi, che ci diciamo credenti. Dobbiamo essere dei veri credenti, dobbiamo credere davvero e mostrare con la nostra vita la nostra fede.  Un cristiano, qualsiasi cosa fa, davanti a Dio e davanti agli uomini, non solo deve farla bene, ma deve farla con fede. A partire dai presbiteri quando celebrano la S. Messa, quando stanno svolgendo il ministero nell'ordinarietà della vita, devono fare tutto con fede e con amore, per evitare che venga rinnegato Cristo proprio da chi è chiamato ad annunciarlo. Allora se vogliamo che ancora oggi Gesù ci stupisca impariamo anche noi a stupirlo non per la nostra incredulità, ma per la nostra fede.

Buona giornata

 

tommasonuovo@yahoo.it

VANGELO DEL GIORNO: giovedì 7 febbraio 2013 Mc 6,7-13

 

Chiamò a se i dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: “ dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”. Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

 

COMMENTO:

Gesù manda per la prima volta i suoi discepoli in missione. Forse fa una prova per vedere come si comportavano. Forse fa provare a loro cosa significherà, dopo che se ne sarà andato, la missione a cui saranno chiamati. Una cosa è certa: Gesù non aveva bisogno di loro ne di noi per compiere la sua missione salvifica. Ma allora perché li manda, quando è ancora Lui presente? Mi faccio queste domande per rendermi conto che questa scena è lo specchio di quello che deve essere la Chiesa in tutti i tempi: una comunità di discepoli mandati in missione. La presenza del Cristo? Questa presenza- assenza indica il suo permanere con i discepoli anche e sopratutto quando sono in stato di missione.

Ma non è tutto qui. Questa missione ha un motivo ben preciso: liberare l'uomo dal contagio del male e renderlo protagonista con Dio in questa “ missione impossibile”. Impossibile per l'uomo da solo, ma con Dio tutto è possibile. Anche il modo con cui deve essere compiuta questa “missione impossibile” è importante: occorre andare dotati dell'esperienza di Cristo e andare a due a due con un potere effettivo sugli spiriti impuri. Questa è la dotazione fornita da Cristo stesso. Mi soffermo solo sul fatto che i discepoli sono mandati a due a due. Perché? Perché si aiutino? Perché non siano soli? Forse per sorvegliarsi e incitarsi a vicenda e non cadere così nello scoraggiamento? Tutti argomenti validi. Ma ritengo che Gesù mandi i suoi discepoli a due a due solo per un motivo: perché uno sia come Cristo per l'altro. Anzi: perché uno si Cristo per l'altro e così sia garantita la presenza viva del Maestro. Gesù ha ripetuto spesso questa frase. “ senza di me non potete fare nulla ( Gv 15,6 ).

Ci sono poi delle altre condizioni o meglio uno stile con cui andare in missione, perché sia credibili agli occhi di coloro che li accolgano i discepoli che vengono nel nome di Cristo. Trovo due elenchi di cose: cose da portare, cose da non portare; cose da fare e cose da non fare. Mi soffermo solo sulle cose da portare o da non portare. Nel primo elenco le cose da portare sono: il bastone, i sandali, una sola tunica. Le cose da non portare sono: ne pane, ne sacca, ne denaro nella cintura. Queste cose da portare e da non portare sono forse dei beni materiali? Bisogna riflettere attentamente. Gesù ad esempio aveva una cassa che era affidata a Giuda (Gv 12,6). Paolo ad esempio per la sua missione raccomanda ai suoi collaboratori di portagli le sue pergamene (2Tm 4,13). Forse Gesù dice una cosa e ne fa un'altra? Forse Paolo si appoggia di più alle sue pergamene che a Cristo? No! Tutte queste cose, a cui si deve rinunciare, sono una condizione dello spirito, perché il discepolo sia abitato, “posseduto”, dal vangelo che annuncia: sia perciò anch'egli convertito. Quanto sono di impedimento all'efficacia dell'annuncio il possedere e l'apparire. Uno solo deve essere il vestito del discepolo missionario: quello dell'annunciatore di Cristo, sempre pronto a partire, sempre in cammino. Mi fermo qui non aggiungo altro. Ho bisogno di verificarmi e confrontarmi con questo vangelo. Mi domando: si compie in me quello che Gesù ha detto? Non voglio poi vedere di aver corso invano: cioè di non vivere in prima persona quello che ho meditato. Non voglio essere un falso d'autore.

