VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

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MEDITAZIONI

 

SUL VANGELO

 

DI LUCA

 

MARTEDI' 25 MARZO 2014

Solennita' dell'annunciazione del Signore

Lc 1,26-38

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». 
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

Tutte le Feste cristiane sono un annuncio per l'uomo, per ciascuno di noi, di un'azione di amore, di grazia, da parte di Dio. Così è della Solennità dell'Annunciazione del Signore, nella quale si festeggia l'incarnazione del Figlio di Dio. Dio si fa uomo, concepito dallo Spirito Santo nel grembo verginale di Maria di Nazareth. In questo modo Dio non solo assume una carne, quella che riceve dalla Vergine Maria, ma anche la nostra personaleumanità, che riceve attraverso il nostro battesimo. Per capire questo fatto straordinario dobbiamo prima di tutto credere che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo e poi credere che la nostra vita vissuta con Cristo, per Cristo e in Cristo e un cammino graduale di divinizzazione, cioè di assunzione della nostra identità di figli di Dio. Occorre credere in ciò, senza dubitare e occorre vivere in questa comunione vitale con il Cristo. Occorre sapere che la nostra umanità viene abitata per la fede dal Figlio di Dio e perciò siamo chiamati a vivere come lui è vissuto, nel caso anche a morire come Lui è morto e poi a Risorgere come Lui è risorto. La vita umana di Gesù Cristo è una vita vera, piena di amore per Dio e per il prossimo, piena di verità, di santità e lontana dal peccato. Ecco questa vita ci viene offerta e servita su un piatto d'argento. Occorre, come ha fatto Maria, il nostro si e poi occorre chiedere la grazia delle perseveranza, perché il mondo non vuole che scopriamo la nostra vera identità di figli di Dio e ci inganna facendoci correre dietro a mille illusioni. Buona festa a tutti.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». 
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

NB: Dopo alcuni giorni di assenza dal Web ritorno a commentare il Vangelo del giorno. Grazie a tutti coloro che mi hanno scritto, preoccupati della mia assenza. Ero solo andato in missione per conto di Dio e ora in attesa di altri ordini riprendo il mio cammino neln deserto del mondo

COMMENTO: questo vangelo descrive semplicemente la scena dell'annuncio dell'Angelo Gabriele a Maria. Come mai un fatto così intimo a Maria viene mostrato come in una vetrina a noi poveri peccatori, capaci solo di profanare ciò che è sacro? Il motivo di tanta generosità consiste nel fatto che ci viene mostrato in Maria la continuazione del progetto della creazione, interrotto a causa del peccato di origine, ma che Dio non ha mai abbandonato. Maria di Nazaret è la creatura secondo l'originario disegno di Dio,che ci viene mostrata capace di generare in Lei il suo creatore. Quello che è Maria, Immacolata è in vista dell'assunzione dal parte del figlio di Dio della nostra natura umana. Ecco come Dio ci ha pensati, ecco come Dio ci vuole, in vista del fatto che anche noi assunti nell'umanità del Figlio di Dio assumiamo l'identità di figli di Dio. Ognuno di noi a causa del peccato di origine vive una storia di peccato. Ma grazie al battesimo noi iniziamo con Dio una storia di grazia e si santità, di cui dobbiamo essere consapevoli per assecondare il piano di Dio. Maria ha detto il suo si al suo Creatore e Signore ed è diventata la sua Madre. Questo è però solo di lei Maria. Invece il nostro si a Dio, la nostra disponibilità al suo disegno di salvezza ci fa diventare suoi figli e permette a Dio di compiere l'opera che potrebbe rimanere incompiuta a causa del peccato. L'innumerevole schiera di coloro che hanno detto si a Dio ora li possiamo contemplare a corona dell'Immacolata. Se vogliamo essere anche noi a corona della Vergine Maria diciamo il nostro si al piano di Dio. Se invece diremo il nostro no a Dio non rimarrà che un posto tra la corna del Diavolo. Come è possibile il nostra no a Dio, non è invece impossibile il nostro si a Dio, basta crederlo e volerlo, il resto lo farà il Signore.

 Tommaso Nuovo

 

(Lc 1,39-45)

 

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»

 

COMMENTO:

La voce, Giovanni e Gesù, la Parola di Dio Fatta carne si incontrano nei grembi delle loro madri. Ci viene dato di gustare in questo attimo della storia della salvezza la gioia che viene dallo Spirito Santo. Non posso occupare il posto di Gesù nel grembo di Maria, ma posso fare esperienza di cosa prova Maria, accogliendo il Figlio di Dio nell'anima e nel corpo, attraverso il desiderio di Dio, l'attesa di Dio. Si sottovaluta troppo questo desiderio per favorire altri desideri leciti e non leciti. Allora cerco o no Dio tra le pieghe della mia esistenza ? E Lui come viene a me come viene portato? E' lo Spirito Santo che si occupa di portarci Gesù, rispondendo all'appello che portiamo dentro di noi.

 Sottovalutiamo troppo il bisogno di Dio che è scritto nella nostra natura e nel nostro DNA. Se Maria ha generato in lei il Figlio di Dio fatto uomo sul piano fisico a noi è dato di concepirlo e generarlo sul piano spirituale, in base al desiderio che abbiamo di Dio. Dio risponde sempre a chi lo desidera e non lascia mai l'uomo senza la sua presenza. Trasferiamo le attese di Elisabetta e di Maria in noi e vedremo il compiersi delle parole di tutti i profeti , sopratutto l'annuncio del Vangelo. Portiamo in noi l'annuncio di Dio e trasformiamolo in desiderio, amore per Lui. Ciò ci aiuterà anche a vincere il nostro egoismo che ci impedisce di amare il prossimo. Non si può desiderare di amare Dio senza desiderare di amare il nostro prossimo.Ecco come posso rispondere a Dio che chiede anche a me di fare come lui fa, perché sono suo figlio.

tommasonuovo@yahoo.it

MEDITAZIONE PER LA SOLENNITA' DELL'ANNUCIAZIONE Lc 2, 26-38 Lunedi 8 aprile 2013:   proviamo a dare una connotazione pasquale alla Solennità della annunciazione. In Maria appare già tutto il mistero della Redenzione dell'uomo. Attraverso di Lei, piena di grazia, cioè di Spirito Santo, nasce l'uomo nuovo. L'uomo nuovo è l'umanità che riceve di nuovo la veste dell'immortalità. Così l'umanità riprende il suo cammino verso la pasqua eterna. Il peccato e il mondo si oppongono a questo progetto ma l'uomo non potrà mai separare ciò che Dio ha unito a se. Perciò se l'angelo annuncia a Maria che sarà Madre, annuncia a noi che saremo figli. Questa solennità perciò non solo annuncia la nascita del Figlio di Dio ma anche la rinascita dei figli di Dio. Vediamo con attenzione quale grande amore ha avuto Dio per noi: egli si è fatto figlio dell'uomo perché noi fossimo a pieno titolo figli di Dio. E' nato per far morire la morte, in Lui noi moriamo per far rinascere la vita,. Così l'Annunciazione a Maria è l'annuncio della Pasqua, quella di Cristo, che passa dal Padre a questo mondo e l'annuncio della nostra pasqua in cui passiamo da questo mondo al Padre. Come può un fatto così misterioso entrare pienamente nella nostra vita quotidiana, fatta di altri problemi, che l'uomo sente molto di più dell'Incarnazione del Figlio di Dio? L'uomo è abituato a mettere sul piatto dell'esistenza i suoi problemi e li vuole affrontare e risolvere, ciò è giusto. Ma c'è un problema ancora più radicale di tutti i problemi, che se l'uomo non lo mette davanti con tutta la sua drammaticità rimane inevaso e si presenta nascosto negli altri problemi, è il problema della salvezza, del suo destino finale. Senza affrontare e risolvere questo problema primo e ultimo dell'esistenza tutti gli altri problemi sono un peso straordinario, si pensa di risolverne uno, ma si ripresentano in dieci, tanto che l'uomo stesso diventa un problema, il problema. Allora la salvezza per l'uomo consiste nell'affrontare con Cristo il primo problema, il problema del suo destino eterno. Ora la solennità di oggi ci dice da dove inizia Dio ad affrontare per noi “ il problema “, che nessun uomo da solo può risolvere.

Lc 2,22-40

 

Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

 

Commento: stanchi di Cristo

La presentazione di Gesù al tempio è stato un gesto compiuto da Maria e Giuseppe in osservanza delle legge, che prescrive obbligatoria la purificazione della madre e diceva possibile invece il riscatto del maschio primogenito ( cfr Nm 18,15). Qui avviene la bellissima scena del abbraccio del bambino da parte del vecchio Simeone. Gesù viene accolto dall'ultimo rappresentante della lunga attesa di Israele. Cosa però notiamo sullo sfondo di questa vicenda? Notiamo l'indifferenza più assoluta: già si adombra il rifiuto di Israele. Solo la profetessa Anna che rappresenta la futura Chiesa inizia a parlare di questo bimbo. Certamente Gesù non voleva farsi pubblicità, ne tanto meno si aspettava suono di tromba: ma di fatti Israele non attendeva più il Signore.

Oggi se Gesù farebbe l'ingresso in questa chiesa, quanti occhi di pesce vedrebbe e direbbe: “ Ma non mi aspettavate più? Continuate a celebrarmi senza aspettarmi. Siete sempre pronti a parlare di me, anche voi predicatori, ma non mi attendavate. Non sapete che come ho fatto l'ingresso nel tempio di Gerusalemme così devo farlo in tutte le chiese e in ciascuno di voi?

Allora domandiamoci :come è la nostra attesa di Cristo, quanto è la nostra voglia di incontrarlo? O forse ci siamo già stancati di Lui?

E' questo il dramma in cui può precipitare il credente di oggi, il prete, il vescovo , il consacrato, la consacrata: stancarsi di Cristo. Ci si occupa tanto di tutto e di tutti ma poco o nulla di Cristo. E' proprio il rapporto personale con Gesù che in molti fa fatica a decollare. Alla vita spirituale si è sostituita la vita pastorale e la vita comunitaria e perciò anche la ricerca della santità è solo un optional. Le opere che facciamo non ci santificano: solo un rapporto vivo con il Cristo permette di santificare le opere e i giorni. La vita spirituale richiede tempo e cura, chiede che seguiamo il Cristo. Cristo ci chiede di lasciare quello che facciamo. Ma siccome noi siamo malati di fare ecco che ci stanchiamo di Lui, ci annoia.

Faccio allora il mio esame di coscienza, lo faccio per primo e chiedo a Dio di versare lacrime se dentro di me mi accorgo di essermi stancato di Cristo. Facciamo attenzione: questa non è una possibilità remota.

Buona domenica

 

tommasonuovo@yahoo.it

VANGELO DEL GIORNO: (Lc 4,21-30)

 

21Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato".

22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: "Non è costui il figlio di Giuseppe?". 23Ma egli rispose loro: "Certamente voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!"". 24Poi aggiunse: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. 25Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. 27C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro".

28All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO: domenica 3 febbraio 2013 IV tempo ordinario.

