VIAGGIO SPIRITUALE: Tommaso Nuovo

 Lunedì, 27 aprile 2015

IV settimana di Pasqua

Gv 10, 1-10



1 «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.2 Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4 E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».6 Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Il Signore è il mio Pastore.


Da chi è guidato il mondo? Il mondo sembra in mano a forze oscure che seminano morte e miseria in ogni luogo. Anche chi pensa di essere al sicuro dalla violenza cieca, ecco che improvvisamente si trova coinvolto in cose che mai avrebbe immaginato. Così matura pian piano il giudizio che il mondo non è guidato da Dio. Ma non è così. Tutto quello che avviene di male, avviene contro Dio e contro la sua creatura, per opera delle forze infernali, che continuano a ribellarsi a Dio e continuamente incitano l'uomo a ribellarsi a Dio.


L'uomo non è una marionetta , ma un essere libero e pensante, ma che da solo , senza il suo creatore è a rischio di ascoltare il richiamo al male, che sempre risuona dentro di se per la ferita del peccato di origine.


Ecco perché l'uomo ha bisogno estremamente di essere guidato, come un pastore guida le pecore. Come da un pastore che conosce ad una ad una la sue pecore. In questa semplice metafora del Pastore Gesù ci dice come riconoscere il Buon Pastore, quando Egli assume le vesti dell'uomo, di un sacerdote, di un vescovo, di una guida spirituale della Chiesa Si può riconoscere che è presente il Buon pastore perché entra dalla Porta, cioè non fa nulla senza passare prima da Gesù, prima di decidere qualcosa, prima di fare, prima di parlare, e poi dopo aver deciso, dopo aver parlato.


La Chiesa in questi anni si è data un struttura democratica, coinvolgendo i laici nella organizzazione, nella gestione e nella attuazione della vita pastorale, liturgica e spirituale. Questo perché ognuno, in base all'incarico ricevuto e al dono di Dio, metta a disposizione di tutti quella multiforme grazia che Dio ha seminato in

tutti i cuori, ma il riferimento primo e ultimo è sempre Gesù Cristo.


Che poi Gesù Cristo sia presente o meno in laico uomo o donna che sia, in un organismo di comunione, in un assemblea o collegio di laici o presbiteri o vescovi, dipende non solo da Gesù Cristo, ma dalla fede che una persona ha verso di Lui. Così le pecore riconosceranno nei pastori il Cristo e seguiranno la sua voce in loro.

Perchè l'azione della pastorale non è così incisiva come dovrebbe essere? Perché nella voce e nella Parola del pastore non si riconosce il Buon Pastore: Colui che è la porta delle pecore, Colui che le guida ai pascoli della Vita Eterna. Colui che da loro la vita.


Ecco perché il legame tra i Pastori e il Buon Pastore è un legame essenziale, se no il pastore diventa lui stesso il lupo dal quale dovrebbe difendere le pecore del gregge. Quando un pastore si trasforma in lupo anche per una sola pecorella è da temere più del lupo stesso.


Il segreto per evitare tutto ciò sta nella vita spirituale del pastore, nel suo stretto rapporto con il Buon Pastore e con coloro che lo rappresentano sulla terra. Ancora di più per loro, Papa e Vescovi la vita spirituale e la prima grande fatica di ogni giorno. Tutto il resto è solo un eseguire con fedeltà gli ordini che hanno ricevuto e ascoltare le ispirazioni che Dio ha loro consegnato. Preoccupandosi di dare ai servi loro sottoposti a motivo del servizio la razione di cibo a tempo opportuno, cioè quella Parola che guida, illumina conforta e rafforza la fede dei fedeli. Buona giornata.


tommasonuovo@yahoo.it


Sabato, 25 aprile 2015

III settimana di Pasqua: San Marco Evangelista

Mc 16,15-20


15 E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17 Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

SAN MARCO E IL SUO VANGELO


Oggi, nella Chiesa Cattolica, si celebra la Festa di San Marco Evangelista, l'autore non del Vangelo ma della sua messa per iscritto, perchè l'autore del Vangelo, Colui che ha annunciato la buona notizia, è Gesù Cristo , come lo stesso evangelista ricorda all'inizio del suo resoconto: " Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. ( Mc 1,1) e più avanti annota: "Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» ( Mc 1,14-15).


Sappiamo benissimo che l'origine del Vangelo è nell'annuncio del Kerigma. Ma questo annuncio più che di strumenti scritti si è servito e si serve di persone che credono nel Vangelo.

Sono state queste persone come Marco che hanno scritto, trasmesso e conservato il Vangelo, non come lettera morta, ma come testimonianza di vita, che si trasmette di generazione in generazione.


Il motore della Trasmissione del Vangelo è lo Spirito Santo che ispira chi predica, ispira chi ascolta e ispira chi scrive. E tutto deve avvenire nella fede: chi predica deve predicare con la sua fede, chi ascolta con la sua fede, chi scrive con al sua fede. Se non c'è la presenza dello Spirito e manca la fede nel predicatore, nell'uditore e nello scrittore si spezza la catena della trasmissione.


Certamente la fede dipende più dalla sola predicazione, ma come è stato necessaria la scrittura dei Vangeli, per fissare la testimonianza degli Apostoli, anche oggi dobbiamo dare importanza a ciò che si scrive, perchè la scrittura è un veicolo della Verità. Tutto il Magistero della Chiesa è messo per iscritto. però non vale niente, è solo carta straccia, se quel che è scritto non corrisponde la fede di chi lo ha elaborato, anche solo nella fase di redazione.


Nei testi dei Vangeli appare con chiarezza le persone degli apostoli, in tutte le loro dimensioni umane, anche quelle contraddittorie. Negli scritti spirituali, pastorali teologici e del Magistero della Chiesa è necessario che si trasmetta la fede, se no rimangono lettera morta e saranno distrutti e dimenticati dal tempo.


Anche queste mie semplici considerazioni se non hanno come fonte la mia fede saranno lettera morta. Infatti la mia ambizione non sta tanto nello scrivere, oggi molti lo fanno, ma nel collocare la mia fede in ciò che scrivo. Prego il Signore che come ha ispirato l'evangelista S.Marco, possa servirsi anche di me per trasmettere la fede. Anche perchè solo se la trasmetto essa cresce in me.

