VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

Vangelo del giorno: marzo 2017

Mercoledì 29 marzo 2017

IV settimana di quaresima

Gv 5,17- 30

 

 

17 Ma Gesù disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». 18 Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

19 Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. 20 Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.21 Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22 Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio,23 perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
24 In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25 In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.26 Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, 27 e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. 28 Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29 e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30 Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La nostra relazione con il Padre

 

Gesù è stato accusato di farsi uguale a Dio non tanto per quello che faceva, di cui era innegabile l'evidenza, ma per la parola che diceva: " Mio Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco" ( Gv 5,17).

 

Questa dichiarazione suonava come una bestemmia agli orecchi dei Giudei. Essi vedevano un uomo che si dichiarava Dio, di essere Figlio di Dio. Non riuscivano a vedere invece l'opposto: Dio che si fa uomo, che assume la carne dell'uomo mortale e viene a vivere ed ad abitare in mezzo a noi. Eppure tutto il cammino dell'Antico Testamento è stato un graduale avvicinamento di Dio all'uomo, per colmare quel vuoto di relazione, quel passo indietro che l'uomo ha fatto alle origini.

 

Gesù Cristo in tutta la sua vita ci ha manifestato il suo rapporto intimo e filiale con il Padre. La rivelazione della sua relazione con il Padre era in vista dell'accreditamento della sua persona, della sua parola e della sua azione, ma anche in vista di noi, perchè impariamo ad avere gli stessi atteggiamenti verso il Padre celeste.

 

Così chi crede alle sue parole ha la vita eterna, cioè non solo la vita in pienezza, ma una stabile relazione con il Padre. Gesù infatti dice:"In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita" (Gv 5,24). Udire la voce del Figlio significa passare dalla morte alla vita: passare da una vita naturale destinata a finire, ad una vita soprannaturale destinata a non finire. Gesù parla sia di una risurrezione nella fede, cioè il passare a credere in Gesù Cristo sia nella risurrezione nella carne, ultimo atto di Dio per l'uomo che si compirà con il giudizio sulla sua vita.

 

La risurrezione nella fede avviene nella conversione a Dio, ad un rapporto con Lui sempre più da figli a immagine della relazione che c'è tra il Padre e il suo Figlio unigenito Gesù Cristo. E' qui che ci vuole condurre Gesù, ad un intimità con Dio, per vedere quanto si occupa di noi e quanto anche noi dobbiamo occuparci di Lui, parlando e agendo in comunione con Lui. Oggi il nostro rapporto con Dio è in crisi perchè è in crisi il nostro essere a immagine del Figlio il nostro vivere con Gesù e per Gesù. A livello più generale è in crisi anche il modello paterno delle relazione, ne soffre molto il ruolo del Padre molte volte umiliato, disprezzato, colpevolizzato e abbandonato a favore di un modello materno nelle relazioni. Il padre non è ritenuto nemmeno necessario nella generazione dei figli.

 

Gesù Cristo è venuto a rivelarci che Dio è Padre e la sua tenerezza verso i suoi figli. Da parte nostra non dobbiamo trattare Dio come un estraneo, ma mostragli affetto amore e obbedienza filiale, più che ad un padre terreno. Il nostro modo di essere in relazione con Dio determina il modo di relazionarci tra noi. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Martedì 28 marzo 2017

Quarta settimana di quaresima

 

Gv5 ,1-3a.5-16

 

1  Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3 sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [ 45 Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. 6 Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7 Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».8 Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».9a E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare

9b Quel giorno però era un sabato.10Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: «Prendi la tua barella e cammina»». 12 Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: «Prendi e cammina»?». 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. 14 Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».15 Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16 Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Gesù, nel paralitico, guarisce la mia paralisi spirituale.

 

Il Vangelo secondo san Giovanni in questa pagina della guarigione di un paralitico alla piscina di Betzatà, ci offre quello che ci serve per la nostra guarigione spirituale.

 

Quella gente, che si trovava, sotto i portici della piscina e attendono l'agitarsi dell'acqua può  essere l'immagine di coloro che pur avendo ricevuto il battesimo, sono come paralizzati, che attendono il miracolo della loro conversione, non hanno la forza di immergersi nell'acqua viva della persona di Gesù.

 

Arriva Gesù. che non fa un comizio, si rivolge ad un solo, e rivolgendosi a lui si rivolge a noi tutti, che abbiamo appena ascoltato questo Vangelo. Così dice a me, parlando all'uomo paralizzato da trentotto anni: " Vuoi guarire"? Perchè ci può essere il caso che uno non pensa di essere paralizzato e perciò non vuole guarire , oppure dice: " a me piace stare così, sulla barela dei miei peccati. Gesù si rivolge a quel paralitico per mostrare a me quale è la vera situazione nel mio spirito, non paralizzato da solo da 38 anni ma da una intera vita.