 

 

Oggi è il giorno del Signore, giorno di riposo e di santità. Anche se di questo giorno ne abbiamo fatto il giorno dell'uomo, il Cristo lo possiamo incontrare e ascoltare nella S.Messa e nel nostro Spirito. Non rinunciamo al desiderio di incontrarlo, Lui si farà vedere e ci parlerà. Quanto è importante tenere nella mano, nel cuore e nella mente la Parola di Dio, non come qualcosa di estraneo alla vita ma come una cosa familiare, intimo. Dobbiamo accettare che il Signore ci parli non per dirci quanto siamo bravi o buoni oppure per accarezzarci le orecchie, ma dica e ci riveli la situazione del nostro spirito e del nostro rapporto con Lui. Dobbiamo sempre fare i conti con un rifiuto antico di Dio. Fin dai tempi di Adamo e di Eva si perpetua un misterioso no a Dio. Questo rifiuto si è ingrandito e sempre più si è manifestato anche ai tempi di Gesù. Lui stesso ne ha fatto esperienza. Ora però viviamo nel tempo in cui il rifiuto di Dio è uno stile di vita nel quale intere società di costruiscono e gli individui nascono e muoiono in esso . Ma Dio non si ferma al rifiuto dell'uomo e con la sua morte e risurrezione ha dato una risposta d'amore al no di ognuno a Dio. Noi cosa dobbiamo fare allora ? Ognuno deve percepire che il rifiuto di Dio e della sua offerta di salvezza è un rifiuto personale e deve domandarsi: nell'arco della mia giornata come rifiuto Dio, con quale atteggiamenti, con quali parole, con quali pensieri, con quali fatti. Alcuni di queste realtà che dicono il mio rifiuto possono essere già strutturate in me. Me ne devo accorgere e devo operare allora l'opposto che questi atteggiamenti mi inducono fare. Alla base di tutto però sta il rifiuto di accogliere la sua Parola come una Parola che viene da Dio: perciò occorre RICOMINCIARE DALLA PAROLA: ricominciare da Nazareth dove la Parola si è fatta carne in Maria e ha trovato piena accoglienza. Grazie a Lei abbiamo aperta la possibilità di poter accogliere la Parola. Gesù lascia Nazareth e si incammina verso chi è disposto ad accogliere Dio nella sua Parola.

 

                                       Tommaso Nuovo

 

VANGELO DEL GIORNO Lc 4, 24-30 Lunedì 4 marzo 2013

 

24Poi aggiunse: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. 25Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. 27C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro".

28All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

Commento:

Il rifiuto di Gesù a Nazaret si trasforma quasi in un omicidio. Perchè? Che male ha fatto? Indirettamente i cittadini di Nazareth hanno capito bene come si è presentato Gesù, come il salvatore. La loro reazione violenta ha origine satanica e nasce dal rifiuto dell'umanità di Gesù Cristo. Si potrebbero trovare delle attenuanti generiche: Gesù era conosciuto a Nazareth come il carpentiere, il figlio di Maria fratello di...etc. Ma al di là dei dati anagrafici la “gente”, come spesso succede anche oggi giudica senza avere argomenti precisi. Perciò Gesù era estraneo a Nazareth, pur essendo uno di loro non si comportava come uno di loro, ma si comportava come il Figlio di Dio. Gesù così si è rivelato a Nazareth. Lo ha riconosciuto solo che è aperto alla novità di Dio e chi è disponibile a non fermarsi alle apparenze.

Lc 4, 38-44

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.

Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.

Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».

E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

 

COMMENTO:

 Gesù non trascura nessuno, e non fa le cose per farsi vedere o notare. A Gesù interessa anche la nostra salute fisica. Ma allora perché tanta sofferenza , perché tante malattie . Perché tanti innocenti pagano con la vita il fatto di vivere in una terra di lupi?. Nemmeno a nessun, pur umile discepolo di Gesù è schivata la prova e la sofferenza. Gesù a qualcosa da dire riguardo tutto ciò, Gesù ha la possibilità di agire nei confronti di quanto ci assilla e ci turba. Lasciamoci raggiungere dalla sua persona, dalla sua Parola, dalla sua mano che guarisce. Gesù non si è fermato alla Galilea, ma vuole raggiungere tutto l'uomo, tutti gli uomini, infatti oggi ci dice: “È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.”.

 

tommasonuovo@yahoo.it

 

Lunedì 24 marzo 2014

 

Lc 4,24-30

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

 

Non sentiamoci troppo lontani dagli abitanti di Nazaret, che hanno rifiutato Gesù. La frase che ha detto Gesù " Nessun profeta è bene accetto in patria", vale anche per noi. La Chiesa non è forse casa sua? Ogni nazione in cui è stato proclamato il Vangelo, specialmente quelle che hanno conosciuto la prima evangelizzazione degli Apostoli, non sono forse la sua patria? Eppure il rifiuto di Gesù è sempre in atto anche nella Chiesa, tra il clero, tra i consacrati, nei laici.Non siamo noi forse i suoi parenti e la nostra casa, quella interiore del cuore, non è forse la sua casa?

Oggi proviamo a vedere in che modo rifiutiamo di accogliere Gesù, non solo come un profeta, ma di più come il nostro Salvatore? Proviamo a vedere come rifiutiamo Gesù che mi si avvicina nella figura del povero, del malato, della persona che cammina sulla strada, che mi passa acconto oppure che percorre in macchina la stessa mia strada.Buona g iornata

 

Tommaso Nuovo

Lc 5,17-26

17Un giorno stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.18Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. 19Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. 20Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». 21Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». 22Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? 23Che cosa è più facile: dire «Ti sono perdonati i tuoi peccati», oppure dire «Àlzati e cammina»? 24Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». 25Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. 26Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

 

Commento:

Il profeta Isaia accompagna il tempo di avvento con delle profezie meravigliose che annunciano una ”Nuova era”, di pace e di giustizia per tutti i popoli. Queste profezie di sono compiute perfettamente in Gesù Cristo. Uno però potrebbe obiettare: “come mai ancora oggi c'è tanta violenza e ingiustizia e il debole soccombe a causa del più forte? Il motivo è molto semplice: “Non si permette a Cristo di regnare; si vuole vivere senza di Lui, senza la sua parola, senza il suo comandamento e possiamo vedere i risultati. Il Cristo è già venuto, ha già inaugurato il suo regno, ma ci sono forze che si oppongono a Lui e soprattutto è in ciascuno di noi che deve regnare.

Se per venire verso di noi Cristo non ha ostacoli, ci sono invece ostacoli per andare verso di Lui da superare. Ci sono ostacoli esterni a noi che sono facilmente superabili non lasciandoci intimorire. Quei uomini che hanno trovato la soluzione per far arrivare Gesù, passando dal tempo, hanno agito con intelligenza e senza temere di passare per fanatici. Gli ostacoli interni sono invece in relazione alla fede che abbiamo in Gesù, al fatto che ci riteniamo o meno bisognosi di essere salvati e che non ci arrendiamo la male che ci impedisce molte volte anche di chiedere aiuto a qualcuno.Infatti quel uomo paralizzato ha chiesto aiuto a quei quattro uomini che poi lo hanno portato davanti a Gesù.

Verifichiamo oggi quale è l'ostacolo vero nche ci impedisce di andare da Gesù e abbiamo fede che in lui tutte loe promesse si sono compiute, ma attendono solo noi.

 

VANGELO DEL GIORNO: Lc 5, 27-32 

 

27Dopo questo egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!". 28Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.

29Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. 30I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: "Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?". 31Gesù rispose loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; 32io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano".

 

 

COMMENTO

Ecco come funziona la quaresima secondo Dio. Gesù esce, vede tanti uomini, ha vista un pubblicano, di si conosce anche il nome: Levi. Perché chiama proprio lui? E tutti gli altri. Faccio fatica a trovare una risposta. Ma l'esempio non lo da il pubblicano che ha seguito Gesù ma il Cristo che lo ha chiamato. In Levi tutti sono chiamati da Dio. Se Dio chiama tutti la scelta poi di seguirlo e nostra. “ Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì” ( Lc 5,28). Altre volte Gesù ha detto a qualcuno “seguimi”, ma c'è anche stato chi ha titubato, chi ha dubitato di Colui che diceva “ seguimi “: "Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre"( Mt 8,21 )oppure il giovane ricco, che se ne andò “ perché aveva molte ricchezze “ ( Mt 19,22). Se è certa la chiamata di Dio verso tutti, perché a tutti è indirizzato il Vangelo, dobbiamo sapere che non è per niente scontata la risposta dell'uomo. Ciò che fa la differenza è l'attenzione con cui noi osserviamo la nostra vita, per cogliere quei momenti che sono decisivi per orientare il nostro cammino verso il bene, verso Dio. Matteo, Levi, il pubblicano seduto al banco delle imposte ha colto l'attimo in cui l'Eterno si è presentato davanti a Lui, certo in una forma diversa da quello che ci si può immaginare e aspettare, e non lo ha lasciato sfuggire. Pensando alla nostra esperienza è facile che molte volte non ci siamo accorti di avere davanti l'Eterno Dio e siamo andati per la nostra strada. Facilmente ora è li accanto a te dagli attenzione prima che passi e se ne vada.

 

                                      Tommaso Nuovo

Sabato 8 marzo 2014

dopo le ceneri

Lc 5,27-32

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

 

Commento:

Chi sono i sani oggi chi sono i malati oggi? Secondo le categorie del mondo i sani sono coloro che non hanno bisogno di cure, mentre i malati sono coloro che ne hanno bisogno. Invece secondo il Medico Celeste i sani sono i malati e i malati sono sani. Chi rifiuta le cure di Dio e dice " non mi occorre Gesù Cristo, basto a me stesso", è il vero malato; chi non si rivolge a Gesù o ai santi e segue le vie dell'auto terapia, dell'auto salvezza è il vero ammalato. Egli non lo sa, ma dentro di se ha un cancro che lo consuma, che consuma il suo spirito. Infatti anche se uno è sano, questo non lo deve al fatto che mangia l'aglio o dorme otto ore, o tratta il suo corpo secondo le ultime scoperte della scienza o fa lo joga, ma lo deve a Dio.

Il vero sano è colui che fa dipendere tutta la sua vita da Dio, in ciò che è materiale e in ciò che è spirituale, anima e corpo. E i risultati si vedono, non tanto nel corpo che è pur destinato a perire, ma nello Spirito, che mantiene la freschezza e la lucidità della fede proprio nel tempo della malattia e della prova e si prepara non a morire ma a vivere in eterno.

Matteo Levi, incrociando lo sguardodi Gesù che lo chiamava a seguirlo, si è accorto improvvisamente della sua malattia, il bastare a se stesso, e della causa: accumulare denaro. Ecco perchè lascia tutto e si mette a seguire Gesù: lui sano, ha capito di essere malato e di quale cura ha bisogno: il Vangelo, Gesù e far dipender la vita dal nostro buon Dio. Certe volte quando incontro persone anziane o malate, vedo sul loro volto luce di Dio e nelle loro parole tanta fede. Ho incontrato Massimo, un giovane diversamente abile, dopo un grave incidente in auto, e vedevo che, dopo aver ricevuto Gesù nell'Eucaristia dai suoi occhi passava una luce soprannaturale. Le difficoltà le affronta ogni giorno con la sua carrozzella. Non aspira più alle ambizioni mondane della gloria e del successo, si sente guarito da queste ricerche, ha ritrovato se stesso e Dio. Nelle ore in cui non è occupato nelle terapie fa il volontario alla croce bianca e in casa aiuta la propria madre, anche lei malata. Il suo è un caso estremo, ma tutti abbiamo tanto bisogno di ritrovare se stessi e la nostra identità di creature, che sentono che senza il loro Creatore sono finite e sfinite. Così colui che è veramente sano è colui che ha sopratutto il bisogno di Dio.

