VIAGGIO SPIRITUALE di Tommaso Nuovo

Venerdì 25 agosto 2017

XX settimana del tempo ordinario

Mt 22, 34-40

 

34 Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente38 Questo è il grande e primo comandamento. 39 Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Lasciamoci mettere alla prova

 

Lasciamoci mettere alla prova e non facciamo come il fariseo che mette alla prova Gesù per poi contestarlo o accusarlo. Gesù usa questa strategia per la crescita della nostra fede. Anche il mondo usa questa strategia contri i cristiani, per poi accusarli e abbatterli. Il mondo usa anche la strada dell'ostentazione degli scandali e peccati soprattutto dei preti, per colpire poi tutta la chiesa..

 

E' meglio che ci lasciamo nella mani di Dio, che fa la ferita e poi la cura.

 

Oggi Gesù ci mette alla prova se sappiamo quale è il più grande comandamento. Forse non conosciamo nemmeno i comandamenti, ma il più grande è quello che permette l'attuazione degli altri, o come dice Gesù da cui dipende tutta le legge e i profeti.

Il comandamento è quello dell'amore. Magari a parole ci arriviamo, mentre con la pratica di questo comandamento zoppichiamo.

 

Sappiamo dove si trova scritto nella Parola di Dio? Uno può dire non importa che sappiamo dove sia, ma che lo pratichiamo. Se non sappiamo le parole esatte con cui Dio ci educa ad amare, come volete metterlo in pratica? Perchè è così importante conoscere?

Perchè non ci sbagliamo e perchè la Parola di Dio contiene lo Spirito di Cristo per assumerla e metterla in pratica. San Girolamo diceva:" Ignorare le Scritture è ignorare Cristo" (dal "Prologo al commento del Profeta Isaia" di san Girolamo, sacerdote, nn. 1. 2; CCL 73, 1-3).

 

Come rispondere oggi a chi ci interroga o ci mette alla prova sul comandamento dell'amore. Bisogna fare come Gesù: rispondere in modo esatto e preciso con la Parola e con la vita. Ma se i nostri interlocutori ci indicano gli scandali che questo comandamento patisce, cosa dobbiamo fare? Occorre personalmente porvi rimedio, Inoltre far capire l'uomo è inevitabilmente debole, solo la grazia di Dio lo può preservare da scandalizzare il prossimo. Tutti siamo pronti a scandalizzarci degli altri, quasi nessuno si scandalizza di se stesso. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

Giovedì 24 agosto 2017

Festa di San Bartolomeo apostolo

 

Gv 1,45-51

 

45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46 Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47 Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». 48 Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». 49 Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». 50 Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51 Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».

 

Commento di Tommaso Nuovo

La chiamata di Natanaele

 

La festa di Natanaele, citato solo da Giovanni e identificato come Bartolomeo, perchè nelle liste dei dodici appare dopo Filippo, oltre che la festa della sua nascita al cielo e la festa della a sua chiamata a seguire Gesù.

 

La sua chiamata fu mediata dal suo amico Filippo, che lo condusse da Gesù. Gesù riconobbe in lui un vero Israelita, senza ipocrisia, sinceramente dedito alla ricerca di Dio nello scrutare le Scritture. Si potrebbe pensare così l'affermazione di Gesù:" Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi (Gv 1,48)

Ma il vedere di Gesù non è come il nostro vedere, che ha bisogno dei sensi e della ragione per conoscere ciò che si vede e per giudicare. Il vedere di Gesù va oltre le apparenze e arriva fino al cuore. Il Signore Gesù scruta il cuore per potervi collocare al sua grazia e il suo amore e molti altri doni che muovono la volontà dell'uomo verso Dio.

 

Così Natanaele ha ricevuto il dono della chiamata, attraverso la parola di Filippo e il veder di Gesù e la sua risposta non si è fatta attendere, superati i dubbi che la ragione sempre presenta all'anima, ha proclamato Gesù Messia e Signore.

 

In San Bartolomeo siamo chiamati a riconoscere anche la nostra personale chiamata, quasi sempre arrivata tramite terzi oppure direttamente da Cristo nella Chiesa. Tutta la vita cristiana dal suo sorgere fino al tramonto è una continua chiamata di Cristo a incontrarlo nella fede e a riconoscerlo Messia e Signore della nostra vita e dell' universo intero. Fino a dove abbiamo risposto a Cristo? Verifichiamo se possibile i nostri passi verso di Lui. Quanto effettivamente siamo vicini o lontani dalla risposta di San Bartolomeo che poi lo ha portato a seguirlo. sarebbe veramente triste per ognuno di noi non accettare l'invito di Filippo. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Mercoledì 23 agosto 2017

XX settimana del tempo ordinario

 

Mt 20,1-16

 

 

1  Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4 e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5 Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7 Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11 Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12 dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?14 Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

Commento di Tommaso Nuovo

Mandati nella vigna del Signore

 

La parabola degli operai mandati nella vigna, si trova chiusa tra due versetti dello stesso tono:"molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi", (Mt 19,30) e "così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi ( Mt 20,16).