 

Tommaso Nuovo

VANGELO DEL GIORNO: Mc 6,14-29 venerdì 8 febbraio 2013

 

14Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». 15Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». 16Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».

17Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. 18Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

21Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. 22Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 27E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

 

 

COMMENTO AL VANGELO:

La vicenda di Giovanni il precursore si compie tragicamente e il vangelo di Marco si preoccupa di narrare il contesto che porta alla sua morte. Dove sta il lieto annuncio in questi fatti pieni di odio, di corruzione e di depravazione, che coinvolgono anche un'adolescente, la figlia di Erodìade ? Il lieto annuncio sta nell'integrità della persona di Giovanni, considerato anche da Erode “giusto e santo” (Mc 6,20) che non viene meno nel dichiarare a tutti, anche hai potenti, la presenza di Dio nella storia, indicando in Gesù di Nazareth, il compiersi di ogni giustizia. Così da un lato Giovanni ha preparato il popolo perché fosse in condizione di riconoscere il messia, dall'altro ha denunciato il peccato del popolo, anche quello dei potenti. Egli è diventato quello a cui era destinato, sapeva quello che doveva diventare e si è prodigato a realizzarlo. Questo era Giovanni il battezzatore. Ma anche noi è stato dato un ruolo simile di precursori e di profeti , solo che prima di manifestarlo fuori di noi dobbiamo manifestarlo verso di noi. In noi va preparata la strada al Signore, in noi vanno denunciati i peccati, e rivelate le connivenze con il male e i tentativi di tagliare la testa a chi ci parla dellaverità, quando colpisce nel segno. In noi avviene questa aggressione del male a cui va data una riposta con il perseverare nel bene. Se interiorizziamo la persona di Giovanni il battezzatore, ma anche impariamo a interiorizzare la battaglia contro il male vedremo che quando è estirpato da noi, possiamo sperare che qualcosa nel mondo cambia. E se sembra che non sia cambiato nulla, almeno qualcosa in noi è cambiato, e non è poco.

 

                                 Tommaso Nuovo  

Mc 6, 17-29

17Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
21Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. 22Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.27E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

 

COMMENTO:

 dal Vangelo di Marco sembra che il martirio di Giovanni il Battista sia stato il frutto di un capriccio di una donna e di una ragazza che balla davanti a Erode Ma in verità è la conseguenza di una vita e di un testimonianza data alla Verità.Giovanni paga questo prezzo al mondo, per averla posseduta e avervi vissuto in essa. La menzogna e vivere in essa non costa nulla. Io mi domando : “ cosa sono disposto a dare, a pagare per amore della Verità, per vivere nella Verità. Ho già pagato un prezzo e quale?.

Il martirio di sangue non lo si improvvisa, ma viene a noi offerto passo dopo passo, quando  però questi passi sono stati fatti in Dio e in Gesù Cristo , Via , Verità e Vita. Tutti coloro che hanno vissuto la loro vita nella Verità e per la Verità hanno pagato un prezzo al mondo, che offre invece gratis la menzogna. Quello che si paga  Dio lo restituisce centuplicato  qui e nella Vita Eterna. E io cosa sono disposto a pagare per amore della Verità, per vivere nella Verità? Quale prezzo il mondo mi chiede? Se non sto ancora pagando per la Verità vuol dire che i miei passi sono nella menzogna, cioè a piccoli passi o a grandi passi sto vivendo nella menzogna. E Gesù ha bollato un tal modo di vivere come ipocrita. Ecco perché se non voglio vivere nella menzogna devo osservare i miei passi se vanno fuori strada più dei passi degli altri.