 

Davvero il paralitico non aveva nessuno che lo aiutava a scendere nella piscina quando l'acqua si agitava. Noi invece abbiamo le schiere angeliche a nostro servizio, tutti i santi, la Santa Madre di Dio e se non basta è lo stesso Signore Gesù Cristo, che come allora cammina sotto i cinque portici della terra, per portarci alle acque salvifiche, che sgorgano dal suo costato aperto del Corpo Cristo, dalla Santa Chiesa.

 

La nostra paralisi è più spirituale che fisica e Gesù ci dice personalmente: " Vuoi guarire?" Io cosa posso rispondere? Se voglio guarire devo gridare: "Lo voglio". Allora credi nella Parola che Gesù ti dice : "Prendi la tua barella e cammina. Dove devo andare? Cammina dietro a Gesù, proprio diventando suo discepolo puoi guarire e così servirlo e rendergli gloria agli occhi del mondo.

 

E se qualcuno ti dice: " Cosa fai? ". "Perchè segui con la tua barella Gesù?" Tu gli risponderai:

" Gesù con la sua Parola mi ha salvato. Ora sollevo la mia barella, il peso dei miei peccati, che mi paralizzavano, perchè tutti vedano e conoscano chi è Gesù Cristo Non voglio più stare sulla mia barella, giacere, nei miei peccati. Gesù me lo ricorda sempre. Infatti lo incontro sempre quando vado nel tempio, in Chiesa e mi dice: Ecco sei guarito, non peccare più, perchè non ti accada qualcosa di peggio.

Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 26 marzo 2017

IV di Quaresima

Gv 9, 1-41

 

1  Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4 Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire.5 Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6 Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

 

8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9 Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».10 Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?».11 Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12 Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so».

 

13 Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. 17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 

18 Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19 E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20 I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21 ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». 22 Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23 Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».

24 Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25 Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».26 Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27 Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28 Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30 Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

 

35 Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». 36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37 Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38 Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
39 Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».

 

40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Il cieco nato e la nostra conversione a Cristo

 

In questo lungo Vangelo c'è una parola che Gesù dice, in risposta ha una domanda che parte dai discepoli:” Rabbì, chi ha peccato lui o i suoi genitori perché sia nato cieco?”. Secondo la mentalità di quel tempo chi veniva colpito nelle sua persona dalla nascita era per il peccato di qualcuno della sua famiglia. Gesù risponde con chiarezza : ne lui ne i suoi genitori hanno peccato. Gesù rivela che la sua condizione di cecità è per il fatto che in lui siano manifestate le opere di Dio. Infatti questa guarigione suscita un forte dibattito tra i farisei sull'identità di Gesù Cristo, riguardo alla sua origine e alla sua azione. Alla fine chi è stato guarito, il cieco ci vede e crede in chi lo ha salvato. Invece coloro che ci vedevano o pensavano di vedere cadono nella cecità più totale in relazione a Gesù.

 

Questo è anche il percorso di fede di ogni credente: dalla cecità alla luce: dalla cecità del peccato e della morte alla luce della grazia di Dio e della vita divina. Il passaggio dalla cecità alla luce lo facciamo con gli occhi della nostra anima e del nostro cuore, quando lasciamo che Gesù metta su di essi il fango del nostro peccato , perché lo vediamo e riconosciamo la miserevole situazione e ci laviamo nell'acqua della piscina dell'Inviato, cioè nel Vangelo di Cristo, "l'Inviato" del Padre".

 

La cosa più importante che possiamo raggiungere in quaresima è proprio il vedere il nostro stato di cecità, i nostri peccati e lavarli nella misericordia di Cristo del sacramento della confessione, che versa sulla nostra anima l'acqua benedetta del battesimo, questa è la prima conversione.

 

Quando poi in un uomo si mostra l'opera di Cristo, che lo ha portato dalle tenebre del peccato e della morte alla luce della fede e della grazia, anche il mondo riceve una luce, perché possa vedere le opere di Dio. In questo senso poi Cristo dirà: " voi siete la luce del mondo". Essere trasformati in "luce" è la seconda conversione.

 

Se uno si converte e cambia vita non viene capito subito, anzi come il cieco guarito è stato cacciato dalla sinagoga, così anche chi cambia vita viene giudicato male: perché prega di più, rimane inginocchiato in Chiesa, non perde una Santa Messa, non frequenta più il bar , gli amici, parla solo di Gesù Cristo, della Madonna e dei santi,non sopporta bestemmie, parolacce, oscenità, ama i santi e la Chiesa, soccorre i poveri ed è pieno di misericordia, di Spirito santo e di verità. La sua luce , se è Cristo, si rivelerà e porterà molti che sono nelle tenebre alla luce della fede.

 

Se pensiamo che non abbiamo bisogno di convertirci, perché abbiamo già dato a sufficienza al Signore, non abbiamo ancora ne fatto ne dato niente. Alla nostra conversione manca senza dubbio qualcosa. Non c'è niente di peggio per un cristiano della mediocrità , del politicamente corretto. Dobbiamo ancora convertirci. Non è che manca molto , molte volte manca solo il coraggio di cambiare vita, di spalancare le porte a Cristo. Quel coraggio, quella forza di cambiamento non dobbiamo stancarci di chiederla. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Mercoledì 22 marzo 2017

Terza settimana di quaresima

 

Mt 5,17-19


17 Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.18 In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 

 

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Gesù Cristo il rivelatore definitivo

 

Gesù non si è presentato sulla scena del mondo colme un " "riformatore", come uno che vuole dare una forma diversa alla legge, come molti hanno preteso di fare nel suo nome fino ad oggi, ma come il rivelatore definitivo di Dio e della sua volontà. Cioè oltre Gesù Cristo non si può andare, oltre Gesù Cristo c'è solo la negazione di Gesù Cristo.

