VIAGGIO SPIRITUALE: di Tommaso Nuovo

Commento al Vangelo: Agosto 2015

Salomè con la testa di Giovanni il Battista, Caravaggio, 1607 circa, Londra, National Gallery
Salomè con la testa di Giovanni il Battista, Caravaggio, 1607 circa, Londra, National Gallery

Sabato 29 agosto 2915

Martirio di san Giovanni battista.

Mc 6,17-29


17 Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. 18 Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19 Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20 perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

21 Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. 22 Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24 Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25 E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26 Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 27 E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28 e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29 I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Teste mozzate


Quante teste sono saltate dopo quella di Giovanni il battista per amore della verità, ad esempio quella di San Paolo, poi molti altri nei secoli successivi come quella di Thomas More, oppure quelle di tanti preti, suore ghigliottinate dalla Rivoluzione francese. In Francia al posto di chiedere scusa si fa festa. Che vergogna.


Cosa hanno ottenuto? Hanno forse fatto tacere la verità? Anzi con la loro violenza hanno confermato la verità. Anche chi era al potere nella Chiesa ha seguito queste strade di violenza, contro chi la pensava diversamente. Purtroppo l’abitudine di eliminare chi la pensa diversamente nella Chiesa ed è una voce fuori dal coro è ancora molto presente oggi nella Chiesa.


Oggi però non si fanno più saltare le teste fisicamente, ma si “ licenziano” le persone, vengono allontanate, dichiarate non gradite, gli si toglie a loro l’autorevolezza della parola, le si lascia senza stipendio, senza lavoro. I loro scritti e i loro libri sono messi all’Indice.


Certamente se la loro parola è figlia della menzogna si rivelerà da sola come tale. Ma se la loro parola è figlia della Verità nessuno la potrà far tacere e rimarrà come tale anche dopo che saranno scomparsi coloro che l’hanno pronunciata.


Guai a tacere, per paura o per convenienza, guai a conformarci al pensiero corrente. Un giorno sarà la stessa Verità a giudicarci e a condannarci, ma questa volta definitivamente. E’ meglio che ci salti la testa ora, piuttosto di perderla per sempre. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it


Venerdì 28 agosto 2015

XXI settimana del tempo ordinario

Mt 25,1-13



1 Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio;4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!».7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene».10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco».13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Le vergini stolte e le vergini sagge.

Che colpa ne hanno quelle cinque vergini stolte dellaloro stoltezza,che le ha lasciate fuori dalle nozze?Nessuna! Gesù non vuole parlarci di quelle vergine, ma di noi.

Gesù non racconta questa parabola per descriverci un fatto che è avvenuto, ma un fatto futuro che avverrà. Ne è prova l'introduzione alla parabola che usa il verbo essere al futuro: " Allora il regno dei cieli sarà simile". E questo fatto non riguarda quelle dieci vergini, ma noi e ci interroga,se abbiamo l'olio che alimenta la lampada. L'olio e la lampada servono per entrare con lo sposo alle nozze , alla festa di nozze , alla vita eterna: la lampada è la nostra vita e l'olio è la nostra fede.


Voglio sottolineare solo questo aspetto, che sia le sagge come le stolte fanno gruppo tra loro, sono sempre insieme, ma ben divise, sagge e stolte, pur vivendo la stessa esperienza di attesa.

Le sagge non le disprezzano, ma nemmeno le frequentano.


Questo da parte di Gesùè un invito forte non solo ad essere saggi ma anche a frequentare persone sagge, perchè, oggi è facile passare dalla saggezza alla stoltezza, basta ascoltarequalcuno in TV o considerare oro colato quello che si dice in internet,anche da fonti sicure. Poi ci sono gli amici, quelli che vogliono importi il loro punto di vista e non ti lasciano finche non ti hanno convinto. Le strade della stoltezza sono molte: non leggere , non scrivere, non informarsi.


Queste sono le strade per la stoltezza umana, ma la stoltezza dei credenti è ancora più grave: non confessarsi, non pregare, non essere costanti con la S.Messa, non leggere la Parola di Dio, non meditarla, non avere sempre davanti dei santi esempi, non occuparsi della propria anima, non conoscere ne mettere in pratica la legge di Dio, non cercare Dio, non attendere la sua venuta, sopratutto non amare Dio e il prossimo.


Ci sono molti modi per praticare la stoltezzaforse ci siamo già dentro. Gesù ci avvisa. Finche siamo in tempo procuriamoci olio per le nostre lampade, non è detto che troviamo i negozi aperti anche a mezzanotte. Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it


Giovedì 27 agosto 2015

XXI settimana del tempo ordinario

Mt 24,42-51



42 Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.43 Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.44 Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo.
45 Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? 46 Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! 47 Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. 48 Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: «Il mio padrone tarda», 49 e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, 50 il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa,51 lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti.



COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

VEGLIATE

Una delle cose più certe per tutti gli uomini, anche per chi come i terroristi dell'Isis, che danno la morte agli altri è che moriremo tutti. Poi quello che avverrà dopo la nostra morte lo possiamo solo credere e sperare. E non è che ci verrà fatto come noi crediamo ( reincarnazioni, nirvana di ogni tipo o paradisi erotici, oppure il nulla) a meno che quello che crediamo ci sia stato rivelato da chi realmente è tornato dalla morte e vive risorto nella gloria di Dio.