 

Mc 6,30-34

Erano come pecore che non hanno pastore.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

Parola del Signore

 

Commento:

Questa attenzione di Gesù verso la persona dei suoi discepoli non è in vista del fatto che si riposino un pò, andando in ferie, come pensiamo noi,  ma perchè potessero stare insieme in modo più traquillo, in modo tale che Cristo poteva ascoltare e loro potevano parlare liberamente.

 Ne Gesù ne i discepoli avevano il nostro concetto ( di origine Romana e perciò pagana) di ferie e Gesù sentiva l'urgenza di annunciare il Vangelo vedendo le masse che erano desiderose di ascoltarlo. E oggi quale è la situazione?  La situazione della gente  è la stessa, ma  non è più locale, cioè riferita ad un solo luogo o a un solo popolo, ma universale. Anche se apparentemente si vive un tempo di rifiuto dei valori delle fede e della vita cristiana, la sete di vero di bene e perciò di Dio è universale.  Perciò non ci si può concedersi del riposo, quando le stesse forze del male non riposamo mai . Quando noi pensiamo al riposo oltre che al dormire, pensiamo alla distrazione, ai viaggi,  alle vacanze in luoghi esotici, o in paradisi naturali, oppure in località rinomate e fino a pensare di mettere Dio a riposo per poter riposare anche noi.

Anzi si presenta ciò come un diritto, dopo aver faticato. Ma chi ha faticato a salvarci ? Noi o il Cristo? Non riposa mai il Cristo per noi e noi non dobbiamo mai  riposarci senza di Lui.  Valutiamo bene le cose. Possiamo accettare  tutto ciò che dice che mi riposo con Lui. come passeggiate in solitario piene di preghiera, visite a santuari della Madonna  e dei santi in cui si prega, ritirarsi in solitudine. ma evitiamo i grandi assembramenti, i pseudopellegrinaggi dove la parte del leone la fa il cibo, il ristorante , dove è facile anche peccare con la lingua e con gli occhi, dove anche i preti e le suore che accompagnano perdono di vista il loro stato e arrivano fino a dire  o a fare cose licenziose.

Stiano attenti i preti. In ogni pellegrinaggio anche il più santo  c'è sempre "quella di turno" che si vuole accaparrare il prete, che lo ammalia e lo seduce:" dai don... vieni qui vicino a me.  Comunque Cristo non ha mai riposato. Alcuni santi lo hanno fatto solo perchè costretti o stremati dal tanto lavoro.

Ma almeno  i preti riposino solo dopo aver faticato realmente, aver servito il Cristo con tutte le loro forze, e non riposino mai senza di Lui. Buona giornata 

tommasonuovo@yahoo.it

Mc 7,1-13

 

+ Dal Vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». 

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:

“Questo popolo mi onora con le labbra,

ma il suo cuore è lontano da me.

Invano mi rendono culto,

insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 

E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

 

Parola del Signore 

 

Commento:  Gesù accusa gli Scribi e i Farisei di essere degli ipocriti, perché il loro modo di vivere i comandamenti di Dio era organizzato, non attorno ai comandamenti , ma attorno a delle pratiche di purità e tradizioni. Queste pratiche però erano solo  precetti di uomini, che contenenti anche leggi “ad personam”, cioè a favore della persona e dei suoi capricci. In questo modo il comandamento di Dio veniva eluso, scavalcato e  annullato.  