 

Non si può nemmeno piegare Gesù Cristo ad interpretazioni umane quelle politicamente corrette, perchè si mette Gesù nel ridicolo e si minimizza la sua Parola. Come ad esempio il fatto che Gesù mangiava con i peccatori e le peccatrici, perciò per molti preti è cosa buona e giusta trovarsi spesso a pranzo e a cena con amici , parenti e chicchessia, perchè lo faceva anche Gesù. Oppure trasformare le chiese in mense per i poveri o in dormitori.

 

Gesù era circondato da donne che lo mantenevano, così anche il prete deve avere un buon numero di donne a sua disposizione. Poi via, via si scivola ad esempio con l'apparizione di Gesù alla Maddalena: Gesù preferiva le donne agli uomini, ecco perchè è apparso alla Maddalena. Si arriva così a far dire a Gesù cose che non ha mai detto, fatto e non ha mai avuto intenzione di dire o di fare.

 

Oggi la Chiesa sembra più una realtà che deve andare incontro all'uomo piuttosto che insegnare all'uomo la volontà di Dio e come salvarsi dalla dannazione eterna.

 

Se la Chiesa non dice hai L.G.T. che rischiano l'inferno, che le convivenze e i divorzi sono le porte degli adulterio, che Gesù Cristo è l'unico salvatore del mondo e che nessuna religione al di fuori del cristianesimo cattolico salva, si mette contro Gesù Cristo.

 

Gesù lo ha detto, sarà grande nel cielo, colui che avrà osservato i suoi comandamenti e avrà insegnato agli altri a fare altrettanto.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Domenico Fetti, la parabola del servo spietato (1620)
Domenico Fetti, la parabola del servo spietato (1620)

Martedì 21 marzo 2017

Terza settimana di quaresima

 

Mt 18,21-35


21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». 27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 
28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». 29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». 30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31 Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». 34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Il perdono da ricevere e da dare

 

Perchè Gesù ci tiene così tanto al perdono? Tanto da fare una condizione per entrare nella grazia di Dio? Certamente l'uomo è tentato sempre di vendicarsi e non di perdonare. L'uomo è sempre tentato di far prevalere il suo diritto con la forza, specialmente nei confronti dei più deboli e svantaggiati. Dio ha vietato la vendetta fin dall'inizio della storia dell'uomo, ma non ha abolito le conseguenze del male fatto, che rimangono e sono la causa del propagarsi del peccato, ma sono anche l'occasione per mostrare agli uomini di tutti i tempi la sua misericordia. L'ultima parola sulla storia degli uomini, prima della fine della stessa storia, si esprime nel perdono.

 

L'uomo non può in nessun modo ripagare il male che fa a Dio , ai fratelli e anche a se stesso. Davanti a Dio anche una piccola colpa ha un grande peso, perchè direttamente o indirettamente è rivolta a Lui .Ecco perchè nella parabola del servo malvagio Gesù mette la misura di un debito enorme: diecimila talenti. Questo debito enorme non può essere risanato e secondo il costume del tempo il debitore per ripagare il debito era venduto con tutta la sua famiglia e con tutti i suoi beni. Quale padrone sulla terra non farebbe il proprio interesse per riscuotere a tutti costi un debito così alto? Dio pur essendo padrone di tutto non usa metodi umani per far prevalere il suo diritto e così usa la strada del perdono. Dio perdona non solo perchè l'uomo non può saldare il debito, ma anche perchè è buono e l'uomo impari da Lui come trattare i debiti che ha con il suo simile.

 

Tra gli uomini certe cose sono perdonabili, ma altre come la morte procurata a persone calunnie , diffamazioni, violenze e rapine sono difficilmente perdonabili. Solo in virtù della grazia di Dio e in vista di Lui che l'uomo arriva a perdonare anche l'imperdonabile.

 

Non ci sono alternative Dio perdona perchè l'altra possibilità è di far pagare tutto il male fatto all'uomo, ma chi può saldare i debiti con Dio. Dio perdona perchè è così il suo cuore, è questa la sua medicina.