Mi pare, se non sbaglio ( lo dico con ironia) che questa persona è Gesù Cristo e naturalmente sua Madre che non è stata divinizzata ma vive con Lui. Tutti gli altri sono solo morti e anche il tentativo di farli rivivere attraverso una assurda divinizzazione è solo qualcosa di ridicolo. Anche la memoria di grandi personaggi della storia pian piano verrà meno. Se uno non ci crede che Gesù Cristo è risorto, sappia comunque che quello che avverrà dopo la sua morte non sarà mai come pensa, ma secondo la verità dei fatti. Puoi fare anche i funerali come vuoi, farti incenerire, cremare e buttare le tue ceneri nel mare o farle custodire in un'urna, o dare il tuo corpo alla scienza, quello che avverrà dopo sarà secondo verità .Mi pare che nemmeno Sai Baba sia risorto e che anche gli Scientology, Run Hubbardpossono aspettare quanto vogliono il loro fondatore, l'ufficio che hanno preparato per lui rimarrà deserto.

Ma quale verità dobbiamo credere? Quella di Gesù Cristo, Colui che è risorto dai morti e ora vive immortale. Devo fidarmi della sua parola.

Oggi la su parola mi dice di vegliare, perché non sappiamo quando il Signore nostro verrà e quando noi andremo da Lui. Non sono forse queste due verità? La prima ci viene dalla rivelazione di Gesù Cristo e la seconda alla realtà della vita. Se proprio non vuoi credere alla prima verità credi almeno alla seconda , cioè che moriremo tutti . Nessuno è pronto per la morte, nemmeno un funambolo che vuole attraversare un canyon sospeso ad un filo, senza alcuna sicurezza è pronto a morire.


Gesù usa l'esempio del padrone di casa che se sapesse a che ora e viene il ladro veglierebbe. Ancora di più noi dobbiamo vegliare perché il ladro è già all'opera. Questo ladro è il tempo, che pian piano ci sottrae tutte le possibilità che abbiamo per procurarci la Vita, quella eterna. . Tu non ci credi? Intanto il tempo passa, passa anche per te. Buona giornata,

tommasonuovo@yahoo.it


Mercoledì

26 agosto 2015

XXI settimana

del tempo ordinario

Mt 23,27-32


27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all'esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume.28 Così anche voi: all'esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, 30 e dite: «Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti». 31 Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. 32 Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri.

COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Risorgiamo dai nostri sepolcri

Noi ci illudiamo se pensiamo che bastano le apparenze per andare avanti, con una doppia vita. Quello che c'è nel nostro cuore o nella nostra anima, di bene o di male, prima o poi esce allo scoperto.

Molte volte è proprio il demonio che prima ci seduce e ci fa peccare e poi scopre la nostra miseria. Ecco perché ogni giorno dobbiamo riconoscere i nostri peccati e chiedere perdono, cioè chiedere aiuto e misericordia, credere nell'aiuto di Dio e nella sua misericordia.

Davanti a Dio apriamo le nostre tombe perché ci possa far risorgere a vita nuova. Dobbiamo accettare la fatica di morire ogni giorno e di risorgere ogni giorno. La morte che dobbiamo collocare dentro di noi non è quella delpeccato ma come dice san Paolo “ il morire di Gesù” ma il morire alpeccato per poter risorgere con Cristo.

Questa non è solo una questione morale, di comportamento buono e onesto, ma esistenziale, cioè di vivere una vita nuova, un esistenza nuova che mette al centro il vivere con Cristo e non il vivere nella continua ricerca di appagamento dei sensi. Quando si inizia a vivere veramente con Cristo egli chiede tutto di noi e nello stesso tempo da tutto se stesso a noi. Quando si vive una vita nella carne anch'essa chiede tutto, corpo e anima, ma lascia sempre vuoto il nostro cuore, mai appagato sempre illuso di aver raggiunto la felicità. La carne, quella felicità che dura per sempre, non la fa nemmeno intravedere, solo ci illude di poterla possedere.

Guardiamoci di non fare della nostra vita un monumento di ipocrisia. Così verremo celebrati poi dal mondo. La nostra vita deve essere come il sepolcro di Cristo: aperto, vuoto perché ciò che si nascondeva dentro è risorto. La morte non ci può trattenere nei sepolcri della nostra vita, se noi ogni giorno risorgiamo con Gesù Cristo, nostro redentore e salvatore. Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it

Martedì 25 agosto 2015

XXI settimana del tempo ordinario

Mt 23,23-26


In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Pulizia interiore


Se ascoltiamo questo Vangelo e non lo applichiamo a noi e non ci riconosciamo nelle parole di Gesù, siamo peggio di quella gente , perchè non permettiamo al Vangelo di operare la necessaria purificazione del cuore e dei nostri atteggiamenti religiosi. Il vero impegno che ci chiede il Signore è quello di lavorare per rendere vera la nostra fede. Ricordiamoci che più di allora viviamo in un mondo che ha fatto dell'apparire il motore del suo esistere. Vivere la propria fede e testimoniarla nella giustizia, nella misericordia e nella fedeltà, rendono credibile l'essere cristiani oggi.