 

Sono di per se parole semplici da capire, ma che si prestano a varie interpretazioni. Gesù potrebbe riferirsi ai poveri, i cosi detti ultimi della terra, oppure gli ultimi sono coloro che hanno ricevuto per ultimi la rivelazione, oppure gli ultimi, a livello cronologico, chiamati alla fede.

 

Questa parabola parla della chiamata universale al regno dei cieli, questa volta intesa come una chiamata a lavorare in una vigna. Questa chiamata avviene quando il padrone della vigna esce all'alba, alle nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque del pomeriggio e termina con la sera quando il padrone ordina al suo fattore di dare la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.

 

Naturalmente quel padrone non è semplicemente un proprietario terriero, ne le ore in cui il padrone esce a chiamare sono le ore del giorno, ne quegli operai sono semplicemente degli operai, ne la vigna è una vigna qualsiasi, ne la paga è la paga per il lavoro. Tutto va riferito a Dio e alla chiamata al regno, una chiamata che chiede un impegno nel tempo e fatica e che ha una ricompensa per tutti.

 

Questa parabola è una metafora della storia della salvezza con il continuo invito di Dio a lavorare, per la crescita del regno, nella sua vigna, che è il suo popolo. La chiamata avviene in tempi diversi della storia, che però non afferma nessun vantaggio per i primi chiamati. Anzi gli ultimi sembrano quelli più avvantaggiati, in relazione alla paga, nei confronti di chi è stato chiamato per primo.

 

Qui non si deve aprire nessuna questione ne sindacale ne di giustizia retributiva, ma si afferma l'unicità del dono di Dio, della vita eterna, per i primi chiamati come per gli ultimi. Se la moneta con cui il padrone paga fosse quella terrena, avrebbero ragione i primi a lamentarsi, ma la moneta di Dio è la vita eterna, di cui solo Lui ha il possesso esclusivo e la gestisce secondo la sua giustizia.

 

La cosa più importante nel regno dei cieli è essere chiamati a partecipare e a lavorare per la sua crescita. Quello che paga davanti a Dio è la fedeltà all'impegno nella vigna e il risultato è grande per tutti. La fatica vera per il regno dei cieli è la fedeltà all'impegno verso di esso, perchè può venire meno se si perde di vista l'orizzonte della giornata terrena. Alla fine gli ultimi e i primi condividono lo stesso risultato, la stessa gioia, con il Padrone della vigna, che tiene molto al risultato finale. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Vangelo del giorno: agosto 2017

Martedì 22 agosto 2017

XX settimana del tempo ordinario

Mt 19,23-30

 

23 Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24 Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 25 A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?».26 Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
27 Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». 28 E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele.29 Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. 30 Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.

 

Commento di Tommaso Nuovo

Cosa richiede la conquista del paradiso

 

Dopo che il giovane ricco se ne andato , triste e sconsolato, noi possiamo vedere il seguito della questione che il giovane aveva posto a Gesù: " cosa devo fare per avere la vita eterna? Oltre a vivere nei comandamenti di Dio, che sono portatori della sua grazia, occorre essere liberi dal possesso esclusivo dei beni terreni.

Gesù però aggiunge in questa parte del Vangelo anche la rinuncia alla famiglia (Mt 19,29) oltre alla continenza volontaria per il regno dei cieli (Mt 19,12).

 

Bisogna non perdere di vista, per la nostra vita spirituale, anche la seconda domanda posta dal giovane a Gesù: "... che altro mi manca?", perchè ciò che ci manca bisogna chiederlo a Gesù ed è un dono della sua grazia. A uno può mancare la libertà dall'uso e dal possesso dei beni della terra, ad un altro la libertà dai vincoli familiari, ad un altro la rinuncia volontaria alle potenze sessuali. Non chiede poco Gesù, anzi è molto esigente con chi mira a seguirlo e vuole essere suo collaboratore per l'avvento del regno dei cieli.Perciò l'obiezione di Pietro è comprensibile, perchè la situazione sua e degli altri discepoli è stata una rinuncia radicale a tutto per seguire Gesù.