Oggi non siamo da meno, fuori e dentro la Chiesa. Fuori la Chiesa l'uomo ha organizzato la sua vita attorno a un codice di leggi che, invocando la libertà dell'uomo, la sua laicità ( cioè il suo non dipendere da Dio e dalle sue leggi) e i suoi diritti (e  i suoi doveri) annulla i comandamenti di Dio. Il sistema così costruito ammette tutto e il contrario di di tutto: esalta la vita, ma chiama l'aborto e l'eutanasia un diritto; canta l'amore tra l'uomo e la donna e la bellezza delle famiglia e proclama un diritto dell'uomo i rapporti omosessuali e tutte le depravazioni sessuali, nascondendosi dietro il filo d'erba della parola “amore”, e non facendo nulla per aiutare la famiglia a crescere e prosperare.

Quello che un tempo era concentrato nella sola pratica dei Farisei ora è diventata una norma di azione in tutti i popoli. E dentro la Chiesa qualcuno elude il comandamento di Dio semplicemente adattandolo alla mentalità del momento o non insegnandolo. Perciò succede che i cristiani vivono secondo i comandamenti del mondo e non secondo Dio, e di questo sono colpevoli specialmente gli stessi presbiteri, che dicono ma non fanno. Si punta il dito sulla gente e  faticano ad accusarsi.  Non si parla più in Chiesa di castità, di purezza e di pudore, non si insegna con parole convincenti la morale di Dio, perché chi dovrebbe insegnarla con le parole non la pratica con la vita. Il sacerdote stesso non difende il suo celibato e si espone facilmente alla tentazione della carne. Gesù è molto schietto e chiama il peccato con il suo nome. Anche noi dobbiamo guardare alla realtà, senza nasconderci dietro un filo di erba e pregare Dio che ci aiuti ad essere fedeli ai suoi comandamenti, fino alla morte. E' in molti chierici e laici la mentalità di un san Domenico Savio o di un san Luigi Gonzaga che dicevano “ meglio la morte che un solo peccato”.

Chiediamo aiuto alla misericordia di Dio, rendiamoci conto che la grazia ci giunge proprio quando viviamo nei comandamenti di Dio e nella debolezza che ci caratterizza ci da la forza per essere fedeli.

Mc 7,14-23

Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco

 

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».

Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.

E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

 

Parola del Signore

 

Commento: Non dobbiamo sorprenderci o scandalizzarci se il Signore ci rivela la realtà dei fatti circa l'uomo e cosa c'è nell'uomo, dobbiamo invece preoccuparci di conoscerci fino in fondo; conoscere cosa c'è in noi e imparare a controllarlo. In noi convive il bene e il male; cioè che è giusto con ciò che è sbagliato;il puro con l'impuro; il buono con il malvagio e così via. Dio ci ha fatti buoni e allora perché abita in noi il male? Nella parabola della zizzania nel campo Gesù dice :" Un nemico ha fatto questo" (Mt 13, 28). Il peccato dai giorni di Adamo ed Eva si è diffuso sulla terra e si è strutturato tanto che l'uomo nasce e cresce in strutture di peccato, ed è impossibile non venirne contaminati. Solo la grazia che proviene da Dio può fare un argine contro il peccato che irrompe come un fiume in piena dentro di noi. Ma Gesù ha rivelato una cosa importante : il peccato esce dal cuore dell'uomo e contamina l'uomo . Il peccato si annida nel cuore dell'uomo perché è in esso che l'uomo compie decisioni per il bene o per il male. Il problema sta nel retto giudizio e perciò nella coscienza che una ha del bene e del male. Se l'uomo non riconosce che sopra di se c'è un'autorità che indica con chiarezza ciò che è bene e ciò che è male succede che il giudizio è lasciato al arbitrio dell'uomo e della sua ragione corrotta. Mi domando perchè non ci fidiamo di Dio e vogliamo fare di testa nostra. Molte volte non ci fidiamo di Dio perché lo conosciamo poco e di più lo frequentiamo poco, poche volte gli chiediamo cosa pensa e gli sottoponiamo la nostra vita e i nostri problemi.Ma Lui ha pazienza e non si stanca di istruirci e di mandare gli aiuti della sua grazia e del suo amore. Fidiamoci più di Dio e meno di noi.