Perchè chi vive fuori dalla Chiesa giudica pesantemente chi va in chiesa? Purtroppo la nostra incoerenza è più visibile della nostra santità. Il signore Gesù ci chiede di pulire continuamente il nostro cuore, la nostra anima dalle intemperanze, infedeltà, ipocrisie con la confessione dei peccati per poter gustare quello che poi il Signore vi colloca, per offrirlo poi agli altri. La vita interiore è l'anima dell'essere e dell'agire del credente e il lavoro di "pulizia" dell'anima è la sua prima attività. In questo modo mostriamo veramente di amare Dio,, noi stessi e gli altri. Invece ci occupiamo tanto di quello che avviene fuori di noi.


Quando riscontriamo che c'è un problema: in famiglia, sul mondo di lavoro, a scuola, nella società, in cui veniamo coinvolti direttamente, verifichiamo quanta radice ha in noi questo problema. Il credente in Cristo, che cura la sua vita interiore, il suo cuore, è sempre pieno di risorse per affrontare i più urgenti problemi del nostro tempo. In lui si rispecchia Dio e la presenza dello Spirito è viva e ispiratrice di soluzioni. Ma senza un lavoro interiore rimaniamo aridi, incapaci di dare una risposta a Dio a noi stessi e ai problemi del nostro tempo..


Se non sappiamo come fare e non abbiamo chi ci può aiutare, chiediamolo alla Madre di Dio, poi adottiamo un santo, o una santa come nostre guide e rimaniamogli fedeli. Vedrete che risultati. Maria come ogni santo aspettano solo che li coinvolgiamo nella nostra avventura terrena.

Buona giornata,

tommasonuovo@yahoo.it

Lunedì 24 agosto 2015

Festa di San Bartolomeo apostolo

Gv 1,45-51

45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47 Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».48 Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». 49  Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».50 Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51 Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».

 

COMMENTO AL VANGELO

Natanaele sotto fico

L’incontro tra Gesù e Natanaele è uno di quei incontri che ti dice che nulla avviene per caso.  Gesù decide di partire per la Galilea. Di Filippo si dice che lo trovò, vuol dire che lo ha cercato, basta un parola perché Filippo lo segue.

 

 Gesù ha visto in precedenza Natanaele, ma non è diretto nel chiamarlo, si serve invece di Filippo. Filippo è entusiasta dell’incontro e chiama Natanaele, il quale tira fuori tutto il suo scetticismo. Solo Gesù invece sa poi tirar fuori da Natanele tutta la sua fede, dicendogli che lo aveva visto quando era sotto il fico.

 

Voi direte e che ci faceva sotto il fico? Secondo alcuni stava meditando la Parola di Dio, oppure semplicemente aspettava che il Messia si rivelasse. Gesù lo vede, lo conosce, non gli fa un complimento stile “captatio benevolentiae”, ma gli rivela il fondo del suo cuore: un sincera ricerca di Dio. Da qui la sua professione di fede, che  Giovanni registra puntualmente: “ Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israele.  Godiamoci questo incontro e desideriamo che  capiti anche a noi  una cosa simile.

 

Proviamo però a domandarci cosa direbbe di noi il Signore, Lui che ci conosce bene, come ha conosciuto Natanaele. Non volete che il Signore Gesù voglia anche noi comuni mortali tra i suoi discepoli?

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

Sabato 22 Agosto 2015

XX settimana del tempo ordinario

Mt 23,1-12



1  Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli2dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4 Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7 dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati «rabbì» dalla gente. 
8 Ma voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate «padre» nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10 E non fatevi chiamare «guide», perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11 Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo;12 chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

La tentazione di salire sulla cattedra di Mosè

L'avvertimento di Gesù vale per tutti i tempi e per tutte le stagioni della vita. Anche nella religione la tentazione del potere è molto forte. D'altronde ci deve essere pur qualcuno che comanda, guida e insegna. Solo si ha l'impressione che su molte cattedre vi salgono le persone sbagliate. Questo si vede molto in politica, ma è qualcosa di viscerale anche nella religione. Si legge sul volto di vescovi, preti, religiose e religiosi, che sembranopiù manager, professionisti del sacro, che umili servi di Dio,ma lo si legge tra le righe dei loro discorsi pubblici, lo si legge nel loro modo di vestirsi, negli occhiali che portano, nelle scarpe sempre lucide, nelle loro auto sempre pulite e profumate; lo si vede nei loro appartamenti, nelle loro cene e nei loro pranzi e in molto altro. Il modo con cui si manifestano sembra che appartengono più al mondo che a Cristo


Quando nella chiesa si occupa un ruolo di potere, perché non si assomiglia di più al Cristo? Perchè fin dei conti non si serve Lui , ma solo la gente. Ma quale gente? La gente che ti fa le offerte, che ti invita a pranzo e a cena. Che viene sempre alla tua S.Messa; che ti guarda sempre con stupore e ammirazione. In poche parole la gente che ti da il consenso, l'approvazione e molto altro.