 

Gesù dice con chiarezza attraverso l'iperbole del cammello e della cruna di un ago, che le ricchezze sono di ostacolo all'accesso nel regno dei cieli. Nello stesso tempo Gesù afferma che chi rinuncia ottiene cento volte tanto da Dio, perchè in lui si manifesta già il regno di Dio, la vita eterna, dove l'unico possesso che conta, l'unico amore che appaga, l'unica familiarità che si vive è quella di Dio e dei suoi santi.

 

Non bisogna perdere di vista questa motivazione: il "per il regno dei

cieli". Chi vive la sua vita cristiana nel distacco dei beni, nella rinuncia a se stesso e nella continenza volontaria, si prepara alla vita eterna e la vive qui in anticipo. Ciò non significa che non ci si deve più sposarsi e non avere figli, o non si deve lavorare e non possedere nulla, oppure rinunciare alle proprie aspirazioni.

 

L'esempio di santi coniugi come i Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù bambino, dice piuttosto che lo stare in ciò che Dio ti ha collocato, occupandoti delle tue cose come fossero le sue, è motivo di santificazione e beatitudine. La cosa più importante è però il non perdere di vista la motivazione principale, per cui si fa tutto: per il regno dei cieli.

 

Guardo a cosa mi manca per avere la vita eterna, guardo dove Dio mi a collocato nella vita, fisso lo sguardo su Gesù, e accompagnato da così grande schiera di testimoni, non perdo mai di vista quello che mi attende lassù, in Cristo Gesù. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Domenica 20 agosto 2017

XX del tempo ordinario

 

Mt 15,21-28

 

 

21 Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone.22 Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24 Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele».25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! 

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La destinazione universale della fede

 

Fissiamo lo sguardo sulla fede di questa donna cananea, che Gesù dichiara "grande". Deve sorprenderci la sua fede, che Gesù trova in in luogo dove non ci dovrebbe essere, mentre non la trova nei luoghi dove ci dovrebbe esse. Come è arrivata la fede a questa donna? Come ha trovato quelle parole, giuste, per rivolgersi a Gesù? Gesù sapeva di quella donna, nella sua onniscienza e va in quel territorio per far emergere la sua fede, a beneficio dei suoi discepoli e nostro.

 

Chissà come è venuta alla fede quella donna, per quali misteriose vie è passato lo Spirito Santo, per farle dire:"Pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Eppure la fede gli è giunta a prova del fatto che come bene spirituale non è soggetto alle leggi del tempo e dello spazio. Lo Spirito Santo non può venire rinchiuso o relegato in nessun modo.

 

Ma la fede di questa donna emerge in modo " grande" dopo che Gesù le mette alla prova , in un dialogo quanto mai inusuale sulla bocca di Gesù ( Mt 15,24-28) , ma che serve a scoprire la fede che essa possiede.

 

Ciò che si evidenza da questo è la destinazione universale della fede, come già era stato annunciato dai profeti in modo particolare da Isaia ( Is 56,1.6-7 ).

 

E' stata aperta una strada che ha permesso alla fede in Gesù Cristo di raggiungerci personalmente e con essa la salvezza. Come valutiamo il possesso di questo bene, come ci sentiamo responsabili di esso, del suo dono e della sua crescita? La fede in noi cresce se donata, se testimoniata. In fin dei conti la crisi dell'occidente è proprio una crisi di fede, sostituita da ideologie specialmente politiche e naturaliste.

 

Anche se ci sono stati e ci sono grandi testimoni delle fede la crisi è dentro la Chiesa, specialmente nei suoi ministri, che hanno seguito strade populiste: al posto di seguire Gesù Cristo hanno seguito il popolo e hanno annacquato la loro fede. La fede dei ministri della Chiesa è il primo problema della Chiesa. Giocare al cristianesimo o a fare i preti è il dramma che vive la Chiesa oggi. C'è da domandarsi se proprio questo tempo necessità di nuovi martiri, non solo di sangue, ma della fede, disposti a cedere tutto , anche la vita, per non cambiare la fede che si è ricevuta con una dottrina mondana o sociale che non salva nessuno. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 18 agosto 2017

XIX settimana del tempo ordinario

Mt 19,3-12

 

3 Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4 Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina 5 e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne6 Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 7 Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?». 8 Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. 9 Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio».
10 Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11 Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso.12 Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

L'uomo non separi ciò che Dio ha unito

 

Le risposte date da Gesù valgono per le questioni matrimoniali di ieri (è lecito o no ripudiare la moglie per qualsiasi motivo) e quelle e di oggi, dove prevale il sentire comune, il "che male c'è" e l'ideologia dell'amore, inteso come sesso, con il risultato di render instabile, fin dal suoi sorgere, la relazione tra uomo e donna orientata verso il matrimonio. L'instabilità nelle relazioni tra sessi è endemica nell'uomo e la donna di oggi, perchè si sono liberate le pulsioni e le passioni, senza poter mettere nessun ordine nessun freno inibitore. In nome della libertà, e di fare quello che si vuole, si accettano ogni forma di depravazione.