Buona giornata a tutti.

tommasonuovo@yahoo.it

Mercoledì, 22 aprile 2015

III settimana di pasqua

Gv 6,35-40

35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Il nostro destino eterno


Conoscere quale sia la volontà di Dio Padre in relazione alla sorte di tutti gli uomini e saperlo con certezza è una cosa straordinaria. Dio non può ne ingannarsi ne ingannare. Se questa è la volontà di Dio, state certi che farà di tutto per salvarci e strapparci dalla mano del Maligno e della morte.


La volontà di salvarci è legata però alla nostra adesione di fede a Gesù Cristo, perchè sia concreto il cammino che dobbiamo fare in questa vita, per sapere con chi bisogna camminare e con chi bisogna stare.


Il problema è però anche nostro, perchè è un dato di fatto che noi invece non facciamo di tutto per salvarci, anzi sembra quasi che facciamo di tutto per dannarci. Ci sono persone e cristiani che addirittura ironizzano sull'inferno.


Per coloro che non credono, perchè sono cresciuti senza che qualcuno gli annunciasse la fede in Gesù Cristo, certamente la responsabilità è minore e per il giudizio finale varrà ciò che di bene hanno messo in atto attraverso l'uso della loro ragione. Ma per i

credenti che hanno perso la fede o non hanno vissuto nella fede le cose si mettono male.


Dobbiamo prendere sul serio il fatto che questa è l'unica vita che abbiamo, l'unica occasione per decidere della nostra sorte eterna

Ogni giorno dobbiamo deciderci per la vita eterna e fuggire il male con orrore ( Rom 12,9).


Sono scioccato sentendo con quanta superficialità oggi si toglie la vita alle persone, si ruba, si violenta e non si pensa che ogni atto che facciamo nel bene e nel male ha delle conseguenze eterne. L'inferno c'è sia per chi ci crede come per chi non ci crede. Chi non ci crede ci va ugualmente anche se non ci ha creduto, anche se non sapeva che c'era. Sono così sciocchi i messaggi di chi dice dopo aver sterminato la famiglia: ora saremo sempre insieme. O cretino tu starai all'inferno in mezzo ai tormenti per sempre, mentre i tuoi cari saranno in paradiso.


Quanta ignoranza c'è sul nostro destino eterno e quanto poco veniamo informati sulle conseguenze eterne delle nostre azioni. Che ci venga in aiuto lo Spirito Santo.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it


Lunedì 20 aprile 2015

III settimana di pasqua

Gv 6,22-29


22 Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli.23 Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. 24 Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.25 Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
26 Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.27 Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28 Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».29 Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

La fame di Dio


Che ricerca affannosa di Gesù. Prima lo cercano sul luogo dove egli aveva moltiplicato i pani e i pesci, poi prendono le barche e si dirigono verso Cafarnao e alla fine tutti affannati lo trovavo al di là del mare e non sanno cosa dirgli,gli dicono una frase di circostanza per mascherare il vero motivo per cui lo cercano. Tocca a Gesù mettere sul piatto la verità:"Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. (Gv 6,26). Da qui il grande insegnamento di Gesù: "Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà" ( Gv 6,27).


Invece noi quanto ci preoccupiamo per questo cibo, tanto che anche il papa ci augura buon appetito. Tutti i canali televisivi parlano di cucina e di ricette e tra una ricetta e l'altra tirano fuori sempre qualcosa che fa riferimento al sesso e alla lussuria: il vizio della gola è sempre collegato al vizio della lussuria.


Gesù ci avverte che c'è questo cibo che nutre per la Vita Eterna, ma è inutile che il Signore ce lo procura,se noi non ne abbiamo la fame o almeno il desiderio di assaggiarlo.


E cosa dobbiamo fare per procurarlo? Occorre fare un'azione duplice: prima di tutto spegnere la fame terrena e poi accendere la fame celeste, la fame di Dio. La fame dellaterra come quelladel cielo hanno entrambeinfattiil cibo che le alimenta.


Abbassare la fame della terra vale sopratutto per coloro che fanno una buona colazione e mangiano due volte al giorno,senza contare gli aperitivi, snack e i caffè.Sopratutto per i preti, che dovrebbero essere esperti di digiuno e invece non passa settimana che sono al ristorante.


Ipoveriinvece sanno apprezzareanche poco ciboche gli viene offerto. Coloro che ne hanno in abbondanzainvecelo sprecano oltre l'inverosimile Si parla in Italia 10-20 milioni di tonnellate di cibo gettate in un anno nella spazzatura, perchè scaduto o conservato male o soltanto per cattive abitudini alimentari ( fonte: Barilla Center for Food and Nutrition) .


Naturalmente non bisogna solo togliere dalla nostra persona, ma occorre mettere, nellospirito ciò che alimenta la nostra fede.Questo per fare l'opera che ci chiede Dio, cioè credere in Gesù Cristo, che è stato mandato dal Padre per dare agli uomini l'accesso alla Vita Divina.


Tutto ciò che alimenta la fame di Dio va bene e non fa male.Non ci capiterà mai di fare indigestione di Dio,perchè quello che mettiamo dentro di noi non va nello stomaco, non mette in moto processi chimici di digestione, ma va nel nostro spirito passando dalla nostra mente e dal nostro cuore.


Quante volte abbiamo fatto indigestione o ci siamo ammalati a causa del cibodella terra. Quante volte ci siamo ammalati perchè abbiamo comunicato troppo al corpo di Cristo?O abbiamo pregato troppo, o abbiamo partecipato a troppe S.Messe?Oabbiamo fatto troppe ore di adorazione, troppe visite in chiesa; oppure ci è venuta l'artrosi perchè abbiamo fatto troppi segni di croce? Penso proprio di no.Anche se un buon santo e anche un bravo ammalato, occuparci delle cose di Dio ci da tanta salute spirituale e anche corporale.


Cosa dobbiamo fare allora? Diamo una misura alla fame della terra, aumentiamo la fame dello spirito aumentando la fame di Dio. Come dice il detto l'appetito vien mangiando. Non aspettiamo di ammalarci per metterci a dieta. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Abside della Abazzia di Pontevico ( Brescia, Italy)
Abside della Abazzia di Pontevico ( Brescia, Italy)

Domenica 19 aprile 2015

III di Pasqua

Lc 24,35-48

35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Incontrarci con Gesù Risorto


E' molto importante in questo tempo di pasqua che desideriamo l'incontro con Gesù Risorto: di incontrarci con Gesù, ma non di vederlo. Le sue apparizioni della prima ora erano necessarie per recuperare alla fede e alla conoscenza di Gesù quegli uomini e quelle donne che lo avevano conosciuto prima della sua passione e morte, per costituirli suoi testimoni. Perciò era necessario che apparisse in quel modo, nella sua fisicità da risorto.