Per assomigliare il Cristo e insegnare in nome suo occorre sapere che si è a servizio di Dio e guardarci dalla nostra tendenza a fare gli ipocriti cercando di non approfittare delle pecore del gregge. E meglio che in noi parlino i fatti che le parole, avere tanta misericordia verso gli altri,umiltà esemplicità di vita. Quando è facile essere giudici spietati degli altri e quanto è difficile essere i primi accusatori di noi stessi. É molto importante, quando leggiamo e commentiamo il Vangelo farlo prima per noi e solo dopo per servizio, per gli altri. Questo è un modo per far andare meglio le cose anche nella Chiesa. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it


Mercoledì 19 agosto 2015

XX settimana del tempo ordinario

Mt 20,1-16



1  Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati,4 e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5 Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7 Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi».9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11 Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12 dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?14 Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Dio chiama tutti nella sua vigna.

Non è facile la lettura di questa parabola che può essere intesa in chiave sindacale, quando invece tratta di tutt'altro. Questa parabola tratta del regno dei cieli e non delle cose umane, come dice l'introduzione che fa Gesù. La cosa singolare è che Gesù usa esempi umani per parlare di cose divine. Certamente lo fa perché noi possiamo capire meglio ciò che vuole offrire.

Gesù ci vuole offrire il regno dei cieli, la vita eterna, anzi ce lo vuole donare, chiamandoci ad esso. Il primo insegnamento che potrebbe emergere è questo : nessuno può pretendere qualcosa, per merito, perché ha faticato di più. Il regno di Dio è offerto a tutti. Allora emerge questa riflessione: non vale la pena faticare di più per esso, tanto la paga è quella per tutti.


Ma l'argomento non deve essere trattato in chiave sindacale: fatico di più , ottengo di più. Occorre guardare gli operai: nessuno cerca , sono tutti in attesa. Ecco sta qui la svolta di chi capisce cosa offre Dio: chi capisce l'offerta di Dio la cerca con tutto il cuore, la desidera e desidera di faticare anche più degli altri per non perderla.


Il Signore Gesù ci invita a guardare al regno di Dio con più desiderio, con più amore verso chi ci offre una così grande opportunità.


Quando si capisce ciò che Dio offre non si tiene conto di nulla, anche del peso della giornata terrena e della fatica non contano più e si desidera che tutta l'umanità entri nella vigna di Dio, senza essere gelosi o invidiosi per chi non ha avuto la grazia di capire per tempo l'offerta di Dio. Comunque faticare per il regno di Dio è segno che lo vogliamo, lo desideriamo veramente, più di ogni altra cosa. Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Martedì 18 agosto 2015

XX settimana del tempo ordinario

Mt 19,23-30

23 Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24 Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 25 A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». 26 Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
27 Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».28 E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele.29 Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. 30 Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Ricchi secondo Dio.


Forse Gesù ce l'ha con i ricchi, non li sopporta, Lui che è il ricco per definizione, dato che è il Signore del cielo e della terra? No ! Assolutamente. Gesù non è ne comunista ne un rivoluzionario. Gesù ha a cuore la salvezza di tutti: poveri e ricchi. Quello che Gesù dice lo dice a tutti, perché impariamo a desiderare le ricchezze spirituali e a non attaccarci a quelle materiali. Sembrerebbe banale quello che sto dicendo, eppure è così. Le ricchezze sono utili non solo per chi le ha, ma anche per chi non le ha. Esse infatti possono essere occasione di solidarietà, come fonte di grande egoismo.


Purtroppo le ricchezze attirano anche molti mali per chi le possiede: il rischio di essere preda di ladri; attirano assassini; chiamano falsi amici; sono motivo di divisione all'interno delle famiglie; sono occasioni di faide, di guerre e molto altro. Eppure tutti le vogliamo, anzi invidiamo chi le possiede e sogniamo di essere anche noi ricchi.


Certo che i beni servono e se ne abbiamo in abbondanza tanto meglio, ma servono appunto anche per fare il bene. Solo in questo senso servono per la vita eterna. Per il resto non servono che a procurarci del male, quando spendiamo la nostra vita per il loro accumulo, tanto da diventare il senso.

Perciò è giusto avere ciò che ci serve, ma impariamo anche a procurarci le ricchezze spirituali.


La liturgia dice che Dio ha preparato beni invisibili per coloro che lo amano. Cosa sono questi beni invisibili e quanti sono?

Questi beni invisibili sono le ricchezze dello spirito, le virtù, Dio stesso, che si da in totalità a coloro che lo amano. Quando abbiamo Dio allora si che abbiamo tutto, perché con Lui non ci manca niente. Anzi è proprio Lui che provvede a noi in tutto.


Certo, ragionare così significa cambiare mentalità, stile di vita, non andando dietro al mondo; vivere così significa abbracciare la povertà , farla propria compagna. Molti santi lo hanno fatto, ma non per il cento volte tanto che Gesù ha promesso, ma per la vita eterna. Ma noi non abbiamo il coraggio di fare questo passo e non lo abbiamo perché ci manca la fede.