 

Nemmeno il matrimonio di prova, le convivenze, aiutano ad affrontare i problemi e a risolverli, anche quando durano nel tempo. All'ombra di essi si possono giustificare infedeltà e tradimenti e ilo rapporto uomo donna sta in piedi molto spesso per convenienze e interessi personali.

 

Ma perchè, pur essendo un istituto naturale, Dio ha aggiunto delle regole che gli danno stabilità?

 

A causa del male presente nell'uomo anche ciò che è fatto bene si corrompe nelle sue mani, se non interviene la grazia di Dio a sostenere una natura, quella dell'uomo, fragile e incline la male.

 

Anche quando interviene Dio, l'uomo non può dirsi mai al sicuro da errori e peccati. Solo una alleanza a tre Dio- uomo-donna, continuamente rinnovata e verificata può dare stabilità al matrimonio.

 

Chi non è interessato alla matrimonio e alla famiglia, ma vuole ugualmente vivere come sposato fuori da ogni vincolo e regola contribuisce solo all'instabilità della società, centrata sempre più su i diritti del individuo che su i suoi doveri.

 

Una società che penalizza le famiglie è destinata ad estinguersi. Anche le unioni civili omosessuali sono il segno della decadenza morale e spirituale di una società, che non riceve più la benedizione di Dio e ha come legge il dare sfogo alle proprie passioni. Quando Dio abbandona una società a se stessa è la fine. Tutto ciò che fa contribuisce alla sua estinzione.

 

Dio in Gesù Cristo non si stanca mai a dirci quale è il suo progetto e cosa vuole dall'uomo. La Chiesa cattolica ha il principale dovere di ascoltare Gesù Cristo e indicare all'uomo le sue vie. Deve anche ascoltare l'uomo, ma senza lasciarsi prendere da lui. Non è la Chiesa che deve camminare con l'uomo, ma l'uomo con la Chiesa. Come non è Cristo che deve camminare con la Chiesa, ma la Chiesa con Cristo.

 

Oltre a ciò non rimane che il giudizio di Dio, che farà giustizia di tutto ciò che è stato fatto dall'uomo e dagli9 uomini di Chiesa contro la sua volontà.

 

Quello che dice Gesù sul matrimonio e sul celibato è la stessa volontà di Dio, che garantisce l'uomo e lo preserva dal male. Non c'è da dire o commentare niente: l'uomo non separi ciò che Dio ha unito. Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

Lunedì 14 agosto 2017

XIX settimana del tempo ordinario

Mt 17,22-27


22 Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini 23 e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati

24 Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?».25 Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?».26 Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. 27 Ma, per evitare di scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

L’annuncio della passione morte e risurrezione di Gesù e la tassa per il tempio.

 

Gesù manda degli annunci molto chiari ai suoi discepoli in relazione al suo destino. Lo fa senza dubbio per prepararli alla sua morte della sua risurrezione. I discepoli si rattristano di ciò. Ma non osano dire niente al maestro, hanno paura di fare domande su questo argomento. Per noi non deve essere così. Dobbiamo occuparci di tutta la vita di Gesù, specialmente della sua passione, morte e risurrezione, perché riguarda anche il nostro destino. Solamente che per noi la risurrezione avrà due esiti opposti: morte eterna o vita eterna. Perciò dobbiamo fare di tutto perché la risurrezione per noi abbia un esito felice, beato.

 

Circa l’episodio della riscossione della tassa del tempio cosa ci può insegnare a livello spirituale? Che il denaro è sempre una trappola a cui facilmente abbocchiamo, come il pesce che ha in bocca la moneta d’argento. Gesù dice che la tassa del tempio va pagata , anche se come figli di Dio dovremmo essere esenti, perché spetta al Padre accantonare per i figli. Se può apparire straordinario pescare un pesce e trovargli una moneta, non lo è per un cristiano, che rischia di avere in bocca sempre ciò di cui si occupa di più, specialmente il denaro. In questo modo è facile preda del demonio che sa scegliere e pescare i suoi pesci solo con un filo.

Gesù e Pietro pagano la tassa per il tempio, anche noi facciamo altrettanto. Non dimenticando però di dare a Dio quello che è di Dio. Buona giornata.

 

tommasonuovo@yahoo.it

Domenica 13 agosto 2017

XIX domenica del tempo ordinario

Mt 14,22-33

22 Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla.23 Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
24 La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25 Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26 Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28 Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Navigare senza Cristo, ingenuità, peccato e

mancanza di fede.