Colui che è veramente  malato, è colui che pensa di poter far a meno di Dio.

Buona quaresima

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 5,33-39

Allora gli dissero: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo.E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti.Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi.Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: «Il vecchio è gradevole!»».

 

COMMENTO:

Gesù ci da il digiuno come strumento di rinnovamento della persona. Si intende principalmente  il digiuno dal cibo, ma anche ogni altra astinenza da ciò che limita lo spazio di Dio in noi. Questo spazio di Dio in noi deve essere affettivo ed effettivo. Il digiuno serve per spegnere la fame, mentre è proprio il continuo alimentarsi che l'accende, perché l'uomo non è mai sazio. Se leghiamo il digiuno all'esperienza di Dio ciò lo renderà facile e gradevole. Si rinuncia così al poco per il Tutto. Proprio a questo poco il nostro cuore è attaccato e non è capace di rinunciarvi. Consideriamo bene per chi e per che cosa rinunciamo. Siamo davvero meschini. Non riusciamo a dare a Dio la giusta importanza ne alle  cose di Dio il giusto peso. Ecco uno strumento che ci aiuta. Un uniamolo però alle altre due armi del combattimento spirituale : la preghiera e l'elemosina e vedrete che risultati.

Lc 6,6-11

Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C'era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all'uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

 

 

COMMENTO:

l'offerta di salvezza portata da Gesù in nome del Dio Altissimo va al di là di una mano guarita in sabato. Ce ne rendiamo conto? Quello che sorprende il Buon Dio è la nostra durezza di cuore, che non solo paralizza le mani, impedite di fare il bene, ma anche la mente, molte volte incapace di giudicare non solo il bene da fare , ma anche il male da evitare. Questa è la nostra infelice esistenza. Proprio da questa durezza di mente e di cuore il Buon Dio è venuto a liberarci. Il Cristo lo ha annunciato il giorno di sabato, lo ha realizzato nel giorno della sua risurrezione, e lo offre a noi nel tempo, nei giorni della nostra vita. Non lasciamo sfuggire ogni occasione per lasciarci salvare da Dio.

     

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Lc 6,27-38 Amore per i nemici

 
 
Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da' a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

COMMENTO: per sperimentare la novità che Gesù ha portato nel mondo dicendo di amare i nemici, se ci è difficile metterla in pratica, proviamo invece a considerarci tutti come nemici di Dio. E chi di noi ha il coraggio di non dirsi appartenente a questa categoria di uomini? Come dice san Paolo: Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo ( Fil 3,18). Chi non lo è per i suoi peccati, per l'arroganza del vivere come se fossimo noi Dio? Ecco proviamo a metterci al di là della barricata e sperimenteremo proprio da nemici l'amore di Dio e la sua benevolenza. Quando davvero l'avremo fatto potremo anche chiedere a Gesù Cristo di insegnarci non solo a pregare come Lui prega il Padre, ma ad amare come Lui ama il Padre e i tutti gli uomini, anche i nemici.

Lunedì 17 marzo 2014 

II settimana di quaresima:  Lc 6,36-38

Perdonate e sarete perdonati.

 + Dal Vangelo secondo Luca

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

 Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

Lasciamoci giudicare nei nostri comportamenti dal Vangelo. Non dobbiamo  far parte dei "lupi moralisti", cioè di coloro che pretendono di insegnare agli altri e non fanno nulla di ciò che insegnano. Perciò partendo da me mi lascio giudicare dal Vangelo e metto a confronto il mio comportamento  con il Vangelo e  direttamente con il modo con cui Dio tratta me e ogni uomo. Infatti Gesù ci dice di essere misericordiosi “come il Padre vostro è misericordioso”.  Ecco con che cosa dobbiamo confrontare la nostra misericordia, con quella del Padre. Gesù ci dice come è la misericordia del Padre: non giudica, non condanna, perdona.  Questa è la misericordia che Dio usa verso ciascuno di noi, personalmente. A livello personale questo deve essere il nostro comportamento. Mi accorgo invece che sono distante da ciò e cerco con umiltà ad avvicinarmi al modello evangelico. Ma ciò non significa  che non chiamiamo il peccato con il suo nome, e che lasciamo andare le cose come se non fosse avvenuto nulla. Io personalmente ho ancora tanto da lavorare su di me.   Invece quanto riguarda la Chiesa, come Popolo di Dio, come Corpo di Cristo, ella usa questo  criterio evangelico per  amministrare in se stessa la misericordia e la giustizia? Ad esempio recentemente è stato dismesso dallo stato clericale, cioè di presbitero, da Papa Francesco, un sacerdote reo confesso e  accusato di gravi fatti di pedofilia, condannano dal Tribunale italiano anche in appello. Questo sacerdote aspettava però la sentenza della cassazione. Infatti nel sistema giuridico italiano vige il criterio della presunta innocenza della personale fino al terzo grado di giudizio. Il papa lo ha dismesso prima della condanna definitiva, su segnalazione del vescovo della Diocesi interessata. La cosa doveva essere comunicata prima  all'interessato e ai familiari delle vittime e poi alla comunità ecclesiale locale. Ciò è avvenuto solo in parte, poi illustri testate giornalistiche, a caccia di scoop hanno divulgato la notizia.  Questo modo di agire poteva influenzare il giudizio dei giudici  Cassazione.  Il Tribunale Ecclesiastico ha terminato prima la sua istruttoria ed è arrivato prima alla condanna. Il sacerdote in questione si è dichiarato colpevole davanti alla Chiesa. Certamente non può più fare  il prete ne rappresentare il Cristo e la Chiesa, perciò la sua dismissione è un atto  dovuto. La giustizia umana poi avrà il suo corso. La perdita dello stato di chierico ha poi varie conseguenze, tra le quali la perdita del sostegno economico perché non facente funzione. Il danno purtroppo rimane alle giovani vittime , alle loro famiglie,  a tutta la Chiesa. Cosa fare invece per il presbitero colpevole? Se non si vuole fare i lupi moralisti occorre esercitare  anche su di lui la misericordia.

La misericordia la si può esercitare se non lo si abbandona a se stesso, in balia del male, del mondo di una gogna mediatica e ci si cura di lui come un figlio. Le madri naturali sono capaci di eliminare anche fisicamente i figli che hanno generato. Sarebbe strano che la Chiesa generasse figli e poi li abbandona.

Non so se questo è avvenuto, bisogna vedere anche  se uno poi lascia che la chiesa si occupi di se, oppure chiede alla Chiesa aiuto. Poi ogni caso ha la sua storia. Mi ricordo il caso di Erica e Omar, due ragazzini che avevano in modo efferato ucciso la mamma di lei e il fratellino. Il Padre di Erika non ha condannato la figlia, ma si è occupato di essa e la seguita e la sta seguendo in tutto il suo iter di sconto della pena e di ricostruzione della sua persona. Questo è uno dei tanti esempi di genitori che difronte a quello che hanno fatto i loro figli non smettono di occuparsi di loro. Mi domando se sempre la Chiesa fa così con tutti i suoi figli, soprattutto con quelli che si macchiano di colpe molto gravi. Me lo  domando e lascio aperta la risposta, per poter raccogliere sempre più testimonianze. In questo senso, sarebbe molto grave che la Chiesa come Istituzione predicasse bene , rinnegasse con la sua giustizia quello che annuncia sui tetti. Se si vuole una vera riparazione del danno fatto la migliore è la ricostruzione morale e spirituale di un peccatore, per strapparlo ad ogni costo al'inferno. Questa sarebbe la vera vittoria della Chiesa e questa la vera riparazione per il male fatto

Intanto proccupiamoci nel nostro piccolo di usare e essere misericordia nelle comuni circostanze della vita, tutti ne abbiamo bisogno.

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 6, 39-42

39Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. 41Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?42Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

COMMENTO: Abbiamo bisogno di un Maestro che non solo ci veda bene, ma ci illumini e ci accompagni. A chi possiamo rivolgerci qui sulla terrai? Possiamo certamente dire :" il mio maestro è Gesù". Infatti molti santi hanno avuto come guida esclusivamente Gesù, che appariva a loro,  parlava e li istruiva  fino ad arrivare a vette altissime di unione nell'amore con Lui. Questa potrebbe essere la strada  ordinaria per tutti se effettivamente aspirassimo ad una vita santa e se lo volessimo come maestro, escludendo gli altri. Ma la via ordinaria invece passa attraverso la guida degli uomini, attraverso i maestri umani. Quali? Non quelli che si definiscono maestri per i titoli accademici conseguiti, ne quelli che per fama e celebrità sono resi tali dagli uomini, ma i veri Maestri. I veri Maestri sono quelli che non si definiscono tali e che nella loro vita hanno un unico desiderio: imitare Il Maestro ed essere sempre alla sua scuola. Il vero Maestro e la vera guida, che ti conduce senza farti cadere, è colui che nella sua vita mostra di dipendere totalmente da Gesù, quello che afferma che Gesù è l'unico vero Maestro. Il vero mestro è colui che ti insegna come si lavora su se stessi e come si deve stare lontano dal peccato.

 

Lc 7,1-10

1 Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, Gesù entrò in Cafàrnao. 2Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. 3Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. 4Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano -, 5perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». 6Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; 7per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. 8Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa' questo!», ed egli lo fa».9All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». 10E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

COMMENTO

Gesù rimane meravigliato di aver trovato una fede così grande in un uomo d'armi, un soldato.  Quando avverrà che Gesù davanti agli angeli rimane meravigliato della mia fede, della mia carità. In più agli orecchi del Signore  è risuonata anche la carità di questo centurione che ama il popolo di Israele e costruisce per loro la sinagoga. Quando inizieremo a stupire il Signore ? Facciamo in modo, oggi, con il nostro comportamento e la nostra fede, che il cielo ci guardi con meraviglia e stupore. Che il Signore possa così venire incontro, per la mia fede a tante cose, di cui la mia povera vita ha bisogno, di cui l'intero mondo ha tanto bisogno.

 Lc 7,31-35

A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:

«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!».