Ecco la nostra vera povertà. Dobbiamo riflettere molto su questo, perché un po' tutti abbiamo perso molto tempo correndo dietro a sogni e chimere.

Il Signore Gesù ci dia la grazia di convertire la nostra ricerca di beni materiali in quella di beni spirituali, che durano per la vita eterna. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it


Lunedì 17 agosto 2015

XX settimana del tempo ordinaria

Mt 19, 16-22



1 6Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17 Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18 Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso,19 onora il padre e la madre amerai il prossimo tuo come te stesso». 20 Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?».21 Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».22 Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Chiamati alla perfezione per uscire dalla mediocrità spirituale


Anche se le cose le sappiamo, fare una domanda a Gesù come questa non è qualcosa di ovvio, ma una necessità. La risposta che ci da Gesù arriva direttamente a noi, è per noi. Chiedere cosa devo fare per avere la vita eterna non è qualcosa di scontato.


Anche se la risposta di Gesù è una specie di rimprovero, serve invece per spiazzare il campo dal pensiero che se noi facciamo qualcosa di buono siamo allora buoni, ma non è così. Solo Dio è buono, in noi c'è sempre la possibilità di fare il bene come il male, un grande bene come un grande male.


Sgombrato il campo da questo equivoco ( l'essere buoni), la risposta di Gesù va ai comandamenti. Gesù non propone l'elenco classico secondo Esodo 20, ma forse un elenco personalizzato in base a quello che quel giovane faceva, non dimentica gli altri comandamenti, ma ne sottolinea qualcuno.


Invece la risposta del giovane sembra scontata e apre il campo a Gesù perché parli della perfezione. “ Se vuoi essere perfetto ...”. Forse Gesù non si accontenta del nostro essere buoni? Ma noi non siamo buoni e per uscire dalle secche della mediocrità, che ci fa credere buoni ci chiede di essere perfetti, non soltanto nell'ubbidire ai comandamenti, ma nel seguirlo, liberi da ciò che ci condiziona.

Quel giovane era impedito a raggiungere la perfezione, cioè la vita eterna dalle tante ricchezze a cui era legato.


Così Gesù fa emergere nel giovane, come in noi ciò che ci impedisce di camminare sicuri verso la meta, la vita eterna. Proprio l'invito alla perfezione fa uscire alla scoperto ciò che in verità è la zavorra del nostro spirito. Non diciamo che siamo buoni, non diciamo che siamo santi, siamo dei mediocri. Chiamati ad essere come delle aquile, viviamo come i polli e le galline, che cercano di racimolare qualcosa rovistando nella terra, incapaci di volare


La mediocrità spirituale è un male da scoprire per evitare di ingannarci pensandoci buoni ubbidienti e fedeli. Non dobbiamo essere noi ad assolverci ne a scontarci i nostri peccati ma se mai la misericordia di Dio. Proviamo ad essere come delle aquile per volare verso l'alto, verso il cielo, verso l'infinito. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 14 agosto 2015

XIX settimana del tempo ordinario

Mt 19,3-12

3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».4Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principioli fece maschio e femmina 5e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne6Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 7Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?». 8Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. 9Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio».
10Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Il celibato per il regno dei cieli

L'occasione della disputa sul ripudio della moglie,non solo da a Cristo di dire una parola chiara sul matrimonio, ma anche sul celibato per il regno dei cieli. Matrimonio e celibato sono due stati diversi di vita,ed entrambi hanno bisogno della castità, della continenza per rimanere in piedi. Provate a costruire una relazione di coppia centrata sulle passioni carnali, dove non c'è un controllo dei propri impulsi sessuali.


Gesù non solo stava preparando un gruppo di suoi discepoli in vista della missione, ma anche in vista del celibato.

Il celibato,non fine a se stesso,ma per una comunione di vita e di cuore con il Maestro. Sta di fatto che alcuni dei discepoli, sicuramente Pietro,erano stati sposati. Gesù non li ha obbligati a rompere il matrimonio, ha invece certamente chiamato coloro che erano liberi dal vincolo, per poter stabilire un profonda comunione spirituale e di vita.Quegli uomini dovevano rappresentare Dio in terra.


Non era certamente una società casta quella di Gesù e il celibato e la castità in vista del regno di Dio erano già allora una necessità.Tanto più oggi che viviamo in una società,in una cultura dissacrante, pornografica e violenta, che ha perso il senso delladecenza e del pudore. Come può difendersi un consacrato/a oggi quando la regola è presentare il corpo più possibile scoperto per esser visto e desiderato?


Altro che puzzare di pecore, si rischia di puzzare di caproni,di montonie di mucche. Il consacrato e la consacrata ( adesso anche le suore rimangono incinte...)devono difendersi perchè l'aggressore infernale li vuole colpire proprio nel luogo dove si realizza una unione più intima con il loro Signore.