 

I discepoli di Gesù stavano sempre con Lui, lo accompagnavano durante al sua predicazione, assistevano anche alla sua opera di taumaturgo, di guaritore, ed erano testimoni di avvenimenti straordinari, come il cacciare i demoni, risuscitare i morti, moltiplicare i pani. Ma alcuni fatti riguardavano direttamente la sua persona, ed erano rivelatori della sua identità di Figlio di Dio: tra questi il camminare di Gesù sulle acque. Tutto avviene dopo la prima moltiplicazione dei pani (Mt 14,13-21). Gesù allontana i discepoli e congeda la folla, che ha capito solo materialmente i segno di pani e dei pesci. Gesù vuole aiutare i suoi discepoli a conoscerlo nella sua identità profonda, che la sua umanità inevitabilmente nasconde. I gesti sono molte volte più rivelativi delle parole. Gesù cammina sulle acque e non affonda, non è sottoposto agli elementi e alle leggi della natura, le domina a suo piacimento. Dio era intervenuto con Mose per aprire il mar Rosso e far passare all'asciutto Israele. Anche con Giosuè ha fatto altrettanto sul fiume Giordano. Ma qui avviene qualcosa di diverso. I discepoli non avevano avuto il tempo di pensare a queste cose ,lo credono un fantasma. Allora Pietro passa all'azione e mette alla prova Gesù: " Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque" (V.28). Pietro scende dalla barca e si incammina, ma poi per la paura e il forte vento inizia ad affondare. A Gesù basta tendere la mano e Pietro si salva. Da qui il rimprovero di Gesù a Pietro, che spiega il motivo per cui Pietro inizia ad affondare

 

I discepoli faranno ancora esperienza di venti e burrasche. Anzi quella piccola barca è segno e profezia della Chiesa e della sua storia, sempre in balia della burrascosa storia degli uomini Questa è una certezza, come è altrettanto vero che Gesù non abbandona la barca di Pietro la sua Chiesa. Con Lui sopra il vento tace e la traversata prosegue sicura.

Da questo fatto appare chiaro che Gesù mette alla prova la sua Chiesa, sia lasciandola in balia del mondo e sia andando verso di essa, salendo con lei sulla barca, per farla navigare sicura nel mare del mondo sempre in burrasca. Fuori di metafora la realtà della Chiesa è proprio questa.

Altrettanto vale per l'anima di ciascuno di noi. Le tempeste del della tentazione e del peccato sono altrettanto forti. Chi le affronta senza Gesù rischia di venirne travolto. Pensare di fare a meno di Cristo è un peccato, un ingenuità. ma di più è mancanza di fede. Buona domenica.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 11 Agosto 2017

XVIII settimana del tempo ordinario

Mt 16, 24-28


Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27 Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni28 In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno».

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Le condizioni per seguire Gesù.

 

Gesù non perde mai un occasione per ricordarci quali sono le condizioni per seguirlo. Questo non per metterci un laccio alla gola, o per toglierci la libertà, ma perchè la nostra sequela di Gesù abbia successo.

 

Infatti non è detto che uno dopo che è stato chiamato da Gesù a seguirlo, rivestito magari di un ministero, aiutato dalla grazia di Dio, stia al passo con Gesù e non lo perda di vista, o magari voltandogli le spalle lo rinneghi e lo tradisca. Non è forse successo a Giuda e poi anche a Pietro? La storia della Chiesa è piena di volta faccia, di tradimenti nei confronti di Cristo: papi, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici uomini e donne, ricchi e poveri. Anche noi non dobbiamo sentirci esclusi da questo numeroso gruppo: siamo tutti canditati a rinnegare Cristo. Non per questo però dobbiamo abbatterci e essere delusi di noi e degli altri. Solo bisogna stare attenti a non percorrere strade senza ritorno, come quelle dei vizi e delle eresie, dove la superbia della carne e l'orgoglio della ragione fanno da padroni.

 

Certamente Dio può strapparci da tutte le condizioni miserevoli in cui possiamo cadere, ma è anche attento a indicarci costantemente la via, la strada: " Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. (Mt 16,24). Il problema sta che noi facilmente ci ribelliamo alla croce, non costruiamo la nostra vita sulle virtù, non preghiamo a sufficienza specialmente nella prova, non amiamo Cristo o diciamo di amarlo solo a parole.