 

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

Mc 7, 24-30

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. 
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. 
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». 
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

Parola del Signore

 

Commento:

Gesù va nella regione di Tiro e vuole stare nascosto. Forse è stanco della gente, forse vuole riposare. Niente di tutto questo. Gesù va nella Regione di Tiro per farsi trovare da chi lo cerca con fede. Gesù infatti è alla ricerca delle fede degli uomini e nello steso tempo suscita la fede negli uomini. Chi lo accosta? Proprio una donna che non ha delle origini ebraiche ma è greca di origine siro - fenicia. La donna fa la una richiesta a Gesù circa la sua figlioletta posseduta da uno spirito impuro. Gesù apparentemente le risponde con durezza, ma la donna ribatte con un'affermazione piena di fede. Gesù l'accontenta subito, indipendentemente dalla religione, dalla razza e dal popolo di appartenenza. Ecco come si chiede a Gesù: andando da Lui, mettendosi ai suoi piedi, presentandogli un problema reale e soprattutto con una fede che osa e produce ammirazione in Gesù. Anche nella guarigione del servo del centurione ( Mt 8,5-13) Gesù ammira la sua fede e dice : "In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande ( Mt 8,10).

Quando il Signore arriverà a meravigliarsi della nostra fede? Forse ora si meraviglia solo della nostra incredulità come è avvenuto a Nazareth ( Mc 6,6).

Impariamo a stupire il Signore con gesti, con parole e con opere che manifestano la nostra fede e poi sarà Lui stesso a stupirci. Se Francesco d'Assisi non si comportava i primi tempi della sua conversione come sappiamo che si è comportato, il Signore non lo avrebbe degnato di nessuna esperienza mistica , fino alla stigmate. E' ora di finirla con un cristianesimo da salotto o della domenica, oppure da sbandierare nelle grandi occasioni. Nell'intimo della tua casa, quando nessuno ti vede mostra a Dio la tua fede. Esercitati a credere quando sei da solo con Dio, perché quando poi sei in mezzo alla gente, la gente non veda più te, ma la tua fedee renda gloria a Dio che così non è più nascosto ma rivelato, attraverso la tua fede.

tommasonuovo@yahoo.it

 

+ Dal Vangelo secondo Marco 

    (Mc 8,27-37)

 

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». 

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

 

Parola del Signore 

 

Commento:

Prendere coscienza di chi è Gesù è uno dei maggiori  risultati della fede.

In base alla conoscenza  Dio così si forma la nostra fede e il nostro amore nei suoi confronti  Non dobbiamo accontentarci di opinioni. Fossero anche dei discorsi di sommi teologi o del Papa stesso. Le Parole che ci parlano di Dio devono essere anche portatrici di fede. Solo così alimentiamo la nostra fede, con la fede di di crede più di noi o ha creduto prima di noi. 

L'affermazione di Pietro è stata un affermazione di fede, ma subito dopo è stata accompagnata dalla debolezza dell'uomo. E' questa la situazione in cui si trova la fede nella Chiesa. Non dobbiamo sorprenderci della debolezza dell'uomo, di Pietro, ma semmai della debolezza della fede di un uomo. La fede di Pietro è stata messa molto alla prova, come potrebbe essere provata anche la nostra: ecco perché è buona cosa trovare degli appoggi validi alla nostra fede traballante, gli apostoli e i santi sono pronti a venirci in aiuto.

tommasonuovo@yahoo.it

(Mc 8,34-9,1)

 

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: 

«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. 

Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? 