È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: «È indemoniato».È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: «Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!».Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

 

COMMENTO:

Oggi di quale generazione parla Gesù? Per rispondere a questa domanda devo fare una precisazione. Ho in mente che tempo fa (ora non più) alla lettura del Vangelo del giorno, in chiesa sia durante la settimana sia di domenica, era preceduta dalla frase “ in quel tempo “, come se Gesù non stesse parlando a noi oggi. Ma Gesù parla a noi oggi e a questa generazione, a noi, che non siamo bambini ma ci comportiamo come dei bambini. Almeno i bambini crescono e maturano. Questa generazione invece circa, la fede e le sue esigenze, cioè le richiesta di Dio, rimane ferma e fatica a crescere. Perché? Il perché è facile scoprirlo . L'esperienza delle fede di ognuno e quella delle Chiese particolari non produce più dei Cristiani nuovi o ne produce molto pochi . Non parlo dei nuovi cristiani, ma di Cristiani nuovi. Infatti anche le giovani generazioni in genere apparentemente sembrano proiettate verso mete ardite, ma appena si presenta una pallida luce del mondo si mettono subito sotto di essa. Sono giovani ma riproducono modelli vecchi di cristiani, che non sono tali. Certo occorre spronare incoraggiare, indicare , testimoniare come fa il nostro Santo Padre il Papa Francesco, ma di più occorre cambiare se stessi. Essere nuovi secondo la novità del Vangelo. Solo dei Cristiani nuovi sono in grado di generare dei nuovi cristiani. Non ci rendiamo ancora conto che proprio in seno alle chiese si stanno preparando quelle generazioni di indifferenti alla fede, che al posto di seguire Cristo gli muoveranno guerra e cercheranno di cambiare il Vangelo e la legge di Dio con le tradizioni e i costumi degli uomini. Certamente non si vuole questo risultato dalla catechesi e dai gruppi parrocchiali. Ma problema sta nell'offerta educativa e sulla santità degli educatori preti e laici. Anzi queste generazioni sono già presenti e sono già all'opera, stanno occupando posti istituzionali: parlamenti, scuole, università, centri di cultura, di potere e di finanza, la sanità pubblica e privata, e sono presenti in tanti gruppi e associazioni di ispirazione cristiana. Certamente non si vuole questo risultato dalla catechesi e dai gruppi parrocchiali. Ma problema sta nell'offerta educativa tendente al basso ( come si fa ad attirare i giovani ?) e sulla santità degli educatori preti e laici ( forse non si crede che la santità di vita da ottimi risultati per se e per gli altri). Ci sono esperienze di fede gruppi e movimenti cristiani che vanno contro corrente, ma sono solo degli affluenti di un fiume ben più grande. Sapete come è difficile deviare un fiume,Ma così dice il Signore “... la sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli.“ ( Lc 7,33)e ancora “ Dai loro frutti li riconoscerete “ (Mt 7,16) e perciò li eviterete e allontanerete da essi .

 

 

 

 

 

Lc 7,36-50

36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». 41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

 

COMMENTO:

Dopo il giudizio dato alla generazione che lo stava ascoltando ( Lc 7,31-35) ecco la narrazione di un fatto che mostra a noi chi invece non rimane indifferente alla Parola e all'amore di Gesù: colui che fa esperienza della misericordia e dell'amore di Dio. Chi non arriva a Dio per questa strada non può fare l'esperienza del suo amore. A che servono tante speculazioni della mente su Dio, sulla vita cristiana, sulla chiesa se non si arriva a percepire il nostro peccato , cioè il male che personalmente compiamo e l'amore di Dio che lo copre. Solo chi arriva al cuore di Dio conosce Dio, conosce che Dio è amore. Perciò per non dimenticare e rimanere indifferenti all'Amore di Dio facciamo continua memoria del nostro peccato e confessiamo quello attuale per fare una continua esperienza dell'amore di Dio, della sua misericordia. La durezza di cuore di molti di noi è generata da questo nostro stare lontano dal cuore di Dio. Avviciniamoci senza timore: Dio è Amore.

 

tommasonuovo@yahoo.it  

Lc 9,1-6 Convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie.2E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.3Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche.4In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite.5Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».6Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni. COMMENTO: Mi domando se oggi il Cristo dà ancora ai suoi discepoli e apostoli questa forza e questo potere su tutti demoni e di guarire le malattie. Qualcuno mi risponderà che ci sono gli psicologi, gli psichiatri o nel caso gli esorcisti incaricati dal Vescovo, e per quanto riguarda le malattie c'è la scienza medica che ha fatto passi da gigante. Eppure Dio pur avendo dotato l'uomo di una ragione e di una coscienza sà bene quale è la radice del male e come può essere sconfitto. Questi doni sono stati dati in modo irrevocabile alla Chiesa ma pochi li esercitano con fede e santità di vita. Chi ha scacciato demoni e guarito i malati ? Non certamente dei peccatori incalliti o dei bestemmiatori, ma i santi. L'esercizio di questi doni a nome di Cristo, su suo mandato, richiede la piena comunione con Lui, la vita in comune con Lui e una santità reale e viva. Come potrei andare a guarire i malati o a scacciare i demoni se prima io stesso non ho fatto esperienza di una vera liberazione, di una reale guarigione. O come potrei fare miracoli, cioè avere una così forte azione sul cielo, se non vivessi con lo spirito già nelle regioni celesti. Come siamo meschini, come siamo uomini di poca fede: aspiriamo alle cose del cielo ma ci diamo da fare di più per le cose della terra. Come possiamo pretendere che il Signore ci dia i suoi poteri se poi non li usiamo o se li usiamo li usiamo male? Questi doni sono ancora disponibili e ci attendono, ma di più attendono la nostra fede e la nostra santità di vita. Non facciamoli aspettare troppo. tommasonuovo@yahoo.it

 

Lc 9,43b- 45

 

43bMentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli:44«Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».45Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

 

COMMENTO: quanta ritrosia molte volte abbiamo nell'accostarci a Gesù come persona. Certamente lo ammiriamo, lo stimiamo, gli crediamo, ma occorre essere effettivamente suoi discepoli per stare alla sua presenza per capire il mistero di amore racchiuso nella sua persona. Egli ci dice delle cose che se giudicate secondo il mondo non portano a nulla. Ma in verità è il mondo che è menzognero, perché non si avvicina a Cristo e non lo riconosce come vero Dio, non permettendogli di parlare come Dio. Non temiamo allora di accostarci a Lui in un dialogo come da uomo a uomo, anzi ancor meglio da figlio a Padre, e che Padre. Solo che occorre darci tempo per stare con Dio. Lui è sempre pronto, siamo noi che lo facciamo aspettare, anzi molte volte non andiamo ai suoi appuntamenti. Non lo facciamo aspettare. Apriamo un dialogo con Lui, anche per iscritto, vi assicuro che non mancherà di rispondervi.

Occorre solo vincere la nostra pigrizia e iniziare. Lui non mancherà all'appuntamento.

 

 

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Lc 10,17-2I

Settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

21In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
23E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete.24Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

 

COMMENTO:

i discepoli tornano pieni di gioia perché vedono che nel nome di Gesù il male è sconfitto. Loro stessi sono stati il mezzo attraverso il quale ha operato la potenza di Gesù Cristo. Così riferiscono a Gesù:” Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome.

Gesù ricorda loro che non è per una gloria terrena o per acquistare fama e notorietà hanno ricevuto tali poteri, ma per il regno dei cieli, i loro nomi sono già scritti nei cieli e i cieli attendono le loro persone. E noi Chiesa del 2013 possiamo vedere che nel nome di Gesù il male è sconfitto? E proprio attraverso di noi? Molte volte avviene l'opposto. Il male ci fa guerra e ci vince. Gesù invece ci ha insegnato a combattere il male partendo da noi, perché non prevalga il nostro io, che continua a scusarsi e a giustificarsi e non è capace di accusarsi e perciò di chiedere aiuto. Sapere che il male si combatte iniziando da noi stessi è la prima vittoria contro lo Spirito del male. Ecco perché occorre chiedere, unita alla fede, la virtù della fortezza, perché il combattimento contro il male è duro e all'ultimo sangue. Il male va combattuto in noi prima che negli altri.

Questo combattimento non lo possiamo fare da soli, ma uniti a Gesù Cristo e uniti a tutti coloro che remano nella stessa direzione, quella della vita eterna. Chi arriva a comprendere nel suo spirito queste cose sente come Gesù e tutta la Santissima Trinità esultano per aver raggiunto la comprensione del mistero.

 

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Lc 11, 5-13 

5Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani,6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli»,7e se quello dall'interno gli risponde: «Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani»,8vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
9Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.10Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?13Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

 

COMMENTO:

 

Gesù ha cercato in tutti i modi di spiegarci che ci si può fidare di Dio Padre con  la predicazione con l'esempio e con i fatti ( miracoli chiesti al Padre). Inoltre ci ha detto che Lui è Padre celeste è come un padre della terra, ma nello stesso tempo più di un padre. Egli  ha cura dei suoi figli quando si rivolgono a Lui per chiedergli qualcosa. Quello che però ho constatato nella mia vita spirituale  è che mi rivolgo poco a Dio, alla Madre celeste, e ai santi per chiedergli ciò che è necessario. E lo so per quale motivo: perché penso di bastare a me stesso e che non devo disturbare Dio. Infatti per quale motivo mi ha dato due mani, due piedi, e l'intelligenza? Perché io la metta a frutto. Certamente con San Ignazio di Loyola mi dico sempre: ” Agisci , come se tutto dipendesse da te e aspettati come se tutto dipendesse da Dio”, ma nons empre ci riesco. Noi sottovalutiamo troppo il fatto che Dio non è uno spettatore distratto, che guarda annoiato lo spettacolo del mondo, ma sia come vero Dio Padre e creatore e come vero uomo, è coinvolto direttamente nelle vicende degli uomini. Solo che a causa delle nostra poca fede (più piccola di un granello di senapa) noi lo lasciamo fuori dalla nostra vita e dalla storia in generale del mondo. E' perché non lo coinvolgiamo più di tanto? Perché abbiamo poca fede. Perciò chiediamo a Dio senza timore e con fede e vedrete cosa otterrete. Ma anche per chiedere, Gesù ci istruisce bene, dicendo: chiedete prima lo Spirito Santo, che il Padre e il Figlio effondono a piene mani sul mondo. Con lo Spirito Santo in noi  ogni nostra richiesta non solo sarà buona, ma sarà anche accolta davanti al Padre celeste. Molti potrebbero dire: Abbiamo pregato tanto e abbiamo ottenuto niente. Lo ripeto: il problema sta nella fede di ognuno di noi e anche una risposta negativa, da parte di Dio, è sempre una risposta. Perchè allora ci scandalizziamo se Dio dice di no? Anche lo facciamo con i nostri figli.

                                   tommasonuovo@yahoo.it

 Lc 11, 14-23 

 14Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. 15Ma alcuni dissero: "È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni". 16Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: "Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. 18Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. 19Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 20Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

21Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. 22Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. 23Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.

 

 COMMENTO: Usare bene dell'intelligenza specialmente nelle cose di Dio.

Sua Maestà, il Padre da a tutti l'intelligenza sufficiente riguardo alle cose di Dio. Mentre in questa pericope del vangelo Luca sembra che alcuni non usino l'intelligenza per conoscere Dio e capire cose evidenti. Tocca Gesù fare un ragionamento, per loro e anche per noi oggi, per spiegare cosa stava succedendo. Mi sono domandato se quello che ha posto in atto e in essere Gesù sia stato sufficiente per manifestare la sua origine divina e testimoniare quello che Dio padre voleva dire all'uomo. Dio ha posto in essere, attraverso suo Figlio Gesù, ciò che era giusto e serviva all'uomo per conoscerlo e per salvarsi. Il problema sta nell'uso che facciamo della nostra intelligenza e come l'addestriamo alla ricerca della Verità o a abituarsi alla menzogna, al non senso e a non riconoscere l'evidenza delle cose. Perciò se la Verità ti viene incontro, anche tu va incontro alla Verità. Il nostro tempo ha piegato l'uso dell' intelligenza alla ricerca di nuovo strumenti e di soluzioni tecniche, per migliorare la vita dell'uomo. Prova a pensare come migliorerebbe la vita dell'uomo se si dedicasse più tempo ed energie alla ricerca della Verità, alla ricerca di Dio. Egli ti viene incontro, facilmente lo potrai incontrare e vedere, non ti ingannerà, perché la Verità non può ingannare. Solo che tu lo desideri e non ti metti dalla parte di coloro che pensano che la Verità coincida con la loro ragione.