Alcuni consigli che vengonodall'esperienza dei santi: mortificare gli occhi ( tenere la testa bassa,non fissare le persone,il demonio passa dagli occhi), non accettare inviti privati, incontrare le persone in luoghi istituzionali, mai in case private; non frequentare ambienti pubblici come bar o ristoranti: la gente è tanto attenta a come guardi, cosa guardi, cosa bevi,quanto bevi, cosa mangi, se paghi il conto,con chi parli. Non bere alcolici, non fumare. Non fissare una donna oppure un uomo, specialmente in chiesa, non fare complimenti inopportuni: circa i capelli,il vestito, le scarpe, i profumi che uno/aindossa. Evitare dialoghi inopportuni o troppo lunghi con donne o uomini,ragazzi e ragazze;essere riservato e avere il senso delle presenza di Dio nell'altro. Evitare di accarezzare bambini e bambine o fare dei complimenti. Usare sempre molta prudenza perchè quello che abbiamo tra le gambe maschio o femmina che siamo è sempre molto attivo e sarà così fino allanostra morte. Evitare internet, usarlo solo se serveveramente e sapere che siamo sempre spiati.


Allora non si può fare nulla? No!Puoi fare tutto, ma agisci con prudenzae alla presenza di Dio e dei santi,perchè il demonio è più furbo di tutti noi messi insieme.


Ma tanto noi siamo stupidi e ci crediamo più forti di Lui. Dobbiamo sapere che la nostra vita è l'unico tram che abbiamo per la Vita Eterna. Lo vogliamo proprio perderlo a tutti i costi? Buona giornata

tommasonuovo@yahoo.it



Domenica 9 agosto 2015

XIX del tempo ordinario

Gv 6, 41-51

41 Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42 E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: «Sono disceso dal cielo»?». 
43 Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Più fede nella Santa Eucaristia


Questa pagina di Giovanni è parte del discorso detto del pane di vita, dove Gesù si presenta come il vero pane che viene dal cielo e che da la vita al mondo. Gesù forse ha rivolto il discorso ha una comunità impreparata per tale rivelazione a gente che non sapeva di che cosa parlava? Tutt'altro. Comunque è stata grande l'incomprensione a quel tempo, perchè avevano smarrito la fede in Dio.


Ma tale discorso è rivolto soprattutto a noi oggi che frequentiamo abitualmente la chiesa e che forse non ci rendiamo conto della grandezza della Santa Eucaristia.

Occorrerebbe aver gli occhi e le orecchie dei santi, che vedevano oltre la cortina del segno e coglievano la "presenza reale" di Gesù. Ma sopratutto i santi capivano bene quello che avveniva nella Santa Messa: la ripresentazione non cruenta del sacrificio della croce e il dono della vita immortale; la realizzazione anticipata della comunione tra Dio e l'uomo, il compimento dell'opera della nostra salvezza.


Al di la delle formule teologiche - spirituali, il credente che si accosta alla Santa Eucaristia ha bisogno di essere immerso in tutto il mistero di Cristo: vita passione morte e risurrezione per parteciparvi realmente e godere i frutti della Santa Messa.


Non possiamo uscire dalla chiesa dopo la Santa Messa senza essere edificati nella fede , più consapevoli di come siamo entrati. Ecco perchè quando si viene in Chiesa, per tempo, dobbiamo ricordarci di portare la nostra fede e se con umiltà riconosco che ne ho poca la chiedo. A chi la chiedo? La chiedo quando sono li in Chiesa a Gesù stesso e alla Madonna, mi rivolgo anche ai santi o ai beati di cui sono amico e devoto e gli chiedo di prestarmi la loro fede, il loro cuore, i loro orecchi, per intendere come loro il mistero di Cristo.


Sulla porta delle chiese c'è sempre qualche povero che tende la mano a chiedere un pò di carità. Così devo essere io in chiesa: tendo la mano per chiedere la fede, oppure se manco in qualche virtù la chiedo ad un santo o ad una santa. Le grazie di cui abbiamo bisogno si ottengono se le chiediamo con umiltà, come dei poveri, sulla porta della chiesa.


Il discorso sul pane di vita non ha bisogno di commenti ma di fede per accogliere Gesù come si presenta a noi oggi. Specialmente i preti devono mettere più fede quando celebrano per mostrare che quello che stanno celebrando è la stessa cosa che Gesù ha fatto e non un auto celebrazione. Dio non manca di dare i suoi doni di grazia ai preti, forse i preti hanno paura di osare troppo o non vogliono fare la fine dei santi come Padre Pio, associati alla passione di Cristo? Bisogna molto pregare per loro perchè molto di quello che avviene in chiesa dipende dalla loro fede. Buona Domenica.

tommasonuovo@yahoo.it


Sabato 8 agosto 2015

San Domenico di Guzman sacerdote

Mt 17, 14-20



14 Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio 15 e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua.16 L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». 17 E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me».18 Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
19 Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». 20 Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: «Spòstati da qui a là», ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

per la vostra poca fede”


In questo racconto sembra che Gesù non abbia misericordia di questo ragazzo epilettico, ma non è così. Il suo rimprovero cade su coloro che dovevano aiutarlo ma non ci sono riusciti. Dopo che Gesù ha liberato dal demonio l'epilettico ( che non era solo ammalato, ma anche indemoniato, se no Gesù l'avrebbe solo guarito), i discepoli gli chiedono per quale motivo non ci sono riusciti. Pronta è la risposta di Gesù: “ per la vostra poca fede “.