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

 

Parola del Signore 

 

Commento: Gesù ci mette davanti il possibile esito della nostra esistenza: perdere o guadagnare la vita, attraverso le strade o dell'affermazione di se stessi o del rinnegamento di se stessi. Noi non accettiamo facilmente questo discorso e così la via dell'uomo e la via di Dio si divaricano. Ma stranamente l'unico punto di convergenza tra le due vie è proprio l'uomo: Dio fa tutto in vista dell'uomo, l'uomo fa tutto in vista dell'affermazione della sua umanità. Qui allora entra in gioco la persona di Gesù che rivela l'uomo all'uomo e gli manifesta sia quale è la sua origine e sia quale è il suo destino. Perché allora l'uomo non gli crede?  Perché molti credenti fanno finta di credere? Perché il punto di arrivo dell'uomo secondo Dio implica una storia, cioè vivere un esistenza che affermi la verità dell'uomo secondo Dio, che l'uomo secondo Dio è l'uomo vero. Ciò implica accettare che l'uomo secondo il mondo è l'uomo falso, che inganna se stesso e i suoi simili. Questo discorso noi non lo accettiamo. Il nostro tentativo è quello di voler integrare l'uomo secondo il mondo con l'uomo secondo Dio. Gesù Cristo invece non ha detto di integrare ma di rinnegare se stessi, di prendere su di se la propria croce, cioè la fatica di essere uomini secondo Dio e di seguirlo. La parola “seguire” poi implica molto di più di camminare dietro a Lui: seguire Cristo vuol dire ascoltare Cristo, vivere con Cristo,imitare Cristo e  amare Cristo. Il discorso diventa complicato se mettiamo in concorrenza l'uomo secondo il mondo e l'uomo secondo Dio, diventa più semplice se accettiamo che l'uomo secondo Dio è l'uomo vero e a Dio bisogna guardare per realizzare la nostra storia di uomini.

tommasonuovo@yahoo.it

Mc 9,14-29 

In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. 

E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. 

Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». 

Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.

Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera». 

 

Commento:molte volte ci troviamo a confrontarci con il Maligno,nelle situazioni più disparate e ci troviamo impotenti, specialmente quando veniamo colpiti negli affetti più cari. Non sappiamo a chi rivolgerci a quali santi attaccarci. Questo avveniva ai tempi di Gesù, come ci narrano i Vangeli e avviene  misteriosamente molto di più oggi. Anche se il Divino Seminatore ha sparso nel mondo, attraverso la Chiesa, tanto seme della Parola, anche il maligno nemico ha diffuso, la zizzania nel campo di Dio, nel mondo. Come affrontare il male, come reagire in modo efficace? “ Questa specie di demoni non si può scacciare in  alcun modo, se non con la preghiera”.  Così risponde Gesù ai suoi discepoli che hanno sperimentato l'impotenza del loro agire, l'impotenza delle loro persone. Perciò non sottovalutiamo mai lo strumento della preghiera, ma usiamola in tutti i modi per poter reagire ed agire, per non permettere che il male si diffonda a macchia d'olio in noi senza che noi ce ne accorgiamo. Quale preghiera intende Gesù? Posso pensare che la preghiera con la quale scacciava i demoni fosse quella di intercessione:  un essere rivolto al Padre come Figlio, in comunione con Lui, la preghiera di unione. Non siamo forse anche noi figli di Dio. Tenendoci uniti al Padre, affettivamente ed effettivamente, siamo forti nell'affrontare il combattimento quotidiano contro il male. La nostra debolezza e di stare senza Dio, lontani da Lui

 In questa giornata cerca di rivolgerti con il pensiero e con il cuore a Dio Padre e accetta di fare il tuo combattimento contro il male che c'è in te, unito al Padre, con lo Spirito del Figlio ne uscirai vincitore. 

tommasonuovo@yahoo.it

VANGELO DEL GIORNO: Mc 16, 9-15 ; Sabato 6 aprile 2013

9Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni.10Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto.11Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
12Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna.13Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
14Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.15E disse loro: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.