 

La medicina del perdono non ha funzionato con il servo malvagio, non perchè non funziona, ma perchè il servo malvagio ha pensato che il padrone poteva permetterselo di condonargli il debito, lui invece non poteva permetterselo. Egli non ha pensato che se il padrone non gli avesse condonato il debito per lui sarebbe finita. Il perdono non concesso ad un suo compagno è il motivo della sua condanna. Il Signore ci avverte per tempo, il perdono non è un lusso per il cristiano, ma una necessità. Gesù ci dia la forze di farlo.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Lunedì 20 marzo 2017

Solennità di San Giuseppe , sposo della Beata Vergine Maria

Mt 1,16.18-21.24

 

16 Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20 Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo;21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa;

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Il silenzio di San Giuseppe

 

Il silenzio di Giuseppe è ciò che più colpisce di questo uomo giusto, a cui Dio gli ha affidato i suoi tesori: suo Figlio Gesù e la sua Madre Maria. Non si capisce se la scelta del silenzio sia voluta dagli evangelisti, per sottolineare la sua obbedienza a Dio oppure se egli effettivamente non abbia mai detto nulla in presenza di Gesù e di Maria. Con loro certamente ha parlato, ma soprattutto ha ascoltato e amato quello che Dio gli aveva affidato. Egli è stato il custode di Gesù bambino e di Maria, perciò custode del Capo della Chiesa e di conseguenza anche del Corpo. Ecco perchè egli è il patrono universale della Chiesa e perciò di tutti noi. Molti Santi come San Francesco, Santa Teresa d' Avila hanno avuto un forte devozione a questo Santo, il più vicino a Gesù dopo la Vergine Maria. La sua vita non è durata a lungo sulla terra. Il Signore Gesù lo elevato al cielo prima dell'inizio della sua vita pubblica, per continuare a offrigli nel cielo quell'intimità che aveva avuto in dono sulla terra. Qualcuno ipotizza che sia stato assunto in cielo, in anima e corpo. Senza dubbio vive in cielo e per noi è modello di paternità e di fede per tutti gli uomini della terra. Buon giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Sabato 18 marzo 2017

Seconda settimana di Quaresima

Lc 15, 1-3.11-32


1  Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».Ed egli disse loro questa parabola:

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13 Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17 Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». 20 Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 
21 Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». 22 Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. 23 Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze;26 chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27 Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». 28 Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29 Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». 31 Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»».

 

COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

La riscoperta del Padre buono

 

Come poter leggere e meditare la parabola del padre buono o del figlio prodigo, in vista della nostra esperienza spirituale? Ci sono molte chiavi di lettura come il contesto in cui Gesù narra la parabola, cioè l’accoglienza dei peccatori, oppure la mentalità del tempo per cui il peccatore non aveva possibilità di redenzione; la persona del padre; le personalità dei due figli; la volontà di autonomia, di libertà e libertinaggio del figlio minore; l’ipocrisia del figlio maggiore.

 

Ci sono però due punti che ci possono essere utili per il nostro viaggio spirituale: il primo è il momento in cui, vista la sua situazione esteriore di grave disagio, il figlio prodigo rientra in se stesso. L’altro punto è invece la conoscenza reale del Padre.

 

Rientrare in se stesso è significato per il figlio riscoprire la sua identità di figlio, a cui è disposto a rinunciare per poter esser accolto nella casa di suo padre. Poi il collegare la sua vicenda di autonomia e fuga dalla casa paterna ad una storia di peccato nei confronti di Dio e di suo padre.

Queste chiavi spirituali servono anche alla nostra vita, in questo tempo di quaresima, aperto ad un vera presa di coscienza del nostro stato interiore.

 

L’altra chiave è il modo con cui viene presentato Dio. Egli è un Padre che lascia piena libertà, non giudica, non castiga, ha sempre nel cuore quel figlio che si è allontanato da lui. Si può contemplare il modo con cui attende, il modo con cui accoglie, la gioia della festa. Un Padre che è l’immagine più vera che Gesù ci ha dato di Dio Padre.

 

Anche per noi c’è la necessità di un ritorno spirituale e morale a Dio e di convertire la nostra immagine di Dio, facendo esperienza della sua misericordia e del suo amore. Come cambia la storia di un uomo , quando rientra in se stesso ripudia il peccato, scopre il vero volto di Dio e ritorna ad una relazione familiare con il Padre celeste. Ciò è possibile per tutti, c’è un ritorno possibile , c’è una casa, c’è un padre e dei fratelli che ci attendono, c’è una festa , quella eterna, già pronta per noi. La parabola dl Padre buono non può compiersi se non si compie per ciascuno di noi. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

Martedì 14 marzo 2017

Seconda settimana di quaresima

 

Mt 23,1-12

1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

8Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Sulla cattedra di Mose si sono seduti ...

 

Chi agisce nel nome di Dio deve essere umile, coerente e trasparente e aver sempre presente che non è superiore alla Parola che insegna. Salire sulla cattedra di Mose è la tentazione dell'uomo di religione collocato in luoghi di potere.

 

Ma non occorre essere dei papi, dei cardinali o vescovi per subire questa tentazione, basta essere dei preti delle suore o laici semplici catechisti o operatori pastorali, che mettono se stessi prima di Dio con la loro personalità, le loro parole e le loro azioni. In questo modo si rischia di fare ombra a Dio , di essere più importanti di Dio.