Questo è il motivo per cui anche oggi sembra poco incisivo l'agire di coloro che sono preposti alla guarigione dell'anima e del corpo: specialmente i presbiteri. Dico anche della guarigione del corpo perché non possiamo separare in una persona l'anima dal corpo e poi anche perché molte malattie del corpo hanno come origine la presenza del male e il disordine dell'anima. Ad esempio che si da al vizio contro natura, la sodomia e poi si ammala di AIDS, si ammala perché l'anima è presa da questo vizio.

Gesù ha detto che con la fede nulla ci sarà impossibile, anche muovere una montagna. Quanta fede? Un granellino di senape.


Guardate quanti mali affliggono l'uomo di oggi.

Quale risposta può dare il credente? Senza dubbio occorre rispondere con l'amore, con il soccorso effettivo, stando vicino a chi soffre mettendo a disposizione beni, attrezzature e competenze, ma anche e soprattutto con la fede che opera nella preghiera.


Specialmente le persone consacrate cosa ci stanno a fare nei conventi, nei monasteri e negli istituti religiosi, così come i preti nelle parrocchie. Certi mali come la violenza, l'odio, la corruzione e la guerra si sconfiggono solo stando in ginocchio a pregare. Deve venircelo a dire Gesù Cristo in persona o la Madonna che dobbiamo pregare e avere fede quando chiediamo a Dio? Eppure loro vengono e celo dicono, ma noi come dei perfetti sordi facciamo finta di niente.

La questione della fede dei chierici e dei religiosi e delle religiose e di conseguenza la questione della santificazione è oggi il principale problema della Chiesa, di cui è urgente rendersene conto.

Chi ha orecchi per intendere intenda. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it



Venerdì 7 agosto 2015

XVIII settimana del tempo ordinario

Mt 16, 24-28



24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27 Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni28 In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno».


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Vale la pena portare la croce.


Non è indifferente seguire o non seguire Gesù. Gesù ci dice “ se qualcuno vuole venire dietro a me”. Non intende dire chi vuole venire venga, gli altri vadano pure tranquilli per la loro strada. Gesù aggiunge: “ Chi vuole salvare la propria vita la perderà, chi perderà la propria vita per causa mia la troverà”. Di mezzo c'è perdere o trovare la vita, conservare la propria vita per sempre o perderla per sempre. Con Gesù non abbiamo a che fare con un uomo, ma con Dio. Molte volte non siamo consapevoli di questo e trattiamo Dio come trattiamo un nostro simile. Certo che Dio si è fatto uomo, ma rimane pur sempre Dio.


Anche ciò che Gesù dice rischia di cadere nel paroliere della vita, cioè tra le tante parole che l'uomo ogni giorno sente. Le parole e gli avvertimenti di Gesù hanno sempre solo uno scopo: la nostra salvezza, ma servono anche per istruirci nella sapienza di Dio. Non tanto nella sapienza degli uomini, ma in quella di Dio, che conosce meglio gli uomini di noi stessi. La Sapienza di Dio ci dice che per salvarti devi rinnegare te stesso e prendere la tua croce.


Cosa significa questo, a livello spirituale, se non occuparsi della propria anima, mortificare le passioni del corpo e quelle dello spirito, lavorare sulle virtù? Darsi da fare per la vita eterna? Perché puoi anche aspirare a diventare come Bill Gate, puoi diventare famoso, ma poi lasci qui tutto. Solo l'amore che avremo esercitato e fatto crescere intorno a noi, con tutti i suoi frutti, ci accompagnerà. L'amore vero non è il frutto della passione o del vizio, ma della grazia di Dio e delle virtù. Ma vale proprio la pena perché grande è la ricompensa che ci attende presso Dio.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it 

Trasfigurazione del Signore Gesù di Raffaello Sanzio
Trasfigurazione del Signore Gesù di Raffaello Sanzio

Giovedì 6 agosto 2015

Festa della Trasfigurazione del Signore

Mc 9,2-10

2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. 


COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Come vivere la Festa della Trasfigurazione


Le feste cristiane , come la festa della trasfigurazione sono vissute molto spesso solo a livello liturgico, con la celebrazione e la partecipazione alla S.Messa. Così siamo stati abituati, e ciò certamente non è negativo, perchè è nella S.Messa dove si realizza più profondamente l'unione tra Cristo e il fedele. La Santa Eucaristia dovrebbe essere un punto di arrivo a livello spirituale, invece è un punto di partenza e molte volte esaurisce tutto ciò che si riferisce alla festa che si sta celebrando, come se tutto inizia e finisce li.


Ciò vale anche per la celebrazione dei sacramenti, con esclusione dell'ordine sacro e del matrimonio, dato che aprono ad una nuova esperienza di vita.


Come possiamo vivere la Festa della Trasfigurazione e tutte le altre feste cristiane, specialmente quelle più solenni?


All'origine le feste e le sagre erano connotate più religiosamente di oggi, dove l'aspetto del ringraziamento e della propiziazione erano prevalenti, unite poi alla condivisione dei beni della terra, consumati sul sagrato della chiesa.