Ma Gesù è risorto anche per noi, perché lo possiamo incontrare e possiamo gioire e credere nella sua parola e nella sua salvezza.

Perciò, lo ripeto, desiderare di incontrare Gesù è fondamentale in questo tempo pasquale, per imparare a vivere con il Risorto.


Dove lo possiamo incontrare? Dove si fa incontrare Gesù? Si, perchè è Lui che si fa trovare e sceglie e i luoghi e tempi dell'incontro.


I luoghi che ha scelto sono le nostre chiese, dove si celebra la Santa Eucaristia,lo riconobbero nello spezzare il pane... ( Lc 24,35); dove si incontra il popolo di Dio e dove si partecipa al suo mistero di passione,morte e risurrezione, dove si proclama e ascolta la sua Parola.


Le chiese sono luoghi di fede e ogni atteggiamento deve essere di fede, quando si celebra l'Eucaristia, chi presiede, il fedele che partecipa, chi proclama la Parola di Dio, chi serve all'altare, chi va a raccogliere le offerte dei fedeli, chi canta è suona l'organo o la chitarra.


Gesù si fa trovare, siamo invece noi che non ci facciamo trovare: o non andiamo in chiesa o se siamo in chiesa abbiamo la mente o il cuore altrove. Quando andiamo in Chiesa dobbiamo ricordarci di portare anche la nostra fede, perché rischiamo di trasmettere la nostra non fede, con i nostri atteggiamenti umani non sufficientemente evangelizzati, convertiti.


Dopo che abbiamo accolto Gesù in noi con la santa Eucaristia e con la Parola, cosa ne facciamo di Lui, dove lo mettiamo. Sembra quasi che appena usciamo dalla chiesa Cristo svanisca come la nebbia al sole. Dobbiamo ricordarci che lo portiamo con noi e perciò lo incontriamo nelle persone che hanno comunicato con noi allo stesso pane, allo stesso calice, alla stessa Parola.


Ma ci sono altro modalità in cui Gesù si fa incontrare: nei nostri familiari, nei poveri, in chi soffre, anziani o ammalati, nei carcerati, nei bisognosi. Questo non è un modo di dire ma una realtà. Mi è capitato ancora di fare 'elemosina a qualche persona specialmente straniera, che poi sparisce e non la vedi più. Era Gesù che chiedeva l'elemosina al mio cuore e se io sono stato duro di cuore, quale dolore gli ho provocato.


Lui si fa trovare, facciamo trovare anche noi da Lui.

Buona domenica.

tommasonuovo@yahoo.it


Amédée Varin, Le Christ marchant sur la me
Amédée Varin, Le Christ marchant sur la me

Sabato, 18 aprile 2015

tempo di Pasqua: II settimana

Gv 6,16-21

 

 

 

16 Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare, 17 salirono in barca e si avviarono verso l'altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; 18 il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. 19 Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20 Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». 21 Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Una sera, sul mare di Galilea

Vediamo come possiamo collocare dentro di noi a contatto con la nostra anima con la nostra vita, un fatto che sembra non ci riguardi direttamente, ma che in verità è la rappresentazione viva del nostro tempo.


Dobbiamo prendere il fatto , ogni singola parola che lo descrive e collocarlo nel più ampio orizzonte della vicenda umana e nello stesso tempo vederci implicati noi personalmente, in prima persona: anima e corpo.


Per quanto riguarda Gesù non c'è bisogno di nessuna astrazione o trasformazione in un simbolo, perchè Lui è sempre lo stesso: ieri, oggi e sempre (Eb 13,8).


Venuta la sera.E' singolare che al termine del giorno Gesù si separi dai discepoli,li mandi avanti senza di Lui,in un mare agitato dove soffia un forte vento.

Il fatto è questo e collocandolo all'orizzonte della esperienza umana noto che viviamo sempre, anche di giorno, il clima spirituale della sera, dove luce e tenebre si incontrano nel crepuscolo che è preludio della notte. L'uomo non vede chiaro attorno a se cosa succede, la sua giornata si allunga di ombre e fantasmi e la storia è sempre come un mare agitato che l'uomo attraversa sia da solo e sia condividendo con altri la sua esperienza.


Salirono in barca e si avviarono verso l'altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Quella barca è il mezzo che gli permette di attraversare il mare, non a nuoto, da soli, ma insieme come famiglia, come comunitàumana, come Chiesa. Noi prendiamo la barca come simbolo della Chiesa e della comunità umana e la traversata come simbolo della vita del suo percorso nel tempo, e il mare è questa terra sballottata da tante onde di violenza


Dopo aver remato per circa tre, quattro miglia. Solo dopo aver faticato Cristo gli viene incontro. Come Dio osserva la nostra attraversata e la fatica che la caratterizza. Ci lascia remare un pò ma poi ci raggiunge. Questa scena dobbiamo osservarla attentamente. Prima di partire i discepoli non si sono preoccupati del Signore, sono partitisenza di Lui, forseGesùgli ha detto di andare avanti che li avrebbe raggiunti, ma in verità Lui li osservava, era attento ad ogni loro movimento, ad ogni loro parola, alla loro fatica, fin dall'inizio della traversata. Gesù è attento anche alla nostra attraversata, alla nostra fatica, alla nostra pena.


Videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca ed ebbero paura. Stranamente non avevano paura del mare ma di Gesù,che camminava sul mare e che veniva verso di loro. Molte volte Dio si avvicina a noi con fatti e parole che non comprendiamo e ci fanno temere di Dio e di un Suo castigo. Dio non è estraneo alla nostra storia e cammina sulla nostra storia senza venirne travolto.


Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!» Ecco la sua parola che è pronunciata quando ancora è sul mare e lo attraversa. Questa è la parola di Dio che Gesù pronuncia attraverso tutte le parole di fede della Chiesa. "Sono io". Solo Cristo è il Signore, mare,terra e cielo sono il tappeto su cui cammina e viene verso di noi , per rassicurarci: sono, io , sono qui. Non abbiate paura. Troppe sono le cose che ci fanno paura, di una sola cosa non dobbiamo temete nulla: di Dio, di suo Figlio Gesù, che ci dona il suo Spirito.