La Verità è molto vicina a noi, è nelle pagine del Vangelo e ci viene a noi incontro.

 

Lc 11,15-26

15Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».16Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.17Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra.18Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.19Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici.20Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
21Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro.22Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.23Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
24Quando lo spirito impuro esce dall'uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: «Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito».25Venuto, la trova spazzata e adorna.26Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima».

 

COMMENTO:

E' proprio vero che di Gesù ne hanno detto di ogni. Addirittura che è un diretto collaboratore di Belezebul. Ma quando arriveremo a riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio? E' Dio? E perché non arriviamo a riconoscere all'unanimità che Gesù è il Figlio di Dio? Certo ci sono percorsi diversi che ogni uomo può intraprendere per arrivare alla verità. Ma la prima cosa che bisogna fare è una pulizia mentale, perché o siamo nella menzogna o siamo nella verità. Dire che Gesù non è il Figlio di Dio significa annullare duemila anni di Cristianesimo. Significa dire che tutti gli uomini che hanno creduto in Lui e continuano a credere in Lui si sono sbagliati. Ad esempio: san Francesco, san Ignazio di Loyola santa Teresa d'avila si sono sbagliati, hanno preso un abbaglio. Ma conoscendo i personaggi chi si sbaglia? Chi dice che Gesù non è Dio o questi uomini e donne che hanno votato e consegnato la vita a Gesù Cristo? Ecco l'importanza di far piazza pulita in noi delle menzogne degli uomini e accogliere la Verità di Dio. Ricordiamoci che è più facile accogliere in noi la menzogna che la verità. Che ci stà a fare la Bibbia? Che ci stanno a fare i dogmi? Ci sono per aiutare i tuoi dubbi a diradarsi. Che ci sta a fare il Magistero delle Chiesa? Per darti un insegnamento certo. Perché sei dotato di una ragione e di una coscienza? Perché tu possa accogliere con docilità la Verità di Dio che è ragionevole e fatta perché l'uomo possa accoglierla in se.

 

Sta arrivando l'autunno, lascia cadere le foglie secche che sono dentro di te, e preparati ad una nuova primavera dello Spirito e della Verità. Il freddo dell'inverno ti aiuti a cercare il tepore delle Verità

                                   tommasonuovo@yahoo.it

Lc 11,27-28

27Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».28Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

 

COMMENTO:

 

Forse è una nuova beatitudine questa annunciata da Gesù, come risposta a chi lodava la maternità della Madre ? Questa non è una nuova beatitudine, ma è la più importante, dato che è la risposta che l'uomo può dareal comando di Dio “Ascolta Israele ...” ( Dt 6,4ss )Un ascolto che procura la felicità, perché mette in relazione l'uomo con Dio e permette al l'uomo di camminare sulle vie di Dio. La Madre di Gesù è la prima che ha ascoltato e messo in pratica la Parola di Dio e in virtù del dono dello Spirito Santo ha concepito il Figlio di Dio, il Verbo incarnato. Questo avviene anche in noi quando facciamo dell'ascolto della Parola di Dio il momento in cui si concepisce in noi il Figlio di Dio e poi gli permettiamo di vivere e agire in noi.Proprio questa vita con Dio, genera la felicità, la beatitudine: come un anticipo di cielo, di vita eterna. Perciò non facciamoci ingannare dai vuoti raggiri del mondo, che promettono la felicità dove non c'è, parlo soprattutto dei vizi capitali. Ricercare in essi la felicità è paragonabile a qualcuno che ti invita a pranzo, ti mette un buon piatto sul tavolo, tu stai per assaporarlo e ti viene subito tolto, rimesso ancora e tolto e così per tutta la vita. E' questa la felicità? Ma quando conquisti qui Gesù Cristo, lo avrai anche di là. Ma se lo perdi di qua chi te lo potrà ridare?

 Lc 11,29-32

29Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: "Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. 30Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. 31Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. 32Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona.

 

COMMENTO:

Gesù giudica la generazione che lo ha conosciuto, incontrato, visto e ascoltato e che cerca ancora un segno per credere: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona”. Perché è una generazione malvagia quella di Gesù ? Il malvagio non è solamente che fa opere malvagie ma anche chi ha un cuore indurito e non riconosce il bene che gli viene incontro. A questa generazione resterà solo il segno di Giona ciò la parola che è stata data e detta a loro e il fatto poi della risurrezione di Cristo. E guardando invece l'uomo di oggi Gesù come lo giudicherebbe? Lo giudicherebbe alla stessa maniera, anzi con più severità. Anche se non è presente fisicamente il Cristo, la sua manifestazione al mondo è più universale con un consenso esteso e trasversale. Ma la questione sia per i credenti come per i non credenti è quella di accogliere il Cristo da Risorto come egli ha voluto farsi presente nella storia dell'uomo, pur lasciando al Cristo la volontà di manifestarsi anche in altri modi. Il segno che ha scelto Gesù è quello di Giona, della testimonianza della Parola, che quando viene detta viene sempre accompagnata dalla fede di chi annuncia, fede che ha un contenuto ben preciso: credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio che è risorto. Il Signore può servirsi di altri segni, ma questi altri vengono solo quando si è accolto il primo segno, quello di Giona. Ma oggi viviamo nella generazione di uomini e donne che hanno rifiutato il segno di Giona e perciò anche gli altri segni sono vuoti di significato. Quello che conta è che la Chiesa non smetta mai in tutti i modi a manifestare ciò che di più vero ha: la presenza del suo Signore e salvatore

 

                           Tommaso Nuovo

Mercoledì 12 marzo 2014

Lc 11,29-32

 

Dal Vangelo secondo Luca



 

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: 
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. 
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. 
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». 

Parola del Signore

 

Commento:

Quale segno di Giona viene dato a noi oggi? Il segno di Giona per noi è la predicazione della Parola, l'annuncio della Parola, la quale non è più data come a Giona nel mistero o in una rivelazione personale, ma è accessibile a tutti. Noi ancora non ci rendiamo conto  delle luci che Dio ha dato all'umanità perché non si perda: la Parola di Dio, l'Eucaristia,cioè la presenza stessa di Dio, l'accompagnamento spirituale degli Angeli e dei Santi. Ecco qui c'è qualcuno più grande di Giona e di ciò che portava. Ma noi usufruiamo poco o nulla di queste luci. Preferiamo le chiacchiere del mondo, le notizie dei giornali, le cronache di vai colori: gialle, nere o rosa. Chiediamo la grazia all'inizio di questa quaresima della consapevolezza dei doni di Dio. Le grazie che Dio ci vuole donare non devono  essere ridotte mai  a misura nostra, ma a misura del dono di Dio. Con più è grande e di valore il dono di Dio con più richiede da parte nostra spazio e attenzione. Ecco, qui vi è uno più grande di Giona

Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

 

 

Lc 12,13-31

 

Uno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità».14Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». va dato un raccolto abbondante.17Egli ragionava tra sé: «Che farò, poiché non ho dove mettere i miei racco 18Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni19Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!». 20Ma Dio gli disse: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?».21Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio.

 

 

COMMENTO:

Le questioni economiche occorre lasciarle fuori o dentro la religione? Gesù in tante occasioni ha parlato della gestione dei beni e di come l'uomo cade facilmente nella cupidigia e nella bramosia di possedere. Gesù ci mette in guardia:” Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”. Appunto se teniamo alla nostra vita non facciamola dipendere dai beni che possediamo, perché alla fine saranno invece loro che ci possiedono. Per chi ha costruito quei depositiquest'uomo stolto per se o per beni che possedeva? Apparentemente si è preoccupato per il futuro ma in verità si è ancorato al presente. Scoprire che la nostra vita dipende in totalità da Dio è una scoperta meravigliosa che dobbiamo fare. Ciò permette di vedere in ogni istante in ogni momento, in ogni giorno della nostra vita quanto Dio provvede a noi. Noi che facciamo invece dipendere tutto da noi e non muoviamo in minimo ringraziamento. Non pensare avendo qualcosa per Dio hai già fatto tutto. Con Dio abbiamo un debito di riconoscenza infinito.

 

 Lc 12, 39-49

39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».

41Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.45Ma se quel servo dicesse in cuor suo: «Il mio padrone tarda a venire» e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. 

47Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

 

COMMENTO: mi domando perché non prendo sul serio gli avvertimenti del Signore “ Anche voi tenetevi pronti”. La storia avrà una fine un compimento, quella personale come quella generale.

 La nostre attese  e le nostre speranze a mio avviso sono troppo limitate alla realtà che ci circonda e non riescono a raggiungere il senso globale della storia. Anche se ci domandiamo che senso ha la storia, poi non ci diamo una risposta vera ed esaustiva. Solo chi è l’autore della storia può darle anche senso. Ora se è l’uomo l’autore della storia sarà l’uomo a dargli il senso, ma  se è Dio l’autore della storia senza di Lui non possiamo dare alcun senso alla alla storia. Ecco perché non possiamo prescindere dalla Rivelazione per dare un senso alla storia coinvolgendoci però in essa per il suo compimento.  L’uomo che si lascia coinvolgere da Dio e si mette al  suo servizio  non rimarrà esente da un guadagno effettivo: “beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. “Chi si mette al servizio di Dio effettivamente domina la storia come Dio, non comportandosi però da despota, ma da vero benefattore dell’umanità. Ora il Signore avvisa noi tutti credenti dal papa in giù  e anche i non credenti, che  chiederà conto di come avremo usato della creazione  e amministrato la nostra vita. Da chi poi verremo percossi, alla fine, non lo so. Mi viene da pensare che  saremo percossi  da i non credenti,  ci accuseranno di aver tradito la causa di Dio, e di non aver testimoniato a loro il senso della storia, contribuendo di più alla loro dannazione che alla loro salvezza.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 12, 49-53

 Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

COMMENTO:

Cosa è venuto a fare Gesù sulla terra: 49Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse gipà acceso! Gesù è venuto a salvarci accendendo il fuoco per scaldare il nostro cuore gelido incapace di amare. E' questo il problema nascosto dietro a tutti, i problemi. Ecco allora cosa è venuto a fare Gesù sulla terra, a portare l'amore che Dio ha per noi .Questo amore appare sulla Croce di Cristo, sul volto di Cristo, che non ha alzato un dito contro i suoi crocifissori e nemmeno contro di noi che lo crocifiggiamo con i nostri peccati. Gesù vuole ricevere il battesimo della croce per fissare una volta per tutte l'immagine vera di Dio, Dio è amore. Ma questo amore ha come concorrenza quei legami che se non sono nel suo amore sono motivo di divisione. Perchè in una casa dove si vuole amre come il Cristo, trovi sempre chi giudica sbagliato e inopportuno tale amore. Se siamo disposti anndare fino in fondo alla vita con il solo amore di Dio, prepariamoci allora a soffrire, ma per amore.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 13, 18-21

18Diceva dunque: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? 19È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

20E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? 21È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

 COMMENTO:

Quanto siamo preoccupati di coltivare  far crescere i nostri più o meno personali regni che passano e poco ci preoccupiamo di far crescere e far fermentare il Regno di Dio in noi, che resta eternamente. Dove sono i grandi imperi della storia, nella loro vuota tracotanza? Ci sono solo cumuli di macerie che sono chiamati “ reperti archeologici “, su cui il vento e il tempo agiscono per far sparire ogni loro parvenza. E poi solo il silenzio e una scia immensa di sangue e di dolore. Chi ha il pensiero insano di voler costruire un impero sulla terra, vada a vedere che fine hanno fatto quegli imperi, che lo hanno preceduto. Chi invece si da da fare a costruire in se stesso il Regno dei cieli, il Regno di Dio, non solo già in esso regnerà ma ha la garanzia che parteciperà ad un regno, ad una potenza, che durerà per sempre. Iniziamo allora oggi a seminare in noi ciò che fa crescere il Regno dei cieli, cioè la Parola di Dio Collochiamolo e nascondiamolo il Regno di Dio nelle realtà della terrà, come il lievito nella farina e vedrete come far lievitare, crescere le cose della terra, che passano, in vista di quelle del cielo che restano.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 13,22-30

Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?". Disse loro: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!". Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi".