Oggi pur essendoci la parte religiosa, è molto più imponente la macchina gastronomica, ludica e musicale, che da l'impressione di allontanarsi molto dal motivo ispiratore della festa. Molte volte stona l'accostamento di un santo ad una specialità gastronomica o ad una serata danzante, con il rischio di paganizzare e mondanizzare un evento religioso.


Ma torniamo a domandarci come vivere oggi la Festa della Trasfigurazione? Senza dubbio va vissuta in modo religioso e spirituale, non in modo gastronomico.


Una festa come questa, come tutte le altre, deve essere calendarizzata per tempo, nel nostro calendario religioso personale. Questo è il primo suggerimento: avere un calendario religioso personale, nel quale collocare le Feste e le memorie dei santi che fanno parte del nostro vissuto spirituale. Poi ci si prepara per tempo con la confessione. Si vede come si può partecipare alla S.Messa, non necessariamente in parrocchia. I santuari o le chiese monumentali delle città offrono sempre tante possibilità. Si può leggere per tempo il Vangelo o farsi un appunto sull'agenda. Fare una lettura adeguata, o almeno avere il pensiero a questa Festa. State tranquilli che il demonio farà di tutto perchè ce ne dimentichiamo.


Ma quello che conta è collocare questa Festa nel nostro cuore, prima che sull'agenda, perchè quello che si celebra è un annuncio della nostra trasfigurazione e della nostra risurrezione: uno squarcio di azzurro nel grigio cielo della nostra opaca esistenza.


Quando una festa come la Trasfigurazione è collocata nell'anima, lascia in essa l'impronta dell'eternità e un marcato desiderio di vita eterna, che da il sapore spirituale alla nostra giornata. La preghiera del Santo Rosario e della Coroncina della Divina Miisericordia ci possono molto aiutare. Ma il segreto sta nel collocare dentro quello che viene celebrato fuori.


Senza dubbio i presbiteri devono fare la loro parte, celebrando il mistero di Cristo con molta fede, come se fossero la sul monte con Gesù. Anzi direi che la riuscita spirituale di una festa cristiana come la Trasfigurazione dipende molto da loro. Non facciamo mancare la preghiera anche per loro. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Lunedì 3 agosto 2015

XVIII settimana del tempo ordinario

Mt 14, 13-21

13Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

15Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». 17Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». 18Ed egli disse: «Portatemeli qui». 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20 Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21 Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.



COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

Il giorno della moltiplicazione dei pani e dei pesci.


Quel giorno (del miracolo della moltiplicazione dei pani) mi mossi anch’io per andare a vedere questo Gesù, che la gente diceva essere il profeta, Elia, lo stesso Messia. Non sapevo cosa mi muoveva, forse la curiosità, l’ andare a vedere qualcosa di cui tutti parlavano, in bene e anche in male. Nella mia vita avevo già visto molti profeti e messia, ma erano sempre finiti male. Ho seguito per qualche tempo anche Giovanni il battista, ma dopo la sua morte ho visto come i suoi discepoli sono spariti. Alcuni di loro lo hanno addirittura rinnegato, per non fare la sua stessa fine.


Ma con Gesù sentivo qualcosa di diverso. Prima di tutto quella folla era veramente tanta: migliaia e migliaia di persone, uomini, donne bambini, gente nobile, aristocratica, sacerdoti del tempio, farisei, ma sopratutto tanti ammalati e disperati. Tutti erano  li per qualche motivo. Io invece mi domandavo perché ero li. Cosa mi aveva spinto da Gerusalemme fino in quel deserto? Poi senti dentro di me la risposta: ero li per Gesù. Sentivo che la sua persona emetteva un fascino, una gioia, una certezza di vita, una novità di pensiero, di parola, una senso di libertà e di fraternità, che non aveva mai sperimentato, nemmeno nelle feste annuali, nelle assemblee sacre di Pasqua , quando Gerusalemme diventa come il centro del mondo.


Una sola cosa però mi frenava, un certo timore mi prendeva. Non ero ancora suo discepolo. Avevo paura di propormi. Di solito i rabbini hanno sempre un loro cerchio chiuso. Il timore era grande , ma era più grande il desiderio di stare con Gesù.


A sera siamo arrivati nella radura che dista tre miglia da Cafarnao, c’era molta erba. In me c’era un forte desiderio di incontrare Gesù, ero  circa un tiro di sasso da Lui.  Gesù era di spalle e io lo guardavo. Poi ad un certo punto si girò e guardò diritto verso di me. Mi fissò per qualche istante e poi senti la sua voce, come se mi fosse di fronte, ad un palmo di mano, che mi diceva: Tommaso, vieni, non aver paura, e seguimi. Non ho mai corso così forte e in un attimo fui da Lui. Avevo il cuore in gola, e una gioia dentro di me che non vi dico. Quel giorno sono avvenuti due grandi miracoli: Gesù moltiplicò il pane per migliaia di persone e prese per sempre la mia vita. Questo per me fu il miracolo di quel giorno. Buona Giornata.

tommasonuovo@yahoo.it