Allora vollero prenderlo sulla barca... Gesù non sale con la forza sulla barca dell'uomo. Lo vollero prendere sulla barca. Si!, perchè senza di Lui l'attraversare il mare per andare all'altra sponda è un avventura molto pericolosa. Il mare di Galilea è un piccolo specchio di acqua dolce. Ben diversi sono i mari della vita, molto ben salati e pieni di squali e di mostri. Che bello e che pace quando sai che Gesù è con te. Dice l'Imitazione di Cristo: "Essere senza Gesù un insopportabile inferno.Essere con Gesù è un dolce paradiso"

 Imit. di Cristo: libro II cap.VIII, n° 2)


E subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti Quale la riva verso cui siamo diretti? Come accogliamo Gesù sulla nostra barca: come ospite di passaggio, a cui non diamo importanza o come colui che prende in mano il governo della barca e la guida al porto sicuro? Lui ti lascia il timone se hai in mente un'altra riva, un altro porto da quello verso cui Lui è diretto. Se invece è la stessa la direzione, lo stesso il porto, a cui tu e Gesù siete diretti, allora lascia a Lui il comando della tua barca e arriverai sicuro al porto desiderato. Gesù ha dimorato per qualche tempo a Cafarnao, tu invece sei chiamato a vivere per sempre in paradiso.

Buona giornata e buona attraversata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Martedì 14 aprile 2015

Tempo di pasqua: II settimana

Gv 3,7

7Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». 
9Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose? 11In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.12Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo.14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

LA VITA SPIRITUALE


Proviamo a sostituirci alla persona di Nicodemo che va di notte da Gesù. Quali motivazioni lo spingono da Lui? Forse vederlo di persona, ascoltarlo senza distrazioni o pregiudizi, fargli qualche domande o anche solo per curiosità. Quali invece le motivazioni nostre che ci spingerebbero da Lui.


Per l'uomo di oggi è un problema molto serio andare da Gesù e interrogarlo, come è un problema molto serio solamente ascoltarlo e collocare le sue parole nella propria coscienza.


La questione non è dovuta al fatto che non si sa chi è Gesù. Almeno alcuni elementi di religione anche minimi ce li abbiamo, chi più , chi meno. In più siamo circondati da chiese, sacerdoti e da istituzioni religiose.


La questione sta essenzialmente nella assenza di vita spirituale o nella sua marginalità, nei confronti della resto della vita. Certamente ci sono tante eccezioni, ma parlo del clima che si respira nella società in genere e anche in chiesa.


Il mondo lo sappiamo ha la sua di vita centrata sulla materia e sulla gestione della cosapubbliaca e privata. Non deve essere così nella Chiesa, che fa tanta pastorale, tanta attività di animazione in tutti i settori, tanta carità, ma a fatica iniziala persone ad una anche minima vita spirituale. Certamente ci sono tante eccezioni, ma questo è il clima che si respira in generale e che fa vetrina alla Chiesa di oggi.


Lo sappiamo almeno che cosa è la vita spirituale? La vita spirituale è il contatto vitale della nostra anima con lo Spirito di Cristo,che genera un ardente desiderio di Dio, come dice il salmo 41: " Come la cerva anela ai corsi d’acqua,così l’anima mia anelaa te, o Dio.L’anima mia ha sete di Dio,del Dio vivente:quando verrò e vedròil volto di Dio? (Salm 41,2-3). E' la vita spirituale di un anima che muove la persona ad vivere e agire secondo Dio, diventando poi strumento di grazia, cioè di amore, verso Dio e verso gli uomini .


Ecco perchè Gesù dice a Nicodemo che bisogna rinascere dall'alto, per vedere il regno di Dio. Certamente questo è ciò che vuole fare la Chiesa di Cristo ma non basta volerlo,occorre che ciascuno dei suoi membri laici o chierici si impegnino in questo campo, se si vuole portare frutto.


La vita spirituale, oltre che essere un esigenza dell'anima e un dono di Dio che arriva o direttamente alla persona, che viene dotata da Dio di una particolare sensibilità per le cose dello Spirito ( parlo delle cose dello spirito , non di quelle delle sagrestie) o arriva indirettamente attraverso presbiteri, religiosi, religiose e laici impegnati nella catechesi o nella evangelizzazione. Questa seconda via è quella più praticata da Gesù, perchè egli ama gli uomini e li desidera suoi collaboratori nell'opera dellasalvezza. Chi di noi non ha conosciuto un prete , una suora un religioso o un laico che gli sia stato di esempio o addirittura gli abbia fatto da Padre nello spirito?


Oggi sembra che queste figure siano assenti o marginalizzate dalla vita della Chiesa, specialmente i sacerdoti sembrano orientati ad agire nella pastorale senza una profonda vita spirituale a cui dedicarela maggior parte del loro tempo. Certamente sempre con le dovute eccezioni, si ma come sono rare queste eccezioni.


Così l'uomo di oggi che comunque sente di avere un anima , anche se la materializzata, si rivolge alle religioni orientali (induismo e buddismo) o alla sette per sfamare il proprio spirito, quando il cristianesimo ha prodotto e ha padri nello spirito per tutti i bisogni e per tutti i gusti. Molte volte basta l'esempio di qualche umile sacerdote per lasciare nel nostro cuore il desiderio di Dio., il desiderio della santità. Proviamo oggi a cercare quei sacerdoti che sono secondo Dio e non secondo i gusti della gente, che cerca nel prete più l'uomo che Dio. Ma questo è un altro argomento,anche se centra molto con la vita spirituale. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 12 aprile 2015

 

 

della Divina Misericordia

 

 

Gv 20,19-31



19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

 

E questa non volete forse chiamarla  Divina Misericordia?

Ho desiderato tanto che arrivasse questa domenica ed ecco ora mi trovo dentro di essa con il cuore pieno di gioia. Gesù l'ha tanto desiderata perchè gli uomini possano conoscere e sperimentare la sua Divina Misericordia.

Qualcuno potrebbe dire: " ma il mondo avrebbe piuttosto bisogno di altro: la pace, la soluzione dei conflitti, vincere le malattie, la povertà, la fame... Si ma tutto questo è possibile sole se si accoglie personalmente la sua Divina Misericordia di Dio, il suo amore sconfinato per l'uomo, che è il vero motore per risolvere i tanti problemi .


Tutti i problemi hanno come origine prima proprio il cuore dell'uomo. Il peccato che prende possesso di esso e gli fa compiere ciò che va contro l'uomo stesso. Poi come una frana di peccato in peccato si arriva al male assoluto: cioè la negazione dell'amore di Dio, il dubitare dell'amore di Dio, dubitare che Dio voglia il bene dell'uomo e non si comporti solo da giudice spietato.