 

Gli altri vedono noi, ma non vedono Dio. Gesù avverte di non seguire questi esempi, in cui c'è distanza tra il dire e il fare. Gesù non parla di qualche categoria di persone, anche se cita gli scribi e i farisei, ma a tutti noi. Prima di misurare gli altri occorre misurare la nostra coerenza. Possiamo esser scandalizzati degli altri, specialmente se collocati in luoghi di potere, ma di più dobbiamo scandalizzarci di noi stessi.

Gesù ci insegna a non lasciarci incantare da certi personaggi e dalla loro roboante e ingombrante personalità. C'è un solo Padre, nelle cui mani dobbiamo metterci. C'è un solo Maestro, da cui apprendere senza errori, ciò che dobbiamo credere , fare e sperare. C'è una sola guida che ci può condurre sui cammini difficili della vita: il Cristo. Ma il Signore Gesù si serve anche degli uomini perchè lo rendano presente e visibile. Questi sono i padri, o maestri e le guide nello Spirito.

 

Ogni epoca ha i suoi padri spirituali. Quelli del passato li conosciamo dai loro scritti e insegnamenti e dalla santità della vita. Quelli di oggi non è facile incontrarli. Non sempre la notorietà o la fama di qualcuno sono criteri sufficienti per riconoscerli. Oggi , più di ieri l'apparenza inganna.

 

Non c'è un modo per riconoscerli con certezza, ma senza dubbio quello che conta è la fede che trasmettono, il loro essere trasparenza di Dio, la loro carità, la loro preghiera e intercessione che li rende autorevoli rappresentanti di Dio. Dove incontrarli questi "padri". Occorre pregare il Signore che ce li faccia riconoscere e incontrare, perchè nella vita no c'è niente di più di incontrare un santo. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Sabato 11 marzo 2017

Prima settimana di quaresima

Mt 5,43-48

 

43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

L’impossibile per gli uomini è il possibile per Dio.

 

Essere degni figli di Dio e perciò eredi, significa essere come il Padre celeste, raccogliere la sua volontà, portare avanti il suo progetto di santità e di pace. Quando si scopre nella vita che siamo fatti di cielo, che proveniamo dal cielo, come angeli caduti sulla terra, cambia tutta la visione che abbiamo di noi e della realtà, che diventa il luogo dove Dio si manifesta , il regno di Dio, e non come il luogo dove l’uomo si impone e si costruisce a propria immagine e somiglianza.

 

La scoperta di essere fatti di cielo inizia con il credere che certe cose, come amare i nemici, sono possibili, che si può pregare per chi ci perseguita. Si può rispondere al male con il bene. Anche il male che c’è dentro di noi a causa del peccato, si può trasformare , può essere vinto. La mia vita può cambiare e rinnovarsi, perché scopro di essere fatto di cielo. Naturalmente devo nutrire questa certezza con le cose del cielo: la Vergine Maria, i santi, con l’amicizia con coloro che mi possono portare da Gesù, che mi fanno capire dove posso incontrarlo. Nulla è impossibile a Dio.

 

Chi aspira a ciò che è impossibile agli uomini, cioè santificare la propria vita, e la consegna a Colui a cui tutto è possibile, perdendo la proprietà su se stesso, apre la via al compimento dell’Impossibile nella sua vita.

 

I santi fanno miracoli, guariscono i malati, risuscitano i morti, hanno doni come la bilocazione, la levitazione e molti . Il loro segreto sta nel accogliere l’Impossibile nella loro vita, che si trasforma in Possibile nella misura del dono di Dio. Certamente non mancherà la croce,la la tentazione, la sofferenza, la malattia, il sacrificio, la persecuzione, la povertà, la derisione e la morte. Ma per chi ha creduto nell’impossibile di Dio gli sarà dato come premio. Già ora possiamo vedere coloro che hanno conseguito questo premio. Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 10 marzo 2017

Prima settimana di quaresima

Mt 5,20-26

 

20 Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Gènna.

23 Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

25 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26 In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Conversione a U

 

Gesù mi chiede oggi di elevarmi, superare le logiche del egoismo, per cui anche nelle relazioni con gli altri devo avere un tornaconto, un utile, anche affettivo. Cosa ha ottenuto infatti il Signore Gesù dal aver amato alla follia l'umanità? Gesù mi dà delle indicazione precise, per portare amore e rispetto al fratello e generare così amore e rispetto.

 

Quello che Lui fa con noi anche noi dobbiamo farlo con gli altri. Se oggi voglio incontrarmi con Gesù devo iniziare a riconoscerlo nel mio fratello più prossimo. Come posso presentarmi a render culto a Dio se prima non gli ho reso culto e non lo riconosciuto nel fratello a me più prossimo? Quel culto sarebbe solo un inganno che Dio vede e disapprova, negando ad esso lo Spirito nel quale si può adorare Dio.