 

COMMENTO:

ad una domanda oziosa e curiosa posta male, Gesù risponde con un invito alla conversione:: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. La porta stretta di cui parla Gesù è senza dubbio la croce e questo in vista della nostra salvezza. Proprio queste affermazioni di Gesù sono un appello urgente perché ci preoccupiamo per la nostra salvezza eterna. Dio ha fatto la sua parte in Gesù Cristo e chiede che anche noi facciamo la nostra: “ sforzatevi di entrare per la porta stretta “. Questo sforzo è la fatica a morire a noi stessi, a vivere nelle virtù, a ragionare con la mente delle fede. Gli uomini in generale sono disposti a salire le montagne, attraversare i deserti, scendere negli abissi della terra, attraversare i cieli, ma salire il piccolo monte del calvario fanno una grande fatica. Non è così forse. Proviamo a pensarci.

        

Lc 14,1.7-14

 

Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

 

COMMENTO: questo semplice insegnamento di Gesù rivela una grande verità su una virtù che dovrebbe caratterizzare l'uomo, ma invece una delle più grandi qualità di Dio: la virtù dell'umiltà. L'uomo anche se è infinitamente piccolo si crede il più grande, anzi gli uomini fanno tutti a gara per essere apparire grandi. Dio invece che è infinitamente grande si fa piccolo come l'uomo, fa una vita umile e nascosta e la termina con una morte infame. Facendo così Dio, in Gesù Cristo, ha mostrato all'uomo quanto è inutile il suo credersi grande per quello che fa e per quello che dice. L'uomo con la sua presunta grandezza alimenta continuamente il suo orgoglio e il suo io ingannandosi e mettendosi senza limiti al di sopra degli altri. Gesù ha ricordato ai suoi discepoli che chi vorrà essere il più grande sarà vostro servo ( cfr. Mt 20, 20-28 ). Ecco allora che il nostro Dio ci insegna la virtù dell'umiltà praticandola Lui stesso attraverso la la sua bontà e il suo farsi come uomo, appunto per non schiacciare l'uomo e ci insegna a fare altrettanto per camminare sulla stessa via, per non schiacciare nessuno e poi venire esaltati proprio da Dio, che ha davvero la possibilità di abbassare o innalzare gli uomini una volta per sempre.

 

Lc 14, 15-24

Parabola del grande banchetto

Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: «Venite, è pronto». Ma tutti, uno dopo l'altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: «Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi». Un altro disse: «Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi». Un altro disse: «Mi sono appena sposato e perciò non posso venire». Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: «Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi». Il servo disse: «Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto». l padrone allora disse al servo: «Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena»».

 

COMMENTO:

Quando ascoltiamo qualsiasi parabola di Gesù dobbiamo tener conto di chi parla e dove vuole condurre chi ascolta. Tutte le parabole di Gesù prima che degli insegnamenti morali sono rivelazione della volontà di Dio e della sua paternità verso gli uomini. Gesù in occasione di un banchetto, di cui aveva già rivelato l'ipocrisia del costituirsi ( Lc 14,12-14), rivela che è in atto e si sta consumando il rifiuto di Israele a partecipare al banchetto del regno. Le scuse sembrano legittime, ma occorre sempre vedere chi ci sta dietro la parabola: non semplicemente un uomo, ma Dio che chiama e invita. Se fosse semplicemente un uomo le scuse sarebbe anche motivate, ma è Dio che chiama e davanti a Lui non c'è scusa che regga. E perché questo rifiuto? Perché si è fatto i propri interessi e non quelli di Dio. Queste parole di Gesù dicono molto a noi credenti di oggi immersi da tanti interessi e da tante preoccupazioni. Accogliere l'invito di Dio significa per noi oggi non riprodurre il rifiuto di Israele. Fare gli interessi di Dio significa per noi oggi fare anche il nostro vero bene. Non c'è nessuno che merita di partecipare a questo banchetto, ma il Dio è più preoccupato di riempire la sua sala di nozze che a scegliere gli invitati. La possibilità però di esserne esclusi è davanti a noi.

 

 tommasouovo@yahoo.it

Lc 14, 25-33

25Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: 26«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

 

COMMENTO: Gesù pone delle condizioni per seguirlo, perchè lo si segua nella dedizione a Lui e nella verità di se stessi. Solo Dio è capace prima di mettere un aut aut e poi di chiederti l'et et. Gesù chiede tutto per dare poi tutto. Chiede tutto a tutti: a chi è sposato e ha famiglia, moglie e figli; a chi chi si regge da solo e in apparenza non ha bisogno di nessuno; ha chi ha una posizione elevata socialmente e a chi vive nella povertà e nella indigenza. Gesù chiede tutto: tutto l'amore di cui si è capaci, perchè Lui possa dare invece tutto l'amore di cui Dio è capace. E l'amore che da ha una sola misura: la misura della capacità del nostro cuore di riceverlo. Con Cristo bisogna solo fare un calcolo: non quanto si è disposti a dare, ma quanto si è disposti a perdere e si è disposti a perdere tutto, anche la nostra vita.

 

tommasonuovo@yahoo.it

 Lc 15,1-3.11-32

 

La comprensione di questo vangelo dipende da come lo sappiamo far calare nella nostra vita, da come sappiamo far aderire i personaggi alle nostre persone. Ora immaginiamo il contesto in cui Gesù ha raccontato questa parabola: “Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo” (v.1). Così c'è chi si accosta a Gesù per ascoltarlomentre altri invece per mormorare e giudicare: “ Ifarisei e gli scribi mormoravano. Questa parabola è rivolta così a tutti i presenti e il contenuto della parabola rispecchia bene la situazione degli uditori. Ora anche noi come “uditori” della Parola di Gesù dell'anno 2013 dobbiamo schierarci: da quale parte ci mettiamo, dalla parte dei pubblicani e dei peccatori o siamo del partito dei farisei e degli scribi?. Dal racconto che fa Gesù sappiamo come va a finire la storia. Ma c'è una terza possibilità, un terzo gruppo di uditori, che sono collocati in una situazione più drammatica dei pubblicani e dei farisei. A questo terzo gruppo appartengono coloro che una volta che sono raggiunti da queste parole, una volta che queste parole arrivano alle loro orecchie, nella loro mente non riescono a farle scendere nel loro cuore: “ ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato" (Mc 4,12). Questa possibilità è drammaticamente ieri e come oggi in molti di noi. La Parola di Dio non rimane su di noi , si comporta come le gocce di pioggia che scendono sui i vetri delle finestre, scivolano e poi appena arriva il primo vento o il primo raggio di sole subito evaporano e il vetro rimane asciutto come prima. Non bisogna fare molti commenti alla parola di Gesù, bisogna invece riceverla e vedere come aderisce o meno alla nostra vita. Sono sicuro che molti pubblicani sentendo parlare Gesù si sono convertiti. Sono sicuro che alcuni farisei sentendo parlare Gesù hanno fatto il loro esame di coscienza. E noi?

 

Buona Domenica da Tommaso Nuovo.

Sabato 22 marzo 2014

Lc 15,1-3.11-32

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te...

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: 
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore

 

Commento di Tommaso Nuovo

Non possiamo pensare che questa pagina del Vangelo di Luca parli solo dei e ai figli prodighi di ieri e di oggi, anche se l'attore principale della parabola è il padre Buono. Questa pagina riguarda ciascuno di noi e il proprio rapporto con Dio. Siamo sicuri poi di non essere nella situazione del figliol prodigo? Anche se il figlio maggiore abita e lavora nella casa del Padre non è però vicino al cuore del Padre. Comunque questa parabola può parlare molto bene a chi vive e ha un vissuto di abbandono di Dio, ma anche a chi pensa di essere vicino a Dio e invece è lontano. Quanto dista la nostra vita dalla casa eterna, dove ci attende il Padre. Guardiamo quanto i nostri piedi sono nel fango e non mi conducono verso quella meta, verso il ritorno, verso il Padre. Forse non siamo entrati ancora in noi stessi e non ci stiamo rendendo conto che se non abbiamo preso una decisione risoluta di conversione della nostra vita stiamo ancora pascolando con i porci e le scrofe,nutrendoci di quello che anche loro mangiano? Se invece abbiamo intrapreso il cammino di ritorno , quanto siamo distanti dal paradiso? A monte ci sta una domanda ancora più importante: la nostra destinazione è il Paradiso? Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 16, 1-13

Diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.2Lo chiamò e gli disse: «Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare».3L'amministratore disse tra sé: «Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.4So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua». 5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: «Tu quanto devi al mio padrone?».6Quello rispose: «Cento barili d'olio». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta». 7Poi disse a un altro: «Tu quanto devi?». Rispose: «Cento misure di grano». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta».8Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.9Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

COMMENTO:

Non pi piace che si introduca il Vangelo dicendo “ in quel tempo Gesù diceva “: invece è oggi che Gesù dice: “Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne”. Il nostro attaccamento ai beni è terribile. In matematica si direbbe inversa,mente proporzionale al nostro desiderio di Dio. Infatti “ non possiamo servire Dio e la ricchezza. Cosa ci può convincere che abbiamo più bisogno del Bene che dei beni? Dovrebbero essere già sufficienti le Parole di Gesù, possiamo anche mettere l'esempio dei santi. Niente come l'esperienza diretta ci può aiutare, dice infatti un salmo: Gustate e vedete come è buono il Signore, beato l'uomo che in lui si rifugia ( Salmo 34,9). Ma per gustare il Signore occorre prima cosa perdere del gusto del mondo essere assuefatti di un cibo che non da la vita, trovare anche chi ci “cucini” il Signore. Ma di più avere fame e sete di Dio. Se non abbiamo ancora fatto un esperienza vera di Dio almeno desideriamola, stiamo lontani da ogni cupidigia, usiamo di quello che ci serve senza accumulare beni, viviamo sobriamente e in continua ricerca dei beni del cielo. Il Signore ci dia oggi il gustare quanto e buono per noi .

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 17,1-6

Disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. 2È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. 3State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. 
4E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: «Sono pentito», tu gli perdonerai»

5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe.