Questa domenica è anche la domenica in cui Gesù da lo Spirito Santo per il perdono dei peccati. Non è forse questo un gesto di enorme misericordia? Pensate, per ottenere la remissione dei peccati non devi presentarti davanti al Re, ma avanti ad un suo servo che ha l'incarico di assolvere in nome suo. Non è questo forse un gesto di formidabile misericordia? Naturalmente chi assolve deve essere consapevole che lo fa in nome di Cristo, è Lui Che in verità assolve.

Ma oggi per farci sperimentare quanto è grande e il suo amore per noi, attraverso al Chiesa e l'indulgenza plenaria applicabile a se stessi, ci libera da quella pena dobbiamo subire a causa dei peccati commessi in questa vita. Vine accelerato il nostro cammino verso la vita eterna Se questa non è Misericordia Divina, allora che cosa è?


Oggi è anche la domenica in cui Gesù ritorna apposta per Tommaso, per vincere la sua incredulità e ricomporre in unità la testimonianza degli apostoli.Pensiamo bene a quello che avviene: Gesù ritorna apposta per Tommaso. Non è Tommaso che va da Gesù, è Gesù che va da Tommaso. Non è servo che va dal Re, è il Re che va dal servo e lo aiuta a credere. Non volete forse anche questa chiamarla Misericordia Divina?


Ecco perchè oggi il nostro cuor deve essere pieno di gioia e ringraziare Dio, perchè crediamo nel suo amore e del fatto che tale amore è per tutti, anche per l'uomo più cattivo della terra, che potrei essere benissimo anch'io.


Oggi non dimentichiamo di ringraziare anche Suor Faustina, santa Faustina Kowalska, perchè ha perseverato è ha creduto in quello che gli chiedeva il Signore di fare. Lei stessa è la prima dopo Maria Santissima, che ringrazia la sua Divina Misericordia.

Buona Domenica e buona Misericordia Divina a tutti.

tommasonuovo@yahoo.it


Vangelo del giorno: aprile 2015

San Pio da Pietralcina mentre celebra la S.Messa
San Pio da Pietralcina mentre celebra la S.Messa

Mercoledì 8 aprile 2015

fra l'ottava di Pasqua

Lc 24, 13-33



13 Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;20 come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto».25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

IL PRETE COME CRISTO SULLA STRADA DI EMMAUS


I Vangeli di questi giorni fanno un collage delle varie apparizioni del Risorto, che possono avvenire in luoghi diversi a persone diverse e nello stesso momento, datocheGesù non è più soggetto allo spazio - tempo, che caratterizza la nostra dimensione.


L'apparizione sulla via che da Gerusalemme porta ad Emmaus a due discepoli sa più di catechesi, ma occorre sottolineare che Gesù per accreditarsi come il Risorto doveva necessariamente appellarsi alla Sacre Scritture, ben conosciute da tutti i discepoli, e mostrare quei gesti, come lo spezzare il pane, che erano loro familiari.


Ma questa apparizione sulla strada di Emmaus, in cammino,ci mostra un Gesù che mette i panni di un viandante, dal volto anonimo, che non si fa subito riconoscere , ma che guida la persona ad incontrarlo, attraverso la parola e il pane spezzato.


Questa è la figura anche del sacerdote, che dovrebbe avere quella familiarità con Gesù attinta dalla Parola di Dio e dalla celebrazione dell'Eucaristia. Con la Parola dovrebbe far ardere i cuori e con l'Eucaristia aiutare chi si siede alla Mensa ad aprire gli occhi e poi sparire per lasciare il posto all'esperienza di Cristo.


Non so quanti di noi ogni volta che ci sediamo alla Sacra Mensa sono coinvolti in questa dinamica di rivelazione pasquale. Una rivelazione che inizia a Pasqua nella notte della Veglia e continua in tutte le Sante Eucaristie, in modo più esplicito in quelle della Pasqua della settimana, della domenica.


Il problema è molto serio , perchè la banalizzazione della Santa Messa è la causa della diminuzione della fede e dell'abbandono di molti credenti. 


Molte persone vengono in Chiesa a Natale e a Pasqua, vuoi per anche per tradizione, ma si aspettano di trovare quello che viene annunciato, soprattutto inchi celebra, inchi presiede, ma non lo trovano. Il prete si preoccupa di tutto tranne che di una sola cosa, di Cristo. Vorrebbe anche preoccuparsi di Lui, ma prima viene l'organizzazione esteriore e se c'è tempo, quella interiore.


Certo il prete deve occuparsi di tutto, ma sopratutto di stare in contatto con i misteri di Cristo, con la sua vita, morte e risurrezione, stare in contatto con il Risorto, per trasferire poi al popolo, la sua fede, la sua esperienza di Cristo.


Il sacerdote deve ricordarsi che tutta la sua persona è Sacramento, segno e strumento della grazia di Dioe che consegna ai fedeli quello che ha,come quello che non ha di Cristo.Ecco perchè molta gente esce dalla Chiesa senza aver ricevuto nulla, perchè il prete non aveva nulla e perciò non ha dato nulla.


Quanto dobbiamo pregare per i sacerdoti, Cristo è morto e risorto anche per loro, in modo particolare come ai discepoli di Emmaus si affianca alla loro vita per far ardere di nuovo il loro cuore e farsi riconoscere nel pane che ogni giorno spezzano sull'altare.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it


Martedì,

7 aprile 2015

fra l'ottava di Pasqua

Gv 20,11-18

11Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16 Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.


COMMENTO DI TOMMASO MUOVO

PRIMI TESTIMONI DEL RISORTO


Gesù ha un piano di azione anche dopo la sua risurrezione e il brano del Vangelo di oggi ce lo annuncia. Si continua il racconto della domenica di Pasqua (Gv 20,1-8), solo che non vengono citati due versetti il 9 e il 10, che ci aiutano a capire lo stato della fede dei discepoli, sopratutto di Pietro, che non avevano ancora compreso le scritture . Essi ritornano a casa, non curandosi di Maria, che rimane piangente fuori dal sepolcro.


Forse se i due discepoli non avessero avuto così fretta di andarsene, avrebbero visto quello che poi Maria di Magdala ha visto.

Il Risorto inizia così le sue apparizioni a coloro che lo hanno conosciuto, amato e hanno vissuto con Lui. Non appare invece a coloro che lo hanno sempre vessato e perseguitato fino a farlo morire.