 

COMMENTO:

Interessante, questo resoconto delle apparizioni, che oggi la Chiesa pone nella liturgia della S. Messa del sabato tra l'ottava di Pasqua. E' interessante perché mette in luce sia l'insistenza di Gesù, che appare più volte per confortare e confermare più persone del gruppo originale e sia l'incredulità del gruppo dirigente degli “ Undici “, gli ex dodici, dato che Giuda era morto suicida. Tutto avviene nello stesso giorno, il primo dopo il sabato, dove Gesù appare a Maria di Magdala e a due discepoli, ma ad essi non credono e poi appare Lui stesso, rimproverandoli per la loro incredulità e la durezza di cuore. Questo fatto è anch'esso di grande importanza, perché prova l'autenticità del Vangelo, e non si nasconde la debolezza degli uomini che Gesù si era scelto e prepara la strada al loro cambiamento in apostoli coraggiosi e poi martiri, frutto proprio dell'esperienza reale di Gesù Risorto. La fede in Gesù Cristo morto e risorto non può essere mai il frutto di convincimento personale, ne solamente basata sul credere alla testimonianza di qualcuno. La fede è sempre il frutto dell'incontro con Cristo risorto. Ciò è necessario per poter vincere la durezza della nostra cervice e del nostro cuore. Emergono perciò sempre le stesse domande: “ Oggi come posso incontrarmi con il Risorto? Oggi dove lo posso incontrare? Senza dubbio devo seguire le sue tracce, comportami come un investigatore, perché Lui è passato già nella nostra storia, è più avanti di noi, ma nello stesso tempo è nostro contemporaneo. Occorre non avere la stessa durezza di cuore e di mente degli apostoli, presentata all'inizio della loro esperienza del Risorto e credere ai suoi testimoni, a quelli che oggi lo annunciano, non solo con la loro parola ma di più con la loro vita. Infatti non si può rimanere gli stessi dopo aver incontrato Gesù. Come si rivela Gesù? Inizia con il trasformare, in Gesù stesso, con l'aiuto dello Spirito Santo, queste parole del Vangelo: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”( Gv 14,6), e lo incontrerai. Dove ? Nei luoghi che Lui stesso ha scelto per farsi presente fino alla fine del mondo: la Parola di Dio(e apri loro la mente per comprendere le Scritture Lc 24,45), nell'Eucaristia( lo riconobbero “nello spezzare il pane “ Lc 24,35 ), nella Chiesa(venne Gesù , stette in mezzo e disse loro “ Pace a voi” Gv 20,19 ), nei cuori di ognuno, liberi dall'incredulità ( e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore... Mc 16,14a). Ti ho indicato solo alcuni luoghi dove incontrarti con il Cristo Risorto., ora tocca a te frequentarli, con assiduità e con fede, se vorrai fare anche tu l'esperienza di Gesù Risorto.

 

                                              Tommaso Nuovo

 Vangelo del giorno: Mc 16, 15-18

 

15E disse loro: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno".

 

Commento al vangelo del giorno 25 gennaio 2013

 

 Bisogna pensare che la volontà di Dio è che tutti gli uomini siano salvi. Ecco che ordina di andare in tutto il mondo. Come potranno pochi uomini andare in tutto il mondo? Gesù ha detto io sarò con voi. E' il Cristo stesso  che continua la sua missione di salvezza e vuole raggiungere tutti gli uomini di tutti i tempi. Quindi dice a noi “andate”, ma è lui stesso che va.  E chiede a me “ vuoi venire  anche tu?” Non c'è niente di più bello che andare con il Cristo, cose meravigliose si potranno operare per il bene dell'umanità. Il sommo bene dell'umanità è incontrarsi con Gesù Cristo e lasciarsi guidare da Lui per le strade del mondo. E le parola di condanna che Cristo pronunzia? Sono indicative della possibilità che abbiamo  di rifiutare più o meno consapevolmente la salvezza offerta da Gesù. Egli da a tutti tutto ciò che serve per salvare la nostra vita. Da che cosa ?  Sopratutto dal rifiutare Dio. Questa infatti è infatti la vera condanna dell'uomo.

VANGELO DEL GIORNO Mc 16,15-20 giovedì 25 aprile 2013

 

15E disse loro: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno".