 

Il problema è molto serio perchè è in gioco la nostra salvezza e quella del mondo intero. Tanti problemi che ci sono oggi nel mondo e nella Chiesa sono dovuti alla poca credibilità dei cristiani. Molti cristiani al posto di essere luoghi di grazia, sono terreni aridi dove non cresce nulla. Abbiamo invece la vocazione dei tralci innestati nella vite, quella di portare frutti abbondanti, come sono stati i frutti di santa Chiara d'Assisi. A nessun cristiano viene risparmiata la croce. Se sentiamo di non avere particolari croci o significa che le abbiamo abbandonate e che siamo stati abbandonati da Dio. Riflettiamo bene su questo punto. Buona giornata.

tommasonuovo@ yahoo.it

 

Mercoledì 9 Agosto 2017

XVIII settimana del tempo ordinario

Mt 25, 1-13


1  Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio;4 le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6 A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!».7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9 Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene».10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12 Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Olio in piccoli vasi

 

Oggi si celebra la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, vergine e martire nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, patrona d'Europa. Tra i molti santi del calendario Romano ci sono anche due santi antichi: i martiri Fermo e Rustico, martirizzati secondo la tradizione più accreditata in nord africa, sotto l'imperatore Decio ( 249-251 d.C.). Di Santa Teresa Benedetta della Croce non si hanno reliquie, ci sono pervenuti i suoi studi e le sue ricerche filosofiche, teologiche e spirituali. Dei martiri Fermo e Rustico si hanno delle antiche reliquie collocate nella chiesa di San Fermo maggiore a Verona, luogo che i veronesi a partire dal Vescovo Annone hanno dedicato ai santi.

 

La fede in Gesù Cristo cammina attraverso i tempi e viene consegnata nella Chiesa di persona a persona: Fermo, rustico, Edtih Stein. Essa è contenuta in parole, opere e fatti e persone di cui si conserva la memoria: viva prima di tutto nella Sacra Scrittura e poi nei santi, attraverso i reliquie, edifici sacri, scritti e testimonianze che sono il vero tesoro della Chiesa. Senza contare la regola della comunione dei santi: la comunione che esiste tra chi è in cielo e chi cammina pellegrino sulla terra, portatrice di grazie e di aiuti celesti.

 

Questo è il nostro tesoro, che il demonio in tutti i modi cerca di rubare e che noi portiamo in piccoli vasi: cioè nella nostra anima.

 

Quanto è preziosa la tradizione della fede che abbiamo sia localmente come in tutta la Santa Chiesa , perchè nel mio piccolo vaso in verità ci può stare tutto il tesoro della Chiesa. Fuori sembra piccolo ma dentro ha spazio per l'infinito. Oggi c'è spazio per Santa Teresa Benedetta della Croce, per i santi Fermo e Rustico, domani per San Lorenzo e così via.

 

Comportiamoci come le vergine sagge. Si sono sempre preoccupate di portare con se una riserva di luce, infatti non ne abbiamo mai a sufficienza. La notte è scesa sul mondo, le tenebre sono fitte, lo sposo tarda a venire, il sonno rende faticosa la veglia e la Porta verrà chiusa per sempre, il tempo si è fatto breve.

Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Sabato 5 agosto 2017

XVII settimana del tempo ordinario

Mt 14, 1-12

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

E' sempre una questione di fede

 

Quale è la buona notizia contenuta in questo Vangelo. Questa buona notizia non sta semplicemente nell'annuncio della morte di Giovanni il Battista, ma nella sorte a cui va incontro Giovanni e in quella a cui va incontro Erode, Erodiade, la figlia e tutti coloro che hanno approvato il comportamento Erode. Giovanni il Battista è vissuto ed è morto per la verità e per Dio, tutti gli altri per il potere, il successo e il denaro. Sarà Dio perciò a ripagare San Giovanni il Battista e il denaro il potere a ripagare Erode. Come si sa dato che regnava per i romani , essi non gradirono i suoi interventi e lo mandarono in esilio. Ogni padrone ripaga il suo suddito con il dovuto. La paga di Dio è molto più di qualsiasi paga umana e Giovanni battista ha perso la testa ma non il premio. Perchè invece noi vogliamo facilmente rinunciare al premio di Dio per avere la misera paga del mondo? . E' sempre e solo una questione di fede.

nel premio eterno. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

Venerdì 4 agosto 2017

XVII settimana del tempo ordinario

Mt 13,54-58

 

54Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». 57Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La divinità di Gesù Cristo non va cercata fuori dalla Bibbia

 

La tentazione di non andare aldilà dell'umanità di Cristo e perciò di non saper vedere la sua divinità e quanto mai presente oggi.

 

Sono caduti in questa tentazione e nel relativo giudizio anche gli abitanti di Nazareth che conoscevano Gesù fin da bambino e si sono stupiti , se non scandalizzati, del suo comportamento da maestro e da profeta. Essi pensavano di conoscere bene Gesù, solo per il fatto che era di Nazareth e che la sua famiglia era conosciuta.