Gesù appare per la prima volta a Maria di Magdala, detta poi Maddalena, e l'aiuta a trasformare la sua esperienza di dolore in gioia, nella gioia dell'incontro con Lui. Per prima cosa Gesù mette nel sepolcro due angeli, due esseri di luce, per dire che in quel luogo di tenebre ora splende la luce. Sono loro che la interrogano, non sono fantasmi, non sono il frutto della sua fantasia. Il dialogo è molto delicato e prepara l'incontro con "il suo Signore", che le appare dietro, senza che lo riconosca, anzi è Gesù che si fa conoscere, chiamando Maria per nome, lei poi lo riconosce chiamandolo maestro.


Maria di Magdala è la prima a cui Gesù appare e le rivolge una parola, le affida un annuncio. Sarà questo lo stile del Risorto quando appare a qualcuno. Maria cerca di trattenerlo, ciò è

segno della fisicità dell'apparizione: Gesù ha un corpo, è Lui che le si rivolge apertamente e la manda ai suoi discepoli con un messaggio.


Perchè Gesù prima di apparire ai discepoli manda loro una donna?

A mio avviso non dobbiamo trovare in questo fatto niente di ideologico, Gesù ha trovato Maria Maddalena li al sepolcro, se trovava Nicodemo, o Giuseppe d'Arimatea o sua Madre o uno o più discepoli sarebbe apparso a loro. Così è andata la storia. Riguardo ai discepoli Gesù ha voluto apparire a tutti contemporaneamente perchè la loro testimonianza fosse concorde. Ecco perchè apparirà una seconda volta a Tommaso, non dovevano esserci dubbi nei discepoli.


Il messaggio che Gesù affida a Maria è un indicazione della sua appartenenza alla realtà del cielo a Dio stesso, che è suo Padre e di conseguenza è una conferma del suo essere Figlio. Il Padre è anche Padre per noi, ed è il nostro Dio, e ci indica da subito dove deve dirigersi lo sguardo della fede. Senza dubbio però Gesù approfitta della presenza di Maria Maddalena e la manda perchè emerga la loro incredulità, egli sa benissimo che non crederanno a una donna.


Ciò fa emergere il vero problema dei credenti, che devono sempre far i conti con la loro incredulità. La nostra fede non si fonda sul fatto che da noi stessi abbiamo raggiunto la convinzione che Gesù Cristo è il Signore, è Dio, con i nostri ragionamenti, ma che crediamo a dei testimoni, del passato e del presente e che anche noi diventiamo poi testimoni del Risorto, non perchè lo abbiamo visto, ma perchè abbiamo creduto. Per il credente il problema dell'incredulità è un problema serio, perchè la fede non si può accompagnare dall'incredulità, rischia di rendere la testimonianza poco credibile.


Gesù fa di tutto per aiutarci a superare l' ostacolo dell'incredulità. Anche noi però dobbiamo fare la nostra parte, iniziando a credere nella Parola di Dio e ai testimoni che lo hanno visto risorto. Domandiamoci cosa ci ostacola a credere e affrontiamo la questione. Nessuno nemmeno il Papa può dar per scontata la sua fede, ma deve essere sempre purificata dal virus dell'incredulità. Buona Pasqua a tutti.

tommasonuovo@yahoo.it


Lunedì 6 aprile 2015

fra l'ottava di Pasqua

Mt 28,8-15

8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono.10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

11Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto.12Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13dicendo: «Dite così: «I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo». 14 E se mai la cosa venisse all'orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione».15Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.



COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

INCONTRARE IL RISORTO


Gesù aveva e ha un piano di azione anche dopo la sua risurrezione, non lascia niente al caso, ma si organizza, perchè tale fatto straordinario venga reso noto in tutto il mondo, fino alla consumazione dei secoli.


Prima di tutto lascia dei segni tangibili al sepolcro: la pietra sepolcrale rimossa; il sepolcro vuoto e dei lenzuoli funerari (in greco si dicono sindone), specialmente il sudario, collocati in modo tale che hanno ancora la forma del corpo che contenevano, come se Gesù fosse scivolato fuori. Altrimenti non si spiegherebbe cosa vide Giovanni per credere.


Giovanni è l'evangelista più teologo e nello steso tempo storico dei quattro evangelisti e il suo "vide e credette" non si riferisce a quello che hanno detto le donne, ma a quello che ha visto all'interno del sepolcro.


Perciò si può dire che una prova storica della risurrezione c'è e si colloca nel sepolcro. La fede nella risurrezione di Cristo si genera proprio qui.

Un sacerdote di Tivoli ( Roma), don Antonio Persili, ha dedicato tanti anni della sua vita ha indagare su cosa Giovanni ha visto, qui sotto potete leggere il suo libro.


Poi ci sono le apparizioni a testimoni scelti, cioè a coloro che lo avevano seguito e conosciuto a partire dalla Galilea e sono stati testimoni oculari dei fatti da lui compiuti e delle sua predicazione.


Gesù non appare a tutti, specialmente ai capi del popolo, semplicemente perchè non gli avevano creduto e perciò anche dopo la sua risurrezione non gli avrebbero creduto.


Gesù appare a quegli uomini e a quelle donne con il suo corpo risuscitato, non come un fantasma ma come un uomo a cui La morte non può fare nulla.


Gli uomini di quel tempo hanno liquidato banalmente la risurrezione di Gesù prezzolando le guardie, ma un fatto di tale portata non poteva rimanere chiuso in quattro mura ed è diventato il cuore dell'annuncio cristiano, il kerigma.


Appare anche oggi Gesù Cristo? Certamente e con continuità, anzi in tutti i secoli si rintracciano testimonianza di apparizioni di Gesù Risorto a tanti santi e sante, tra i quali merita menzione Santa Faustina Kowalska ( morta nel 1937) e narrate nel suo Diario, edito dalla Editrice Vaticana. Gesù appare di solito per dei motivi ben precisi, sopratutto in vista di affidare una missione o un incarico importante, come a Suor Faustina di essere l'apostola della Divina Misericordia.


Per noi la questione non è di veder Gesù, per vederlo occorre essere soprattutto puri di cuore, ma di riconoscerlo nelle persone e nei luoghi in cui si fa incontrare, non solo in quei luoghi o persone istituzionali della Chiesa ( sempre se sono trasparenza di Cristo), ma Lui come l'eterno viandante di Emmaus, si affaccia con discrezione nella nostra vita attraverso un povero, una persona che ci interpella o che ci è vicina, un fatto o in una parola che ci indirizzano a Lui o a quello che ha fatto o detto.