 

Se non vogliamo che Dio stesso diventi il nostro avversario, Colui che ci giudicherà per quello che non abbiamo fatto a Lui, dobbiamo cambiare il nostro modo di essere e di pensare centrato sull'Io e su i suoi appagamenti. In una parola dobbiamo convertirci. Allora Dio sarà quell'amico che ti accompagnerà anche sulla strada molte volte difficile della conversione. La conversione a U, vietata dal codice della strada, è invece raccomandata dal codice spirituale del Vangelo.

Buona Giornata

 

tommasonuovo@yahoo.it

Giovedì 9 marzo 2017

Prima settimana di Quaresima

Mt 7, 7-12

 

7 Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.8 Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.9 Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10 E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11 Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Domandiamo lo Spirito Santo per ogni cosa

 

La domanda che nasce spontanea è questa: Cosa dobbiamo chiedere a Dio, sapendo di poter ottenere con certezza? Tante cose sono utili per la vita dell’uomo, ma sono poche quelle necessarie. Dio può dare tutto, ma senza dubbio prima ci da il necessario. La cosa di cui più abbiamo bisogno è il suo Santa Spirito. Niente ci è di più necessario per mille motivi e il principale è quello di saper orientare la nostra vita verso il bene, il vero bene.

 

Se chiediamo lo Spirito Santo, Dio non lo nega mai. Le cose materiali ce le possiamo procurare anche da soli, ma in casi di indigenza e bisogno Dio si occupa anche di cose materiali.

 

Lo Spirito Santo, ma invocato e richiesto per il bene della nostra anima , perché ogni scelta che facciamo è sempre a rischio di errore e chi si carica poi degli errori o peccati è l’anima. Lo Spirito Santo ci investe dei suoi santi doni, di molti altri carismi ed energie per il bene nostro e della Santa Chiesa, ma chiede che viviamo la vita nello Spirito Santo e allontaniamo ciò che lo abbatte e lo rattrista cioè il peccato.

 

Lo Spirito Santo si occupa della nostra santificazione, accompagna davanti a Dio le nostre preghiere e ci infiamma di amore per la Santissima Trinità e opera per noi in ogni cosa che riguarda Dio padre.

Invochiamo e chiediamo che venga lo Spirito santo Su ogni cosa sulle persone che sono a noi vicine e lontane, sugli stati, sui governi sul mondo intero e faremo il bene nostro e di molti. Faremo esperienza che lo Spirito di Dio è amore, che Dio stesso è amore. Di questo amore ha tanto bisogno la nostra umanità. Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Lunedì 6 marzo 2017

I settimana di Quaresima

Mt 25,31-46

 

31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32 Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33 e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35 perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37 Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40 E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41 Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42 perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43 ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44 Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45 Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46 E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La misericordia ha sempre la meglio nel giudizio.

 

Ci viene dato di contemplare tutta la misericordia di Dio nella scena del giudizio universale. Non nel gesto immortalato nel famoso affresco di Michelangelo nella cappella Sistina, dove il Cristo è al centro della scena, con la mano alzata pronto a mandare al supplizio eterno gli uomini alla sua sinistra, ma nel Vangelo di oggi del giudizio universale.

 

La prima misericordia consiste nell'avvisarci per tempo. Questo fatto non è cosa da poco, è la preoccupazione di un Padre, quello celeste, per tutti i suoi figli, come farebbe una mamma e un papa, che avvisano i loro figli dei pericoli della vita. Ma Dio fa molto di più, non pretende delle azioni straordinarie, non vuole il massimo, basta anche aver usato amore, anche per un solo uomo per non perdere la ricompensa. Gesù non ci insegna a fare il minimo, ma a fare con amore, a fare per Lui. Quando si arriva a scoprire che dietro un uomo c'è la sua persona allora si scatena una "tempesta di amore" e l'imitazione del Cristo.

 

Inoltre Colui che giudica è il Re, seduto sul trono della croce, che usa qui, ora, l'infinita misericordia del suo cuore, per salvare ad ogni costo qualcuno. Dobbiamo approfittare della sua misericordia per trasformare il nostro cuore. Siamo così egoisti. Solo contemplando Gesù e il suo amore per noi, che appare in tutto il Vangelo, facendo esperienza della sua misericordia, cambieremo qualcosa in noi.

 

Dobbiamo comunque prepararci per tempo, finché abbiamo tempo, a presentarci davanti al Re, al Giudice universale, non a mani vuote, ma accompagnati da tanti fratelli e sorelle, che possono testimoniare che abbiamo avuto per loro misericordia. In questo senso va interpretata la parola : " La misericordia ha sempre la meglio nel giudizio" ( Gc 2,1), si intende quella che presenteremo nel giorno del nostro giudizio, perchè la misericordia di Dio ci è stata usata prima del giudizio a sconto dei peccati. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Sabato 4 marzo 2017

Dopo le ceneri

Lc 5.27- 32

 

27 Dopo questo egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». 28 Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
29 Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. 30 I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?».31 Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati;32 io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Chiamati e salvati.

 

Cosa vuole dirci l’annuncio di questo Vangelo nel tempo di Quaresima? Ci vuole dire semplicemente che Gesù, come ha fatto con Levi e prima ancora con gli altri discepoli, così chiama anche noi , personalmente, in questo tempo. Ci chiama occupati nei nostri affari , nelle nostre attività nei nostri doveri, nei nostri peccati.