 

Ma perchè Gesù qualche volta ritorna nella sua città? Non sappiamo il motivo esatto, forse per ritrovare sua madre, oppure per affari di famiglia, oppure per non trascurare la città in cui era cresciuto.

 

Ma in verità come ci spiega il passo parallelo di Luca ( cfr.Lc 4,21) Gesù è venuto a Nazareth per annunciare il compimento della Parola di Dio.

 

Perchè proprio Nazareth? Non per motivi campanilistici o per motivi dell'eco che la sua presenza avrebbe suscitato, ma perchè assumendo insieme al nome proprio il nome del luogo di provenienza : Gesù di Nazarth, Gesù il Nazareno, fosse ancora più esplicito il riferimento alle profezie che lo annunziavano: Zaccaria ( 3,8 ) : "Sì, ecco, faccio venire il mio servo, il Germoglio" ed ancora:" Così parla l' Eterno degli eserciti: Ecco un uomo che ha nome Germoglio" (3, 8 ).

Poi anche Geremia:In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per David un Germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra" ( 33, 14 ). Infine in modo più esplicito, anche il profeta Isaia:In quel giorno il Germoglio del Signore crescerà in onore e gloria" (4,2 ) ed ancora :" Un germoglio spunterà sul tronco di Iesse , un virgulto germoglierà dalle sue radici, su di lui si poserà lo Spirito del Signore" (11,1 ).

 

La parola Nazareth significa appunto Germoglio e in questo modo insieme ad una provenienza geografica si unisce una provenienza profetica, biblica. Anzi la provenienza biblica supera quella geografica e annuncia la sua origine in Dio.

 

La divinità di Gesù non deve essere cercata fuori dalla dal contesto biblico scritturistico dell'Antico e del Nuovo testamento . Gesù pur avendo mostrato con parole, prodigi e segni il suo essere Figlio di Dio colloca se stesso in modo chiaro nella Sacra Scrittura come l'unica via per arrivare a conoscere e credere in Dio e in Colui che è stato mandato . Fuori dalla Sacra Scrittura non possiamo ne conoscere ne incontrare il Figlio di Dio: Gesù di Nazareth

Buona giornata. tommasonuovo@yahoo.it

 

 

Mercoledì 2 agosto 2017

XVII settimana del tempo ordinario

Mt 13,44-46

 

44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45 Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

La difficoltà di pensare e desiderare il regno dei cieli.

 

Gesù con le parabole del regno non solo ci rivela i "segreti" del regno dei cieli, ma ci invita, quasi ci obbliga, a pensare al regno dei cieli, cosa che facciamo troppo poco.

 

Per attirare su di esso la nostra attenzione usa dei paragoni particolari: il tesoro nascosto e la perla preziosa. Solo che il regno dei cieli è sommamente di più di una perla, anche di quella più preziosa. Il regno dei cieli è molto di più di un tesoro nascosto, fosse anche il più ricco tesoro della terra. Perchè non ci lasciamo convincere e preferiamo le perle della terra o ci affatichiamo a cercare dei tesori molte volte impossibili?

 

Occorre imparare dalla propria esperienza il saper dare il valore giusto alle cose, ad esempio preferire le cose eterne da quelle che passano, le cose di Dio da quelle del mondo. |Preferire le cose sante a quelle profane. L'invito che san Paolo ci fa nel giorno di Pasqua: pensate alle cose del cielo e non a quelle della terra. ( Col 3,2). Perchè non riusciamo a prendere il volo e preferire le cose del regno di Dio, del regno dei cieli?

 

Forse perchè mescoliamo gli interessi della terra con quelli del cielo.

Pensiamo poco al regno dei cieli, parliamo poco di esso e della possibilità di perderlo in modo definitivo. Poi veniamo facilmente ingannati dal demonio, che usa ogni astuzia per distrarci da Dio e dalle cose di Dio. Poi collabora anche la nostra poca intelligenza delle cose di Dio perchè non riflettiamo, non meditiamo e non giudichiamo la vita con la sapienza che viene dal Vangelo e dall'esperienza dei santi.