 

COMMENTO:

Perché è inevitabile che vengano scandali? Ci si potrebbe impegnare affinchè non avvengano. Ma come ha detto bene san Paolo nella II lettura della S.Messa di ieri: “ infatti la fede non è di tutti “ (2 Tess 3,2). Il motivo perché avvengono scandali è legato alla fede e alla non fede delle persone. Ma la cosa più drammatica oggi è il fatto che gli scandali non vengono solo da chi non crede, ma di più da chi dice di credere. E qui ci siamo dentro tutti. Guai a non puntare il dito contro se stessi. Gesù dice state attenti a voi stessi. Ma prima dice della macina da mulino da mettere al collo a coloro per i quali avvengono scandali. Perché il Signore è così severo nel giudicare? A mio avviso non vuole incitare a linciare le persone, ma parla ad ognuno perché ci rendiamo conto della gravità del fatto che una persona credente scandalizzi il prossimo. Cosa dobbiamo fare: “ State attenti a voi stessi “. Vigilare su nostro parlare, sul nostro agire, sui nostri pensieri; imparare a essere duri con noi stessi e indulgenti con gli altri. Occorre poi lavorare sulla nostra fede che non possiamo mai dare per scontata. Anche una piccola misura di fede è capace di fare miracoli e dobbiamo credere in questo. Non stanchiamoci mai di chiedere perdono a Gesù. Perché anche se non abbiamo fatto nulla di male, ognuno di noi e comunque sempre nella possibilità di fare il male più grande.

Buona giornata   tommasonuovo@yahoo.it

Lc 17,5-10 

Gli apostoli dissero al Signore:«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»?Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»?Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?1Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»». 


COMMENTO: Quale domanda più opportuna potevano fare i suoi discepoli, dopo un po di tempo che stavano con Lui. Infatti non è una passeggiata stare con il Signore, occorre seguirlo, ascoltarlo, obbedirlo e credergli. Sopratutto credergli. Perciò senza la fede non si può stare con Gesù. Ecco perché anche noi non dobbiamo presumere di avere fede e non dobbiamo stancarci di chiedere la fede. Pensate che che noi non possiamo fare i miracoli che facevano Pietro e gli apostoli con la sola fede? Perciò non smettiamo di chiederla soprattutto nella prova: malattia, lutto, incidente, crisi di lavoro o affettiva che sia, non dobbiamo stancarci nel chiedere la fede. E in che cosa consiste la fede ce lo dice la piccola parabola contenuta in questo vangelo, detta del servo umile. La fede prima di tutto è il frutto dell'obbedienza, l'obbedienza delle fede. Dio infatti come uomini non solo ci chiede di credere ciò che per il mondo è incredibile, ma di fare ciò che per il mondo è impossibile fare. Ma ciò che dobbiamo fare non è mai contro l'uomo o al di sopra dell'uomo ma è fatto a misura dell'uomo. Cosa ci chiede di fare Dio nostro Padre? Ci chiede di obbedire ai suoi comandamenti e di ascoltare la sua voce, perché la grazia di Dio passa attraverso i comandamenti e la verità ci raggiunge attraverso la sua Parola. Allora se non hai fede chiedila, stai anche in ginocchio a chiederla. Se pensi di aver la fede chiedi di accrescere la fede. Noi infatti portiamo questo tesoro in vasi di Creta, e mettiamo sempre il nostro salario in un sacchetto forato. Chiedi la fede e avrai fede. 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 17, 11-19

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. 14Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?”. 19E gli disse: “Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!”.

 

 

COMMENTO:

 

Ancora oggi Gesù non si stanca di camminare sulle nostre strade, piene morti viventi, pronto a sanare e salvare chiunque si rivolga a Lui. Il Vangelo infatti non ci parla solo di ciò che Gesù ha fatto in “Illo tempore”, in quel tempo, ma quello che fa e vuole fare in questo tempo. Vediamo se possiamo entrare anche noi nella figura dei dieci lebbrosi. Sono dieci e non dodici. Infatti se erano dodici avrebbero rappresentato tutto Israele. Ne mancano due per completare il gruppo e questi possiamo essere noi io che scrivo e tu che leggi. Occorre completare il numero perché come dice il salmo 14,3 “... tutti sono corrotti ...“. Io mi considero come un lebbroso e tu? Forse che anche tu non sei toccato dalla lebbra del peccato o non sperimenti sul tuo corpo le conseguenze del male? Tutti gli uomini sono toccati dalla conseguenze del male. Allora a chi possiamo rivolgerci per essere salvati? Forse ad altri uomini, malati come noi? Molti si rivolgono a coloro che non possono salvare: Budda, Maometto, Confucio, qualche uomo della politica, dell'economia e della cultura, Oppure chiedono alla scienza la salvezza dal male.La stessa cosa chiedono alla tecnologia. Budda, Confucio e compagni sono morti e non sembra che hanno salvato qualcuno. La scienza e la tecnologia non allontanano da noi il male e molte volte sono loro stesse fonte di grande male, quando sono usate senza regole etiche .

I dieci lebbrosi con questo gesto di rivolgersi a Gesù, anche a distanza ci dicono a chi possiamo rivolgerci con certezza per essere salvati. Perchè non avrebbero gridato a Gesù se non avessero saputo che Lui poteva liberarli dalla lebbra e non solo da essa. Certamente uno tenta tutte le strade per guarire, ma mai fino a quei lebbrosi si era visto niente di simile. Che, cioè, basta chiedere per essere guariti. Puoi chiedere anche a distanza. Quella distanza che indica che per vari motivi non riesci ad arrivare davanti a Gesù, anzi non puoi , non ti è concesso. Molti uomini e donne si sentono ostracizzati, allontanati anche dalla stessa comunità cristiana, vivendo da emarginati. Non bisogna disperare, si può chiedere a Gesù. Cosa si può chiedere? Basta dire ad alta voce: “ Gesù maestro abbi pietà di noi”, ad alta voce, cioè con convinzione, con fede, con la fede, ma anche senza fede. Vuoi che Gesù guarisca solo chi crede e non abbia pietà di chi non crede? Solo che chi non crede, molte volte, non ha la forza di rivolgersi a Gesù. Ecco perché la fede fa la differenza. Anche davanti a Gesù la propria fede è importante, perché non solo ti permette di vedere che sei stato guarito- vedi come solo uno di loro si è accorto e si preoccupa di lodare Dio - ma di più riconoscere che Gesù ti ha salvato. Perchè gli altri nove non si sono accorti di essere stati guariti, eppure erano lebbrosi come l'uomo samaritano? Ecco perché conta molto la fede. Quell'uomo, un samaritano, ha creduto nella persona di Gesù pur essendo considerato un eretico. La prova che la sua fede è importante sta nelle parole di Gesù: E gli disse: “Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!”. Ecco perchè la questione più importante che la Chiesa deve affrontare oggi è la fede dei propri membri, a partire dai sacerdoti, i vescovi, i cardinali fino al papa. Questo è il vero nodo gordiano da sciogliere per chiedere ed essere guariti dal male.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 17,20-25

 

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».

Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

 

COMMENTO:

Molte volte gli uomini si comportano come i bambini che giocano costruendo delle cose senza senso e quando queste cose non vanno poi le vogliono distruggere. Così molta gente vedendo come nel mondo le cose non vanno come dovrebbero andare, ( cioè come noi vorremmo che andassero ) dice che verrà presto la fine del mondo. Anche per un credente desiderare che venga la fine del mondo, perché le cose, nemmeno nella chiesa vanno, significa affermare che Dio ha fallito, ed è meglio che chiuda la storia. Ma Dio i suoi progetti li porta a compimento. Ecco perché si deve parlare semmai della fine dei tempi e del compimento della storia. Quando? Non lo sappiamo ma per certo sappiamo che Gesù apparirà una seconda volta per giudicare i vivi e i morti. Come è iniziato il compimento della storia? Il compimento del regno di Dio è iniziato quando Gesù ha inaugurato il suo ministero pubblico in Galilea: "Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». ( Mc 1,14-15). Quanto è vicino non lo sappiamo, però sappiamo che con più la storia procede con più si restringe il tempo che ci separa dall’avvento del regno di Dio. Che fare nell'attesa? Dobbiamo rimanere fissi nella parola di Gesù, senza correre dietro a presunte apparizioni o visioni, convertirci e credere, cioè vivere il Vangelo. Ma prima è necessario che il mistero dell’iniquità della storia che ha iniziato a manifestarsi con le sofferenze di Cristo, si compia anche nel Corpo di Cristo. Deve infatti apparire chiaro a tutti che la salvezza non viene dal mondo ma da Dio.

 

tommasonuovo@yahoo.it

 

 Lc 17, 26-36

26Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: 27mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà. 31In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. 32Ricordatevi della moglie di Lot. 33Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. 34Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato; 35due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata». [ 36] 37Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi

 

COMMENTO:

la cosa che mi ha sempre colpito di questo brano di Luca è che Gesù parla dei giorni della venuta del Figlio dell'uomo quando ancora era in mezzo a noi. Si capisce bene che questo vangelo ha come destinatario tutti gli uomini di tutti i tempi, anche noi che potremo essere coloro che vivono in prima persona i fatti annunciati in modo enigmatico da Gesù. Il contesto della venuta del Figlio dell'uomo è quello di sempre: gli uomini sono più preoccupati di correre dietro ai loro vizi e alle loro occupazioni, che di essere pronti a seguire il Figlio dell'uomo nella vita eterna. E dopo emerge nelle parole di Gesù  la teoria del rapimento, di cui parla anche  San Paolo in 1Tes 4,17: ... quindi noi che viviamo e saremo ancora in vita, verremo rapiti  insieme con loro nelle nubi..  Chi verrà preso perché trovato pronto, andrà incontro a Cristo, gli altri  che non sono stati rapiti rimarranno sulla terra ad assistere alla fine del mondo. Adesso voi mi direte: " che ingiusto è il Signore, se prende uno, perché non può prendere l’altro? IL Signore vorrebbe prendere tutte e due ma c’è la possibilità, perciò veniamo avvisati, che potremo essere ognuno di noi quello che rimane pad assistere alla fine del mondo. Tutto dipende dalla nostra fede, dal fatto che siamo più “rapiti” per le cose del cielo che per quelle della terra. E c’è una sola ricetta per essere rapiti per le cose del cielo: dare meno importanza a quelle della terra.

Buona Giornata     

 

                            tommasonuovo@yahoo.it

 

Lc 18,9-14

 

9Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10"Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo". 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore". 14Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato".

 

COMMENTO:

Cosa succede,quando abbiamo l'intima presunzione di essere giusti o migliori degli altri?

Ce lo dice Gesù con la “parabola del fariseo e del pubblicano”, disprezziamo gli altri e facilmente li giudichiamo. Questo succede perché pensiamo di essere qualcuno e pensiamo di aver fatto tutto ciò che serve davanti a Dio e agli uomini. Il fariseo certamente ha adempiuto a tutti i precetti della legge, tranne uno, quello più importante, quello dell'amore. Anche se ha dato la decima ( ma la data per accrescere il tesoro del tempio) non ha dato l'amore, che vale più di tutti i tesori ed è il solo che arricchisce l'uomo. Allora quando ci troviamo a giudicare gli altri ricordiamoci di questa parabola e di come va a finire. La preghiera del pubblicano viene esaudita, anche perché fatta da un uomo che giudica prima se stesso, solo se stesso. La preghiera del fariseo non riceve nessuna risposta davanti a Dio perché quest'uomo ha la pretesa di sostituirsi a Dio.