 

Gesù passa e guarda. Il Vangelo dice che ha visto un pubblicano. No! Gesù ha visto qualcosa di più, ha osservato tutto la vita e il cuore di quest’uomo e lo chiama a seguirlo. Questa è una delle prime una lunga serie di chiamate di uomini e donne che continua ancora oggi. Levi è solo uno tra i primi chiamati, ma Gesù vuole arrivare fino a ciascuno di noi, personalmente.

 

Uno può dire , ma io cosa centro io con Gesù? Sono una persona onesta, cerco di comportarmi bene, ho la mia famiglia, il mio lavoro. Perché devo seguire Gesù?

Non è detto che uno deve seguire Gesù al modo di Levi, che sarà un apostolo e un evangelista. Ma la salvezza per ognuno di noi consiste proprio nel essere chiamati da Gesù e dalla risposta che gli vogliamo dare.

 

La Quaresima è questo tempo in cui Gesù passa e chiama personalmente attraverso fatti, persone e parole per un progetto di conversione della nostra vita e di salvezza. Non sono salvo se divento un manager, un professore o mi dedico ad una carriera politica. Sono salvo se il quello che faccio scopro la voce di Gesù che mi chiama e lo seguo proprio dentro a quello che faccio.

 

Gesù per chiamare tutti alla salvezza si serve di coloro che rispondono con più generosità e in modo totale costituendoli suoi amici e collaboratori, pescatori di uomini. Non c’è nessun stato di vita, nessuna età, nessuna situazione umana che sia di impedimento alla chiamata di Gesù. Sola la tiepidezza della fede può rendere minima la nostra risposta, mentre è totale la salvezza che Cristo offre. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

 

Venerdì 3 marzo 2017

dopo le ceneri

Mt 9,14-15


14 Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 15 E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.

 

COMMENTO DI TOMMASO NUOVO

I giorni del digiuno

 

In questa pagina del Vangelo di Matteo sembra che Gesù non approvi il digiuno. In verità Gesù non approva un digiuno come pratica esteriore, che non porta nulla allo Spirito. In secondo luogo profetizza i tempi della passione in cui Egli, lo Sposo, verrà tolto dalla Sposa, Gerusalemme. Così i discepoli saranno chiamati a un digiuno di lutto, perchè non è possibile fare festa senza lo Sposo.

 

Anche per noi, che abbiamo fatto del cibo un idolo è importante il digiuno, non solo nei tempi comandati di avvento e quaresima, ma come esercizio penitenziale un giorno alla settimana ( rinunciando a uno o più pasti).

 

Può un digiuno, che tocca il nostro fisico, avere delle conseguenze sullo spirito, sull'anima? Il digiuno serve, se fatto bene, per spegnere la fame, in quanto abbassa in noi il desiderio di appagare il nostro corpo, per occuparci di più dell'anima. Certamente occorre badare che la salute non venga meno, ma soprattutto che diminuisca la fame di mondo, alimentata dai nostri sensi. Ecco perchè l'astinenza dal cibo deve essere accompagnata da una mortificazione dei sensi, soprattutto la vista e l'udito, in un clima di raccoglimento e silenzio. In questo modo può emergere la fame di Dio e la vita spirituale, siamo più interiorizzati e attenti allo stato della nostra anima, impariamo a conoscere le sue debolezze e i suoi peccati e nella preghiera chiediamo a Dio la grazia della conversione.

 

La Chiesa il mercoledì delle ceneri il venerdì santo prescrive digiuno, i venerdì di tutto l'anno non festivi invece l' astinenza dalle carni, (Cfr. Codice di Diritto Canonico n° 1249-1253) dando alle singole conferenze episcopali la possibilità di are ulteriori indicazioni o di sostituire il digiuno con pratiche di carità e di pietà. Questi tempi sono il minimo e non il massimo che un cristiano può fare per il bene della sua anima. Buona cosa è comunque consigliarsi con un confessore che ci conosce e presentare anche le difficoltà ad avviare una pratica di digiuno. Il demonio studia tutti i mezzi possibili per farci abbandonare l'impegno nel digiuno e farci precipitare poi nelle esagerazioni e nei vizi. Ecco perchè il digiuno va praticato tutto l'anno, per arrivare poi in quaresima più forti e più motivati. Buona cosa è fare il digiuno con un intenzione precisa e a favore di altre persone, si trasforma in pura carità a immagine di Gesù che ha patito per noi lasciandoci un esempio ( cfr. 1Pt 2,21).