Nelle parola del profeta Geremia troviamo come Gesù vuole venirci incontro:  O speranza d’Israele, suo salvatore al tempo della sventura,perché vuoi essere come un forestiero nella terra

e come un viandante che si ferma solo una notte? ( Ger 17,8).


Il Signore Risorto vuole che lo cerchiamo, che abbiamo verso di Lui un vivo interesse, che abbiamo con Lui una comunione di vita. A Gesù piace stare con gli uomini. Siamo noi invece che dobbiamo sempre imparare come si sta con Dio. Il tempo pasquale ci insegnerà appunto questo: come Dio sta con gli uomini e come gli uomini devono stare con Dio. Buona pasqua a tutti.

tommasonuovo@yahoo.it


 

DOMENICA 5 APRILE 2015

 

PASQUA

DI RISURREZIONE


GV 20, 1-9


1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».3 Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro.4 Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.



COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Cristo è risorto, è veramente risorto, alleluia!


Non è sola Maria, mentre si reca , questa mattina, al sepolcro per pregare sulla tomba di Cristo, ci siamo anche noi. Anche noi che abbiamo il cuore pieno di sofferenza, non solo per quello che hanno fatto a Gesù, ma anche e soprattutto per quello che noi abbiamo fatto a Gesù, a causa dei nostri peccati, che in questo giorni abbiamo confessato.


E' ancora buio, ma c'è luce sufficiente per vedere ciò che non ci saremmo mai aspettati: la pietra tombale è stata rimossa, il sepolcro è aperto.

Cosa vuol dire tutto questo? Maria non lo sa e così corre da Simon Pietro, dalla Chiesa e chiede , cosa è successo? Raccontaci Maria, che cosa hai visto sulla via? Il sepolcro è vuoto, la morte non poteva tener in prigione l'autore della vita: è risuscitato e vi precede in Galilea, là lo vedrete.


Cosa incredibile questa, ma vera. Prima della venuta di Gesù Cristo non si è mai parlato di risurrezione dai morti. Dalla venuta di Cristo in poi non solo egli ha fatto risuscitare alcuni, come la figlia di Giairo capo della sinagoga di Cafarnao, il figlio della vedova di Nain e il suo amico Lazzaro, ma Lui steso è risuscitato dalla morte, non per morire ancora, ma per vivere per sempre.


Oggi sembra che l'annuncio di questo fatto non sorprenda più nessuno, nemmeno i cristiani. Perchè ? L'unico motivo è solo uno il fatto che la nostra fede, che non disegna sul nostro volto la sorpresa , la novità della risurrezione di Cristo.


Dobbiamo svegliarci dal sonno anestetizzante del mondo e dobbiamo riscoprire la nostra identità celeste, siamo fatti più di cielo che di terra. La morte non può tener prigioniero della terra colui che è fatto di cielo, di vita eterna.


Ecco perchè il cristiano ha una visione diversa della vita, non siamo costituiti solo di materia e non siamo votati al consumo e al consumarci, ma viviamo con la nostra anima, nello Spirito e con lo Spirito, per vivere in eterno con Dio.


Il cristiano, grazie allo risurrezione di Cristo ha una visione diversa della morte, intesa non come distruzione del corpo , ma come passaggio alla vita eterna, un passaggio a cui è destinato anche il corpo mortale che subisce la corruzione perchè è fatto di terra, ma si rivestirà di vita eterna perchè destinato a risorgere come è risorto Gesù Cristo dai morti.


Al dil là del sepolcro vuoto e delle apparizioni di Gesù Cristo la prova della risurrezione sta nella vita e nella fede dei cristiani.

Diamoci da fare certamente per le cose della terra, ma sempre come cittadini del cielo, che attendono di ritornare alla loro patria celeste, dove Cristo, il Figlio di Dio, li ha preceduti.

Cristo è risorto, è veramente risorto, Alleluia.

Buona Pasqua di risurrezione.

tommasonuovo@yahoo.it

 


Andrea Mantegna: Cristo morto e tre dolenti (1480-1490 ca), Milano, Pinacoteca di Brera, da Mantova, Palazzo Ducale
Andrea Mantegna: Cristo morto e tre dolenti (1480-1490 ca), Milano, Pinacoteca di Brera, da Mantova, Palazzo Ducale

SABATO 4 APRILE 2015

LA PASQUA IN TRE GIORNI: abato santo

Da un'antica «Omelia sul Sabato santo».

(PG 43, 439. 451. 462-463)
La discesa agli inferi del Signore


    Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
    Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
    Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
    Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura.
    Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
    Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell'inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
    Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
    Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».


Venerdì 3 aprile 2015

LA PASQUA IN TRE GIORNI: venerdì santo

Gv 18,1-19,42 passione secondo San Giovanni


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

UN CUORE CHE BATTE PER NOI


La passione di Gesù non è solo il dramma personale di un uomo, di Gesù Cristo, ma è il dramma universale di Dio che in Gesù Cristo ha rivelato l'amore per l'uomo.


Scoprire come San Paolo, che Gesù "mi ha amato è ha dato se stesso per me" ( Gal 2,20) è il risultato vero di una quaresima vissuta non solo a migliorare la nostra vita, ma anche e soprattutto la nostra conoscenza di Dio.


Non si può conoscere Dio senza aver conosciuto il suo amore. Ma per conoscere il suo amore occorre diventare intimi di Gesù, sentire i palpiti del suo cuore e assumere su noi la sua misericordia.


Ecco la dimensione più vera e più pratica della quaresima che si è conclusa: la misericordia. Per capire quanto siamo stati intimi con il Signore occorre misurare quanta misericordia abbiamo ricevuto da Lui e quanta ne abbiamo anche noi distribuita. Gesù non dona la sua intimità a cuori duri o induriti , ma a cuori che amano e che son disposti a seguirlo


Questa sera, se partecipiamo all'azione liturgica del venerdì santo, dato che oggi è un giorno senza eucaristia, proviamo a metterci in ascolto del cuore di Gesù e sentiremo quanto batte per noi.

Buon venerdì santo

tommasonuovo@yahoo.it


Giovedi 2 aprile 2015

PASQUA IN TRE GIORNI: Giovedì santo.

Santa Messa del Crisma

Lc 4,16-21

16 Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
19 a proclamare l'anno di grazia del Signore.

20 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21 Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». 