 

Qualcuno dice di accontentarsi della terra e dei pochi anni che si vive. Ma se siamo fatti per il cielo, perchè dobbiamo fermarci a questa terra. Valutiamo con l'aiuto dello Spirito Santo cosa dobbiamo collocare nel nostro spirito per convincerci della bontà e grandezza delle cose di Dio, perchè facilmente entrano in noi cose mondane che ci ingannano sul valore delle realtà terrene, ribaltando il giudizio verso di esse e considerando quelle eterne solo per il futuro. L'eternità in Gesù Cristo ha già fatto irruzione nella storia, solo che la storia e gli uomini temono di perdere di fronte ad essa, mentre invece hanno tutto da guadagnare. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it

 

Martedì 1 agosto 2017

XVII settimana del tempo ordinario

Mt 13, 36-43

 

 

36 Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37 Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38 Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39 e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40 Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41 Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42 li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!

 

COMMENTO di Tommaso Nuovo

Chi ha orecchi ascolti

 

Il fatto che i discepoli chiedono la spiegazione della parabola della zizzania nel campo non significa che non avevano compreso la parabola , ma erano incapaci di vedere in essa Dio. Infatti Gesù spiega chi sono gli attori divini della parabola, partendo da chi semina fino alle affermazioni terribile sulla pena finale.

 

Il problema di ricondurre a Dio quella Parola che noi diciamo con superficialità che è Parola di Dio è di grande importanza per la vita spirituale, che si nutre soprattutto della Parola di Dio.

 

Dalla Parola di Dio noi riceviamo ciò che serve per la nostra salvezza, conosciamo la volontà di Dio, veniamo istruiti sulle vie di Dio, siamo in ascolto di Gesù Cristo stesso. Non c'è altra Parola oltre a questa che Dio ha pronunciato sulla terra per l'uomo. Questa Parola chiede perciò un attenzione, un ascolto e un 'accoglienza diversa da qualsiasi altra parola. Dobbiamo domandarci perchè non ne teniamo conto e la trattiamo con superficialità?

 

Gesù termina questa parabola con la frase: " chi ha orecchi ascolti". Gesù non parla principalmente degli orecchi del corpo, ma di quelli dello spirito dell'uomo. Queste parole sono infatti Spirito e vita, con esse si produce la fede che non è solo il frutto del consenso a Dio della ragione, ma dell'accoglienza dell'anima dell'uomo, che aderisce a Dio e a quanto rivela.

 

L'orecchio spirituale dell'uomo è nell'anima dell'uomo, che ha la capacità di ascoltare cose spirituali e intenderle come Parola di Dio.

L' orecchio spirituale deve però essere allenato ad ascoltare cose spirituali, se rimane digiuno da esse non le comprende. L'orecchio spirituale forma l'uomo spirituale, cioè l'uomo che è attento alla vita interiore ed è sempre pronto ad ascoltare Dio e a fare la sua volontà.

 

La vita esteriore e materiale dell'uomo è chiamata ad essere una cosa sola con la vita spirituale, come l'anima è una cosa sola con il corpo. Questa unità di anima e corpo, di vita materiale e spirituale è essenziale per la persona, perchè in essa si può compiere la volontà di Dio e si possono ricevere quei doni spirituale che elevano anima e corpo nella santità di Dio.

 

L'uomo ha bisogno oggi più di ieri di cibo spirituale, di ascolto di cose spirituali, ma non secondo lo spirito dell'uomo, ma secondo lo Spirito di Dio, che educa l'uomo a crescere nella santità.

 

Quanto oggi siamo a digiuno di cose spirituali, quanto poco siamo in contatto con lo Spirito di Dio. Sembra che non abbiamo tempo per fare nulla nella vita, nopn abbiamo tempo per Dio.

 

Occorre invece mettere ordine nella nostra vita e dare il primato alle cose di Dio, siamo sempre tentati di metterle dopo le nostre, gli riserviamo solo quei piccoli ritagli di tempo che ci avanzano delle nostre innumerevoli attività.

 

Certamente per i genitore è complicato fa combaciare tutto, così anche per un lavoratore, per uno studente, per un amministratore. Molte volte noi decidiamo di fare una cosa per Gesù e poi viene stravolta da molti fatti e persone. Ma il segreto sta proprio nel mettere Dio al primo posto, sarà lui poi a insegnarci a fare ordine nella nostra vita, perchè avremo messo Lui davanti a tutto e a tutti.

 

Lui si occuperà dei nostri cari, delle nostre cose, dei nostri affari, delle nostre preoccupazioni e anche dei nostri nemici, perchè non siamo stati a digiuno di Dio e siamo sempre in stato di ascolto della sua volontà delle sue Parole. Dobbiamo ricordarcelo che la vita cristiana è sempre una questione di ascolto. Il Demonio sarà sempre in azione perchè noi ci dimentichiamo di Dio e delle sue Parole, anche di questo dobbiamo tener sempre conto, la distrazione da Dio e sempre in agguato. Buona giornata.

tommasonuovo@yahoo.it