 

                                          Tommamso Nuovo

 Lc 18, 35-43

35Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. 36Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». 38Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». 39Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 40Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: 41«Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». 42E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 43Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

 

COMMENTO:

chi di noi non è cieco? Voi mi direte certamente:” Io ci vedo. Anch'io ci vedo. Perché dovrei essere paragonato ad un cieco? Rispondo con le parole del Vangelo: " mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare... Quel cieco sono io, quando non vedo che sono cieco e penso di vedere e soprattutto perché non vedo Gesù che passa. Il cieco di Gerico, si che ci vedeva bene, non io. Di sicuro non ha mai visto Gesù ( per forza è cieco), ma non ha perso un occasione quando si parlava di Gesù, si è fatto furbo e ha allungato le orecchie per sentirci meglio. Così per la sua conversione sono state più utili le orecchie degli occhi. Questo fatto mi fa riflettere. Io invece che ho orecchi per sentire e occhi per vedere, come li uso e per fare che cosa. Magari sono strumenti ci peccato. Ecco perché il Vangelo è una scuola di cui Gesù è il Maestro e in cui i personaggi sono i suoi aiutanti. E io mi metto sulla strada della vita, vicino a dove so che passa Gesù: una chiesa, un santuario, un santo e mi metto a gridare, dentro di me e se è necessario anche fuori di me: Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me. Finché Egli mi rivolga una parola, la stessa del Vangelo: “ Cosa vuoi che io faccia per te. E io tremolante gli risponda. Che io riabbia la vista: quella della fede, che mi permetta di riconoscerti e quella fisica che mi permetta anche di seguirti. E poi dopo quale gioia sentire su di me “ abbi di nuovo la vista e la tua fede ti ha salvato. Grazie Gesù, grazie anche a te cieco di Gerico, perché so che questo è possibile anche per me.  Buona Giornata

 

     tommasonuovo@yahoo.it

Lc 19,1-10

 

 1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»

 

COMMENTO: guarda come si muove Gesù e si da da fare per "cercare e salvare ciò che era perduto". La bellezza di questo brano del Vangelo di Luca sta nel fatto che qui si realizza un incontro indimenticabile, il primo di una lunga serie di altri incontri: Gesù è in cerca di chi era perduto e magari la gente considera anche irrecuperabile un uomo di nome Zaccheo, il quale è anche lui alla ricerca di Colui che lo può salvare. Questo incontro non è stato un caso, ne Zaccheo voleva solo vedere Gesù. Ma è stato voluto da Gesù, perché voleva salvare Zaccheo, come vuole salvare me e te.

Allora non aspettare che Gesù passi oltre la tua vita , la tua casa, ma alzati, staccati dalla massa anonima di curiosi e cerca di vedere chi è Gesù, fatti notare da Lui, non pensare di essere ormai perduto. Leggi bene quello che c'è scritto: " Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Quello che è successo a Zaccheo perchè non può succedere anche a me o a te oggi? Tutto dipende da come ti poni davanti a Dio e davanti a te stesso e alla tua vita. Il Signore Gesù passa e ci cerca , lasciamoci ritrovare e sarà festa. Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

 

Lc 19,9-14

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signo
re

 

Commento di Tommaso Nuovo

 

Il Signore Gesù ci offre oggi questo Vangelo perché ci decidiamo da quale parte stare: dalla parte del Fariseo o dalla parte del Pubblicano. Stare dalla parte del Fariseo significa osservare cosa abbiamo fatto di buono, perché, e bisogna dirlo, il Fariseo non ha fatto nulla di male, tranne una cosa: ha giudicato il pubblicano. Stare dalla parte del fariseo significa presentarsi a Dio preceduti dalla nostre opere. Stare dalla parte del Pubblicano significa presentarsi davanti a Dio a mani vuote, oppure non considerando quello che abbiamo fatto di buono, carichi di peccati e sperando nella misericordia di Dio. Cosa fa la differenza tra il Fariseo e il Pubblicano? La differenza sta nel fatto che il Pubblicano prepara il cuore a fare l'esperienza della misericordia, il fariseo invece chiude il cuore alla misericordia. Aprire il cuore alla misericordia significa arrivare nel cuore di Dio, significa arrivare a Dio. Sul Sinai Dio passa davanti Mose chiamandosi misericordioso ( Es 33,18-23) e il suo nome è anche la sua identità. Domandiamoci allora se nella nella nostra esperienza di vita spirituale abbiamo fatto almeno una volta una vera esperienza della misericordia di Dio e se ci siamo sciolti in lacrime per tanto amore. Noi abbiamo paura a presentarci davanti a Dio con i nostri fallimenti. Dio non fa scendere la sua misericordia sui nostri presunti successi ma su i nostri concreti peccati e fallimenti. Cosa aspettiamo a farlo in una buona confessione. Molte volte siamo tenuti lontani dalla confessione per un falso concetto di Dio, come giudice spietato. Questo concetto è falso e ci viene trasmesso quasi sempre da preti che quando confessano non trasmettono con la loro fede l'esperienza di un Dio misericordioso, forse perchè loro stessi non lo hanno ancora sperimentato. Papa Francesco sta dando in questo senso la sveglia a tutta la Chiesa. Non è l'unico, prima di Lui ci ha già pensato Suor Faustina Kowalska, con al sua esperienza e rivelazione. Ecco la medicina per il nostro cuore c'è già, bisogna solo berla e offrirla a tutti.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Lc 19, 11-28

Parabola dei dieci servi

11Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro. 12Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare.13Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d'oro, dicendo: «Fatele fruttare fino al mio ritorno».14Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: «Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi».15Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. 16Si presentò il primo e disse: «Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate dieci». 17Gli disse: «Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città». 18Poi si presentò il secondo e disse: «Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate cinque». 19Anche a questo disse: «Tu pure sarai a capo di cinque città». 20Venne poi anche un altro e disse: «Signore, ecco la tua moneta d'oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; 21avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato».22Gli rispose: «Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: 23perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi». 24Disse poi ai presenti: «Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui che ne ha dieci». 25Gli risposero: «Signore, ne ha già dieci!». 26«Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. 27E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me»».

28Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

 

 

COMMENTO:

parabola lunga, commento breve. Gesù dice questa parabola per sollecitare i suoi discepoli a non perdere tempo e a mettere a frutto i doni di Dio. Ognuno metta ciò vuole nel simbolo delle mine. Io, da parte mia, metto nel simbolo delle dieci mine la fede, la mia fede, senza la quale qualsiasi cosa faccio nello stato di religioso rimane senza frutto. Provate a partecipare o a celebrare la S.Messa senza fede, rischiate di far spegnere anche la poca fede di quelli che vengono in Chiesa per fede. Ecco perché o la fede cresce o ti viene tolta. La questione della fede nella Chiesa, del clero, dei fedeli di tutto il popolo di Dio, viene prima anche della missione ad Gentes. Perché se pensi di andare in missione senza fede, combini solo disastri. Anche il papa deve preoccuparsi ogni giorno di verificare il termometro delle fede, con cui parla di Cristo. Uno potrebbe dire: “Ma prima viene la Carità”. Bene, dico io, fai pure la carità senza fede, vuol dire che basti a te stesso e che non hai bisogno di Cristo. Quando moltiplichi il dono delle fede non puoi non donarlo e questa diventa la prima carità. Buona giornata.

 

 

Tommaso Nuovo

Lc 19,41-44

41Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa 42dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. 43Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

 

COMMENTO

Pensare a Gesù che piange su Gerusalemme, che non ha riconosciuto il tempo della visita di Dio, mi viene da piangere anche a me. Sarebbe troppo facile, forse anche banale trasferire alla Gerusalemme di oggi il pianto di Gesù. Io personalmete non sono nel cuore di Cristo tanto da sentire cosa prova oggi il Signore Gesù per la Gerusalemme, che è la Chiesa. Secondo me piange, e piange a dirotto. E secondo voi, Gesù piange o gioisceper la Gerusalemme terrestre? Di sicuro piange per qualcosa e per qualcos'altrogioisce. Il Vangelo dice che “ in cielo ci sarà più gioia per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione “ ( Lc 15,7). Se oggi evitassimo di peccare e cercassimo la conversione, non recheremmo forse gioia a Gesù? Allora chiedo questo a Gesù:" aiutami a piangere i miei peccati, perchè non voglio che sia tu invece a piangere per i miei peccati. Allora perchè piange oggi Gesù? Lasciamo perdere i luoghi comuni dei vari scandali dei preti e della Chiesa. Facciamo di tutto perchè non avvengano. Ma Gesù piange per me e per te. Se piange, piange per i miei e per i tuoi peccati. Piange perchè non ci siamo ancora convertiti. Piange perchè rimaniamo indifferenti a tanti segni del suo amore. Piange perchè vorrebbe amarci ma non glielo permettiamo. Non andiamo avanti a far piangere Gesù. Procuriamogli un po di gioia con la nostra conversione.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lc 21,1-4

 1Alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 2Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, 3e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. 4Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

COMMENTO: questo brano del vangelo di Luca al cap 21 inaugura il cosidetto discorso escatologico di Gesù, cioè le parole di Gesù sugli ultimi tempi. Cosa ha a che fare il gesto della vedova con gli ultimi tempi. Il gesto della vedova, che mette nel tesoro del tempio tutto quanto aveva da vivere, è la sintesi di tutto l'annuncio evangelico, ed è il punto di arrivo di ogni credente: consegnare tutto, ogni cosa e se stessi a Dio, perchè sia Lui a portare a compimento la storia e la nostra esistenza. Certo il gesto della vedova era semplicemente un elemosina, ma Gesù la utilizza come simbolo del consegnarsi a Dio del credente. Gesù vede la vedova ma pensa a ciascuno di noi. E quelli che danno parte del loro superfluo? Questi attingono da se stessi il loro bene e non considerano che c'è un bene maggiore a cui attingere, c'è la fonte del bene, questa fonte è Dio. Questi è come se abbiano fatto l'elemosina a Dio. E magari ostentano una religiosità che si pone sopra gli altri. Cosa è successo poi alla vedova che aveva dato tutto quanto aveva da vivere? Cosa è successo ai ricchi che hanno fatto l'elemosina a Dio. Di sicuro Gesù stesso, in persona, si è occupato della vedova: l'ha visitata, gli ha portato il conforto di beni materiali, ma ancora di più la resa sua discepola e testimone. Solo per il fatto che è entrata nei personaggi del Vangelo, che sono dati a noi come modelli, dice il suo essere testimone di Cristo. Invece cosa è successo a questi ricchi? Se non si sono convertiti, esaurite le loro ricchezze, hanno accresciuto la schiera di coloro che vanno raminghi sulla terra in cerca del vero Bene, che il loro egoismo gli ha negato. Mi verifico perciò nei miei atteggiamenti: sono uno che fa l'elemosina a Dio o se sono uno disposto a dare tutto? Buona giornata

Lc 21,5-11

 5Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: 6«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

7Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». 8Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! 9Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

 

COMMENTO:

pensiamo troppo poco che le cose, la nostra vita e il mondo intero un giorno finirà. Prima di ogni cosa finirà la nostra vita, poi le cose, grandi o piccole che siano e poi il mondo. Cosa ne sarà di ciascuno di noi? Gesù ha detto badate di non lasciarvi ingannare. Solo chi ha in mano veramente la storia può dare un senso alla storia, una direzione, un compimento. Teniamo fisso  perciò sempre l'orizzonte su Gesù Cristo e sull'esito finale della nostra vita, che noi oggi, come ogni giorno la affidiamo a Lui.  Non badiamo alle mete intermedie della storia che ci devono coinvolgere nella misura in cui aiutano l'uomo a essere veramente se stesso, ma in ogni cosa che facciamo miriamo a questo fine, avremo così la possibilità di vivere già in vista del nostro destino finale, intravendolo all'orizzonte della vita.    

 

tommasonuovo@yahoo.it