 

Il digiuno più importante però è quello che si fa digiunando da peccati: dalla violenza fisica e verbale, dall'ingiustizia, dalla diffamazione, dal egoismo e da molte altre situazioni di peccato. Il digiuno dal cibo è comunque un'arma importante per far si che la grazia di Dio, lo Spirito Santo possa poi fortificare il nostro spirito. E' sempre lo Spirito Santo che opera in noi la nostra santificazione. Possiamo fare anche tante penitenze , ma senza lo Spirito sono solo motivo di superbia spirituale. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Giovedi 2 marzo 2017

dopo le ceneri

Lc 9,22-25

 

22 «Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
23 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24 Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. 25 Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Croce e Risurrezione

 

Tuta la vicenda di Gesù Cristo si può comprendere solo a partire dalla sua risurrezione. Ecco perchè annunciando ai discepoli i giorni della sua passione mette anche la parola " Risurrezione". Gesù rivela il suo destino e anche il nostro di morte e di risurrezione. Per seguirlo verso questo destino di luce pone delle condizioni: rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguirlo.

 

Cose un pò difficili da compiere per l'uomo, che vuole invece realizzare se stesso e non accoglie il progetto che Dio ha su di lui. L'uomo non vuole portare la croce: il peso di una lotta con il peccato , ma trasformare i peccati in diritti civili (aborto, divorzio, eutanasia, omosessualità, depravazioni in genere). L'uomo che vuole in tutti i modi di salvare la sua vita cercando di prolungarla la perde in partenza, perchè la vita eterna è solo di Dio ed è un dono gratuito dato a chi la desidera e non si vergogna pubblicamente di appartenergli.

 

A che serve guadagnare il mondo intero? Il delirio di onnipotenza legato al denaro e al potere porta gli uomini a perdere di vista il vero obiettivo raggiungere la vita eterna. Certo puoi anche lavorare con coscienza e onestà, vivere bene e fare del bene, ma poi devi lasciare tutto. Ricordiamoci il monito di Gesù: non si può servire Dio e il denaro" (Lc 16,13). Stretta è la porta e angusto il sentiero che conduce alla Vita ( Lc 13,24).

 

La nostra vita difficile e per tutti dolorosa, la si può comprendere solo alla luce della risurrezione di Gesù Cristo e nostra. Per molti la vita è un tunnel buio di dolore, di disperazione di non senso, ogni cristiano mostri al fratello che soffre la luce della risurrezione a cui crede e di cui ha fatto esperienza nel perdono dei peccati.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Mercoledì 1 marzo 2017

delle ceneri

Mt 6,1-6.16-18

 

1 State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2 Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3 Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4 perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

5 E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

16 E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17 Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, 18 perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Una Santa Quaresima a beneficio di tutti

 

Oggi inizia la Santa Quaresima dell’anno 2017. Devo verificare se c’è qualche autorità dello Stato come ad esempio il Presidente della Repubblica che abbia augurato ai cristiani “Buona quaresima”, con un messaggio, come fanno di solito con i mussulmani per il loro “Ramadam”. Ma questo non deve interessare i Cristiani, che ricevono gli auguri da Dio stesso attraverso la sua Parola Divina e la voce dei Santi Presbiteri che in suo nome chiamano il popolo di Dio ad iniziare questo Santo Tempo.

 

Questo tempo è santo perché Dio ci offre la sua grazia, il suo Santo Spirito per la nostra conversione e per quella del mondo intero. Si! Il rinnovamento del mondo, invecchiato nel peccato sta nelle nostra conversione. Come da Cristo è passata al mondo la grazia che ci salva , così da ogni cristiano passa nel mondo quella grazia che salva il mondo. La grazia e la salvezza offerte dal Signore Gesù Cristo sono destinate a tutti, a chi crede e chi non crede. Così un cristiano non fa penitenza solo per se, ma anche per chi non la fa. Il cristiano non digiuna solo per se, ma anche per chi non digiuna. Un cristiano non fa l’elemosina solo per se, ma anche per chi non la fa. Un cristiano non prega solo per se o per color che ama, ma anche per chi non prega e per chi perseguita i cristiani. Ecco la Chiesa : l'insieme dei pastori e dei fedeli radunati da Cristo, che fanno penitenza e che si santificano.

 

Così il frutto della quaresima è come un fiume che si riempie di affluenti e con le sue acque abbondanti irriga i deserti della terra assetata Si! Ogni cristiano è come un affluente di grazia, a condizione che purifichi le acque del suo spirito dai veleni mortali con la Santa Confessione. Anche questi veleni mortali possono raggiungere il fiume e passare alla terra.

Poi ci domandiamo perché c’è tanto male nel mondo. Se ogni cristiano non fa penitenza e non si santifica il suo peccato va ad ingrossare l fiume del male del mondo. Se invece si santifica e si converte la grazia che riceve purifica il male del mondo. Anche se il mondo odia i cristiani, i cristiani sono l'anima del mondo.

(cfr. Lettera a Diogneto)

 

Anche un solo cristiano , un figlio di Dio che si santifica, è una grazia per tutta una città. Seguiamo perciò con attenzione le Istruzioni del Vangelo, non hanno bisogno di molti commenti ma di cuori e menti che le mettano in pratica. Noi dobbiamo solo lavorare il duro terreno del nostro cuore con la penitenza, il resto lo fa il Signore. Buona Quaresima.

tommasonuovo@yahoo.it