GIOVEDÌ SANTO

SANTA MESSA DELLA CENA DEL SIGNORE


Gv 13, 1-15



1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.2 Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.5 Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». 8 Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!».10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
12 Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13 Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono.14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15 Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

LA PASQUA IN TRE GIORNI: giovedì santo



Ecco la Pasqua in tre giorni: giovedì, venerdì e sabato santo. La Chiesa rivive in questi tre giorni, nella Santa Liturgia, il mistero della passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, che trova massimo splendore nella solenne veglia del sabato santo.


Per entrare in pieno nella Pasqua dobbiamo passare attraverso questi avvenimenti tragici e nello stesso tempo meravigliosi, cercando non tanto il fatto storico, ma la possibilità di stare vicino alla persona di Gesù, vicino al suo cuore, come ha fatto Giovanni nell'ultima cena reclinando il capo sul petto di Gesù ( cfr. Gv 13,25).


Il giovedì santo inizia con la solenne liturgia della Santa Messa Crismale. Ogni vescovo con tutti sacerdoti della diocesi (il presbiterio) si ritrovano nella Chiesa cattedrale. Qui si benedicono gli oli santi (olio dei catecumeni per il battesimo, il sacro crisma per la cresima e l'unzione sacerdotale e olio per l'unzione degli infermi e i sacerdoti rinnovano le promesse fatte il giorno della loro ordinazione sacerdotale. Il giovedì santo si celebra non tanto l'istituzione del sacerdozio, ma la sua comunicazione alal Chiesa, come proclama il prefazio della Santa Messa del crisma:" Egli comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti,  e con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli  che mediante l’imposizione delle mani  fa partecipi del suo ministero di salvezza." 


La comunicazione del sacerdozio di Cristo è un dono dato a tutto il popolo dei redenti e tra tutti qualcuno è scelto " con affetto di predilezione, non solo per compiereun ufficio, ma per una assunzione di identità, una conformazione a Cristo casto, povero, umile e obbediente, fino alla morte di Croce, per servire Cristo e la Chiesa.


Con più il presbitero è vicino a Cristo, con più gli assomiglia, e con più l'esercizio del sacerdozio è comunicato da Cristo stesso. Cristo comunica il suo sacerdozio nell'ordinazione sacerdotale, ma lo conferma e lo rafforza nella misura in cui il presbitero comunica con il Cristo. Quale intimità ci dovrebbe essere tra un sacerdote e Gesù. Ecco perchè è la vita spirituale, la vita interiore il motore di tutta l'attività di un presbitero. Senza vita interiore , senza un tempo giornaliero prolungato di comunicazione con Cristo la vita di un presbitero è sterile.


Questa intimità è offerta da Cristo a tutti i credenti, che vogliono accostarsi a Lui con amore e passa attraverso la Santa Eucaristia e tutti sacramenti, messi in azione dalla Chiesa per la forza dello Spirito Santo, con l'azione del Presbitero.


Il clima di intimità che vive un presbitero con Cristo , diventa palpabile nell'Eucaristia che celebra tutti i giorni, specialmente in questi giorni santi.


Il sacerdote annuncia proclamando la Parola di Dio, cioè il Vangelo di liberazione e di redenzione, le sue parole per essere efficaci devono avere dentro il sapore di Cristo, devono trasmettere intimità, verità, dolcezza, comprensione, misericordia, amore, devono provenire dal cuore del presbitero come dal cuore di Gesù.


Anche una persona che non è ordinata presbitero, può avere accesso ad una grande intimità, solo che molto spesso tale intimità un laico la può vivere, attraverso la vita interiore di un presbiteroe come egli sa manifestarlasull'altare.


La situazione oggi è difficile, perchè sembra che i presbiteri,per ciò che grava su di loro dal lato pastorale e amministrativo,non abbiano tempo per Dio , per stare conGesù. Vanno, si, a fare esercizi spirituali e ritiri, come se mettesserofuori la testa dall'acqua, ma poi si immergonodi nuovo in apnea nella pastorale, rischiando di morire di asfissia.


Il presbitero non deve aver paura di dare tempo a Cristo, a coltivare la sua vita interiore e al sua santità. Non dovrà andare in cerca delle pecore supplicandole di lasciarsi guidare da Lui, ma saranno le pecore che lo supplicheranno di essere guidate dal pastore, perchè in lui hanno riconosciuto il Buon Pastore.

Buon giovedì santo a a tutti.

tommasonuovo@yahoo.it


MERCOLEDÌ 1 APRILE 2015

SETTIMANA SANTA

Mt 26,14-25

 

 

14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti 15 e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. 16 Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

17 Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». 19 I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

20 Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21 Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23 Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24 Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

IL DRAMMA DI GIUDA


La vicenda di Gesù passa attraverso il tradimento di Giuda. E' il rifiuto di Cristo, della sua persona, della sua missione, da parte di uno dei suoi discepoli, addirittura del gruppo dei Dodici. Possiamo certamente provare dolore, sconcerto e sofferenza, ma cosa dobbiamo aspettarci dall'uomo, da noi stessi? Invece cosa possiamo aspettarci da Dio?


Sul palcoscenico della storia si mostra il dramma dell'uomo incapace di rispondere a Dio con amore o semplicemente con la ragione, che riconosce i fatti di Dio e il dramma di Dio che conosce solo una risposta per l'uomo,: misericordia e amore.


Come si incrocia la vicenda di Gesù con la libertà dell'uomo, generando degli incroci di libertà dove l'uomo si scontra o si incontra con Dio e Lui lo cura con il suo amore. Si perchè rivelare a Giuda il suo tradimento è stato un ennesimo atto di amore di Cristo, per aiutare il suo pentimento, e il suo ritorno a quel Maestro che lo aveva scelto tra molti come apostolo. Tale pentimento è poi scaturito dalla piega che hanno avuto i fatti. Giuda, però è stato punito dal suo rimorso e Satana ha giocato la carta della disperazione.


Tutto questo è avvenuto anche per noi e per la nostra salvezza.

Dobbiamo renderci conto di che tipo di male siamo circondati, come una marea nera che sale sempre più avvolgendo ogni cosa e persona. In questa storia è entrato il fatto sconvolgente di un Dio che non accusa, non giudica, non condanna, ma sta vicino all'uomo per sollevarlo dai suoi tradimenti. Alla fine c'è da dire che se il mistero del male è più grande dell'uomo, il mistero della bontà e della misericordia di Dio è molto più grande dell'uomo e del male che lo circonda. Noi tutti non comprendiamo che se non ci lasciamo accompagnare da Dio nel nostro viaggio su questa terra, siamo facile preda del male, di un male che è più grande di ciascuno di noi

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it