19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

commento

Oggi è la festa liturgica dell'evangelista Marco, cugino di Barnaba, discepolo di Paolo e poi di Pietro. Prendendolo come persona singola mostra con la sua vita la vera sete di Cristo e della sua parola. Così il vangelo che porta il suo nome è stato inspirato dal Signore Gesù Cristo a questo giovane, perché il Cristo ha trovato in lui questa sete e desiderio, questa passione per la sua persona. Infatti così fa il Signore con tutti quelli che desiderano di conoscerlo e mettono a servizio di Cristo le loro abilità. Il Cristo fa di noi i suoi collaboratori, megafoni ( i megafoni sono quelle trombe portatili che servono ad amplificare la voce ) della sua grazia. Anche a me è successo questo Non avrei mai pensato di arrivare a poter scrivere per Lui, a pubblicare un sito, a testimoniare il suo amore e la sua misericordia per me. Provate anche voi a fare qualcosa per lui, per permettergli di portare il vangelo in ogni parte della terra. Anche voi potete essere come Marco evangelista, altri Marco evangelisti, altri uomini e donne capaci di annunciare con la loro vita prima e poi, se ispirati, anche con la lettera, le meraviglie dell'amore di Dio per noi, a mostrare in noi il volto di Cristo, che rimarrà nascosto al mondo finché non troverà chi lo manifesti su di se.

 

Buon San Marco a tutti da Tommaso Nuovo

VANGELO DEL GIORNO: Mc 6,53-56; lunedì 11 febbraio 2013 – Festa della Madonna di Lourdes

 

53Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. 54Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe 55e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. 56E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

 

COMMENTO:

Il vangelo di oggi è più che mai adatto ad accompagnare questa giornata, che la Chiesa dedica agli ammalati. Perché questa giornata e perché proprio oggi? Il motivo è legato prima di tutto alla persona di Gesù Cristo che fin dal primo suo apparire ha mostrato una grande attenzione e pietà verso coloro che si trovano nella situazione di malattia. Ma in verità tutti siamo dei potenziali ammalati. Perciò questa giornata ci riguarda tutti. Il secondo motivo è legato alla madre di Dio che apparendo a Lourdes dal 11 febbraio al 16 luglio 1858 a santa Bernardetta Soubirou ha lasciato il messaggio dell'attenzione di Dio per l'uomo ammalato e l'invito a farsene carico. Andare a Lourdes non significa solo ad andare a bere l'acqua, ma attraverso Maria e la preghiera incontrare Gesù Perché portare a Gesù un ammalato? E' forse un medico? Ha qualche medicina particolare? Senza dubbio al quel tempo medici scarseggiavano e non sempre la preparazione era adeguata, ne le conoscenze erano sviluppate come oggi, in più curarsi significava spendere molto denaro. La gente quando sentiva dell'apparire di qualcuno che guariva e faceva miracoli subito accorreva. Solamente che qui è apparso Colui che guarisce nel profondo l'uomo, nel cuore. Gesù guarisce non solo perché ha il potere di farlo, ma anche perché entra nel cuore della malattia dell'uomo che è il peccato. Si intende che uno non si ammala perché ha commesso un peccato, ci si ammala perché l'uomo ferito dal peccato è facilmente preda del male, della precarietà, della debolezza. L'uomo ha bisogno di essere salvato. Per quanto riguarda il corpo ci sono i rimedi per il corpo e Dio ha dotato l'uomo di intelligenza per scoprirli e metterli a disposizione di tutti. Per quanto riguarda lo spirito l'unico rimedio è Gesù Cristo e la nostra unione con Lui. Anche i santi si sono ammalati molto e hanno sofferto tanto, ma nel corpo. Invece nello Spirito grazie alla loro unione con Cristo vivevano da salvati. Noi preoccupiamoci certamente della salute del corpo ma non trascuriamo quella dell'anima da cui dipende la nostra salvezza eterna.

 

Tommaso Nuovo